04/11/2025
PERCHÉ RICORDIAMO LE COSE NEGATIVE
Il cervello umano tende a ricordare più a lungo le esperienze negative rispetto a quelle positive, un fenomeno noto come bias della negatività.
Questo meccanismo evolutivo, descritto in modo approfondito da Roy F. Baumeister e colleghi nel celebre articolo “Bad Is Stronger than Good”, ha la funzione di proteggere l’individuo da potenziali minacce, privilegiando l’attenzione verso stimoli dannosi o spiacevoli.
Le evidenze neuroscientifiche mostrano che gli eventi emotivamente negativi attivano in modo più intenso e duraturo le aree cerebrali deputate alla memoria e alla risposta emotiva, in particolare l’amigdala e l’ippocampo, determinando una traccia mnestica più resistente rispetto a quella prodotta da esperienze positive o neutre.
Questa risposta non rappresenta una debolezza psicologica, bensì un adattamento biologico finalizzato alla sopravvivenza. Tuttavia, ricerche recenti basate su neuroimaging funzionale dimostrano che è possibile modulare questo meccanismo attraverso pratiche di mindfulness, gratitude journaling e self-affirmation.
Questi interventi, infatti, favoriscono la neuroplasticità e rafforzano i circuiti neuronali associati all’elaborazione di emozioni positive, contribuendo a ridurre l’impatto del bias della negatività.
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Fonte: “Bad Is Stronger than Good”, Roy Baumeister & Ellen Bratslavsky et al., Review of General Psychology, 2001
Credit foto: Gerd Altmann, Pixabay