Enza Biacchi

Enza Biacchi Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Enza Biacchi, Psicoterapeuta, Andria.

Psicoterapeuta trauma-focused- Cura dei bambini e adolescenti vittime di traumi relazionali.”“Aiuto genitori e professionisti a riconoscere e sostenere i minori feriti.”

Anno 2025 ✨ come tempo di attraversamento.Un anno che ha richiestorallentamento,ascolto del corpo,attenzione ai segnali ...
31/12/2025

Anno 2025 ✨ come tempo di attraversamento.

Un anno che ha richiesto
rallentamento,
ascolto del corpo,
attenzione ai segnali precoci di sovraccarico.

Un tempo di lavoro sui confini,
sulla regolazione,
sulla possibilità di restare presenti
senza forzare né evitare.

Si lascia ciò che non è più funzionale.
Si integra ciò che è stato appreso.

Il nuovo anno si apre
con maggiore consapevolezza,
stabilità interna
e continuità del processo.
🦋

“Remain grounded in your internal experience,without hypervigilant monitoring of others’ responses.”🦋
30/12/2025

“Remain grounded in your internal experience,
without hypervigilant monitoring of others’ responses.”
🦋

Nella relazione genitori figli, anche in età adulta,la qualità del legame si misura nella presenza regolata.La calma nas...
28/12/2025

Nella relazione genitori figli, anche in età adulta,
la qualità del legame si misura nella presenza regolata.
La calma nasce quando la relazione lascia spazio,
senza smettere di esserci.

“Quando il Natale non è una favola: stare nella complessità”Le decisioni che riguardano la tutela dei minori non rispond...
24/12/2025

“Quando il Natale non è una favola: stare nella complessità”

Le decisioni che riguardano la tutela dei minori non rispondono all’emotività del momento, ma a valutazioni orientate alla protezione e alla continuità nel tempo.
Comprendere il dolore non significa sempre poter dire sì.
A volte, la responsabilità chiede silenzio prima del giudizio.

Quando i media fanno danno: malattia mentale ≠ violenza, femminicidio ≠ “scatto improvviso”Titoli come questo non inform...
23/12/2025

Quando i media fanno danno: malattia mentale ≠ violenza, femminicidio ≠ “scatto improvviso”

Titoli come questo non informano: deformano.
Accostare la violenza omicida alla “cura al centro di igiene mentale” o raccontare un femminicidio come l’esito di uno “scatto di violenza inatteso” non è giornalismo: è malinformazione.

Stereotipo n. 1: la malattia mentale come causa della violenza.
La stragrande maggioranza delle persone con un disturbo psichico non è violenta. Anzi, è più spesso vittima di stigma, esclusione e violenza. Suggerire una relazione causale diretta tra cura psichiatrica sospesa e omicidio rafforza paura e discriminazione, allontana le persone dai servizi e non spiega nulla di ciò che è accaduto.

Stereotipo n. 2: il femminicidio come “raptus”
Parlare di “scatto improvviso” cancella la realtà: il femminicidio è quasi sempre l’esito di dinamiche di controllo, possesso e disuguaglianza di potere, spesso precedute da segnali, escalation, minacce, violenze psicologiche. Il raptus è una narrazione assolutoria che deresponsabilizza l’autore e oscura il contesto.

L’effetto collaterale più grave
Queste cornici narrative producono due danni simultanei: stigmatizzano chi vive una sofferenza psichica; banalizzano la violenza di genere, impedendo una lettura strutturale e preventiva.

Cosa dovrebbe fare un’informazione responsabile
Distinguere condizione clinica e responsabilità penale.
Evitare nessi causali semplicistici e non supportati da evidenze.
Nominare il fenomeno: femminicidio, violenza maschile contro le donne, dinamiche di controllo.
Dare spazio alla prevenzione: segnali, reti di protezione, servizi, responsabilità istituzionali.

Le parole costruiscono realtà.
Usarle male non è neutro: produce stigma, confusione e silenzio.
Usarle bene è un dovere etico, prima ancora che professionale.

Ci sono passaggi in cui non si è ancora dove si andrà, ma si è finalmente usciti dai luoghi in cui ci si perdeva.Anche q...
20/12/2025

Ci sono passaggi in cui non si è ancora dove si andrà, ma si è finalmente usciti dai luoghi in cui ci si perdeva.
Anche questo è cammino.


20/12/2025

𝑼𝒏 𝑴𝒂𝒔𝒕𝒆𝒓 𝒔𝒑𝒆𝒄𝒊𝒂𝒍𝒆 𝒄𝒐-𝒄𝒐𝒔𝒕𝒓𝒖𝒊𝒕𝒐 𝒅𝒂𝒍𝒍'𝑼𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒊 𝑻𝒓𝒆𝒏𝒕𝒐
𝒄𝒐𝒏 𝑪𝒊𝒔𝒎𝒂𝒊 Agevolando, 𝑺𝒐𝒔 𝑽𝒊𝒍𝒍𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒊 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒂𝒄𝒄𝒐𝒈𝒍𝒊𝒆𝒓𝒆 𝒆 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒈𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒊 𝒑𝒖𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂.
𝑼𝒏𝒂 𝒐𝒄𝒄𝒂𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂𝒕𝒊𝒗𝒂 𝒅𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒆𝒓𝒅𝒆𝒓𝒆

Un Master speciale co-costruito con Cismai Agevolando, Sos Villaggio dei bambini per accogliere e integrare diversi punti di vista.
Una occasione formativa da non perdere

🚨SCADENZA PROROGATA 🚨
Sono aperte fino al 23 dicembre 2025 le iscrizioni al Master di I livello “Specializzazione in metodi e pratiche di rafforzamento dei percorsi di presa in carico e accompagnamento sociale” (PRISMA).
🎓 Il Master, promosso dall’Università di Trento e realizzato in collaborazione con Agevolando, SOS Villaggi dei Bambini - Italia e Cismai, è pensato per rafforzare la qualità degli interventi degli Ambiti Territoriali Sociali (ATS).
Il percorso formativo prepara professioniste e professionisti capaci di:
✔️ co-costruire percorsi di inclusione e tutela
✔️ accompagnare minorenni e adulti in condizioni di fragilità
✔️ operare in un’ottica multidisciplinare orientata al benessere psico-sociale

📌 Info e iscrizioni: https://www.unitn.it/.../specializzazione-in-metodi-e...
📩 Per informazioni o chiarimenti: master.prisma@unitn.it

Non sempre serve un luogo che rispecchi.A volte serve un luogo che lasci stare.Ci sono spazi dove non è necessario spieg...
16/12/2025

Non sempre serve un luogo che rispecchi.
A volte serve un luogo che lasci stare.
Ci sono spazi dove non è necessario spiegarsi,
dove il silenzio non è una prova
e la presenza non è una prestazione.
A volte
questa è già cura.








Denunciare o chiedere aiuto?Una lettura clinico–forense del rischio.Nel dibattito pubblico sulla violenza nelle relazion...
14/12/2025

Denunciare o chiedere aiuto?

Una lettura clinico–forense del rischio.

Nel dibattito pubblico sulla violenza nelle relazioni intime ricorre spesso una contrapposizione fuorviante: “denunciare o chiedere aiuto”.
Dal punto di vista clinico–forense, questa dicotomia non regge.
La letteratura scientifica e le linee guida internazionali sul rischio di recidiva e di esiti letali nelle situazioni di violenza domestica indicano con chiarezza che la pericolosità non coincide con il dolore della separazione, ma con specifici indicatori di rischio osservabili e valutabili.
Strumenti di risk assessment validati (come SARA, Danger Assessment, DASH) mostrano che l’escalation violenta è associata, tra gli altri, a:
precedenti episodi di violenza fisica o sessuale, minacce di morte o di suicidio, comportamenti di controllo coercitivo, gelosia patologica e convinzioni di possesso, abuso di sostanze, violazioni di precedenti prescrizioni, scarsa capacità di mentalizzazione e regolazione emotiva, tratti di personalità disfunzionali o psicopatologia grave.
In questi quadri, il ricorso tempestivo all’autorità giudiziaria non è un atto “provocatorio”, ma uno strumento di tutela previsto proprio per contenere il rischio.
Le misure cautelari non sono pensate come soluzione unica, ma come parte di un sistema multilivello di protezione, che include valutazione del rischio, monitoraggio, interventi psicosociali e, quando possibile, trattamenti specialistici per gli autori di violenza.
È clinicamente e forensicamente scorretto attribuire l’escalation violenta alla denuncia in sé.
Le evidenze indicano che la violenza grave e letale è preceduta da segnali chiari, spesso già presenti prima della separazione e indipendenti dalla modalità con cui essa viene affrontata.
Nei casi a rischio basso o moderato, percorsi di supporto relazionale e familiare possono essere appropriati.
Nei casi ad alto rischio, invece, ritardare l’intervento giudiziario in nome di una presunta “gestione del lutto della separazione” può esporre le vittime a pericoli significativi.
Il punto non è scegliere tra giustizia e cura, ma integrare valutazione clinica, strumenti di risk assessment e decisioni di tutela.
Ridurre la complessità a una contrapposizione morale tra “buoni” e “cattivi” o a una lettura esclusivamente emotiva del conflitto rischia di oscurare ciò che davvero salva vite:
la capacità di riconoscere il rischio e intervenire in modo proporzionato e tempestivo.
La prevenzione efficace della violenza richiede:
competenze cliniche specifiche, strumenti di valutazione validati, reti territoriali funzionanti, e un dialogo costante tra ambito sanitario, sociale e giudiziario.
Non si tratta di scegliere chi ha ragione.
Si tratta di ridurre il rischio, proteggere le persone vulnerabili e agire sulla base delle evidenze.











13/12/2025

“La lotta alla violenza di genere non è una ricorrenza, ma un impegno quotidiano, che richiede reti di protezione e comunità consapevoli”...

Quando smettiamo di reggere tutto,alcuni legami si allentano, altri restano.Non per dovere,non per forza,ma per riconosc...
13/12/2025

Quando smettiamo di reggere tutto,
alcuni legami si allentano, altri restano.
Non per dovere,non per forza,
ma per riconoscimento.
A volte basta fermarsi
e osservare chi rimane senza essere trattenuto.

È lì che c’è relazione.
🦋

In un momento storico in cui le decisioni sembrano correre più veloci della nostra capacità di comprenderle, fermarsi ad...
10/12/2025

In un momento storico in cui le decisioni sembrano correre più veloci della nostra capacità di comprenderle, fermarsi ad ascoltare e informarsi diventa un atto di responsabilità. Il confronto competente e rispettoso è la base di ogni scelta consapevole.


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