11/11/2025
Le Quattro Vie dell’Accettazione: Corpo, Anima e Relazione.
Ogni grande terapeuta o pensatore ha dato alla parola accettazione un tono, una direzione, una qualità specifica. Insieme, Rogers, Jung, Perls e Hillman disegnano una mappa che va dal corpo alla psiche profonda, dalla relazione all’immaginazione.
1. Rogers – L’accettazione come nutrimento relazionale.
Per Carl Rogers, accettare significa accogliere incondizionatamente l’altro e se stessi. È il terreno caldo in cui la crescita può avvenire senza sforzo. È un atto di empatia incarnata, dove il terapeuta sospende ogni giudizio e si apre al mondo dell’altro. Nel corpo, questa accettazione si sente come respiro che si apre, torace che si espande, senso di sicurezza di base. È la fiducia nel principio di autoregolazione dell’organismo umano: ciò che è accolto, si trasforma. Energia prevalente: il cuore, la qualità del “sì” affettivo. “Quando mi accetto così come sono, allora posso cambiare.”
2. Jung – L’accettazione come integrazione dell’ombra.
Per Carl Gustav Jung, accettare significa includere ciò che è stato escluso dalla coscienza: le parti rimosse, temute, disprezzate. È un atto di conoscenza e di umiltà, non di tolleranza: riconoscere che la nostra luce ha bisogno della notte. Nel corpo, accettare l’ombra è dare spazio alla tensione, al tremore, al desiderio trattenuto, lasciando che trovino forma e voce. È la via verso l’individuazione, la riconciliazione degli opposti che vivono in noi. Energia prevalente: il bacino, sede dell’istinto e della forza vitale repressa. “Non diventeremo illuminati immaginando figure di luce, ma rendendo cosciente l’oscurità.”
3. Perls – L’accettazione come presenza e contatto.
Per Fritz Perls, fondatore della Gestalt, accettare è stare con ciò che c’è, qui e ora, senza volerlo cambiare. È un’esperienza corporea, sensoriale, immediata. Ogni emozione, se pienamente sentita, completa il suo ciclo naturale e si dissolve. L’accettazione è dunque non interferenza, fiducia nella saggezza organismica. Nel corpo si manifesta come radicamento, respiro libero, contatto con il suolo e con l’ambiente. Energia prevalente: i piedi e il respiro, il “qui e ora” incarnato. “Il cambiamento avviene quando una persona diventa ciò che è.”
4. Hillman – L’accettazione come fedeltà all’anima.
Per James Hillman, accettare non è guarire o migliorare, ma onorarne la necessità. È un atto poetico, non terapeutico: vedere il senso nel destino dell’anima. Significa dare spazio al daimon, alla forma originaria che vuole esprimersi attraverso la nostra vita. Accettare il sintomo come immagine dell’anima, non come errore da correggere. È discesa (katabasis), immersione nel mondo interiore, contemplazione estetica della propria complessità. Nel corpo, questa accettazione è ascolto profondo delle risonanze interne, un lasciarsi attraversare dalle immagini e dalle emozioni senza volerle risolvere. Energia prevalente: la profondità, il ventre come grembo dell’immaginazione e dell’invisibile. “Il sintomo non è contro di te, è per te.” L’accettazione non è un punto d’arrivo ma un movimento continuo di riconoscimento: del corpo che sente, dell’ombra che parla, del presente che chiede contatto, dell’anima che vuole essere vista. È il respiro stesso della trasformazione. Nel suo ritmo lento, tra cuore e pelvi, tra luce e profondità, l’essere umano si scopre intero.