27/03/2026
IL GINOCCHIO DESTRO
Il sostegno del Padre
L’autorità che custodisce il gesto.
Un gesto d’onore
Un gesto di riconoscimento.
Che qualcuno potrebbe perfino chiamare amore.
Non eseguito per istinto, ma per scelta umana.
Memoria sacra.
Al padre mio, vita consacrata.
Lui, con il suo lavoro incessante, l’andare avanti a ogni costo.
Mai un malanno, mai una carezza.
Mai la tua resa.
O forse mai detta.
Il ginocchio destro registra tutto.
Ogni salita in solitaria per raggiungerlo, tuo padre
Le gambe spezzate.
Le ginocchia sbucciate.
La sua assenza o il suo peso.
E tu stanco, dispersione di energia
È lì che si flette la tua volontà
Il corpo si china per rendere omaggio
Genuflessione a ciò che ti ha generato, ferito,
amato.
Il ginocchio destro conosce il conflitto Transgenerazionale
Di padre in figlio e così via
Giù Per tutto l’albero familiare
Fin dentro le più profonde radici
Le guerre combattute in altre epoche
Registrate e incise sul karma della stirpe
L’energia maschile del non sottostare.
Del clan che non vuole cedere il terreno
Il Dolore che arriva ancora oggi ne è l’eco
Un dolore cristallizzato nell’articolazione,
nel cuore della gamba, lì dove si crea la stabilità
È il punto più forte di chi sta in piedi.
È lì che vieni colpito dall’universo,
quando nel suo disegno c’è scritto di piegarti.
“Mi taglia le gambe”,
si dice quando non hai più forza,
quando vieni disarmato
Il ginocchio destro dolente
può raccontare
di un padre troppo rigido o assente
O in generale la difficoltà ad accettare l’autorità maschile.
La rabbia mai espressa verso di lui
che a sua volta non si è mai piegato,
fa scopa con il tuo senso di colpa nel volerlo superarlo
Se possibile
e la paura di farsi carico della sua eredità
Quando si piega, si implora, si supplica, è lì che si sopporta.
È lì che si rompe.
E poi chiede perdono.
Ci si inchina quando si va a morire o quando si viene consacrati con la Spada, quando si onora il Padre nostro. E quando si prega.
Umiltà
perché cedere è un po’ come espiare.
È chiedere di essere visti
È comprendere che siamo fragili esseri umani.
Tra femore e tibia, i due menischi.
Messi come guardiani
Tra ciò che regge e ciò che si muove.
Due ali d’appoggio, due cuscini di storia.
Se ascoltato, il ginocchio destro guarisce.
Torna a stendersi
Non da solo.
Non per forza.
Ma quando il cuore si apre al padre nella sua grandezza e nella sua miseria. E misericordia
Quando viene accolto con compassione
Può accadere
E allora quel piegarsi diventa offerta.
Portatore di onore
E la gamba si stende, con il passo leggero.
La strada non è più una “via crucis” del figlio con la croce in spalla che va al patibolo cadendo tre volte
ma diventa possibilità.
Dove l’uomo o la donna si rialzano
Ogni volta diversi, più maturi
Consapevoli
Perché ora hanno visto.
Anche se solo un po’. Hanno pacificato,
forse, non tutto.
Hanno reso onore a chi è venuto prima.
E finalmente sistemato l’ordine dell’amore
Possono riprendere a camminare.
Alessandro Catanzaro