Dott. Carlo D'Angelo

Dott. Carlo D'Angelo “L’importante è che tu sia in armonia con ciò che senti e pensi.E che io sia in armonia con tutto ciò che ho scritto, sento, vivo e penso.
(1)

Non serve altro.” Carlo D’Angelo

Oltre le frontiere del silenzioVivo tutto.Non trattengo, non rimando, non mi risparmio.Mi sento vivo perché so che nulla...
20/02/2026

Oltre le frontiere del silenzio
Vivo tutto.
Non trattengo, non rimando, non mi risparmio.
Mi sento vivo perché so che nulla mi è dovuto per sempre.
Ogni istante è dono,
ogni volto è passaggio,
ogni incontro è fragile.
E proprio per questo salvo.
Salvo ciò che amo non per possederlo,
ma per custodirlo dentro.
Perché ciò che amo davvero non si perde.
Cambia forma. Ma resta.
Resta oltre le assenze.
Resta oltre le distanze.
Resta oltre le frontiere del silenzio.
Non ho rimpianti perché non rincorro ciò che fugge.
Non inseguo.
Non imploro.
Non trattengo.
Il mio amore osserva.
Ascolta.
Attende.
Attende non per paura,
ma per fiducia.
Sa che ciò che deve restare, resta.
E ciò che deve andare, libera spazio.
Vivere così è un atto di pace:
intenso, ma non agitato.
Profondo, ma non affamato.
E in questa libertà quieta
l’amore non consuma.
Illumina.
✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

La partenza come separazione necessaria✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie Il Piccolo Principe non parte perché no...
20/02/2026

La partenza come separazione necessaria

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Il Piccolo Principe non parte perché non ama.
Parte perché non sa ancora amare senza perdersi.La partenza è un atto doloroso, ma necessario. Ogni essere umano, per diventare adulto, deve separarsi dal primo legame.
Non per rinnegarlo. Per differenziarsi. La Rosa rappresenta l’amore originario: totalizzante, fragile, carico di aspettative. Finché resta lì, il Piccolo Principe non può capire chi è senza di lei. La separazione è sempre ambivalente: senso di colpa, nostalgia, rabbia, sollievo. Chi non si separa resta fuso. Chi si separa male resta in fuga. La partenza è la soglia dell’identità. Solo lontano dalla Rosa il Piccolo Principe scopre che l’amore non è possesso, né dipendenza emotiva, né conferma continua. Scopre il mondo. Scopre le caricature dell’Io (il re, il vanitoso, l’uomo d’affari). Scopre ciò che non vuole diventare. La separazione è un passaggio di crescita, non un tradimento. Non si può tornare maturi se non si è partiti davvero. Il ritorno alla Rosa come integrazione finale. Il ritorno non è regressione. È integrazione.
Quando il Piccolo Principe capisce che la sua Rosa è unica perché è la sua, qualcosa cambia. Non è più l’amore ingenuo dell’inizio.
Non è più l’amore carico di incomprensione.
È un amore scelto. La maturità affettiva non consiste nel trovare una Rosa perfetta.
Consiste nel tornare con consapevolezza.
Il ritorno simbolico significa: non accusare più, non idealizzare più, non fuggire più. Ma assumere la responsabilità del legame. L’integrazione è questo: Riconoscere che l’amore originario era imperfetto ma non per questo inutile. Non si cresce contro la propria storia. Si cresce attraversandola. Ogni adulto deve partire dalla propria Rosa.
E ogni adulto, se matura, può tornarci senza esserne prigioniero.
La partenza è necessaria per diventare sé stessi.Il ritorno è possibile solo quando si è diventati sé stessi.
Se si parte senza elaborare, si resta in fuga.
Se si torna senza essere cresciuti, si torna a dipendere. Ma quando si parte, si cresce, si comprende, allora il ritorno non è bisogno. È scelta. E l’amore scelto è sempre più libero dell’amore originario.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Il Piccolo Principe e la Rosa: una lettura psicologica✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie La Rosa non è solo un pe...
20/02/2026

Il Piccolo Principe e la Rosa: una lettura psicologica

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

La Rosa non è solo un personaggio.
È una dinamica affettiva. E il Piccolo Principe non è solo innocenza. È vulnerabilità in formazione. La Rosa: fragilità narcisistica o bisogno di conferma? La Rosa è capricciosa, vanitosa, esigente. Chiede protezione.
Chiede attenzioni. Chiede di essere unica.
Ma sotto il tono altezzoso c’è paura. La Rosa è fragile. Ha spine, ma le spine non bastano.
Psicologicamente, la Rosa rappresenta una forma di dipendenza affettiva mascherata da superiorità. Dice:
“Proteggimi.” Ma lo dice come:
“Dimostrami che mi ami.” Non sa chiedere in modo semplice. Chiede in modo teatrale.
E quando l’altro non comprende, si chiude.
La Rosa è l’immagine di chi ha bisogno di amore ma non sa chiederlo senza difendersi.
Il Piccolo Principe: amore immaturo o amore puro? Il Piccolo Principe ama la Rosa.
Ma non la capisce.La prende alla lettera.
Non legge sotto le parole.Quando lei si mostra orgogliosa, lui non vede la paura.
Quando lei si difende, lui si sente ferito. Così parte. Psicologicamente, il Piccolo Principe rappresenta la difficoltà di tollerare l’ambivalenza dell’altro. Ama, ma non regge la complessità. Vuole verità limpida. Non sa ancora distinguere tra fragilità e manipolazione. Parte non perché non ami.
Parte perché non sa restare nel conflitto.
La dinamica tra loro. La Rosa teme di non essere scelta. Il Piccolo Principe teme di essere ferito.
Lei chiede conferme in modo indiretto.
Lui non sa decodificarle. Lei si protegge con l’orgoglio. Lui si protegge con la fuga. È una dinamica relazionale molto comune: uno chiede attenzione, l’altro si sente sotto pressione, uno si fa più esigente, l’altro si allontana Non è cattiveria. È immaturità affettiva reciproca. Il viaggio: processo di crescita Il viaggio del Piccolo Principe è un percorso di differenziazione. Incontra adulti caricaturali: il vanitoso, il re, l’uomo d’affari… Sono parti dell’Io non integrate. Solo dopo aver attraversato il mondo capisce:
“La mia Rosa è unica perché è la mia.”
Non è l’oggettiva unicità a fare l’amore.
È il legame. Qui avviene il passaggio psicologico fondamentale: Dall’innamoramento alla responsabilità. Non amo perché sei perfetta.
Amo perché ti ho scelto. E la Volpe? La Volpe introduce la parola chiave: addomesticare.
Addomesticare non è possedere.
È creare un legame che genera vulnerabilità reciproca. Significa:
“Se ti leghi, rischi.” Ed è proprio questo che il Piccolo Principe non sapeva ancora fare con la Rosa. La Rosa è la parte che teme di non essere amata abbastanza. Il Piccolo Principe è la parte che non sa ancora amare nella complessità. Entrambi crescono attraverso la distanza. E forse questa è la grande verità psicologica del racconto: Non basta amare.
Bisogna imparare a restare.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

20/02/2026
Il Piccolo Principe come archetipo del Sé (lettura junghiana)✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie In chiave junghia...
20/02/2026

Il Piccolo Principe come archetipo del Sé (lettura junghiana)

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

In chiave junghiana, il Piccolo Principe può essere letto come immagine del Sé. Non l’Io.
Non la personalità sociale.
Ma il nucleo autentico. Il Sé è: innocente ma non ingenuo, puro ma non fragile, essenziale. Il Piccolo Principe attraversa pianeti che rappresentano parti dell’Io frammentato: il Re → il bisogno di controllo, il Vanitoso → il bisogno di approvazione, L’uomo d’affari → l’accumulo sterile, L’ubriaco → l’evitamento del dolore. Sono maschere dell’adulto disintegrato. Il Piccolo Principe non si identifica con nessuna. Resta integro. Il viaggio è un processo di individuazione: attraversare le parti disordinate dell’Io per ritrovare l’essenziale. La Volpe introduce la relazione. Il Serpente introduce la trasformazione. Il ritorno alla Rosa è integrazione del Sé. Non è regressione al passato. È ricomposizione. Il Sé, in Jung, non è perfezione. È totalità. Il Piccolo Principe non elimina il dolore. Lo attraversa. Non elimina la perdita. La accetta. Non elimina la solitudine. La trasforma in legame. Il serpente è la morte dell’illusione. Il Piccolo Principe è il nucleo che resta dopo l’illusione. Quando perdiamo le fantasie, quando lasciamo andare l’idealizzazione, quando accettiamo il limite,
non diventiamo più poveri. Diventiamo più veri.
E forse è questo il senso ultimo del racconto:
Non restare bambini. Ma non perdere il nucleo luminoso che abbiamo attraversando la crescita. Morire a ciò che non siamo per tornare a ciò che siamo davvero.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Il serpente: morte simbolica e trasformazione✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie Il serpente nel Piccolo Principe ...
20/02/2026

Il serpente: morte simbolica e trasformazione

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Il serpente nel Piccolo Principe non è un nemico. Non è il male.Non è punizione.
È passaggio. Il serpente rappresenta la morte simbolica. Ma non la morte come fine.
La morte come trasformazione.
Nella psicologia profonda, ogni vera crescita richiede una morte: morte dell’ingenuità, morte dell’identità infantile, morte dell’illusione Il serpente offre al Piccolo Principe una via per “tornare”. Non può tornare con il corpo. Deve lasciare la forma. Questo è potentissimo. Per tornare alla Rosa, non può essere lo stesso di prima. Deve morire simbolicamente. Ogni passaggio evolutivo implica una perdita: non si diventa adulti senza perdere l’infanzia, non si ama maturamente senza perdere l’idealizzazione, non si cresce senza lasciare qualcosa di sé. Il serpente è la soglia estrema. Non è distruzione. È trasmutazione. Il corpo resta sulla sabbia. L’essenza torna. Psicologicamente significa questo: Non possiamo tornare ai nostri legami originari con la stessa identità. Dobbiamo lasciare una versione di noi. Il serpente è il prezzo della maturità.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Il piccolo principe in fondo al nostro dolore✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie Il piccolo principe è la parte fe...
20/02/2026

Il piccolo principe in fondo al nostro dolore

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Il piccolo principe è la parte ferita che cerca verità. In fondo al nostro dolore non c’è solo ferita. C’è un bambino che guarda e non capisce. Un piccolo principe che ha creduto alle promesse, che ha atteso uno sguardo,
che ha preso sul serio ogni parola.
Quando soffriamo oggi, spesso non è solo l’adulto che piange. È quel bambino che si riattiva. È la parte più pura che dice:
“Pensavo fosse diverso.” Il dolore tocca sempre un punto antico. Non nasce solo nel presente. Ha radici in ciò che non abbiamo ricevuto, in ciò che abbiamo perso troppo presto, in ciò che abbiamo dovuto imparare a sopportare. E quel piccolo principe dentro di noi non chiede vendetta.
Chiede verità. Chiede che qualcuno resti.
Chiede di non essere ignorato ancora.
Molti adulti diventano duri per non sentirlo.
Altri diventano dipendenti per proteggerlo.
Altri ancora scappano.
Ma la guarigione non è zittirlo.
È sedersi accanto a lui. È dirgli:
“Adesso ci sono io.”Non è cancellare il dolore.
È smettere di lasciarlo solo. Il piccolo principe dentro di noi non vuole che il mondo sia perfetto. Vuole solo essere visto.
E quando lo guardiamo senza giudicarlo,
quando lo teniamo senza vergogna,
qualcosa si ricompone. Non torniamo bambini.
Diventiamo adulti capaci di custodire il bambino. E forse maturare è proprio questo:
non perdere la sensibilità, ma imparare a sostenerla. In fondo al nostro dolore non c’è fragilità da eliminare. C’è una parte preziosa da proteggere. E chi sa incontrare il proprio piccolo principe non diventa più debole. Diventa più vero.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

La Rosa come figura materna simbolica✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie La Rosa può essere letta come una rappres...
20/02/2026

La Rosa come figura materna simbolica

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

La Rosa può essere letta come una rappresentazione simbolica della prima figura d’amore: la madre. Non la madre reale.
La madre interiorizzata. La Rosa è: esigente, fragile, bisognosa di conferma, ambivalente. Dice di essere forte, ma teme il vento. Si mostra autosufficiente, ma chiede protezione. Questa ambivalenza ricorda una figura materna emotivamente fragile: una madre che ama, ma che ha bisogno di essere rassicurata. Il Piccolo Principe si prende cura della Rosa. La protegge dal freddo. La ascolta. Ma non sa ancora distinguere tra amore e responsabilità eccessiva. Psicologicamente, questo è il punto delicato: Quando il bambino si sente responsabile della stabilità emotiva della madre, cresce con un amore pieno di senso del dovere. E quando quell’amore diventa troppo esigente o troppo ambivalente, può nascere la fuga. Il Piccolo Principe parte non perché non ami. Parte perché l’amore vissuto come carico diventa insostenibile. La gelosia e la paura dell’unicità. La Rosa teme di non essere unica. E fa di tutto per esserlo. La gelosia, in chiave psicologica, non è solo paura di perdere l’altro. È paura di non essere speciale.
La Rosa chiede:
“Sono l’unica per te?” Ma lo chiede in modo indiretto, teatrale.La gelosia nasce quando l’identità si fonda sull’essere scelti. Se non sono l’unica, chi sono? Il Piccolo Principe scopre che ci sono migliaia di rose uguali alla sua. Questo è uno shock narcisistico. Ma poi capisce qualcosa di fondamentale: Non è l’unicità oggettiva che crea il legame.
È il tempo dedicato.
“È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante.”
Qui avviene un passaggio psicologico maturo:
Non sei unica perché sei diversa dalle altre.
Sei unica perché ti ho scelta. La differenza è enorme. L’unicità fondata sulla paura genera controllo. L’unicità fondata sulla scelta genera libertà. La dinamica Rosa–Volpe: triangolazione affettiva. Quando compare la Volpe, entra in scena un terzo elemento.
La Volpe non è in competizione con la Rosa.
È una funzione psichica diversa. La Rosa rappresenta il primo legame, quello originario. La Volpe rappresenta il legame scelto consapevolmente. La Volpe insegna:
“Addomesticare significa creare legami.” Ma soprattutto insegna il rischio. La Rosa chiede amore. La Volpe insegna responsabilità. Nella vita reale, spesso accade questo: Una persona resta legata a un modello affettivo primario (Rosa) ma incontra un legame più maturo (Volpe) che la costringe a rivedere tutto. È una triangolazione interiore, prima ancora che relazionale.Non è tradimento.
È evoluzione.La Rosa è l’amore idealizzato.
La Volpe è l’amore consapevole.La maturità non è scegliere una contro l’altra.
È integrare entrambe. La favola non parla di bambini che non vogliono crescere. Parla di adulti che devono rielaborare il primo legame
per poter amare senza fuga. La Rosa non è un difetto. È una ferita. La Volpe non è una tentazione. È una guida. E il Piccolo Principe siamo noi quando impariamo che amare non è possedere, non è fuggire, non è idealizzare.
È restare sapendo che nulla è garantito.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Il deserto come simbolo dell’inconscio✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie Il Piccolo Principe inizia nel deserto.N...
20/02/2026

Il deserto come simbolo dell’inconscio

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Il Piccolo Principe inizia nel deserto.
Non in una città.
Non in una casa.Non in un luogo abitato.
Nel deserto.Il deserto è il luogo dell’essenziale.
Ma prima ancora è il luogo dell’inconscio.
È lo spazio dove non ci sono distrazioni.
Dove non ci sono ruoli sociali. Dove resti solo con ciò che sei. Nella psicologia profonda, il deserto è il luogo dell’incontro con l’ombra e con il Sé. È arido. È silenzioso. È spoglio. Nel deserto non puoi accumulare. Non puoi fingere. Non puoi nasconderti dietro le abitudini. Il pilota incontra il Piccolo Principe proprio lì, nel momento di crisi, quando il suo aereo è guasto.Crisi e deserto vanno insieme.
Quando la vita si rompe, quando i meccanismi abituali non funzionano più, entriamo nel deserto interiore.E lì accade qualcosa: L’essenziale diventa visibile. Il deserto è lo spazio in cui l’Io si riduce e l’anima può parlare. Non è un luogo comodo. È un luogo trasformativo. Chi attraversa il deserto senza scappare, scopre che sotto l’aridità c’è una sorgente.
“Ciò che rende bello il deserto è che nasconde un pozzo da qualche parte.” Questa frase è psicologicamente potentissima. L’inconscio non è solo buio. È anche riserva di senso. Ma il pozzo non si trova correndo. Si trova restando.La stella come simbolo della trascendenza e della memoria interiore
Le stelle nel racconto non sono solo paesaggio. Sono memoria viva. Quando il Piccolo Principe “torna”, il pilota guarda il cielo e sente che le stelle ridono. La stella è ciò che resta quando la forma scompare. È il simbolo della trascendenza: qualcosa che va oltre il corpo, oltre la presenza fisica. Ma è anche memoria interiorizzata. Quando una persona amata non è più fisicamente presente, non sparisce. Cambia forma. Diventa stella.
Non la tocchi. Ma la senti. La stella rappresenta il legame interiorizzato. Non è nostalgia sterile. È presenza trasformata.
In termini psicologici, la stella è l’oggetto interno buono: la figura amata che diventa parte della struttura psichica. Non è più dipendenza. È radice. Il Piccolo Principe non resta nel mondo visibile. Ma resta nel cielo interiore. E questo è il punto più alto del racconto: La maturità non elimina l’amore.
Lo spiritualizza senza negarlo.
La stella è ciò che illumina anche quando non puoi possedere. In fondo… Il deserto è il luogo dove perdi le illusioni. La stella è ciò che resta dopo che le illusioni sono cadute. Il deserto ti svuota. La stella ti orienta. Il deserto ti spoglia.
La stella ti ricorda chi sei. E forse la vera crescita è questa: Attraversare il deserto senza disperare e imparare a guardare le stelle senza volerle afferrare. Non trattenere.
Non possedere. Non fuggire. Restare. Perché ciò che è essenziale non si vede con gli occhi.
Si riconosce quando tutto il resto cade.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Vita: compresenza di gioia e dolore✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie La vita non è alternanza. Non è prima gioia...
20/02/2026

Vita: compresenza di gioia e dolore

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

La vita non è alternanza. Non è prima gioia e poi dolore. È compresenza.È il sorriso che si apre mentre dentro qualcosa ancora brucia.
È la gratitudine che convive con la nostalgia.
È la nascita che porta con sé la paura di perdere. Abbiamo creduto che maturare significhi eliminare il dolore. Ma maturare è imparare a tenerli insieme. La gioia non cancella la ferita. La illumina. Il dolore non nega la felicità. La rende più vera. Chi pretende solo luce vive fragile. Chi accetta anche l’ombra vive profondo. La vita è questa tensione abitata: ridere con gli occhi lucidi,
amare sapendo che nulla è garantito,
restare aperti pur conoscendo il rischio.
Non si tratta di essere forti. Si tratta di essere interi. E l’interezza non è assenza di crepe.
È la capacità di non separare ciò che coesiste.
La vita non sceglie per noi tra gioia e dolore.
Ci chiede di abitarli entrambi.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Cara signora, caro signore,✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie Del tempo della mia vita decido io cosa farne e com...
19/02/2026

Cara signora, caro signore,

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Del tempo della mia vita decido io cosa farne e come investirlo. Mi dispiace deluderla, ma ciò che scrivo su Voce delle Soglie non è finanziato da nessuno. Non ho sponsor, non ho pubblicità, non ho compensi nascosti. Scrivo perché lo scelgo. Scrivo perché è parte del mio lavoro e della mia responsabilità.Scrivo perché credo nel valore di una parola che aiuti a comprendere, non a dividere. Se ciò che condivido risuona, bene. Se non risuona, va altrettanto bene. Ma attribuire intenzioni economiche dove non ce ne sono è un modo semplice per evitare il confronto sul contenuto. Io resto sul contenuto. Con serenità.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Indirizzo

Giuseppe Di Vittorio 20
Acerra
80011

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