04/05/2026
📍 Genova | HumanCare 2026
Dal “curare” al “prendersi cura”.
È attorno a questa visione che si è sviluppato il meeting nazionale HumanCare 2026, svoltosi a Genova il 22 aprile: un importante momento di confronto dedicato all’umanizzazione delle cure, al benessere organizzativo e al futuro del Servizio Sanitario Nazionale.
All’incontro hanno partecipato oltre 70 realtà ospedaliere italiane, professionisti, istituzioni e organizzazioni impegnate a rendere i luoghi di cura sempre più attenti alla persona, ai suoi bisogni e alla sua esperienza.
Anche la Fondazione Ospedale Alba-Bra, insieme all’ASL CN2, ha portato il contributo del territorio e dell’Ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno, condividendo il percorso avviato in questi anni a sostegno di una sanità più umana, accogliente e vicina alla comunità.
Durante i lavori, il Dott. Luca Burroni, Direttore Sanitario dell’ASL CN2, ha presentato gli esiti del laboratorio dedicato ad “Ambienti e Umanizzazione”, condotto insieme alla nostra Project Manager, la Dott.ssa Anna Rovera.
Un contributo che ha messo al centro un tema fondamentale: gli spazi di cura non sono semplici luoghi fisici, ma parte integrante dell’esperienza terapeutica e del benessere di pazienti, familiari e operatori.
In questa direzione, il rapporto tra sanità pubblica e privato sociale assume un valore decisivo. L’umanizzazione delle cure si costruisce infatti attraverso una rete di competenze, responsabilità e partecipazione, capace di unire ospedale, territorio e comunità.
Significa ripensare gli ambienti come luoghi capaci di favorire benessere e relazione. Significa coinvolgere pazienti, familiari e operatori nei percorsi decisionali. Significa co-progettare gli spazi, integrare il design terapeutico e diffondere una cultura condivisa dell’umanizzazione delle cure.
Un percorso avviato a Siena nel 2025, proseguito a Genova nel 2026 e destinato a crescere ancora, con l’obiettivo di portare questo importante appuntamento sul nostro territorio nel 2028.
Per la Fondazione, essere parte di questo cammino significa confermare una convinzione profonda: l’umanizzazione non è un elemento accessorio, ma una dimensione strutturale della qualità delle cure.