29/12/2025
È una caduta. Non una tristezza passeggera. Una caduta lenta che non fa rumore, eppure ti trascina giù.
La depressione non arriva bussando. Si insinua. Imbratta i giorni, appanna gli occhi, toglie senso alle cose che prima avevano un colore. Ti convince, piano piano, che nulla valga davvero la fatica di esserci.
È un corpo che pesa troppo. Una mente che non smette mai di parlare, ma dice sempre le stesse parole: “non ce la fai”, “non serve”, “non sei abbastanza”. È un tempo che si blocca in un presente che diventa un labirinto. Il futuro diventa una strada troppo lunga per essere percorsa.
Non è mancanza di volontà. Non è debolezza. È una malattia che ti svuota dall’interno e ti lascia convivere con una stanchezza che non si vede, ma che ti abita.
Mentre fuori tutto continua, dentro qualcosa si ferma. Le relazioni diventano lontane, i rumori diventano troppo forti, i silenzi troppo profondi. Spesso non c’è rabbia. C’è paura. C’è vergogna. C’è la sensazione ostinata di essere fuori posto, anche nella propria esistenza.
La cura non è una magia. È un cammino lento, fatto di passi piccoli, a volte invisibili persino a chi li compie. La cura passa dal fidarsi di qualcuno quando tutto in te vorrebbe chiudersi. È imparare a nominare il buio senza sentirsi colpevoli.
Non c’è eroismo nella depressione. C’è resistenza. C’è sopravvivenza silenziosa. C’è la fatica quotidiana di restare, anche quando niente sembra valerne la pena. La depressione non ti rende migliore. Ti mette davanti alla tua fragilità. E chiede cura. Non giudizio. Non soluzioni rapide. Cura, presenza, ascolto.