Psicoterapeuta D.ssa Emanuela Zini

Psicoterapeuta D.ssa Emanuela Zini Mi occupo da anni di valutazioni psicologiche per bambini e adolescenti, sostegni genitoriali, psicoterapie per bambini/adolescenti/adulti. Tecnica EMDR

24/12/2025

È necessario equipaggiare i figli per poi lasciarli liberi di scegliere, camminare e muoversi nel mondo.
Si è felici se si persegue ciò che si desidera e si ha la libertà di sbagliare senza deludere nessuno.

Caro Babbo Natale,Se avanza tempo insegnami a non riempirlo.A lasciarlo respirare.A sedermi accanto come si fa con un ga...
24/12/2025

Caro Babbo Natale,
Se avanza tempo insegnami a non riempirlo.
A lasciarlo respirare.
A sedermi accanto come si fa con un gatto
addormentato.
Se avanza tempo ricordami che anche il vuoto è pieno di vita.
Che il silenzio ha radici più lunghe delle parole.
Se avanza tempo lasciami guardare il cielo senza scopo.
Contare le nuvole e perderne il conto.
Lasciami dimenticare il mio nome per un attimo.
Se avanza tempo metti una tazza sul tavolo e siediti con me.
Non dire niente.
Lasciamo che la luce faccia il resto.
Se avanza tempo fammi amare la lentezza come una fede.
Fammi credere nei piccoli respiri.
Nel disordine che sa di casa.
Se avanza tempo portami un fiore.
Non per adornare, ma per ricordare che tutto
appassisce.
E che in questo c'è la bellezza.
Se avanza tempo insegnami a non avere paura del silenzio.
A non scappare dalla mia voce quando tace.
Se avanza tempo lasciami non sapere cosa fare.
Lasciami essere.
Così, semplicemente”

Cit Gloria Volpato

Buone feste
Che sia un tempo rallentato e del dolce far niente

Dssa Zini

21/12/2025

Avete già letto il nuovo libro di Alberto Pellai e Barbara Tamborini?
Si tratta di un'opera che apre una strada totalmente nuova nel rapporto tra genitori e tecnologia.

La necessità primaria è il sostegno alla crescita sana delle giovani generazioni, agendo con chiarezza per arginare l’invadenza con cui il digitale e lo smartphone hanno aggredito la vita per estorcere valore economico a spese e danno delle persone, soprattutto dei più piccoli.

I danni sono sempre più evidenti e incontrovertibili, mentre gli adulti dibattono tra di loro come se si trattasse di opinioni. È un’emergenza e bisogna agire.

Questo libro fornisce indicazioni concrete e praticabili da subito per liberare i figli dalla reclusione per ritrovare la fatica, la bellezza e la libertà di diventare sé stessi. Per questo ve lo consiglio.

21/12/2025

Ritenuta scomparsa, ma semplicemente autoreclusa e nascosta a casa di un amico, mercoledì sera ha inviato un video per scusarsi dell’allarme procurato. Quello che fa riflettere è che, a quasi 30 anni, alcuni figli diventino protagonisti di fatti di cronaca solo perché spaventati da vite che non...

Il fenomeno delle bambine che si truccano a età sempre più precoce è un tema complesso e multifacetto. Ecco alcune possi...
01/12/2025

Il fenomeno delle bambine che si truccano a età sempre più precoce è un tema complesso e multifacetto. Ecco alcune possibili spiegazioni psicologiche:

1. *Influenza dei media e della pubblicità*: le bambine sono esposte a messaggi pubblicitari e mediatici che promuovono l'uso del trucco e la bellezza come valori importanti.
2. *Identificazione con le figure femminili*: le bambine possono imitare le donne adulte che vedono intorno a loro, come le mamme o le star dello spettacolo, e cercare di emulare il loro aspetto.
3. *Desire di autonomia e indipendenza*: il trucco può essere visto come un modo per le bambine di esprimere la loro individualità e di prendere controllo del proprio aspetto.
4. *Pressione sociale e conformismo*: le bambine possono sentirsi pressionate a conformarsi alle norme sociali e a essere "come le altre" per evitare di essere escluse o derise.
5. *Sviluppo dell'identità*: il trucco può essere un modo per le bambine di esplorare la loro identità e di sperimentare con diversi ruoli e personalità.

Tuttavia, è importante notare che l'uso precoce del trucco può anche avere effetti negativi sulla salute e sul benessere delle bambine, come:

- *Danni alla pelle*: il trucco può occludere i pori e causare problemi di pelle, come l'acne.
- *Bassa autostima*: l'uso eccessivo del trucco può portare a una percezione distorta del proprio aspetto e a una bassa autostima.
- *Sexualizzazione precoce*: l'uso del trucco può contribuire a una sexualizzazione precoce delle bambine e a una perdita dell'innocenza.

È importante che i genitori e gli adulti responsabili promuovano un'immagine positiva del corpo e dell'autostima, e che incoraggino le bambine a sviluppare interessi e attività che non siano solo e unicamente legati all'aspetto fisico.

Far comprendere che la cura del corpo, tra cui rientra anche per esempio, il truccarsi e’ una attività da poter fare con il tempo, quando l’età è più matura per giocare e gestire la propria femminilità.

20/11/2025
* Perché si fanno grandi rivelazioni al terapeuta all’ultimo minuto? Le rivelazioni al terapeuta all'ultimo minuto sono ...
07/11/2025

* Perché si fanno grandi rivelazioni al terapeuta all’ultimo minuto?

Le rivelazioni al terapeuta all'ultimo minuto sono un fenomeno comune nella psicoterapia. Ci sono diverse ragioni per cui i pazienti possono aspettare fino all'ultimo minuto per condividere informazioni importanti:

1. *Paura del giudizio*: i pazienti possono temere di essere giudicati o criticati dal terapeuta per le loro azioni o pensieri.
2. *Vergogna o imbarazzo*: alcuni pazienti possono sentirsi imbarazzati o vergognosi di condividere certe informazioni, come abusi, dipendenze o comportamenti sessuali.
3. *Paura della reazione del terapeuta*: i pazienti possono temere che il terapeuta reagisca in modo negativo o si senta scioccato dalle loro rivelazioni.
4. *Bisogno di controllo*: alcuni pazienti possono sentirsi più sicuri se mantengono certe informazioni per sé stessi, esercitando un controllo sulla relazione terapeutica.
5. *Non essere pronti a confrontarsi con le emozioni*: i pazienti possono non essere pronti a confrontarsi con le emozioni intense che possono sorgere quando condividono certe informazioni.
6. *Aspettare il momento giusto*: i pazienti possono aspettare di sentirsi sicuri che il terapeuta sia la persona giusta per condividere queste informazioni.

È importante notare che il terapeuta è lì per aiutare il paziente e non per giudicarlo. La relazione terapeutica è basata sulla fiducia e sulla riservatezza. Se un paziente si sente a disagio nel condividere certe informazioni, il terapeuta può lavorare con lui per costruire la fiducia e creare un ambiente sicuro per la condivisione.

04/11/2025

A 9 ANNI HANNO FONDATO UN “CLUB DEL SESSO”: se siete genitori, per favore prendetevi 10 minuti per leggere questo post.

Genitori ed educatori: il messaggio che segue richiede circa 10 minuti del vostro tempo. Ma potrebbero essere dieci minuti chi vi aiutano a comprendere cose che stanno succedendo nelle vite dei nostri figli e di cui è troppo importante riflettere insieme. Questo post parte dalla testimonianza di una collega che mi ha scritto così:

“Gentile dottore per la prima volta nella mia esperienza professionale mi trovo davanti una situazione per me difficile da affrontare. Nella nostra scuola ci sono bambini di 9 anni che vedono video pornografici dallo scorso anno e hanno creato un club del sesso. Chi vuole farne parte è obbligato a visionare materiali pornografici spinti, rapporti orali, a tre, con uso di oggetti. Tutto questo è stato scoperto da una mamma. Mi viene da dire maledetti cellulari e adulti incoscienti che comprano sempre prima questo oggetto e non supervisionano. Alcune bambine manifestano un disagio forte, Oggi una ha vomitato per lo schifo provato davanti a delle immagini, altre piangono. Io da tanti anni affronto il discorso della pornografia online, della mercificazione del corpo, porto poesie d'amore, mostro ciò che manca in quelle visioni di solo accoppiamento fisico. Lo faccio nella terza media. A quella età le parole mi escono facilmente, so come affrontare il discorso. Non mi è mai successo di trovarmi in una situazione simile, davanti a bambini di 9 anni. Ecco perchè ho bisogno di un confronto con lei.

Da anni, ogni settimana (e ribadisco: ogni settimana) ricevo mail con richieste di aiuto in cui un adulto rivela di sentirsi disorientato di fronte a ciò che ha scoperto esistere nella vita virtuale di un figlio, di uno studente, di una classe o all’interno di una chat. Molte di queste richieste hanno a che fare con l’esplorazione della sessualità da parte di minori che viene fatta sempre più precocemente e con modalità totalmente inadeguate rispetto all’età e alla maturità dei soggetti coinvolti. Questa settimana ho ricevuto questa mail e ho chiesto il permesso di poter condividere questa testimonianza con chi legge i miei post.

Avere 9 anni e fondare, nel proprio ambito di amicizie, il club del sesso imponendo ai coetanei – per farne parte – di visionare materiali molto spinti è un esempio di come l’abuso sessuale (sì, questo è abuso e non esplorazione fase-specifica) possa entrare nella vita dei nostri figli attraverso la combinazione di cinque elementi:
1) il bisogno di appartenenza al gruppo
2) la disponibilità di strumenti digitali che permettono con tre click di fare qualsiasi cosa
3) la superficialità con cui il mondo adulto ha sdoganato nella vita dei minori strumenti potentissimi senza avere alcuna contezza della loro potenza e della disfunzionalità che essa porta nella vita dei minori
4) l’aggressività con cui le piattaforme digitali entrano nelle vite di tutti, anche dei bambini, proponendo esperienze totalmente non fase specifiche e arrogandosi il diritto di dire che non hanno alcuna responsabilità, in quanto avvertono l’utente di contenere materiale riservato ad un pubblico di cui specificano l’età minima (da cui se ne deduce che gli unici responsabili per le navigazioni pericolose sarebbero i genitori che dovrebbero vivere dentro gli smartphones dei figli)
5) la totale mancanza di educazione affettiva e sessuale, che lascia i piccoli esposti a situazioni estreme in cui percepiscono disagio ed eccitazione allo stesso tempo nella totale incapacità di comprendere come orientarsi in tutto ciò e soprattutto a chi chiedere aiuto., visto che le agenzie educative e gli adulti in generale si rivelano vacanti in questo ambito educativo.

Condivido questa testimonianza in un giorno di festa, non per rovinarvelo, ma perché nei giorni festivi noi adulti abbiamo ritmi più lenti e più tempo per concentrarci su cose che la frenesia del lavoro a volte non ci fa considerare importanti. Io non so più come dirlo al mondo che là fuori c’è un problema enorme che entra nelle nostre vite attraverso lo sdoganamento della virtualità a cui bambini e bambine hanno accesso, navigando senza alcun criterio e supervisione.

So che molti dicono che basterebbe educare ad un buon uso dello smartphone, perché non è lo smartphone in sé il problema, ma l’uso che ne viene fatto. Beh, lasciatemi dire che invece è anche lo smartphone in sé il problema perché ha una potenza che nessun bambino sa governare e che nessun adulto sa educare nella relazione con un minore. Dentro al virtuale c’è troppa roba mentre nella mente dei nostri figli, prima dei 16 anni ci sono ancora troppe poche reti neuronali integrative in grado di avere un dominio efficace di quella “troppa roba”. E’ come far guidare una fuoriserie ad un ragazzo che ha appena preso la patente per guidare un motorino.

Per favore parlate di tutto questo ad altri genitori. Voi educatori condividete questa storia nelle vostre chat di classe. Rendete questa domenica una domenica di consapevolezza adulta, sia genitoriale che della comunità educante tutta. Troppe volte sento dire, anche da colleghi molto quotati, che io, con la narrazione che ho fatto del digitale in questi anni, non ho compreso nulla. Perché il problema secondo moltissimi sta nella fragilità di noi adulti.

Io penso che dobbiamo avere il coraggio di dire che il mondo virtuale ha reso i genitori fragili e la fragilità degli adulti ha reso il mondo virtuale sempre più capace di impossessarsi delle vite dei nostri figli. E’ un gatto che si morde la coda che però ha avuto il suo punto di inizio con la pervasività del digitale portatile dentro alle nostre vite di esseri umani del terzo millennio. E questo, Jonathan Haidt lo spiega benissimo nel suo volume “Generazione ansiosa” (Rizzoli ed.)

Su questo tema anch’io ho appena pubblicato un libro con Barbara Tamborini intitolato “Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo” (Mondadori ed.) dove cerchiamo di far capire ai lettori che oggi abbiamo bisogno di una totale inversione di rotta e che noi genitori ne dobbiamo essere consapevoli protagonisti. Vi prego, andatelo a cercare nella biblioteca più vicina a casa vostra, non c’è bisogno che lo compriate (chi sa quanti pensano che il mio unico interesse sia – in questo momento - vendere un libro. Ma se così fosse, vi siete mai chiesti come mai in più di dieci anni di vita nei social non ho mai – e ribadisco mai – messo un link ad alcuna libreria online che conduca all’acquisto automatico di un mio libro?). Scrivo libri non perché ho l’urgenza di venderli (cosa che naturalmente viene valutata come positiva da un autore), ma per fare cultura, per usare il mio posizionamento professionale e sociale (oltre che social) ai fini del miglioramento della vita e delle condizioni di crescita dei nostri figli. Lo dico da professionista e lo dico come padre di quattro figli.

Se anche voi pensate che fondare il club del sesso a 9 anni sia una spaventosa distorsione della crescita derivata da un mondo che non ha alcuna cura dei bisogni evolutivi di bambini e bambine del terzo millennio e che ciò non dipenda solo dalla fragilità di noi genitori, ma dalla potenza con cui quel mondo invade le nostre vite…… beh allora spero che questo post vi aiuti a correre ai ripari.

Se volete e potete, aprite il dibattito con più adulti possibili e condividete questo messaggio.

L’AI ossia l’intelligenza artificiale e’ arrivata anche nella salute mentale. ChatGPT, per esempio, è diventato un confi...
06/10/2025

L’AI ossia l’intelligenza artificiale e’ arrivata anche nella salute mentale. ChatGPT, per esempio, è diventato un confidente silenzioso: è sempre disponibile, non da’ giudizi, aiuta a riflettere.
In realtà, è una simulazione di empatia, non una relazione reale.
L’AI può essere uno strumento di supporto, ma non sostituire una relazione terapeutica; può essere utilizzata attraverso app di mindfulness o risorse informative.

Ma la terapia non è un buon consiglio, è presenza, relazione e ascolto.
Infatti l’AI non può replicare pienamente l’empatia e la comprensione umana che un terapeuta può offrire.
Non è, inoltre, in grado di replicare dinamiche emotive e intuizioni che si verificano nella relazione interpersonale tra paziente e terapeuta.
Un terapeuta umano può adattare l’approccio in base alle reazioni e ai bisogni del paziente, aspetto che l’AI non potrebbe fare.
L’intelligenza artificiale non è in grado di rispondere in maniera appropriata e immediata a situazioni di crisi come pensieri suicidi o gravi stati.

L’AI non è comunque uno strumento da demonizzare, ma non può sostituire la relazione terapeutica che richiede una relazione tra terapeuta e paziente nello stesso spazio e luogo.

03/10/2025

Condividiamo l'articolo scritto da Chiara Daina per IO Donna (Corriere della sera) con intervista a Tommaso Zanella I terapeuti virtuali, rischio o risorsa? Abituati a interagire con i chatbot per mille aspetti della quotidianità, i più giovani li consultano anche per sapere come gestire ansia, tr...

21/09/2025

Oggi su Avvenire é stato pubblicato un estratto del nostro libro "Esci da quella stanza" (). Buona lettura

13/08/2025

QUEL POSTO CHE CHIAMI CASA

“Quel posto che chiami casa” di Enrico Galiano (Garzanti Libri) è un romanzo che va in due direzioni. Da una parte racconta una storia di adolescenza che ha molte caratteristiche in comune con quella dei propri lettori. Crescere implica per tutti imparare a capire come si guarda il mondo e chi lo abita, cercare un amico che diventi parte della nostra vita e della nostra storia, vincere la tentazione di mollare tutto pensando di non farcela, dare ascolto alla propria voce interiore che non smette mai di tenerci agganciati a quei significati che lei sembra conoscere meglio di te, comprendere la storia da cui provieni per riuscire a scrivere la storia verso cui ti muovi. Ma l’altra direzione che il libro fa percorrere al suo lettore è inusuale e importantissima: perché lo mette a confronto con la fragilità psichica, con il tema della salute mentale che oggi ha una rilevanza clinica e sociale di enorme portata. Galiano esplora questo tema grazie a Vera, l’adolescente protagonista, che appartiene ad una storia familiare di grande fragilità, in questo ambito, fino a rischiare essa stessa di perdere il contatto con il principio di realtà. Un giorno Vera entra concretamente in contatto con il mondo dei soggetti portatori di fragilità psichica, si confronta con essi, ne diventa spettatrice, compagna, sostegno. La frequentazione come volontaria di un luogo che li accoglie e li cura è per lei un’azione rivoluzionaria. I suoi genitori hanno, infatti, sempre cercato di proteggerla da qualsiasi contatto con la sofferenza mentale, perché un segreto di famiglia - mai davvero elaborato - li ha tenuti in ostaggio nel territorio della paura. E quando temi qualcosa, hai due sole possibilità: o impari ad affrontarlo oppure puoi solo evitarlo. Vera sfugge alla logica rinunciataria di chi evita qualcosa che non può essere rimosso o taciuto nel nulla. La vita a volte ci obbliga a confrontarci con un dolore che non scegli, ma “accade” e che chiede di essere guardato negli occhi. Disorientati e confusi, i genitori di Vera non hanno saputo fare questa operazione di affrontamento e attraversamento sano del dolore, diventandone, quasi inconsapevolmente, prigionieri involontari. Il romanzo di Enrico Galiano è intenso, profondo, commovente. Espone il proprio lettore a temi complessi, faticosi e dolorosi e, oggi più che mai, ha un valore terapeutico. In una società che ci obbliga alla felicità a tutti i costi, dalle pagine di Galiano esonda invece un disagio che chiede di essere accolto, analizzato e compreso. Scritto con la consueta capacità di prendere il lettore per mano e farlo diventare parte della storia che sta leggendo, Enrico Galiano racconta una vicenda che, per chi lo conosce bene, sa essergli urgente e necessaria. Il suo talento narrativo trasforma la sua urgenza personale in un tema universale.

Indirizzo

Via Papa Giovanni XXIII N. 14
Ambivere
24030

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 16:00
Martedì 09:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 18:30
Giovedì 09:00 - 18:30
Venerdì 09:00 - 18:00

Telefono

+393498349132

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