Yoging Giulia

Yoging Giulia Imparo e insegno Yoga, adoro i brunch e sono vegan per etica. Ho un piiiiccolo studio in Corso Elvezia a Lugano e puoi praticare con me sia offline che online.

Aspiro a vivere in modo consapevole e supporto le persone a fare lo stesso. Muito Amor

Iniziamo un elenco?💭📝
23/04/2026

Iniziamo un elenco?💭📝

14/04/2026

a volte ci confrontiamo con un tipo di lutto particolare: la perdita della visione della nostra vita così come ce l'eravamo immaginata.

La prima cosa che possiamo fare è evitare di aggiungere sofferenza a quella già presente incolpandoci perché le cose non sono andate come volevamo; sono i momenti in cui ci rendiamo conto che non abbiamo la vita sotto controllo come pensavamo, perché semplicemente non è possibile. La vita ha una sua dose di imprevedibilità che ci mette in ginocchio ogni volta che ci illudiamo che andrà come vogliamo.

Per quanto riguarda il piccolo rituale per ritrovarsi, quello che ho risposto è che magari potrebbe essere una buona idea fermarsi ogni giorno, almeno una volta al giorno, e chiedersi di che cosa si ha bisogno, riferito a quel momento, a quella giornata, o in generale.

Se ci si sente a proprio agio, appoggiare la mano sinistra al petto può aggiungere una sfumatura di accoglienza e autocompassione che facilita l'apertura alla vulnerabilità.

E poi restare con l'eco della domanda, e con le eventuali risposte, che magari arrivano e magari no, e va bene lo stesso.

Andare incontro ai propri bisogno con amorevolezza, fin dove è possibile.
Ovviamente se la risposta è "di un mese di vacanza alle Seychelles" e quindi sfora nell'utopico, posso instaurare un dialogo con me stessa osservando la spinta dietro a quel bisogno.
Ah, stanchezza, e bisogno di staccare. In questo momento le Seychelles sono lontane, ma magari posso spegnere il telefono per mezz'ora o un'ora e sedermi da qualche parte davanti a dell'acqua.

Di cosa ho bisogno?
Quattro parole a cui tornare ogni volta che ci sentiamo p***e, sradicate, in balìa della vita e dei suoi capricci.

ci sono cose che teniamo in noi un po' perché devono maturaree un po' perché non ci sentiamo all'altezza di farle,sarann...
13/04/2026

ci sono cose che teniamo in noi un po' perché devono maturare
e un po' perché non ci sentiamo all'altezza di farle,
saranno gli anni e i test scolastici ma si sente ogni volta quell'ansia da prestazione del 'devo arrivarci preparata'.

Che poi non si tratta di preparare niente, in questo caso, si tratta di invitarti a intraprendere un viaggio insieme a me - ecco, forse (ma solo forse) uno meno invitante di altri.

Però, sabato pomeriggio, seduta su un autobus strapieno, la spinta interiore si è fatta all'improvviso prepotente e mi sono decisa: ora è il momento, mi sono detta.
E poi ho letto che quel giorno, grazie ad una particolare disposizione planetaria, aveva un forte significato karmico per noi della ♍️. Unə ci può credere come anche no, ovviamente, però a me è suonato come un incoraggiamento.

E quindi eccoci.
È da più di un anno che cullo quest'idea, quella di approfondire la morte: oggi comincio con intenzione, e da oggi parlerò anche di questo, qui.

Sono vari i motivi che mi portano a voler approfondire e condividere questo tema esistenziale, che forse è IL tema esistenziale.

Il primo è che penso sia da stoltə vivere una vita respingendo l'unica certezza che abbiamo.

E quindi fare spazio alla morte, (che mi fa ridere a dirlo quando ci sembra che manco c'è spazio per la vita, nella frenesia quotidiana in cui ci muoviamo spesso come automi).

La mia intenzione non è quella di dare risposte (che nessuno ha), ma quella di guardare alla morte con curiosità, dal punto di vista antropologico (in fondo questa è la mia prima formazione) e yogico.

Se mi stai leggendo, benvenutə in questa nuova avventura.💀

E, se ti va, lasciami in un commento cosa ne pensi.💭

Un grande grazie alla mia bestie che ha preso nota del libro che avrei voluto comprarmi ma che non mi sono potuta prendere perché era gennaio e stavo facendo la santosha challenge quindi mi ha regalato lei come regalo di Natale. Ly.

11/04/2026

La vita è un animale selvatico e selvaggio:
non c'è modo di addomesticarla o controllarla.

Non è da domare.

Possiamo solo arrenderci,
ogni giorno di piu,
al fatto che non sappiamo,
che abbiamo poche, pochissime cose davvero sotto controllo,
e che se (ci) lasciamo andare,
non perderemo niente,
perché niente è mai stato davvero nostro
da perdere.

09/04/2026

E che le relazioni, come tutto il mondo materiale, sottostanno alle tre leggi naturali; le cose sorgono, cambiano, cessano.

Dimmi, se ti va, cosa ne pensi.💭
08/04/2026

Dimmi, se ti va, cosa ne pensi.💭

30/03/2026

Ogni anno mi sembra di notare più bellezza attorno a me.
E questa è per me la conferma che ciò che alleno e di cui parlo ogni giorno "funziona".
Quando evolvere significa rallentare e fermarsi, abitare la presenza gentile, ad ogni giro di più.
Finché diventa un modo di stare al mondo.

17/03/2026

Partiamo dal presupposto che la pratica fisica dello Yoga non è uno sport, non c'è modo di vincere o di perdere; certo, riuscire ad assumere le varie posizioni può diventare il modo di valutare la propria pratica, ma, se si ha fortuna, si trova un'insegnante che fa passare il messaggio che la pratica fisica è, prima di tutto e soprattutto, uno strumento per tornare a sentirsi.

Si parte dell'ascolto; come sto oggi? Come sento il corpo? Dove c'è spazio, dove manca?

Non si tratta di fare "meglio" dell'ultima volta, ma aprirsi alle sensazioni e rispondere ai propri bisogni. Magari riuscirò a spingermi un po' più in là perché ho più energia e il corpo è più prestante, magari sarò in grado di fare esattamente le stesse cose, magari no perché sono più stanca e il corpo è meno forte o meno mobile e flessibile.

Si tratta di distinguere tra quelli che sono i miei limiti fisici e quelle che sono le mie convinzioni limitanti, tra quella che è pigrizia e quella che è vera stanchezza, tra quella che è la spinta alla performance e quella che è la curiosità di provare a fare qualcosa di nuovo senza attaccamento al risultato.

La pratica costante porta solitamente a miglioramenti visibili agli occhi; ma più progredisce il mio controllo del corpo, e più aumenta (o dovrebbe aumentare) il mio distacco verso il "riuscire".

È un lavoro esterno che facilita il lavoro interiore, altrimenti è attività fisica e basta.

Non si tratta di diventare migliori di se stessə, ma di osservarsi con gentilezza per lasciare andare tutto ciò che non siamo davvero.

Risuona?🌷

Ti dai il permesso di sentire il pozzo vuoto della paura nello stomaco?E quando arriva il fuoco della rabbia, che te ne ...
19/02/2026

Ti dai il permesso di sentire il pozzo vuoto della paura nello stomaco?

E quando arriva il fuoco della rabbia, che te ne fai?
Crei spazio o lo soffochi e lasci che ti consumi interiormente, anno dopo anno?

E la palude della tristezza, l’attraversi con fatica o ti distrai per non sentirne la presa che ti tira giù nella melma?

Cosa te ne fai delle tue emozioni?
Quali accogli, quali rifiuti?
Per non sentirle, in che modo le soffochi?
Con cosa compensi?

Il secondo fondamento della mindfulness è la consapevolezza delle emozioni.
Se non la coltiviamo, se non sentiamo di essere in grado di contenerle tutte, se fuggiamo da quelle spiacevoli e ci attacchiamo con unghie e denti a quelle piacevoli, ci provochiamo sofferenza non necessaria.

Al di là delle imposte e delle bollette, diventare adultə significa anche questo:

capire cosa sono le emozioni,
imparare ad attraversarle tutte
e a lasciarsi attraversare.

I said what I said😌
04/02/2026

I said what I said😌

yoga nel quotidiano.   #
02/02/2026

yoga nel quotidiano.

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Ieri mattina sono venute in studio due amiche. Una aveva regalato all'altra un buono per una lezione privata.Qualche ora...
29/01/2026

Ieri mattina sono venute in studio due amiche.
Una aveva regalato all'altra un buono per una lezione privata.

Qualche ora dopo, noto un accredito sul mio conto da parte della prima, nonostante le avessi detto che il buono avrebbe coperto entrambe.
Confusa, le scrivo chiedendole il perché.
"Contributo volontario" mi risponde.
Non potevo crederci. Erano tanti soldi, per essere una "mancia".
Commossa, l'ho ringraziata tanto.

Ho pensato che se fosse successo diversi anni fa, li avrei restituiti.
Se fosse successo alcuni anni fa, magari li avrei tenuti, ma mi sarei sentita in colpa, perché "non all'altezza" di un tale gesto.

Oggi so accogliere complimenti e doni.
Dopo una frazione di secondo in cui si attiva una resistenza antica dentro di me, sento di meritarmeli.

E non perché io sia un'insegnante fantastica, ma perché faccio del mio meglio, ho a cuore chi si affida e ci metto tutta me stessa.

Ovviamente accettare complimenti è un conto, accettare una mancia cospicua è un altro; sono grata a questa persona non soltanto per il suo contributo volontario, ma anche per avermi dato la possibilità di notare la mia evoluzione: lasciare che chi mi apprezza possa farlo come meglio crede.

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Corso Elvezia 13
Lugano
6900

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