Dr. Federico Ricci

Dr. Federico Ricci Facciamo squadra nel raggiungimento dei tuoi obiettivi. Tra quei fattori di rischio mi riferisco in primis al sovrappeso e all’obesità.

Ciao sono il Dr. Federico Ricci, ciò che mi appassiona è studiare e approfondire tutto quello che può promuovere la crescita umana e quindi il benessere psico-fisico che ne consegue. Nel mio lavoro sento la necessità di divulgare a più persone possibili quali sono i comportamenti alimentari che si sono rivelati in grado di prevenire e contrastare i fattori di rischio alle malattie croniche più diffuse al mondo. Mi sono presentato nelle vesti di dottore in quanto possiedo due Lauree Magistrali, una in Farmacia e una in Alimentazione e Nutrizione Umana, a suo tempo ho superato i due esami di stato che mi hanno permesso di svolgere la professione di Farmacista e di Biologo Nutrizionista, inoltre ho un Master Universitario in Neuroscienze – Mindfulness – Attività Contemplative e ho conseguito il Diploma CSI/SNPT di Personal Trainer riconosciuto dal CONI e dal Ministero dell’Interno valido in tutta Europa. Inoltre ci tengo a precisare che io ora sono qui in veste di Lifestyle Coach, ossia quella figura professionale che vuole prenderti per mano in un percorso risolutivo di rinascita. La mia professionalità desidera esprimersi aiutandoti a realizzare i tuoi obiettivi, Il tutto si declina nel darti i consigli giusti e motivarti per metterli in pratica.

18/02/2026

I diverticoli non sono “solo un problema del colon” e non nascono dal nulla.

Una delle ipotesi fisiopatologiche più accettate è che, nel tempo, alcune condizioni favoriscano picchi di pressione intraluminale (soprattutto nel sigma): quando l’alvo è povero di volume e la motilità diventa irregolare, il colon tende a contrarsi “a segmenti”, con pressioni locali più elevate. In un tratto anatomico predisposto, questo può facilitare la formazione dei diverticoli e, in certi casi, creare il contesto per episodi infiammatori (diverticolite).

Il punto chiave è che, spesso, la situazione non è isolata. In molte persone i diverticoli convivono con un terreno metabolico-infiammatorio: sovrappeso, steatosi epatica e insulinoresistenza non “creano” automaticamente diverticoli, ma possono associarsi a un assetto biologico che tende a mantenere attivi segnali di infiammazione di basso grado e disfunzioni dell’asse intestino–fegato.

E qui entra in gioco ciò che intendo quando dico che i segnali “si rinforzano nel tempo”.

🔹 Dieta occidentale protratta (ultra-processati, eccesso energetico, fibre insufficienti, qualità scarsa di carboidrati e grassi) → più probabilità di alvo irregolare (stipsi alternata, gonfiore, urgenza), e alterazioni della motilità.
🔹 L’alvo instabile e la stipsi cronica aumentano gli sforzi evacuativi e possono favorire contrazioni segmentarie più intense, con maggiori picchi pressori locali.
🔹 In parallelo, può instaurarsi o peggiorare una disbiosi: non è “solo pancia gonfia”, ma un’alterazione funzionale del microbiota che può aumentare la produzione di metaboliti sfavorevoli e ridurre quelli protettivi (es. alcuni acidi grassi a corta catena), con possibile incremento della permeabilità e dell’attivazione immunitaria locale.
🔹 Il risultato è un circuito: motilità alterata ↔ disbiosi ↔ infiammazione di basso grado, che rende il colon più reattivo e più vulnerabile agli stress meccanici.
🔹 Se contemporaneamente c’è un quadro metabolico (steatosi/insulinoresistenza), l’asse intestino–fegato può mantenere più facilmente uno stato pro-infiammatorio sistemico

Continua nei commenti...

18/02/2026

Molte persone sperimentano questo paradosso: più cercano di mangiare meno, più sentono fame. Più si sforzano, più il corpo sembra opporsi. Non perché manchi disciplina. Ma perché il sistema neuroendocrino sta difendendo un nuovo “set point” adiposo.

Il “set point adiposo” è, in termini semplici, il livello di massa grassa che il cervello considera normale e tende a mantenere stabile nel tempo. Attraverso segnali ormonali come leptina e insulina, l’ipotalamo regola fame e consumo energetico per difendere quel livello: se il peso scende sotto quella soglia, aumenta l’appetito e riduce il dispendio; se sale, prova a compensare. Quando questo equilibrio si altera, il corpo può iniziare a difendere come “normale” anche una quantità di grasso più elevata.

Non è solo una questione calorica. È una questione di segnali biologici integrati tra tessuto adiposo, intestino, pancreas e cervello. In questo contesto, strategie come il digiuno intermittente — se applicate correttamente e in modo personalizzato — hanno un razionale fisiologico: ridurre l’esposizione insulinica, migliorare la sensibilità metabolica e favorire una migliore flessibilità tra utilizzo di glucosio e acidi grassi.

 Ma il punto non è saltare pasti. È ripristinare una regolazione ormonale coerente con la fisiologia. Quando il sistema torna a funzionare correttamente, la fame diventa più stabile, l’energia più costante, e il corpo non è più costretto a difendere l’eccesso adiposo come priorità biologica. Il peso, allora, smette di essere una lotta contro se stessi e diventa la conseguenza di un equilibrio ristabilito.

17/02/2026

Quando c’è fegato grasso inserito dentro un problema metabolico associato, e in parallelo sono presenti disbiosi/IBS (colon irritabile), il corpo può entrare in un assetto metabolico-infiammatorio che si autoalimenta: aumentano i segnali infiammatori, la fame diventa più instabile, l’energia cala e la ricomposizione corporea può non rispondere come dovrebbe.

In questi casi, limitarsi a “tagliare calorie” è spesso riduttivo: se non si correggono i segnali che regolano appetito, glicemia e risposta insulinica, il rischio è di rinforzare lo stesso circolo vizioso (controllo → risultati scadenti → frustrazione → ritorno al punto di partenza).

Anche le strategie farmacologiche oggi studiate (es. GLP-1) possono essere utili in casi selezionati e solo sotto supervisione medica, ma senza un lavoro sul terreno biologico disfunzionale e sulle abitudini che lo mantengono, non si può avere una visione lungimirante del proprio benessere.

Un percorso nutrizionale personalizzato, costruito sulla tua risposta concreta e monitorato nel tempo, può lavorare su infiammazione di basso grado, sensibilità insulinica e asse intestino–fegato–cervello, rendendo finalmente coerenti gli sforzi con i risultati.

Se ti rivedi in questo quadro e vuoi capire come impostare un percorso adatto a te, scrivimi in privato.

16/02/2026

Può capitare che durante un percorso di dimagrimento significativo un parametro aspecifico come la VES mostri un’oscillazione. Questo dato, da solo, non indica automaticamente un peggioramento clinico né rappresenta una prova di “aumento dell’infiammazione” legata al calo ponderale.

La VES è un indice aspecifico, influenzato da molte variabili: proteine di fase acuta come il fibrinogeno, immunoglobuline, eventuale anemia, condizioni intercorrenti. Per questo motivo non può essere interpretata isolatamente, ma va sempre correlata a PCR, emocromo, ferritina, quadro clinico e andamento sintomatologico. È il medico in presenza a dover effettuare questa valutazione integrata.

Dal punto di vista scientifico, l’obesità viscerale è associata a uno stato infiammatorio cronico di basso grado. Il tessuto adiposo è metabolicamente attivo e produce mediatori che influenzano sensibilità insulinica, funzione epatica e regolazione immunitaria. Numerosi dati mostrano che, nel medio periodo, la riduzione della massa adiposa si associa spesso a miglioramento di marker infiammatori e della sensibilità insulinica.

Tuttavia, quando parliamo di sindrome metabolica, insulinoresistenza e steatosi epatica inserita dentro un problema metabolico associato, il quadro non è mai lineare. L’organismo è un sistema integrato.

L’asse intestino-fegato-cervello rappresenta un circuito bidirezionale in cui microbiota, permeabilità intestinale, endotossine, metabolismo epatico e regolazione neuro-metabolica dialogano costantemente. Se questo asse è disfunzionale, possono comparire o persistere sintomi come:

🔴 Stanchezza persistente anche dopo il riposo;

🔴 Nebbia mentale e ridotta lucidità;

🔴 Gonfiore addominale ricorrente;

🔴 Instabilità glicemica;

🔴 Difficoltà nel dimagrire nonostante l’impegno;

🔴 Sensazione di infiammazione sistemica. 

In questi casi il problema non è il singolo valore alterato, ma la direzione metabolica complessiva.

Sta migliorando la sensibilità insulinica?
Si sta riducendo la steatosi epatica?
Si stabilizza l’energia durante la giornata?
Si attenua l’infiammazione intestinale?

Continuare nei commenti...

16/02/2026

Se convivi con gastrite o reflusso gastroesofageo che tornano ciclicamente, il punto non è sempre solo eliminare un possibile Helicobacter pylori.

Le terapie mediche, quando indicate, sono fondamentali e spesso risolutive sul batterio. Ma se l’ambiente gastrointestinale resta alterato da abitudini nutrizionali scorrette, irritazione mucosale e disbiosi, i sintomi possono persistere o riaccendersi, anche quando il test risulta negativo.

In questi casi il disturbo non va letto come un evento isolato, ma come parte di un assetto più ampio: infiammazione di basso grado, barriera mucosale più vulnerabile, microbiota sbilanciato e segnali che si amplificano lungo l’asse intestino–fegato–cervello. 

Per questo molte persone, oltre al bruciore e alla digestione lenta, riferiscono anche gonfiore dopo i pasti, stanchezza, ridotta lucidità e calo della qualità di vita.

Una strategia nutrizionale mirata e personalizzata serve proprio a intervenire sul terreno: ridurre gli stimoli pro-infiammatori, sostenere la fisiologia digestiva e riportare equilibrio, in modo coerente con la tua situazione specifica e con la risposta concreta del tuo corpo.

Se ti rivedi in ciò che ho detto e sei interessato a intraprendere un percorso nutrizionale personalizzato volto al benessere, puoi scrivermi un messaggio in privato per prenotare una videoconsulenza conoscitiva gratuita e iniziare il tuo percorso.

15/02/2026

Se riduci le porzioni e conti le calorie, ma il peso non scende e la fame resta costante, in termini scientifici, questo quadro può assomigliare a un weight loss plateau (stallo del dimagrimento) o a una metabolic adaptation (adattamento metabolico): il corpo riduce il dispendio energetico e tende a rendere più difficile la perdita di ulteriore grasso, anche a parità di impegno.

Un punto chiave è la flessibilità metabolica, cioè la capacità del corpo di passare in modo efficiente dall’uso degli zuccheri all’uso dei grassi come carburante (e viceversa) in base a ciò che mangi e a ciò che stai facendo. Quando questa flessibilità si riduce, il corpo tende a “rimanere bloccato” su modalità meno favorevoli alla mobilizzazione dei grassi, con fame più instabile ed energia meno costante.

Quando è presente fegato grasso associato a disfunzione metabolica (MASLD), il fegato può favorire e mantenere questo stallo. L’insulina (ormone che regola l’ingresso e l’utilizzo dei nutrienti) non viene più “letta” correttamente dai tessuti: il fegato continua a produrre e rilasciare glucosio anche quando non dovrebbe e, allo stesso tempo, può spingere la produzione e l’accumulo di grassi al suo interno. In questo contesto, “lipogenesi endogena” vuol dire produzione di grassi dall’interno, cioè che il fegato trasforma parte dei nutrienti in trigliceridi e li accumula, aumentando il sovraccarico metabolico.

A fare da amplificatore c’è spesso l’infiammazione cronica di basso grado, una condizione silente che può essere alimentata dal grasso viscerale e da uno squilibrio metabolico prolungato. Nel tempo, questa infiammazione peggiora la sensibilità all’insulina, altera il profilo lipidico nel sangue e aumenta il rischio cardiometabolico.

Qui entra in gioco anche la sindrome metabolica, che non è una singola malattia ma un insieme di condizioni che tendono a presentarsi insieme: aumento della circonferenza addominale, glicemia e/o insulina elevate, trigliceridi alti, HDL basso e pressione alta. Il denominatore comune è spesso l’insulino-resistenza, che rende più facile accumulare grasso e più difficile perderlo.

Continua nei commenti...

14/02/2026

Il processo può invertire direzione, se non è andato troppo oltre.

Se vuoi capire come impostare una strategia nutrizionale realmente personalizzata per lavorare alla radice su insulino-resistenza e infiammazione metabolica, puoi scrivermi un messaggio in privato.

Ricorda che se il tuo fegato grasso è inserito dentro un problema metabolico associato, non è un solo un “dato da referto”: è un segnale che il sistema sta perdendo efficienza nella gestione di insulina, grassi e produzione di energia cellulare. Nel tempo, se non si interviene alla radice, il quadro può consolidarsi e peggiorare.

La priorità non è il singolo integratore, ma una strategia nutrizionale personalizzata in grado di migliorare la sensibilità insulinica, ridurre lo stress ossidativo e ripristinare una produzione di energia più efficiente.

Se ti riconosci in stanchezza persistente, accumulo addominale, fame frequente o difficoltà a migliorare nonostante “attenzione” generica, scrivimi un messaggio in privato.

Inoltre se questi contenuti ti sono utili: metti like, salva il video, seguimi e commenta scrivendo l’argomento che vuoi approfondire.

14/02/2026

Ti capita di svegliarti già stanco, con la mente lenta, poco lucida, come se il cervello fosse sempre un passo indietro rispetto a quello che vorresti fare?

Molte persone attribuiscono tutto allo stress.
Ma non sempre è così.

Quando il fegato è inserito in un problema metabolico associato, può mantenere attivo uno stato infiammatorio cronico di basso grado. Questo non resta confinato a livello epatico. Le citochine pro-infiammatorie circolano, influenzano la sensibilità insulinica, alterano la flessibilità metabolica e possono interferire con l’efficienza energetica cerebrale.

Il cervello è un organo ad altissimo consumo energetico.
Se il metabolismo sistemico è disfunzionale, anche la produzione di energia neuronale può diventare meno efficiente.

E allora iniziano segnali che spesso vengono sottovalutati:

🔴 Stanchezza al risveglio;
🔴 Difficoltà di concentrazione;
🔴 Sensazione di pesantezza mentale;
🔴 Gonfiore addominale persistente;
🔴 Difficoltà a dimagrire nonostante un apparente controllo alimentare.

Non è solo una questione psicologica.
Non è solo motivazione.
Non è solo mancanza di forza di volontà.

Un fegato metabolicamente disfunzionale può:

❌ mantenere uno stato infiammatorio cronico di basso grado;
❌ peggiorare la sensibilità insulinica;
❌ compromettere la flessibilità metabolica;
❌ ridurre l’efficienza energetica cerebrale.

Il punto critico è questo: la steatosi nelle fasi iniziali spesso non provoca dolore. Ma l’assenza di dolore non equivale a normalità biologica.

Ignorare segnali persistenti significa permettere a uno squilibrio metabolico di consolidarsi nel tempo. Intervenire precocemente significa invece creare le condizioni perché il fegato recuperi, perché l’infiammazione si riduca e perché la mente torni lucida.

Il fegato ha una straordinaria capacità rigenerativa.
Ma ha bisogno del giusto ambiente metabolico.

Non basta una dieta generica.
Serve una strategia nutrizionale personalizzata, costruita sulla tua situazione specifica e monitorata nel tempo, con l’obiettivo di:

Continua nei commenti...

13/02/2026

Un approccio puramente sintomatico si limita a intervenire sul singolo disturbo nel momento in cui compare, ad esempio modulando il dolore o la motilità, senza modificare il terreno biologico che lo sostiene. 

Un approccio metabolico integrato, invece, lavora sulle cause profonde: qualità e distribuzione dei macronutrienti, carico infiammatorio, regolazione della risposta insulinica, equilibrio del microbiota, funzionalità della barriera intestinale e risposta epatica. 

Un percorso nutrizionale personalizzato, costruito sulla risposta concreta della persona e monitorato settimana dopo settimana, può agire sul miglioramento della sensibilità insulinica, sulla riduzione dell’infiammazione sistemica, sulla modulazione del microbiota, sul supporto della funzione epatica e sulla stabilizzazione dell’asse intestino-fegato-cervello, intervenendo sul substrato fisiopatologico comune che connette queste condizioni. 

Senza interventi casuali. Senza protocolli standardizzati. Perché non si tratta di organi separati, ma di un network metabolico e immunologico strettamente interconnesso. 

Se ti rivedi in ciò che ho detto e sei interessato a intraprendere un percorso nutrizionale personalizzato volto al benessere, puoi scrivermi un messaggio in privato per prenotare una videoconsulenza conoscitiva gratuita e iniziare il tuo percorso.

13/02/2026

Diverticoli e sindrome dell’intestino irritabile non sono la stessa condizione clinica. La diverticolosi sintomatica non complicata si manifesta con dolore addominale e alterazioni dell’alvo in assenza di febbre. La sindrome dell’intestino irritabile è caratterizzata da ipersensibilità viscerale e andamento fluttuante dei sintomi.

Eppure, in molte persone, queste due condizioni condividono un terreno biologico comune: un’infiammazione intestinale di basso grado sostenuta da alterazioni del microbiota.

Quando l’equilibrio batterico si altera (disbiosi), la barriera intestinale può diventare più permeabile. Questo facilita il passaggio di frammenti batterici come i lipopolisaccaridi, che attivano il sistema immunitario e stimolano la produzione di citochine pro-infiammatorie.

Non si tratta solo di gonfiore o dolore locale.

L’intestino è in costante dialogo con il cervello attraverso l’asse intestino–cervello. Un’infiammazione persistente può amplificare la percezione del dolore, aumentare l’ipersensibilità viscerale e contribuire a sintomi sistemici come stanchezza, riduzione della concentrazione e peggioramento della qualità della vita. Questo non significa che ogni disturbo intestinale generi problemi neurologici, ma che il segnale infiammatorio intestinale può avere un riverbero sistemico documentato in letteratura scientifica.

Se ti riconosci in:

🔴 gonfiore serale ricorrente;
🔴 dolore sul lato sinistro dell’addome;
🔴 alvo alterno tra stitichezza e diarrea;
🔴 urgenza improvvisa;
🔴 sensazione di non avere mai una vera stabilità.

Non è solo stress. È un equilibrio intestinale che non è stato ancora ristabilito.

Dopo una diagnosi medica corretta, la gestione farmacologica può essere necessaria nelle fasi acute. Tuttavia, la stabilità nel medio-lungo periodo difficilmente si ottiene senza intervenire sul terreno biologico che sostiene l’infiammazione.

Continua nei commenti...

12/02/2026

Molte persone si tranquillizzano quando vedono GOT e GPT nei limiti. Ma transaminasi normali non escludono la presenza di steatosi epatica.

Oggi sappiamo, grazie ai dati più recenti sul fegato grasso associato a disfunzione metabolica, che la steatosi è prima di tutto una condizione metabolica. L’accumulo di trigliceridi negli epatociti può essere presente anche in assenza di danno citolitico significativo, cioè senza una rottura strutturale delle cellule epatiche tale da provocare la fuoriuscita degli enzimi nel sangue. Le transaminasi aumentano soprattutto quando compaiono infiammazione strutturata, stress ossidativo marcato e progressione verso la steatoepatite metabolica (forma evolutiva della steatosi caratterizzata da infiammazione epatica e danno cellulare con rischio fibrotico).

Il problema non è l’enzima. Il problema è il contesto metabolico.

Insulino-resistenza, iperinsulinemia compensatoria, disfunzione mitocondriale, asse intestino-fegato alterato e infiammazione cronica di basso grado possono essere presenti anche con esami “nella norma”.

Ed è qui che molte persone si bloccano.

Magari ti riconosci in questo quadro:
🔴 difficoltà a perdere peso nonostante dieta ipocalorica;
🔴 accumulo adiposo addominale;
🔴 trigliceridi elevati;
🔴 stanchezza costante;
🔴 senso di annebbiamento mentale;
🔴 valori formalmente normali che però non spiegano la percezione di una riduzione della qualità della vita che già avverti.

Attendere l’aumento delle transaminasi significa spesso intervenire in una fase più avanzata del processo patologico.

La vera domanda è: vuoi intervenire quando il processo è ancora reversibile o quando il danno è già strutturato?

Un percorso nutrizionale personalizzato non si limita a ridurre le calorie. Lavora su sensibilità insulinica, infiammazione sistemica, flessibilità metabolica e funzione epatica, intervenendo sui meccanismi biologici alla base della steatosi.

Se ti rivedi in questo quadro e vuoi affrontare il problema in modo scientifico e strutturato, puoi scrivermi un messaggio in privato per prenotare una videoconsulenza conoscitiva gratuita e iniziare il tuo percorso volto al benessere.

Address

Dubai

Alerts

Be the first to know and let us send you an email when Dr. Federico Ricci posts news and promotions. Your email address will not be used for any other purpose, and you can unsubscribe at any time.

Contact The Practice

Send a message to Dr. Federico Ricci:

Share

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Category