Tessere - Centro di Psicologia e Logopedia

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20/11/2025
07/11/2025

* Perché si fanno grandi rivelazioni al terapeuta all’ultimo minuto?

Le rivelazioni al terapeuta all'ultimo minuto sono un fenomeno comune nella psicoterapia. Ci sono diverse ragioni per cui i pazienti possono aspettare fino all'ultimo minuto per condividere informazioni importanti:

1. *Paura del giudizio*: i pazienti possono temere di essere giudicati o criticati dal terapeuta per le loro azioni o pensieri.
2. *Vergogna o imbarazzo*: alcuni pazienti possono sentirsi imbarazzati o vergognosi di condividere certe informazioni, come abusi, dipendenze o comportamenti sessuali.
3. *Paura della reazione del terapeuta*: i pazienti possono temere che il terapeuta reagisca in modo negativo o si senta scioccato dalle loro rivelazioni.
4. *Bisogno di controllo*: alcuni pazienti possono sentirsi più sicuri se mantengono certe informazioni per sé stessi, esercitando un controllo sulla relazione terapeutica.
5. *Non essere pronti a confrontarsi con le emozioni*: i pazienti possono non essere pronti a confrontarsi con le emozioni intense che possono sorgere quando condividono certe informazioni.
6. *Aspettare il momento giusto*: i pazienti possono aspettare di sentirsi sicuri che il terapeuta sia la persona giusta per condividere queste informazioni.

È importante notare che il terapeuta è lì per aiutare il paziente e non per giudicarlo. La relazione terapeutica è basata sulla fiducia e sulla riservatezza. Se un paziente si sente a disagio nel condividere certe informazioni, il terapeuta può lavorare con lui per costruire la fiducia e creare un ambiente sicuro per la condivisione.

AFFETTIVITÀ E SESSUALITÀÈ legittimo che i genitori siano informati rispetto ai programmi di educazione all'affettività e...
20/10/2025

AFFETTIVITÀ E SESSUALITÀ
È legittimo che i genitori siano informati rispetto ai programmi di educazione all'affettività e alla sessualità, ma limitarli al solo nozionismo anatomico ad opera dell'insegnante di scienze è anacronistico.
I ragazzi hanno innumerevoli dubbi e quesiti al riguardo, che raramente pongono a genitori e insegnanti, ma che necessitano di risposte competenti e non giudicanti.
E si tratta di domande su di sé, sull'altro e sulle relazioni, che riguardano certamente il corpo e il suo funzionamento, ma non solo. Più spesso hanno a che fare con insicurezze, vergogne, curiosità nell'incontro con l'altro e con la propria intimità, prima di tutto emotiva, più che fisica.

Vogliamo davvero lasciare queste domande senza una risposta competente?
Il rischio è che questo vuoto educativo lo riempiano altre fonti più accessibili ai ragazzi: coetanei, siti internet, social e pornografia. Luoghi a cui hanno accesso in età sempre più precoce, senza avere gli strumenti per comprenderli e maneggiarli.
Ciò contribuisce all'incremento dei comportamenti a rischio tra i ragazzi, con conseguenze pericolose: accesso precoce a contenuti pornografici, disinformazione, comportamenti sessuali a rischio (gravidanze, malattie sessualmente trasmissibili, abusi), violenza di genere (sia fisica che verbale), per citarne solo alcuni.

Non è non parlandone che si risolvono i problemi, non è facendo diventare la sessualità un tabù che esorcizzeremo ciò che spaventa noi adulti.
I bambini e i ragazzi hanno bisogni legittimi, che devono avere risposte competenti e non giudicanti.
Tornare ai divieti e ai tabù non aiuta nessuno, se non, forse, a tacitare le paure di adulti fragili e impreparati.

06/10/2025

L’AI ossia l’intelligenza artificiale e’ arrivata anche nella salute mentale. ChatGPT, per esempio, è diventato un confidente silenzioso: è sempre disponibile, non da’ giudizi, aiuta a riflettere.
In realtà, è una simulazione di empatia, non una relazione reale.
L’AI può essere uno strumento di supporto, ma non sostituire una relazione terapeutica; può essere utilizzata attraverso app di mindfulness o risorse informative.

Ma la terapia non è un buon consiglio, è presenza, relazione e ascolto.
Infatti l’AI non può replicare pienamente l’empatia e la comprensione umana che un terapeuta può offrire.
Non è, inoltre, in grado di replicare dinamiche emotive e intuizioni che si verificano nella relazione interpersonale tra paziente e terapeuta.
Un terapeuta umano può adattare l’approccio in base alle reazioni e ai bisogni del paziente, aspetto che l’AI non potrebbe fare.
L’intelligenza artificiale non è in grado di rispondere in maniera appropriata e immediata a situazioni di crisi come pensieri suicidi o gravi stati.

L’AI non è comunque uno strumento da demonizzare, ma non può sostituire la relazione terapeutica che richiede una relazione tra terapeuta e paziente nello stesso spazio e luogo.

Indirizzo

Via Papa Giovanni XXIII, 14
Ambivere
24040

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