06/02/2026
Crolla ciò che è DIsincarnato
Crolla ciò che non REGGE l’Umano
✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie
Quello che sta accadendo davvero nel mondo non è solo una crisi economica, politica o culturale. Sta crollando un’idea di umano.
Sta crollando l’illusione che si possa vivere separati: separati dal corpo, dal limite, dal tempo, dagli altri. Sta cedendo il mito dell’efficienza come misura del valore,
della prestazione come identità, del controllo come sicurezza. Crollano le narrazioni forti che promettevano salvezza: le ideologie, le appartenenze automatiche, le spiegazioni semplici per realtà complesse. Crolla l’autorità che non è più credibile perché non è più incarnata. Crollano le relazioni costruite sul ruolo e non sulla presenza. Questo crollo riguarda le strutture simboliche che per decenni hanno sostituito l’esperienza viva dell’umano. Crollano le narrazioni forti perché promettevano salvezza dall’alto, dall’esterno, senza chiedere un attraversamento personale. Ideologie, sistemi di pensiero, appartenenze automatiche hanno offerto identità pronte all’uso in cambio di obbedienza, semplificando ciò che è complesso, addomesticando l’ambiguità, anestetizzando il conflitto. Ma l’umano non è riducibile a slogan: quando la realtà diventa troppo complessa, queste narrazioni smettono di reggere e si sgretolano. Crolla l’autorità non incarnata: quella che parla senza vivere ciò che dice, che prescrive senza esporsi, che pretende adesione senza presenza. L’autorità oggi non viene più riconosciuta per il ruolo, il titolo o la posizione, ma per la coerenza tra parola e vita. Quando questa coerenza manca, l’autorità perde peso simbolico e diventa rumore. Crollano infine le relazioni costruite sul ruolo: genitore, partner, professionista, guida, senza un reale esserci. Le relazioni reggono solo se sono attraversate da presenza, responsabilità e contatto. Quando restano solo funzioni, aspettative e doveri, si svuotano e collassano. Questo crollo non è una degenerazione: è una resa dei conti con il reale. Non sta venendo meno il senso. Sta venendo meno ciò che si era sostituito al senso. E ciò che resta chiede meno risposte e più verità vissute. E questo crollo fa paura. Perché quando crolla ciò che teneva insieme, emerge ciò che era stato messo a tacere: fragilità, solitudine, rabbia, smarrimento. Ma non tutto sta crollando.
Resta ciò che non era mai stato garantito:
la relazione vera, la responsabilità personale,
la possibilità di stare nel limite senza disumanizzarsi. Resta chi sceglie di abitare le soglie invece di scappare: chi non cerca colpevoli ma senso, chi non chiede certezze ma verità, chi accetta che l’umano non si aggiusta, si accompagna. Resta la presenza.
Resta il corpo che sente. Resta la parola che non seduce ma tiene.Resta il gesto piccolo, quotidiano, non spettacolare. Forse non stiamo assistendo alla fine del mondo.
Forse stiamo vivendo la fine di un mondo che non reggeva più l’umano. E ciò che resta non fa rumore. Ma è l’unica cosa da cui può nascere qualcosa di vero.
✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie