24/07/2025
Ecco svelato il motivo della conformazione del cranio di tanti adulti..
“Nascere legati” — una storia (quasi) dimenticata
Fino agli anni ’50 e ’60, nascere in certe valli del Trentino-Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia non significava ricevere il primo abbraccio della libertà. Al contrario. Era l’ingresso in una prigione silenziosa, fatta di stoffa e convinzioni tramandate.
Appena venuto al mondo, un neonato non era accolto con carezze e movimenti liberi. Il primo gesto, spesso compiuto dalla levatrice o da una nonna esperta, era quello di fasciare. Ma non un semplice avvolgimento: un rito preciso, rigoroso.
Si partiva dalle gambine, tese con cura e avvolte strette, poi il busto, le braccine ferme lungo i fianchi, fino a trasformare il piccolo in un fagottino immobile. Poteva restare così per ore. Giorni. A volte settimane.
Era una tradizione antica. Nessuno la metteva in discussione. Si credeva facesse bene: per tenere le gambe dritte, per evitare malformazioni, per far dormire meglio il bambino. E, per le madri indaffarate tra figli e campi, un neonato immobile era anche… più gestibile.
Ma a quale prezzo?
Il cambiamento arrivò lentamente. Senza scalpore, senza rivoluzioni. Solo grazie al coraggio gentile di chi seppe ascoltare.
Uno di questi fu il dottor Fabiani, un giovane medico mandato in un piccolo paese friulano. Lì, trovò un collega anziano e stimato, ma ancora legato alle pratiche dell’Ottocento. Le fasciature non si mettevano in dubbio.
Fabiani, però, era diverso. Veniva da Padova, conosceva le nuove scoperte sullo sviluppo dei neonati. Sapeva che quelle fasciature non erano solo inutili. Erano dannose.
Ma non giudicò. Non criticò. Iniziò a bussare alle porte, a sedersi nelle cucine tra grembiuli e caffettiere, a parlare con calma. Portava illustrazioni, spiegava. Ma soprattutto, ascoltava. Portava scienza, sì, ma con rispetto.
Accanto a lui, una donna determinante: Norma Marcuzzi, la levatrice del paese. Aveva fatto nascere centinaia di bambini. La sua voce contava. E quando iniziò a sostenere le parole del giovane medico, qualcosa cambiò.
Piano piano, quella pratica secolare iniziò a sparire. Non con la forza, ma con la fiducia.
Oggi sembra impensabile. Eppure è successo. E raccontarlo serve. Perché ci ricorda una grande verità:
Non basta aver ragione per cambiare il mondo.
Serve entrare con delicatezza nelle pieghe della tradizione.
Servono tempo, empatia… e mani capaci di accarezzare, prima ancora di sciogliere.
Perché anche una fasciatura, stretta da secoli, può essere sciolta.
Se lo fai con amore.
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