Il miele di Tiziana

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06/02/2022

Il nuovo raccolto ❤️
L'attesa è stata premiata!🍯😍

05/07/2022
05/07/2022
Da regalare o regalarsi🎁🐝🍯
12/19/2021

Da regalare o regalarsi🎁🐝🍯

Dolci proposte per cerimonie 💙🐝
10/10/2021

Dolci proposte per cerimonie 💙🐝

09/10/2021

Sapa di miele

Conosciuta con il nome di “Abba e mele“, “Saba di mele“ oppure più comunemente “sapa di miele”, è un condimento la cui origine si perde nella notte dei tempi.
La sapa di miele era il sottoprodotto della “spremitura” del miele: infatti sino a 50 anni fa, prima dell’introduzione dei moderni alveari razionali da apicoltura, il favo contenente il miele era un tutt’uno con il nido e veniva strappato con le mani dal bugno rustico oppure tagliato con una lama più o meno affilata; i favi venivano raccolti in un catino i metallo o di sughero e portati a casa, dove venivano spremuti dalle donne della casa e il miele estratto era raccolto in vasi. Il miele era un alimento raro e prezioso a quei tempi. La cera raccolta veniva lavata con dell’acqua fresca che concentrata a fuoco lento e aromatizzata con delle arance o melocotogno dava origine alla sapa di miele.

Abbinamenti

In principio la sapa rappresentava un alimento energetico per le fatiche della campagna, condiva dando struttura e sapore agli alimenti tipici della cucina rustica, zuppe di ceci e castagne, fagioli lessati e verdure cotte.
In Sardegna la sapa di miele vuol dire soprattutto “su pani de Saba” il classico pane degli sposi, condito con o senza frutta secca.
Squisita sui i formaggi freschi, sulla polenta grigliata, o per accompagnare dolci e gelati.
Una delle più classiche e tradizionali ricette è di presentarla con della ricotta fresca, come dessert di fine pasto. Desiderate stupire? Trasformate una semplice insalata mista in qualcosa di più aggiungendo all’olio, sale e aceto 2 cucchiaini di sapa di miele.

https://www.apicolturasenese.it/il-maschio-delle-api-il-fuco/
08/14/2021

https://www.apicolturasenese.it/il-maschio-delle-api-il-fuco/

IL MASCHIO DELLE API: IL FUCO Post published:10 Agosto 2021 Post category:Diario di un apicoltore Il fuco è leggermente più grande dell’operaia, ma più piccolo della regina. Ha il corpo tozzo ricoperto di peli, quasi rettangolare, ed è prevalentemente nero. La testa è rotonda con due occhi gr...

Il miele di eucalipto è un miele monofloreale che viene prodotto dalle api che succhiano il nettare dall'Eucalyptus, una...
08/04/2021

Il miele di eucalipto è un miele monofloreale che viene prodotto dalle api che succhiano il nettare dall'Eucalyptus, una pianta sempreverde originaria dell'Oceania e importata in Europa nel Diciannovesimo secolo.

Proprietà:

Con l'inverno e il freddo arrivano i tanto odiati quanto fastidiosi malanni di stagione che colpiscono soprattutto l'apparato respiratorio portando riniti, catarro, tosse e naso chiuso. Grazie al miele di eucalipto e alle sue proprietà antisettiche, antivirali e antibatteriche è possibile contrastare questi sintomi ed attenuarli facilmente in quanto per prima cosa favorisce la liberazione delle vie nasali dal muco in eccesso, quindi lenisce la tosse, il raffreddore, la bronchite e la sinusite.

Perché faccia un buon effetto ed agisca velocemente è consigliata l'assunzione giornaliera unito a bevande calde, come tè e tisane. Oltre a dolcificare in modo naturale la bevanda e a donarle un buon sapore aromatico, darà sollievo alle vie respiratorie e attenuerà i fastidiosi disturbi tipici della stagione fredda.

Antiossidante e antinvecchiamento

Il miele d'eucalipto è molto ricco di flavonoidi e per questo giova al benessere fisico riducendo i radicali liberi, responsabili dell'invecchiamento cellulare. Alcuni studi hanno dimostrato infatti che questo miele è tra i migliori antiossidanti e antinvecchiamento.

Tra le altre cose, c'è da sottolineare che i mieli di eucalipto prodotti in Spagna, in Italia e in Grecia sono i più ricchi di flavonoidi e propoli che ne aumenta le proprietà antinvecchiamento.

Contro cistite e disturbi intestinali

È un grande aiuto anche per i disturbi delle vie urinarie come la terribile cistite e allevia i disturbi intestinali.

07/08/2021

Le api dormono?

Le api sono universalmente conosciute come insetti estremamente laboriosi; alcuni credono addirittura che le api non dormano affatto! In realtà non è proprio così, anche le api dormono, ma come spesso accade in molte credenze popolari, forse c’è un fondo di verità.

Prima di tutto va detto che nelle api operaie, la durata e la qualità del sonno sono fortemente condizionate dal ruolo che ricoprono nell’alveare.

I ruoli delle api operaie sono molteplici e si evolvono normalmente in base alla loro età.

Da quando escono dalle cellette, possono svolgere parecchie mansioni all’interno dell’alveare, ma per semplicità possiamo dire che la “carriera” di un’ape operaia segue grossomodo questi passaggi:

Pulizia delle cellette: api spazzine
Somministrazione di cibo alle larve: api nutrici
Stoccaggio delle provviste: api magazziniere
Raccolta di nettare e polline all’esterno dell’alveare: api bottinatrici
Per avere un’idea più chiara, possiamo dire che un’ape operaia appena nata spende i suoi primi tre giorni come spazzina (ovvero tira a lucido le cellette).

Dal quarto al dodicesimo giorno svolge il ruolo di ape nutrice (ovvero nutre le larve), e dal tredicesimo al ventesimo giorno si occupa dello stoccaggio del cibo (riceve nettare fresco e si occupa del suo immagazzinamento).

Nei giorni restanti entra a far parte delle bottinatrici e lascia l’alveare in cerca di nettare e polline per la colonia.

Ovviamente non è tutto così semplice, in realtà un’ape è in grado di “retrocedere” ad una delle mansioni precedenti o anche di progredire più rapidamente in base alle esigenze immediate dell’alveare, in caso di emergenza.

Insomma, un alveare in salute è spesso in grado di adattarsi a qualsiasi evenienza.

Se è tutto chiaro, possiamo fare il primo passo per avventurarci nel mondo dei sogni.



IL SONNO
Che cos’è il sonno? E a cosa serve?

Molti di voi sapranno che noi esseri umani viviamo seguendo quello che viene chiamato “ritmo circadiano”, ovvero quel ciclo che generalmente si compie nell’arco delle 24 ore e durante il quale tendono a ripetersi vari processi biologici (fame, sonno-veglia, funzioni fisiologiche, ecc.).

Anche animali e piante ovviamente sono influenzati da questo ritmo in maniera più o meno rilevante; nelle piante il ritmo circadiano regola fra le tante cose anche l’apertura e la chiusura dei petali dei fiori, mentre in molti animali determina il cosiddetto ciclo di sonno-veglia e la produzione di alcuni ormoni come la melatonina, il famoso “ormone del sonno”.

Come sappiamo, gli esseri umani vedono modificarsi i ritmi di sonno-veglia a seconda dell’età: da piccoli si dorme più spesso ma per periodi piuttosto brevi (chissà a cosa pensava chi ha inventato il detto “dormire come un bimbo”), mentre in età adulta si tende ad avere pattern di sonno più regolari. E così funziona generalmente per tutti i mammiferi.

Le giovani api nutrici che hanno bisogno di accudire la covata sia di giorno che di notte, non sembrano invece seguire pattern regolari di sonno-veglia. Le api bottinatrici al contrario sembrano seguire ritmi più standard di sonno-veglia, restando più attive durante il giorno e riposando più a lungo durante la notte, poi vedremo perché.

Quando le api dormono mostrano sostanzialmente tre forme di “immobilità”:

Con antenne immobili
Con lievi movimenti delle antenne
Con movimenti ampi delle antenne
Inoltre, è stato osservato che ventilano il loro corpo in maniera discontinua.

Questo significa che se l’addome pulsa in maniera ritmica quando sono sveglie, nei momenti in cui dormono pulsa in maniera discontinua (un segno inequivocabile è quando non ci sono pulsazioni per almeno 10 secondi).

Questo sistema è particolarmente utile per determinare quando un’ape sta dormendo, in quanto è rilevabile anche nei casi un cui l’ape riposa con la testa immersa nella celletta e quindi le antenne non sono visibili.

Questo stato può essere mantenuto relativamente a lungo, ma è sempre facilmente reversibile, e infatti spesso accade quando c’è contatto fisico con altre api. In un ambiente affollato come l’alveare ti lascio immaginare quando sia difficile godersi un buon sonnellino.

Se hai mai avuto modo di lavorare su turni massacranti e che cambiavano continuamente (mi auguro di no), saprai benissimo che si può andare incontro a problemi di salute e cali di performance. In questo caso i provvidenziali pisolini possono venirci in aiuto per aumentare sia la prontezza che le nostre performance.

E apparentemente è così che le api regolano questi continui “cambi di turno”.

Le “dormite” delle operaie, come abbiamo detto, possono avvenire sia dentro le cellette (con la testa infilata all’interno e l’addome che sporge all’esterno) che fuori.

Ho messo di proposito la parola “dormite” in virgolettato, in quanto sarebbe forse più corretto parlare di pisolini, parliamo infatti di sessioni di sonno che variano dal minuto e mezzo ai 15 minuti!

La distribuzione del sonno è molto variegata, man mano che le api operaie si sviluppano e cambiano compito, sperimentano periodi di sonno più lunghi ed ininterrotti al di fuori delle cellette, al contrario delle api nutrici e delle api spazzine.

Sembra quindi che le api bottinatrici sperimentino un ciclo di sonno veglia piuttosto regolare nelle 24 ore, con periodi di riposo più lunghi durante le ore notturne.

Quindi in poche parole, le api più vecchie dormono per più tempo al di fuori delle cellette, e dormono più a lungo durante la notte rispetto al giorno rispetto alle api spazzine, nutrici o magazziniere.

MIELE DI CARDO MARIANOIl miele di cardo selvatico è un miele di nicchia difficilmente reperibile in areali che non siano...
07/05/2021

MIELE DI CARDO MARIANO

Il miele di cardo selvatico è un miele di nicchia difficilmente reperibile in areali che non siano siciliani, sardi o pugliesi.

Come tutti i mieli è rinvigorente, antiossidante, antisettico, antibatterico, cicatrizzante e alcalinizzante: quindi rispetto allo zucchero non favorisce la carie e facilita la fissazione dei sali minerali nell’organismo umano. In più il miele di cardo ha proprietà digestive, stimola e disintossica il fegato, migliora la circolazione ed è un blando vasocostrittore.

Le proprietà organolettiche del nettare di cardo conferiscono al miele aroma e sapore deciso caratteristico: dolce con sentori floreali e retrogusto leggermente astringente. Il colore ambrato chiaro acquisisce sfumature chiare opalescenti con la naturale cristallizzazione a temperature più basse.

E’ straordinario nel dolcificare il thè bianco e verde che ne esaltano l’aroma floreale-fruttato.

Ottimo l’abbinamento con i formaggi spalmabili più delicati ai quali dona carattere.

„Tra corpo e anima vige un rapporto materia-forma, come se l'anima fosse la vera forma del corpo. Chiedersi se corpo e a...
06/27/2021

„Tra corpo e anima vige un rapporto materia-forma, come se l'anima fosse la vera forma del corpo. Chiedersi se corpo e anima siano la stessa cosa è una domanda priva di senso: è come domandarsi se sono la stessa cosa la cera e la forma della candela.“
Aristotele

La cera d’api, seppur meno conosciuta del miele, è uno dei prodotti dell’alveare più ricco di benefici: le proprietà della cera d’api sono così numerose che questa preziosa sostanza si utilizza ancora oggi in vari settori.
Adoperata in natura dalle api per la costruzione dei favi (ossia le piccole celle dove le api custodiscono il miele, il polline e le uova), la cera d’api è creata dalla trasformazione chimica del nettare. In particolare, la cera d’api è prodotta da ben otto ghiandole ventrali delle api operaie, ma soltanto a condizione che l’alveare raggiunga una temperatura compresa tra i 33°C e i 36°C, per produrre un grammo di cera occorrono dai 8/10 grammi di miele.
Essa possiede infatti spiccate proprietà emolliente e anti-disidratanti: i lipidi presenti nella cera d’api la rendono utile nella formulazione di prodotti per le pelli molto secche e screpolate, dato che permettono di trattenere la perdita d’acqua dalla pelle e di proteggerla. La cera ha infatti una struttura chimica che è particolarmente affine a quella della pelle, inoltre ha la capacità di formare in film protettivo che resiste anche a qualche lavaggio con i detergenti e detersivi.
Grazie alla presenza di vitamina A, la cera d’api aiuta la rigenerazione delle cellule. Inoltre, è un grande stimolo per la guarigione delle ferite ed è l’alleata perfetta per combattere prurito, dermatiti, eczemi e altre malattie della pelle.

06/17/2021

Cos'è il polline
Il polline è una polvere fine e appiccicosa che costituisce la materia fecondante dei fiori.
Per questo motivo si tratta di un elemento caratteristico, una sorta di impronta genetica differente per ciascun tipo di fiore.
Ogni singolo granulo di polline racchiude tutti gli elementi necessari alla vita: proteine, vitamine, amminoacidi, grassi, carboidrati, enzimi, sali minerali ed ormoni, presenti in proporzioni diverse in base al fiore dal quale originano.
Dal momento che le api, durante la loro normale attività bottinatrice, raccolgono polline da una grande varietà di fiori, non è possibile conoscerne a priori l'esatta composizione chimica; i dati riportati in questo articolo sono pertanto indicativi.
Proprio in virtù della sua completezza nutrizionale, il polline d'api è utilizzato come integratore nutrizionale.

Indicazioni
Perché si usa il polline d'api? A cosa serve?
Il polline è un vero e proprio concentrato di proteine, presenti in misura del 30% e costituite da tutti gli otto aminoacidi essenziali per l'uomo.
Oltre a questi, sono complessivamente presenti, anche in forma libera, venti dei ventidue alfa-amminaocidi di interesse alimentare.
Ogni granulo di polline contiene circa il 35% di glucidi (in particolare glucosio e fruttosio) che, insieme all'abbondante contenuto di oligoelementi e vitamine, lo rendono un complemento dalle spiccate proprietà energetiche e rivitalizzanti.
Le sostanze grasse, invece, sono presenti in una percentuale media del 5% ed essendo costituite prevalentemente da acidi grassi insaturi, sono particolarmente utili per il benessere dell'organismo.
Il contenuto vitaminico è particolarmente elevato, tanto che un solo cucchiaio di polline è in grado di coprire da solo il fabbisogno quotidiano di molte vitamine; le uniche assenti sono la vitamina F (acidi grassi essenziali) e la B4 (adenina), tra l'altro non propriamente considerabili vitamine.
Anche i sali minerali (fosforo, potassio, magnesio, calcio, silicio, manganese, rame, ferro, sodio, cromo e zinco) sono ben rappresentati.
La completezza e la complessità delle sue componenti, unitamente alla tradizione medica popolare, fanno del polline un complemento dietetico utile nella cura e nella prevenzione di numerosissime condizioni, patologiche e non (anemia, arteriosclerosi, astenia, fragilità capillare, colite, depressione, diabete, dimagrimento, eczemi, influenza, occhi stanchi, prostatiti, reumatismi, stipsi e varici). Le sue virtù adattogene lo rendono utile per migliorare l'adattamento e la risposta dell'organismo ad eventi stressanti di varia natura.
L'utilizzo di polline è diffuso anche in campo sportivo, dove viene apprezzata la sua ricchezza in minerali, vitamine ed amminoacidi.
Nonostante molte persone, dopo averlo provato, confermino le proprietà curative e rivitalizzanti del polline, non esistono prove certe che ne attestino l'efficacia in campo sportivo, né tanto meno in quello terapeutico. Per quanto detto sinora, il polline può comunque essere ragionevolmente considerato una valida e completa alternativa naturale agli integratori multivitaminici e multiminerali di sintesi.

Proprietà ed efficacia
Quali benefici ha dimostrato il Polline d'api nel corso degli studi?
Come accennato, gran parte degli studi sui benefici del polline d'api sono stati condotti su modelli sperimentali ed animali.
In questi ultimi, l'uso regolare di polline d'api avrebbe garantito un netto miglioramento della funzionalità del sistema immunitario, un miglioramento dei parametri ematochimici di laboratorio ed in generale un importante azione migliorativa sulla qualità di vita.
Mancano, tuttavia, evidenze cliniche degne di nota.

Dosi e Modo d'uso
Come usare il polline d'api
Il digiuno è il momento più adatto per consumare il polline, che può essere assunto, per esempio, prima della colazione o lontano dai pasti.
Le dosi classicamente utilizzate variano a seconda del prodotto, andando dal grammo ai 10 grammi giornalieri.
polline in granuli può essere consumato da solo, accompagnato da una bevanda calda oppure da un cucchiaino di miele.
La durata minima di ogni cura varia da uno a tre mesi: più a lungo viene protratta e tanto più il dosaggio può essere ridotto ad un valore di mantenimento.
Il polline può essere commercializzato in perle, compresse o, più semplicemente, allo stato naturale sotto forma di tante piccole "palline" confezionate direttamente dalle api. Per quanto detto ad inizio articolo, più i colori sono vari (dal bianco avorio al grigio, al giallo, al verdastro, al rosso, al bruno, fino al nero), tanto più le varietà di polline consumate ed i loro effetti saranno ampliati.

Effetti Collaterali
L'incidenza di effetti collaterali legati al consumo di polline d'api, tende a crescere sensibilmente nei soggetti allergici.
In questi si è osservata frequentemente la comparsa di prurito, rinite, congiuntivite, broncospasmo e in soli due casi epatotossicità.
L'ipereosinofilia ed i sintomi neurologici sono invece risultati decisamente più rari.

Controindicazioni
Quando non dev'essere usato il Polline d'api?
Il polline è controindicato per i soggetti allergici, a cui potrebbe arrecare disturbi severi anche se ingerito senza essere inalato (per esempio sotto forma di perle); qualora la sua origine non fosse controllata, come spesso accade per i prodotti extracomunitari, occorre valutare anche il rischio di contaminazione con pesticidi.
Il consumo di polline può comportare effetti lassativi e, grazie al suo blando effetto stimolatorio, ma non irritante, sull'intestino pigro, può essere d'aiuto per combattere la stitichezza.
L'uso del polline come integratore è controindicato anche in età pediatrica, durante la gravidanza, e nel successivo periodo di allattamento al seno.

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