08/03/2026
Negli ultimi anni le bambine vengono spinte a crescere sempre più in fretta: feste di compleanno organizzate in beauty farm, trucco da sfoggiare in epoche sempre più precoci, unghie smaltate, persino costumi con reggiseni imbottiti. Tutto appare divertente e innocente, ma in realtà le spinge precocemente ad adottare codici adulti e a fare i conti con una femminilità che non hanno gli strumenti per maneggiare.
Le bambine hanno già un modo straordinario di esplorare la femminilità: il gioco simbolico. Possono indossare le scarpe della mamma, sbavarsi con il rossetto, sfilare davanti allo specchio e subito dopo diventare principesse, astronaute, insegnanti o esploratrici. Entrano e escono dai ruoli con libertà, sapendo che stanno “facendo finta”. Il gioco per i bambini è il loro laboratorio emotivo: la regia è interna, il controllo è loro, la crescita avviene con leggerezza e sicurezza.
Quando gli adulti trasformano queste esperienze in eventi organizzati, con trucco, smalti e foto da condividere sui social, tutto cambia. Il centro non è più il piacere di sperimentare, ma il risultato da mostrare. Il gioco diventa prestazione, la fantasia viene accantonata e la bambina inizia a replicare codici adulti che non le appartengono ancora.
Permettere alle bambine di fare le bambine significa custodire il loro tempo, rispettare il loro ritmo e lasciare che la fantasia guidi la crescita. Significa offrire loro il diritto di sperimentare, sbagliare, inventare, ritornare al proprio mondo interno e costruire un senso di sicurezza prima di affrontare il mondo dei grandi.
Il gioco simbolico non è un passatempo: è una palestra emotiva, sociale e cognitiva e non va violato. Proteggerlo significa dare alle bambine ciò di cui hanno davvero bisogno: tempo, libertà e possibilità di diventare se stesse.
Perché l’infanzia possiede una sapienza naturale: sa da sola cosa fare se gli adulti ne rispettano i tempi.
Dott.ssa Annarita Arso