05/02/2026
Newsletter di Febbraio 📚
Con questa newsletter inizio in nuovo capitolo, ogni mese sarà un’occasione per parlare di un tema che possa essere utile non solo a me che scrivo, ma soprattutto per far nascere dei discorsi o scambi di opinioni con chi mi legge.
Oggi parliamo di “cura”.
“Prendersi cura” di sè o di un altro non implica necessariamente una condizione di malattia, ma può indicare una costante pratica di attenzione, nei confronti di sè stessi e degli altri: secondo il significato dell’espressione inglese care, che appare meno riduttivo di cure.
Antropologia Medica, Giovanni Pizza
Quando la cura entra in campo biomedico viene spesso associata ai termini “terapia” e “ guarigione”, ma quello che vorrei evidenziare è tutto ciò che viene inteso come cura fuori dall’ambito medico cioè l’occuparsi di accogliere individualità e di comprendere le diverse relazioni che permettono alla persona di raggiungere o mantenere uno stato di buona salute. Negli ultimi anni anche la biomedicina si è avvicinata all’idea che la cura non sia solo un insieme di procedure mediche, ma comprende bensì tutta una parte di cura della sfera personale dell’individuo. L’obbiettivo non è sempre la guarigione completa, ma la costruzione di un ambiente in cui la persona e la sua realtà hanno valore, dove si sente compresa e accompagnata a ritrovare uno stato funzionale non solo al completamento delle attività quotidiane per la propria sopravvivenza, ma anche per realizzare i propri desideri, aspirazioni e obbiettivi.
Il dedicare attenzione verso sè stessi o verso una persona cara è un gesto di profonda devozione, che ci fa comprendere quando essere consapevoli della realtà interna ed esterna al corpo, della propria mente e delle proprie emozioni sia qualcosa di fondamentale per raggiungere quello che chiamiamo “benessere”.
L’omeostasi, l’equilibrio ottimale è sempre una condizione precaria e che necessita costante cura per essere mantenuta. Dedicarsi a sè stesse/i, pertanto, non è solo un gesto di attenzione, ma anche di profondo interesse per il mantenimento della nostra salute in ogni aspetto della nostra esistenza: a livello fisico, mentale ed emotivo.
Perchè dedicarsi a fare questo?
Penso che l’obbiettivo principale di chi sceglie la cura sia il sentirsi bene con sè stessi e con gli altri. Per comprendere come stiamo, siamo tenuti a fare una cosa molto importante: ascoltare. Purtroppo è qualcosa che non impariamo nè sui libri di scuola, nè tantomento nella società odierna che promuove la distrazione sopra la cura, lo spiritual bypassing sopra il sentire vero, e l’anestetizzazione per lenire il dolore.
Invece, quando si aprono le porte alla cura e specialmente a quella verso noi stesse/i si scopre quanto potere ogni individuo detiene, di conoscersi, di sapere come darsi supporto e far emergere il proprio potere personale. Perchè quando stiamo bene, non siamo solo un punto di forza per noi, ma anche per le persone che abbiamo accanto.
Per concludere, penso che prendersi cura di sè sia un atto rivoluzionario, non solo perchè diventiamo consapevoli di cosa abbiamo bisogno, di cosa vogliamo e di cosa possiamo lasciar andare; ma soprattutto diventiamo responsabili e coscienti delle nostre scelte, delle nostre parole e delle nostre azioni. Diventiamo liberi, e una società di persone che si dedicano cura costruisce dei valori non solo per la vita del singolo ma anche per la collettività. E’ qualcosa che in questo momento storico è necessario, pensarci come insieme, che si prende cura di sè e dell'Altro allo stesso tempo.
📷Schwalke Studio
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