Psicoterapeuta D.ssa Emanuela Zini

Psicoterapeuta D.ssa Emanuela Zini Mi occupo da anni di valutazioni psicologiche per bambini e adolescenti, sostegni genitoriali, psicoterapie per bambini/adolescenti/adulti. Tecnica EMDR

20/11/2025
* Perché si fanno grandi rivelazioni al terapeuta all’ultimo minuto? Le rivelazioni al terapeuta all'ultimo minuto sono ...
07/11/2025

* Perché si fanno grandi rivelazioni al terapeuta all’ultimo minuto?

Le rivelazioni al terapeuta all'ultimo minuto sono un fenomeno comune nella psicoterapia. Ci sono diverse ragioni per cui i pazienti possono aspettare fino all'ultimo minuto per condividere informazioni importanti:

1. *Paura del giudizio*: i pazienti possono temere di essere giudicati o criticati dal terapeuta per le loro azioni o pensieri.
2. *Vergogna o imbarazzo*: alcuni pazienti possono sentirsi imbarazzati o vergognosi di condividere certe informazioni, come abusi, dipendenze o comportamenti sessuali.
3. *Paura della reazione del terapeuta*: i pazienti possono temere che il terapeuta reagisca in modo negativo o si senta scioccato dalle loro rivelazioni.
4. *Bisogno di controllo*: alcuni pazienti possono sentirsi più sicuri se mantengono certe informazioni per sé stessi, esercitando un controllo sulla relazione terapeutica.
5. *Non essere pronti a confrontarsi con le emozioni*: i pazienti possono non essere pronti a confrontarsi con le emozioni intense che possono sorgere quando condividono certe informazioni.
6. *Aspettare il momento giusto*: i pazienti possono aspettare di sentirsi sicuri che il terapeuta sia la persona giusta per condividere queste informazioni.

È importante notare che il terapeuta è lì per aiutare il paziente e non per giudicarlo. La relazione terapeutica è basata sulla fiducia e sulla riservatezza. Se un paziente si sente a disagio nel condividere certe informazioni, il terapeuta può lavorare con lui per costruire la fiducia e creare un ambiente sicuro per la condivisione.

04/11/2025

A 9 ANNI HANNO FONDATO UN “CLUB DEL SESSO”: se siete genitori, per favore prendetevi 10 minuti per leggere questo post.

Genitori ed educatori: il messaggio che segue richiede circa 10 minuti del vostro tempo. Ma potrebbero essere dieci minuti chi vi aiutano a comprendere cose che stanno succedendo nelle vite dei nostri figli e di cui è troppo importante riflettere insieme. Questo post parte dalla testimonianza di una collega che mi ha scritto così:

“Gentile dottore per la prima volta nella mia esperienza professionale mi trovo davanti una situazione per me difficile da affrontare. Nella nostra scuola ci sono bambini di 9 anni che vedono video pornografici dallo scorso anno e hanno creato un club del sesso. Chi vuole farne parte è obbligato a visionare materiali pornografici spinti, rapporti orali, a tre, con uso di oggetti. Tutto questo è stato scoperto da una mamma. Mi viene da dire maledetti cellulari e adulti incoscienti che comprano sempre prima questo oggetto e non supervisionano. Alcune bambine manifestano un disagio forte, Oggi una ha vomitato per lo schifo provato davanti a delle immagini, altre piangono. Io da tanti anni affronto il discorso della pornografia online, della mercificazione del corpo, porto poesie d'amore, mostro ciò che manca in quelle visioni di solo accoppiamento fisico. Lo faccio nella terza media. A quella età le parole mi escono facilmente, so come affrontare il discorso. Non mi è mai successo di trovarmi in una situazione simile, davanti a bambini di 9 anni. Ecco perchè ho bisogno di un confronto con lei.

Da anni, ogni settimana (e ribadisco: ogni settimana) ricevo mail con richieste di aiuto in cui un adulto rivela di sentirsi disorientato di fronte a ciò che ha scoperto esistere nella vita virtuale di un figlio, di uno studente, di una classe o all’interno di una chat. Molte di queste richieste hanno a che fare con l’esplorazione della sessualità da parte di minori che viene fatta sempre più precocemente e con modalità totalmente inadeguate rispetto all’età e alla maturità dei soggetti coinvolti. Questa settimana ho ricevuto questa mail e ho chiesto il permesso di poter condividere questa testimonianza con chi legge i miei post.

Avere 9 anni e fondare, nel proprio ambito di amicizie, il club del sesso imponendo ai coetanei – per farne parte – di visionare materiali molto spinti è un esempio di come l’abuso sessuale (sì, questo è abuso e non esplorazione fase-specifica) possa entrare nella vita dei nostri figli attraverso la combinazione di cinque elementi:
1) il bisogno di appartenenza al gruppo
2) la disponibilità di strumenti digitali che permettono con tre click di fare qualsiasi cosa
3) la superficialità con cui il mondo adulto ha sdoganato nella vita dei minori strumenti potentissimi senza avere alcuna contezza della loro potenza e della disfunzionalità che essa porta nella vita dei minori
4) l’aggressività con cui le piattaforme digitali entrano nelle vite di tutti, anche dei bambini, proponendo esperienze totalmente non fase specifiche e arrogandosi il diritto di dire che non hanno alcuna responsabilità, in quanto avvertono l’utente di contenere materiale riservato ad un pubblico di cui specificano l’età minima (da cui se ne deduce che gli unici responsabili per le navigazioni pericolose sarebbero i genitori che dovrebbero vivere dentro gli smartphones dei figli)
5) la totale mancanza di educazione affettiva e sessuale, che lascia i piccoli esposti a situazioni estreme in cui percepiscono disagio ed eccitazione allo stesso tempo nella totale incapacità di comprendere come orientarsi in tutto ciò e soprattutto a chi chiedere aiuto., visto che le agenzie educative e gli adulti in generale si rivelano vacanti in questo ambito educativo.

Condivido questa testimonianza in un giorno di festa, non per rovinarvelo, ma perché nei giorni festivi noi adulti abbiamo ritmi più lenti e più tempo per concentrarci su cose che la frenesia del lavoro a volte non ci fa considerare importanti. Io non so più come dirlo al mondo che là fuori c’è un problema enorme che entra nelle nostre vite attraverso lo sdoganamento della virtualità a cui bambini e bambine hanno accesso, navigando senza alcun criterio e supervisione.

So che molti dicono che basterebbe educare ad un buon uso dello smartphone, perché non è lo smartphone in sé il problema, ma l’uso che ne viene fatto. Beh, lasciatemi dire che invece è anche lo smartphone in sé il problema perché ha una potenza che nessun bambino sa governare e che nessun adulto sa educare nella relazione con un minore. Dentro al virtuale c’è troppa roba mentre nella mente dei nostri figli, prima dei 16 anni ci sono ancora troppe poche reti neuronali integrative in grado di avere un dominio efficace di quella “troppa roba”. E’ come far guidare una fuoriserie ad un ragazzo che ha appena preso la patente per guidare un motorino.

Per favore parlate di tutto questo ad altri genitori. Voi educatori condividete questa storia nelle vostre chat di classe. Rendete questa domenica una domenica di consapevolezza adulta, sia genitoriale che della comunità educante tutta. Troppe volte sento dire, anche da colleghi molto quotati, che io, con la narrazione che ho fatto del digitale in questi anni, non ho compreso nulla. Perché il problema secondo moltissimi sta nella fragilità di noi adulti.

Io penso che dobbiamo avere il coraggio di dire che il mondo virtuale ha reso i genitori fragili e la fragilità degli adulti ha reso il mondo virtuale sempre più capace di impossessarsi delle vite dei nostri figli. E’ un gatto che si morde la coda che però ha avuto il suo punto di inizio con la pervasività del digitale portatile dentro alle nostre vite di esseri umani del terzo millennio. E questo, Jonathan Haidt lo spiega benissimo nel suo volume “Generazione ansiosa” (Rizzoli ed.)

Su questo tema anch’io ho appena pubblicato un libro con Barbara Tamborini intitolato “Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo” (Mondadori ed.) dove cerchiamo di far capire ai lettori che oggi abbiamo bisogno di una totale inversione di rotta e che noi genitori ne dobbiamo essere consapevoli protagonisti. Vi prego, andatelo a cercare nella biblioteca più vicina a casa vostra, non c’è bisogno che lo compriate (chi sa quanti pensano che il mio unico interesse sia – in questo momento - vendere un libro. Ma se così fosse, vi siete mai chiesti come mai in più di dieci anni di vita nei social non ho mai – e ribadisco mai – messo un link ad alcuna libreria online che conduca all’acquisto automatico di un mio libro?). Scrivo libri non perché ho l’urgenza di venderli (cosa che naturalmente viene valutata come positiva da un autore), ma per fare cultura, per usare il mio posizionamento professionale e sociale (oltre che social) ai fini del miglioramento della vita e delle condizioni di crescita dei nostri figli. Lo dico da professionista e lo dico come padre di quattro figli.

Se anche voi pensate che fondare il club del sesso a 9 anni sia una spaventosa distorsione della crescita derivata da un mondo che non ha alcuna cura dei bisogni evolutivi di bambini e bambine del terzo millennio e che ciò non dipenda solo dalla fragilità di noi genitori, ma dalla potenza con cui quel mondo invade le nostre vite…… beh allora spero che questo post vi aiuti a correre ai ripari.

Se volete e potete, aprite il dibattito con più adulti possibili e condividete questo messaggio.

L’AI ossia l’intelligenza artificiale e’ arrivata anche nella salute mentale. ChatGPT, per esempio, è diventato un confi...
06/10/2025

L’AI ossia l’intelligenza artificiale e’ arrivata anche nella salute mentale. ChatGPT, per esempio, è diventato un confidente silenzioso: è sempre disponibile, non da’ giudizi, aiuta a riflettere.
In realtà, è una simulazione di empatia, non una relazione reale.
L’AI può essere uno strumento di supporto, ma non sostituire una relazione terapeutica; può essere utilizzata attraverso app di mindfulness o risorse informative.

Ma la terapia non è un buon consiglio, è presenza, relazione e ascolto.
Infatti l’AI non può replicare pienamente l’empatia e la comprensione umana che un terapeuta può offrire.
Non è, inoltre, in grado di replicare dinamiche emotive e intuizioni che si verificano nella relazione interpersonale tra paziente e terapeuta.
Un terapeuta umano può adattare l’approccio in base alle reazioni e ai bisogni del paziente, aspetto che l’AI non potrebbe fare.
L’intelligenza artificiale non è in grado di rispondere in maniera appropriata e immediata a situazioni di crisi come pensieri suicidi o gravi stati.

L’AI non è comunque uno strumento da demonizzare, ma non può sostituire la relazione terapeutica che richiede una relazione tra terapeuta e paziente nello stesso spazio e luogo.

03/10/2025

Condividiamo l'articolo scritto da Chiara Daina per IO Donna (Corriere della sera) con intervista a Tommaso Zanella I terapeuti virtuali, rischio o risorsa? Abituati a interagire con i chatbot per mille aspetti della quotidianità, i più giovani li consultano anche per sapere come gestire ansia, tr...

21/09/2025

Oggi su Avvenire é stato pubblicato un estratto del nostro libro "Esci da quella stanza" (). Buona lettura

13/08/2025

QUEL POSTO CHE CHIAMI CASA

“Quel posto che chiami casa” di Enrico Galiano (Garzanti Libri) è un romanzo che va in due direzioni. Da una parte racconta una storia di adolescenza che ha molte caratteristiche in comune con quella dei propri lettori. Crescere implica per tutti imparare a capire come si guarda il mondo e chi lo abita, cercare un amico che diventi parte della nostra vita e della nostra storia, vincere la tentazione di mollare tutto pensando di non farcela, dare ascolto alla propria voce interiore che non smette mai di tenerci agganciati a quei significati che lei sembra conoscere meglio di te, comprendere la storia da cui provieni per riuscire a scrivere la storia verso cui ti muovi. Ma l’altra direzione che il libro fa percorrere al suo lettore è inusuale e importantissima: perché lo mette a confronto con la fragilità psichica, con il tema della salute mentale che oggi ha una rilevanza clinica e sociale di enorme portata. Galiano esplora questo tema grazie a Vera, l’adolescente protagonista, che appartiene ad una storia familiare di grande fragilità, in questo ambito, fino a rischiare essa stessa di perdere il contatto con il principio di realtà. Un giorno Vera entra concretamente in contatto con il mondo dei soggetti portatori di fragilità psichica, si confronta con essi, ne diventa spettatrice, compagna, sostegno. La frequentazione come volontaria di un luogo che li accoglie e li cura è per lei un’azione rivoluzionaria. I suoi genitori hanno, infatti, sempre cercato di proteggerla da qualsiasi contatto con la sofferenza mentale, perché un segreto di famiglia - mai davvero elaborato - li ha tenuti in ostaggio nel territorio della paura. E quando temi qualcosa, hai due sole possibilità: o impari ad affrontarlo oppure puoi solo evitarlo. Vera sfugge alla logica rinunciataria di chi evita qualcosa che non può essere rimosso o taciuto nel nulla. La vita a volte ci obbliga a confrontarci con un dolore che non scegli, ma “accade” e che chiede di essere guardato negli occhi. Disorientati e confusi, i genitori di Vera non hanno saputo fare questa operazione di affrontamento e attraversamento sano del dolore, diventandone, quasi inconsapevolmente, prigionieri involontari. Il romanzo di Enrico Galiano è intenso, profondo, commovente. Espone il proprio lettore a temi complessi, faticosi e dolorosi e, oggi più che mai, ha un valore terapeutico. In una società che ci obbliga alla felicità a tutti i costi, dalle pagine di Galiano esonda invece un disagio che chiede di essere accolto, analizzato e compreso. Scritto con la consueta capacità di prendere il lettore per mano e farlo diventare parte della storia che sta leggendo, Enrico Galiano racconta una vicenda che, per chi lo conosce bene, sa essergli urgente e necessaria. Il suo talento narrativo trasforma la sua urgenza personale in un tema universale.

13/08/2025

Diventare Miss a 13 anni

Essere riconosciuta come numero uno in funzione del corpo che viene mostrato, esibito e valutato da una giuria, avere una famiglia che condivide col mondo la tua immagine, facendola diventare non solo un valore di famiglia, ma un vero valore di vita. Non comprendere che a 13 anni l'unica cosa che non deve accadere é mettere il corpo al centro della costruzione del proprio valore e della propria identità, perché quel corpo si sta trasformando, ma soprattutto si sta costruendo come immagine mentale. A 13 anni, il corpo non può diventare l'unica cosa che impariamo a pensare di noi e intorno al quale costruiamo la percezione del nostro valore. La notizia che i media raccontano oggi di una Miss tredicenne data "in pasto" ai social media, dice moltissime cose della fragilità educativa del mondo adulto. Ma - in questo caso - la fragilità non é solo quella dei genitori, ma dell'intero contesto socio-culturale in cui viviamo. Pensare che ragazze in età precoce debbano candidarsi a concorsi di bellezza, significa non sapere nulla dei reali compiti evolutivi e dei bisogni educativi in un tempo così delicato della vita, come è la preadolescenza. Questa è una riflessione che partendo da un caso singolo ci deve riguardare tutti, perché spesso noi adulti per primi esponiamo nei nostri social le immagini dei corpi dei nostri figli senza alcuna percezione di quante implicazioni questo processo di esibizione possa avere nella loro vita e sulla costruzione della loro identità nonché sulla percezione del loro valore.
Questi pensieri devono diventare un diritto di chi cresce e un dovere di chi si occupa di crescita ed educazione. Per questo, vi invito a condividerli e a leggere anche ciò che Selvaggia Lucarelli (profilo pubblico) ha scritto a tale proposito.

26/07/2025

Avete mai notato che i videogiochi di oggi non hanno la scritta "game over"?

Questo perché si basano su principi neuroscientifici, in particolare quelli della gratificazione differita o intermittente e del circuito dopaminergico per mantenere l'interesse e la dipendenza del giocatore.

Dall'esperienza sul campo a stretto contatto con bambini/e e famiglie non posso che condividere quanto rilevato ironicamente da Alberto Pellai, cioè di non avere mai sentito frasi come: "Da quando è arrivata la PlayStation, la vita della nostra famiglia è decisamente migliorata!".

I videogiochi con finalità educative esistono ma non sono quelli usati dalla stragrande maggioranza, questo è il problema reale. Quelli con cui bambini e (un po’ meno) le bambine giocano contengono molte possibilità di miglioramento tramite microtransazioni che permettono di acquistare contenuti estetici come le Skin dei personaggi, vestiti, armi, effetti speciali, etc.. che non influiscono sulle prestazioni.

Le medesime microtransazioni possono però anche apportare potenziali vantaggi di gioco (pay-to-win), come un equipaggiamento più potente, oggetti rari, livelli sbloccati, energia extra, valuta di gioco, elementi che possono migliorare la prestazione, velocizzare la progressione o offrire vantaggi competitivi.

Cosa ci può essere di educativo in questo?

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Testo tratto dall'intervista effettuata a me e Simone Lanza e pubblicata su FanPage.

26/07/2025

PERCHE’ – PURTROPPO – TEMPTATION ISLAND E’ IL PROGRAMMA PiU’ VISTO (e più tossico) DELLA TIVU

Il programma più visto dell’estate (ed è così da alcuni anni) è un programma che mette la relazione amorosa al centro della sua analisi. Potrebbe essere un esperimento interessante per capire come nasce e come finisce una storia d’amore. Io ne ho visti solo due spezzoni di circa un’ora ciascuna che però ho immaginato essere rappresentativi dell’intero format. Sono rimasto colpito dalla narrazione che arriva allo spettatore. Coppie che sono insieme da anni si sottopongono all’esperimento proposto dal format del programma che le fa vivere in spazi separati in cui hanno contatti prolungati con altre persone, tutte bellissime e single, messe lì con la funzione del diavolo tentatore. Lo spettatore viene così costantemente ingaggiato attraverso le dinamiche della seduzione e del tradimento. Giorno dopo giorno, i partner amorosi si intrattengono in modo sempre più intimo con i single con cui convivono e si percepiscono invece sempre più emotivamente distanti dai partner con cui convivevano fino ad un minuto prima di entrare nel programma. Il programma si basa sulla convinzione che “la tentazione rende l’uomo ladro”. E in effetti, assistendo al programma si comprende come tale affermazione rappresenti l’unica verità che il programma fornisce come spiegazione di cosa fa nascere e finire una storia d’amore. Il programma è magnetico perché tu vieni immerso in una tempesta emotiva continua. Ti arrabbi con chi in tempi velocissimi scopre che l’amore che viveva da anni non era vero amore, mentre quello incontrato da pochi giorni – sexy e seducente – è il vero amore che stava aspettando da una vita. Senti un dolore forte per chi viene tradito, tradimento che il programma fa scoprire sadicamente obbligando la persona a visionare scene in cui vede il proprio partner abbracciarsi e baciarsi con un altro individuo, a cui dice frasi piene di tenerezza. Assisti a crisi di rabbia e a pianti disperati di chi si domanda perché un amore durato anni possa sgretolarsi in una manciata di giorni. Al centro del programma c’è un carosello ininterrotto di lacrime e batticuori, seduzioni e corpi eccitanti, crisi di rabbia e panico. E un’amplificazione di tutti quegli stereotipi di genere di cui la cultura contemporanea sta cercando di promuovere la rimozione e l’estinzione. Temptation Island diventa così il prototipo di una cultura liquida che in teoria afferma un valore, ma poi in pratica rende pandemiche, glamour e attraenti narrazioni che affermano il valore esattamente opposto. Ma credo che la problematicità presente nella trasmissione sia anche più profonda e complessa. In un programma che vorrebbe raccontare che cosa è il vero amore e che vorrebbe verificare se il vero amore sa resistere alla “tentazione” incombente, in realtà del vero amore non si comprende e non si vede nulla. Si vede fragilità emotiva e sovrabbondanza narcisistica. Si vedono corpi scolpiti e cuori denutriti. Si vedono coppie che non perdono l’amore che le aveva condotte lì, perché forse erano già nate e cresciute fragili. Questo programma non mostra niente del vero Amore, quello con la A maiuscola, quello che si basa su una profonda connessione emotiva e sulla costruzione di un’intimità che non è solo corporea ma anche mentale e affettiva. Purtroppo è amatissimo proprio dai giovanissimi, che hanno un disperato bisogno di educazione sentimentale e affettiva. E che usando trasmissioni simili per cercare di capire cosa l’Amore porta nella vita degli esseri umani, riescono solo a imparare in modo impeccabile il dis-Amore.

Se avete figli che seguono questo programma, provate a riflettere con loro, magari partendo proprio dalla lettura di questo post.

Io e Barbara Tamborini abbiamo scritto un libro (“Appartenersi. Perché l’Amore per sempre è una risorsa”, Mondadori ed.) che spiega come e perché costruire e perseguire un vero Amore è la cosa più bella e più impegnativa che possa capitare agli esseri umani.

Indirizzo

Via Papa Giovanni XXIII N. 14
Ambivere
24030

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 16:00
Martedì 09:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 18:30
Giovedì 09:00 - 18:30
Venerdì 09:00 - 18:00

Telefono

+393498349132

Sito Web

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