Dr. Federico Ricci

Dr. Federico Ricci Facciamo squadra nel raggiungimento dei tuoi obiettivi. Tra quei fattori di rischio mi riferisco in primis al sovrappeso e all’obesità.

Ciao sono il Dr. Federico Ricci, ciò che mi appassiona è studiare e approfondire tutto quello che può promuovere la crescita umana e quindi il benessere psico-fisico che ne consegue. Nel mio lavoro sento la necessità di divulgare a più persone possibili quali sono i comportamenti alimentari che si sono rivelati in grado di prevenire e contrastare i fattori di rischio alle malattie croniche più diffuse al mondo. Mi sono presentato nelle vesti di dottore in quanto possiedo due Lauree Magistrali, una in Farmacia e una in Alimentazione e Nutrizione Umana, a suo tempo ho superato i due esami di stato che mi hanno permesso di svolgere la professione di Farmacista e di Biologo Nutrizionista, inoltre ho un Master Universitario in Neuroscienze – Mindfulness – Attività Contemplative e ho conseguito il Diploma CSI/SNPT di Personal Trainer riconosciuto dal CONI e dal Ministero dell’Interno valido in tutta Europa. Inoltre ci tengo a precisare che io ora sono qui in veste di Lifestyle Coach, ossia quella figura professionale che vuole prenderti per mano in un percorso risolutivo di rinascita. La mia professionalità desidera esprimersi aiutandoti a realizzare i tuoi obiettivi, Il tutto si declina nel darti i consigli giusti e motivarti per metterli in pratica.

19/01/2026

Se convivi con diverticoli e sintomi da intestino irritabile, spesso non è “solo pancia gonfia”.

Magari ti riconosci in questo: gonfiore quasi quotidiano, aria intestinale, crampi o fastidio soprattutto dopo i pasti, periodi di stipsi alternati a giorni di feci più molli, urgenza improvvisa o la sensazione di non svuotarti mai del tutto. A volte stai meglio per un po’, poi basta stress, sonno peggiorato o un periodo in cui “sgarri” e torna tutto: pancia dura, pesantezza, irritazione intestinale.

In parallelo, può esserci anche quello che molti descrivono come “metabolismo bloccato”: fame nervosa, stanchezza anche dopo aver dormito, difficoltà a perdere peso nonostante l’impegno, addome che tende ad aumentare, e quella sensazione di infiammazione di fondo che ti fa sentire poco leggero e poco lucido. E quando sai di avere anche fegato steatosico o marker metabolici non perfetti, inizi a chiederti se davvero siano problemi separati.

Se ti rivedi in queste sensazioni, qui trovi contenuti chiari e pratici su intestino, metabolismo e asse intestino–fegato. Segui il profilo, metti like, salva il video e scrivi nei commenti gli argomenti che vuoi approfondire.

19/01/2026

Studi e review recenti discutono esplicitamente il collegamento tra disfunzione metabolica, fegato grasso e disturbi intestinali attraverso l’asse intestino–fegato. 

La chiave che unifica tutto è l’infiammazione cronica di basso grado. Il tessuto adiposo viscerale non è “inerte”: è metabolicamente attivo, produce citochine e segnali che mantengono il sistema immunitario in uno stato di allerta. 

Questo può tradursi in sintomi molto concreti, che molte persone normalizzano per anni: pancia gonfia quasi quotidiana, alvo alterno, urgenza o sensazione di incompleto svuotamento, dolore o fastidio che migliora dopo l’evacuazione, ma anche segnali extra-intestinali come stanchezza persistente, sonno non ristoratore, fame nervosa, e quella sensazione di “corpo infiammato” che spesso si accompagna a peggioramento della composizione corporea e a difficoltà nel dimagrire.

Nel caso dei diverticoli, questo terreno infiammatorio e metabolico può rendere l’intestino più vulnerabile: non significa che “il diverticolo fa l’IBS” o viceversa, ma significa che la stessa disfunzione di base – insulino-resistenza, microbiota alterato, permeabilità e immuno-attivazione – può favorire sia sintomi funzionali, sia episodi infiammatori in un colon già predisposto. 

Considera inoltre che alcuni lavori recenti indicano che abitudini dietetiche e di stile di vita con maggiore “potenziale insulinogenico” si associano a maggior rischio di diverticolite, proprio perché il metabolismo e l’infiammazione sistemica contano. 

Quindi il messaggio importante è questo: nelle persone con sovrappeso addominale, marker metabolici alterati e magari già una diagnosi di fegato steatosico, la presenza di IBS e diverticoli non va letta come una coincidenza sfortunata. 

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18/01/2026

Il fibrinogeno è una proteina prodotta dal fegato e presente nel sangue. Ha un ruolo centrale nei processi di coagulazione: quando si verifica una ferita o un danno a un vaso sanguigno, l’organismo deve creare una sorta di “rete” che aiuta a bloccare il sanguinamento e a stabilizzare il coagulo. Il fibrinogeno è uno dei componenti che permettono questa trasformazione del sangue da stato fluido a stato più “compatto” nel punto in cui serve riparare.

Oltre a questo, il fibrinogeno aumenta anche quando l’organismo si trova in uno stato di infiammazione: è quindi un parametro che può riflettere quanto il corpo stia vivendo una condizione di attivazione infiammatoria, anche se non sempre percepita in modo evidente.

Quando risulta elevato, spesso indica che il sangue si sta orientando verso una condizione in cui il corpo tende a produrre più facilmente coaguli o a rendere i coaguli più stabili e “densi” rispetto al normale. Questo può succedere in diverse situazioni: obesità viscerale e sindrome metabolica, fumo, infezioni o altre condizioni infiammatorie. 

In pratica, segnali infiammatori provenienti dai tessuti stimolano il fegato a produrre più fibrinogeno, e questo sposta l’equilibrio del sistema verso una maggiore “reattività” della coagulazione.

Nel quadro di sindrome metabolica e fegato grasso (inserito dentro un problema metabolico associato), è più facile osservare fibrinogeno fuori range perché queste condizioni spesso convivono con infiammazione cronica di basso grado, stress ossidativo e alterazioni della salute dei vasi sanguigni. In questo scenario, il fibrinogeno diventa un indicatore utile per capire se, oltre al problema metabolico, è presente anche un terreno biologico che può favorire nel tempo complicazioni a livello vascolare.

Inoltre, livelli più alti di fibrinogeno sono stati associati, in grandi studi osservazionali, a un rischio cardiovascolare più elevato. Questo non significa che un singolo valore alto provochi automaticamente un evento, ma che può essere un segnale coerente con un contesto in cui vasi e metabolismo stanno lavorando in modo meno favorevole.

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18/01/2026

Quando si leggono glicemia ed emoglobina glicata nel contesto di sindrome metabolica e fegato grasso inserito dentro un problema metabolico associato, non si sta valutando “solo lo zucchero”: si sta osservando quanto spesso e quanto a lungo il metabolismo viene spinto a compensare.

La glicemia è un dato puntuale: a digiuno riflette soprattutto l’equilibrio tra produzione epatica di glucosio e sensibilità insulinica in quel momento. Per questo può risultare nei limiti anche quando la regolazione post-prandiale è già meno efficiente.

L’emoglobina glicata è un indicatore integrato: riassume l’esposizione complessiva delle ultime settimane e diventa utile quando una singola misurazione non intercetta le oscillazioni quotidiane. Se gli aumenti glicemici sono più frequenti o più prolungati, tende ad aumentare.

Nella sindrome metabolica, una gestione meno efficiente del glucosio si associa più facilmente a iperinsulinemia compensatoria, maggiore lipogenesi epatica e al circuito steatosi–infiammazione: ecco perché questi valori vanno interpretati come parte di un quadro metabolico, non isolatamente.

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17/01/2026

L’omocisteina è un parametro ematico che riflette come il corpo gestisce alcuni passaggi del metabolismo della metionina e dei meccanismi di metilazione. 

Quando risulta elevata, spesso non è “un problema a sé”, ma un segnale di contesto: può indicare che qualcosa nel circuito folati–vitamina B12–vitamina B6 non sta funzionando in modo ottimale, oppure che entrano in gioco fattori come funzione renale, tiroide e stato infiammatorio/ossidativo.

Nel quadro di sindrome metabolica e fegato grasso (inserito dentro un problema metabolico associato), l’omocisteina può comparire più spesso “fuori range” perché si sommano più dinamiche: insulino-resistenza, stress ossidativo, alterazioni nutrizionali e, in alcuni casi, un profilo metabolico complessivamente più “carico”. 

Non è un test diagnostico per il fegato, ma può essere utile per capire quanto è coerente l’assetto biochimico con il percorso che il corpo sta vivendo.

L’aspetto chiave è interpretarla insieme agli altri marker (rivolgersi al proprio medico): non basta “abbassare un numero”, serve capire perché si è alzata e cosa sta alimentando il quadro metabolico nel tempo.

Inoltre, l’omocisteina è considerata anche un indicatore associato al rischio cardiovascolare (per esempio sul versante endoteliale e vascolare). Proprio per questo, quando risulta elevata non va letta in modo isolato né “interpretata da sola”: ha senso inquadrarla insieme agli altri marker cardiometabolici e nel contesto clinico complessivo.

17/01/2026

16/01/2026

Ti capita di sentirti “bloccato”? Fai attenzione a cosa mangi, magari alterni periodi in cui ti impegni a periodi in cui molli… eppure energia, composizione corporea, fame, gonfiore e lucidità mentale non cambiano davvero. E con il tempo inizi anche a percepire un impatto sul tono dell’umore: irritabilità, stanchezza mentale, poca motivazione.

Il tuo corpo sta reagendo a uno stato metabolico e infiammatorio che si è costruito lentamente: abitudini errate, stress, sonno irregolare… e soprattutto una quotidianità alimentare che, anche senza eccessi evidenti, può mantenere attivi segnali ormonali non favorevoli.

Quando l’insulina viene stimolata troppo spesso, il corpo tende a perdere flessibilità: diventa più difficile usare i grassi come energia, aumenta la facilità di accumulare a livello addominale, e possono comparire segnali come fame poco controllabile, cali energetici dopo i pasti, difficoltà a dimagrire e stanchezza persistente.

E se ti riconosci anche in questi aspetti — pancia gonfia, alvo irregolare, fastidi intestinali ricorrenti, intolleranze “che cambiano”, colon irritabile o diverticoli — è importante ricordare che intestino e metabolismo non sono due mondi separati. Se l’intestino è sotto stress, può aumentare il “rumore” infiammatorio, e questo si riflette sul fegato e sulla regolazione metabolica generale.

Molte persone, arrivati a un certo punto, iniziano a “gestire” la situazione: integratori su integratori, tentativi casuali, diete copiate, oppure terapie che diventano croniche. Ma se non si interviene sulla causa, è come cercare di migliorare un incendio mentre continui ad aggiungere benzina.

L’obiettivo non è “mangiare perfetto”. È creare una strategia nutrizionale costruita su di te, che riduca gli stimoli infiammatori inutili, migliori la risposta insulinica, e ricrei condizioni favorevoli per intestino, fegato e cervello: energia più stabile, meno fame, migliore composizione corporea e maggiore lucidità mentale.

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16/01/2026

Molte delle problematiche che compaiono con il passare degli anni non nascono all’improvviso. Spesso sono il risultato di abitudini nutrizionali scorrette protratte nel tempo, scelte quotidiane apparentemente innocue che, giorno dopo giorno, mettono il corpo sotto stress. Il sovrappeso è solo la parte visibile del problema, la prima “spia” che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.

A livello intestinale, queste abitudini possono favorire una disbiosi, cioè uno squilibrio del microbiota intestinale. In parole semplici: i batteri “buoni” e quelli potenzialmente dannosi non sono più in equilibrio. Questo stato favorisce l’infiammazione intestinale, una condizione cronica che può dare gonfiore, dolore, alterazioni dell’alvo e una sensazione generale di malessere che molte persone imparano a considerare “normale”.

Quando l’intestino resta infiammato a lungo, può aumentare la sua permeabilità, cioè diventa meno selettivo nel far passare sostanze nel circolo sanguigno. Questo meccanismo può stimolare in modo anomalo il sistema immunitario e, in soggetti predisposti, contribuire anche a problematiche autoimmuni. In questo contesto rientrano disturbi come l’IBS (colon irritabile) e, sempre in presenza di una predisposizione personale, anche la comparsa dei diverticoli.

L’infiammazione intestinale, però, raramente resta confinata all’intestino. Oggi sappiamo che esiste una comunicazione costante tra intestino, fegato e cervello. Un intestino in difficoltà può influenzare l’energia mentale, l’umore e la gestione dello stress, mentre il fegato può andare incontro a una condizione di fegato grasso associato a problema metabolico(steatosi epatica legata alla sindrome metabolica), spesso presente nelle persone in sovrappeso da anni.

Per questo motivo, sentirsi stanchi, appesantiti, confusi o “spenti” non è solo una questione di età o di forza di volontà. È spesso il risultato di adattamenti biologici costruiti nel tempo, a partire da ciò che mangiamo ogni giorno e da come il nostro corpo risponde a quelle scelte.

15/01/2026

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15/01/2026

Non è solo stanchezza mentale.

Quando ti senti “annebbiato”, con poca energia e poca lucidità, spesso non è un problema di testa: è una risposta del corpo che si costruisce nel tempo.

E una parte enorme di quella risposta nasce da ciò che fai ogni giorno, a partire da come ti nutri.

14/01/2026

I meccanismi citati sono supportati da studi su modelli animali) e umani, dove la manipolazione del microbiota con probiotici o antibiotici altera il comportamento cerebrale.

Nell'IBS, spesso associato a disbiosi post-infettiva o stress-indotta, l'infiammazione intestinale comunica al cervello amplificando segnali dolorosi e emotivi. 

La disbiosi riduce la diversità microbica, aumentando la permeabilità e permettendo traslocazione batterica, che attiva vie infiammatorie. Questo segnala al cervello tramite:

Aumento di citochine che inducono "sickness behavior" (comportamenti da malattia, come letargia e ritiro sociale).

Alterazione della serotonina intestinale (95% prodotta nell'intestino), che influenza l'umore via vago o pathways spinali (vie neurali che attraversano il midollo spinale, coinvolte nella trasmissione di segnali sensoriali, motori o autonomi tra il corpo periferico e il cervello).

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