01/04/2020
E se chiudessimo veramente il porto?
Un noto aneddoto Caprese racconta come, nonostante la quarantena, la peste del ‘600 fosse arrivata sull’isola poichè un nobiluomo locale riportò a casa la treccia della sua innamorata, morta per la terribile malattia, e con essa l’epidemia.
Questa storiella intrigante, la cui veridicità è perlomeno dubbia, ci serve a capire come l’epidemia riesca sempre a trovare una strada. Del resto basta osservare i fatti: a Capri nel ‘600 c’era una densità di popolazione estremamente più bassa di adesso, e si arrivava sull’isola con piccole barche a vela, ma la peste è arrivata lo stesso. Forse allora non avevano pensato di chiudere il porto?
Oggi ci troviamo di fronte ad un virus estremamente contagioso, che si trasmette nell’aria, tra persone asintomatiche. Un virus che si è propagato come il fuoco in tutto il Mondo, ed è già arrivato su isole grandi e piccole (compresa la nostra), e noi adesso pensiamo di chiudere il porto?
In Cina hanno blindato il confine dell'Hubei, e il virus è passato lo stesso; in Italia abbiamo chiuso i voli con la Cina, e il virus è passato lo stesso; poi abbiamo chiuso i comuni-focolaio, e il virus è passato lo stesso; poi abbiamo chiuso le regioni, e il virus è passato lo stesso... Adesso a Capri pensiamo di poterci proteggere chiudendo il porto? Abbiamo visto fallire tutti e ci vogliamo provare pure noi? Siamo tanto più bravi e diligenti del resto del Mondo, da poterci riuscire?
Chiudere il porto, in teoria, funziona: se si isolano le persone infette, non si può trasmettere il contagio, questo è chiaro a tutti. Chiudere il porto, in pratica, non funziona MAI, e non ha mai funzionato nella storia, per il fatto innegabile che se non viviamo in un monastero di montagna, con una nostra fonte di cibo e acqua, allora non potremmo mai realisticamente avere un isolamento vero e proprio.
Vogliamo chiudere il porto? Anche per i camion che riforniscono i nostri supermercati, o per quelli che portano via la nostra immondizia? Anche per i nostri figli, padri, madri, fratelli e sorelle, che per necessità di salute devono recarsi in un ospedale a terraferma? Anche per i nostri neonati, che devono nascere fuori dall’isola?
Chi ancora pensa di chiudere il porto, forse dovrebbe provare a chiudersi in casa e non fare più la spesa, e pregare la Madonna che non gli succeda un problema di salute serio.
In questi tempi difficili il razzismo ci pare sensato, anche utile, ma la verità è che non ci sta aiutando per nulla. Al contrario, essere razzisti è un atteggiamento molto pericoloso, perché ci fa visualizzare un nemico, ci fa alzare le difese contro di esso, ma contemporaneamente ce le fa abbassare contro tutti gli altri. Ma il nostro è un nemico invisibile, insidioso, e non dobbiamo assolutamente raccontarci la frottola che lo troveremo in chi ha un aspetto differente, una parlata differente, o una provenienza geografica differente.
Se quando sentiamo parlare una lingua straniera ci allontaniamo, ma la sera dopo organizziamo una partita di calcetto, il contagio si fermerà? Se il villeggiante con l’accento napoletano ci fa schifo, ma poi la datrice di lavoro educatissima e pulitissima la salutiamo col bacio, il contagio si fermerà? Se a chi deve lavorare fuori stiamo attenti, ma dopo prendiamo il caffè con vicini e conoscenti (rigorosamente isolani), il contagio si fermerà? La risposta è assolutamente, ed inderogabilmente NO. Non dobbiamo perdere tempo con queste inutili cattiverie, che ci fanno solamente del male.
Questo non significa essere imprudenti: gli sbarchi vanno controllati attentamente, qui a Capri, dove è più facile e ovvio controllarli. Non pretendiamo che da Napoli, Sorrento, e Castellammare, che pure hanno i loro problemi, possano controllare efficacemente il traffico di persone, ma occupiamocene noi stessi controllando un unico punto di sbarco. Se una persona proviene da una zona a rischio, e si vuole stabilire qui, è perfettamente accettabile che si autodenunci alle autorità (o alla peggio venga denunciato), ed in seguito passi due settimane di isolamento assoluto presso la propria abitazione.
E se alla fine arrivasse da fuori una persona positiva al Covid? Magari non sapeva di esserlo, non aveva i sintomi, e non aveva potuto fare il tampone, magari un vero residente che si era dovuto spostare a terraferma per necessità…
A parte il fatto che una tale evenienza può già essersi verificata, la soluzione è banale, e la dovremmo stare già facendo: se indossiamo guanti e mascherine, e stiamo a due metri di distanza, come può trasmettersi il virus?
L’unico modo veramente efficace di sconfiggere la pandemia è di continuare con le misure di isolamento sociale, seguendole tutti quanti, e seguendole per bene. Alla fine il fuoco si spegnerà, oppure si ridurrà a tal punto da poterlo contenere, ma ci dobbiamo impegnare seriamente, anche se è doloroso, e dobbiamo distanziarci da tutti, non solo dai “diversi”.
Tentare un’allegra quarantena nella quale l’isola è chiusa, ed i suoi abitanti fanno una vita normale, significherebbe non fermare il virus, ma ritardarlo soltanto di qualche giorno, qualche settimana, e poi avere una Capri completamente devastata. Chiudere il porto NON FUNZIONA.