10/10/2025
RADICATI NON… “POGGIATI”
Siamo abituati a pensare che viviamo sulla Terra, ma solo nel senso che stiamo... "sopra" di essa.
Di rado ci soffermiamo a riflettere sul fatto che alla Terra noi siamo profondamente connessi: ne facciamo parte.
Esistono pratiche secolari che insegnano quanto sia importante imparare a connettersi col terreno che ci sostiene: “radicandosi”.
Quando parliamo di radicamento come pratica psicofisica, terapeutica e/o meditativa, la ricerca delle radici assume un significato ben preciso. Radicarsi, in questo caso significa esercitarsi nell'acquisire innanzi tutto la capacità di “reggersi costantemente sulle proprie gambe” (in senso sia metaforico che reale); poi significa trovare il modo di “legarsi” al suolo riuscendo a trarne stabilità, sicurezza, energia.
Bisogna rilassarsi mentalmente e rilasciare dai tessuti ogni tensione impropria, assumendo nel contempo una forma strutturata e una postura stabile e allineata. Pian piano si diventa capaci di far “affondare” il corpo fino a legarsi con la terra attraverso virtuali ma non per questo illusorie radici.
Il termine “radicamento”, conosciutissimo nelle arti marziali e nelle pratiche energetiche tradizionali, come il Nei Gong e il Qi Gong, è approdato nel XX secolo anche in alcune correnti della psicoterapia. Il sentirsi radicati aumenta infatti il senso di equilibrio e la stabilità (anche interiore) e incrementa notevolmente l'energia vitale.
(Nella foto il maestro Yang Lin Sheng, al quale saremo sempre grati per ciò che è riuscito a trasmetterci, malgrado i nostri limiti)