Massagepraxis Wolfgang Nussbaumer

Massagepraxis Wolfgang Nussbaumer Allgemeine Massagen, Klassische Massagen, Lymphdrainage, Fussreflexzonen, Hot Stone

24/12/2025

Wünsche eine frohe und besinnliche Weihnachtszeit.
Meine Wünsche für 2026 sind Frieden auf der Welt und das alle Menschen glücklich zusammenleben können.

Wegen Urlaub bleibt die Praxis bis zum 07.01.26 geschlossen.

18/12/2025

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli! 🎉

Oggi saliamo sulla parete posteriore della spalla per incontrare un muscolo spesso confuso con altri.. ma che ha una funzione unica e precisa: il grande rotondo (musculus teres major).

Dettagli anatomici

Il grande rotondo è un muscolo spesso, fusiforme, che si trova sotto il piccolo rotondo, ma non fa parte della cuffia dei rotatori. Origina dalla parte inferiore della scapola, vicino all’angolo inferiore, e si inserisce sul solco intertubercolare dell’omero (vicino al gran dorsale).

Innervazione: nervo sottoscapolare inferiore (C5–C7)

Funzioni principali

Estensione dell’omero (porta indietro il braccio), adduzione dell’omero (avvicina il braccio al corpo), rotazione interna dell’omero e stabilizzazione della spalla in movimenti di forza.

Tipi di dolore

Il grande rotondo non è un muscolo che “grida”.. ma può farsi sentire in questi casi: dolore sordo o profondo alla parte posteriore dell’ascella, fastidio alla spalla in movimenti di estensione contro resistenza (nuoto, trazioni), iperattivazione compensatoria in chi ha una debole cuffia dei rotatori e rigidità posturale in soggetti con atteggiamento cifotico o scapole in anteriorizzazione.

Funzione quotidiana

Il grande rotondo lavora quando tiri qualcosa verso di te o ruoti il braccio verso l’interno come quando devi ti**re la porta quando è pesante, abbracciare qualcuno con forza, nuotare a stile libero o a rana, spingere con le mani dietro il corpo, fare trazioni o esercizi con elastici.

Agisce in sinergia con il gran dorsale.. ma si attiva in momenti ben precisi!

🧘 Esercizio di allungamento (Stretching del grande rotondo in appoggio al muro)

1. Mettiti in ginocchio davanti a una sedia o a una panca.
2. Appoggia le mani sopra un bastone tenuto con le braccia distese.
3. Spingi il petto verso il basso mantenendo il sedere indietro.
4. Mantieni la posizione per 30 secondi, sentendo sti**re la parte posteriore del cavo ascellare.
5. Respira profondamente e ripeti.

Ottimo per allungare grande rotondo, dorsale e tricipite lungo insieme.

🏋️ Esercizio di rinforzo (Estensione con elastico o manubrio)

1. In piedi, fissa un elastico a un punto alto dietro di te.
2. Tira il braccio teso indietro verso il fianco, mantenendo la rotazione interna.
3. Oppure: con un manubrio, esegui lo stesso gesto piegandoti in avanti su panca.
4. Ripeti lentamente per 10-12 volte per lato.

Rinforza il grande rotondo migliorando la stabilità scapolo-omerale nei movimenti funzionali.

Curiosità scientifica

Il grande rotondo viene soprannominato il “piccolo gran dorsale”, poiché ha un decorso simile e spesso lavora in sinergia con lui. Ma attenzione: non è un muscolo della cuffia dei rotatori e non partecipa alla centratura articolare dell’omero.

Conclusione

Il grande rotondo è un muscolo che potenzia la forza della parte alta del corpo, aiutando nei movimenti di trazione, abbraccio e rotazione interna. Va allenato con attenzione soprattutto negli sport da contatto, nel nuoto e nella riabilitazione posturale.

Ci vediamo giovedì prossimo con un nuovo episodio di Muscolandia, la rubrica che ti porta.. dritto al centro del muscolo! 😁

04/12/2025
03/12/2025
02/12/2025

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi parliamo di un nervo che vive in una zona affollata e delicatissima. Piccolo, protetto dallo psoas, coinvolto nei movimenti del bacino, nei riflessi e persino.. in alcune sensazioni intime.

È il nervo genitofemorale, il nervo che non si vede, che pochi conoscono davvero.. ma che quando decide di lamentarsi, diventa impossibile ignorarlo.

Dolori inguinali? Fastidi anteriori dell’anca? Formicolii nella zona genitale?
Potrebbe essere proprio lui.

Dove sta?

Il nervo genitofemorale nasce dal plesso lombare, precisamente dalle radici L1–L2.

Il suo percorso è molto caratteristico: perfora il muscolo psoas e decorre sulla sua superficie anteriore, scende verso il legamento inguinale, si divide in due rami principali. Il ramo genitale passa attraverso il canale inguinale, innerva il cremastere e la cute dello scroto (nell’uomo) e le grandi labbra e il monte di Venere (nella donna).

Il ramo femorale scende sotto il legamento inguinale e innerva la cute della parte superiore e anteriore della coscia.

Anatomia complessa, zona delicata, clinica spesso ingannevole.

Che cosa fa?

Il genitofemorale è misto: sia sensitivo, sia motorio (parzialmente).

La funzione sensitiva si presenta nella cute del triangolo femorale, nella regione inguinale, e nello scroto/grandi labbra.

Tramite la funzione motoria innerva il muscolo cremastere (solo nell’uomo), responsabile del riflesso cremasterico (sollevamento del testicolo).

Quando funziona bene, mantiene sensibilità fine nella regione inguinale e partecipa a riflessi protettivi.

Come si lamenta?

La sofferenza del nervo genitofemorale può essere sorprendentemente intensa.. e confusa con molte altre condizioni.

Sintomi principali: dolore o bruciore nella zona inguinale, formicolio nella parte anteriore e superiore della coscia, sensazioni alterate nelle grandi labbra o nello scroto, ipersensibilità al contatto con indumenti stretti, dolore accentuato da estensione dell’anca e trigger sul decorso dello psoas.

Segno clinico famoso: assenza o riduzione del riflesso cremasterico (nell’uomo).

È tipicamente aggravato da iperestensione lombare, posture in accorciamento dello psoas, cicatrici addominali/inguinali, compressione da ernia inguinale, interventi chirurgici (ernia, taglio cesareo).

Ruolo nella vita quotidiana

Il genitofemorale partecipa a molte funzioni.. senza che ce ne accorgiamo: sensibilità della zona inguinale, equilibrio tra psoas e bacino, riflessi protettivi dei genitali, stabilità del movimento durante estensione dell’anca, percezione fine della parte alta della coscia.

È uno di quei nervi di cui non parli mai.. finché non si irrita.

Patologie e disfunzioni

Nevralgia genitofemorale (post-chirurgica o idiopatica), irritazione da psoas teso o ipertrofico, compressione da ernia inguinale, trauma diretto nella zona inguinale, complicanze post-cesareo, sindromi dolorose pelviche e neuropatie da stiramento o microtraumi.

Clinicamente è molto simile alle neuropatie del nervo ileoinguinale e ileoipogastrico, per questo la diagnosi differenziale è fondamentale.

Curiosità neurologica

Il nervo genitofemorale è uno dei rari nervi che passa davanti allo psoas, partecipa a un riflesso unico (cremasterico), cambia funzione tra uomo e donna, è frequentemente coinvolto in dolori inguinali.. ma quasi mai viene ricordato dai pazienti.

È la classica “diagnosi mancata” del bacino.

Approccio fisioterapico

Qui il fisioterapista può dare tantissimo: lavora sullo psoas con rilascio miofasciale indiretto, mobilità lombare, decompressione locale e controllo motorio. Con tecniche di neurodinamica del nervo, ovvero movimento combinato di anca, colonna lombare e inguine. Attraverso mobilizzazione del bacino per ridurre tensioni compressive.

Utile un piano di rieducazione posturale per evitare iperlordosi e ridurre compressione inguinale, con educazione e gestione del carico fondamentali dopo interventi chirurgici o cicatrici.

Il lavoro è spesso multidisciplinare con chirurgo generale, urologo, ginecologo, fisiatra.

Conclusione

Il nervo genitofemorale è uno dei più “timidi” del plesso lombare, ma quando si irrita sa diventare incredibilmente rumoroso.

Dolori inguinali, fastidi anteriori della coscia, riflessi alterati: a volte il protagonista è proprio lui.

Un piccolo nervo in un grande crocevia anatomico.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

27/10/2025
07/10/2025
31/08/2025

Conflitto Femoro-Acetabolare (FAI): quando l’anca non gira più liscia.

Hai un paziente giovane, sportivo, con dolore all’inguine, rigidità o blocchi durante la flessione dell’anca?

Potrebbe esserci un conflitto femoro-acetabolare, noto anche come FAI (Femoroacetabular Impingement).

Nell’immagine, una chiara rappresentazione delle 3 varianti principali (inclusa la forma mista).

Cos’è il FAI?

Il FAI è un conflitto meccanico tra la testa del femore e l’acetabolo, causato da anomalie morfologiche che provocano impingement durante i movimenti dell’anca, specie in flessione e rotazione interna.

In un’anca sana la testa del femore è perfettamente sferica, l’acetabolo la accoglie senza attriti e il movimento è fluido, senza dolore.

Nella forma CAM, è presente una deformità della giunzione testa-collo femorale. Durante la flessione, la testa irregolare impatta contro il bordo acetabolare. Più frequente nei maschi giovani, sportivi, calciatori, crossfitter.

Nella forma PINCER è presente una sovracopertura acetabolare, dove il labbro acetabolare viene compresso. Segue dolore e degenerazione. Più comune nelle femmine, danza, yoga, e ipermobilità.

Nella forma MISTA di verifica la combinazione di CAM + PINCER ed è la più frequente nella pratica clinica (60–70% dei casi).

E le conseguenze cliniche?

Dolore all’inguine o laterale dell’anca, con rigidità in flessione e rotazione interna, difficoltà ad accovacciarsi, salire scale, guidare e in alcuni casi cric, scrosci, o senso di “blocco articolare”.

Può evolvere nella lesione del labbro acetabolare o generare artrosi precoce.

Ricorda: il FAI può esistere anche in assenza di dolore. Studi mostrano CAM o PINCER asintomatici in molti atleti o adulti attivi.

Il dolore dipende anche dal contesto sportivo o lavorativo, da una storia di sovraccarico o iperuso, da fattori psicologici e aspettative, paura del movimento e strategie di evitamento.

Non basta vedere un CAM per indicare chirurgia. Serve una valutazione funzionale globale: carico, stabilità, controllo, adattabilità.

Cosa può fare il fisioterapista?

Educazione del paziente, perché non tutti i conflitti fanno male.

Esclusione differenziale (pubalgia? psoas? sacroiliaca?) e invio allo specialista medico.

Programma di esercizi terapeutici per migliorare il controllo motorio, rinforzo glutei, core, mobilità selettiva, con ritorno progressivo all’attività sportiva.

E collaborazione col medico ortopedico se c’è indicazione chirurgica.

Ironia clinica: “Dottore, mi hanno detto che ho un FAI!”

“Sì, ma hai anche glutei deboli, core spento e paura di piegarti. Iniziamo da lì?😅”

07/05/2025
14/03/2025
12/03/2025

Adresse

Rathausplatz 4
Dornbirn
6850

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