Dott.ssa Roberta Di Bari Psicologa, esperta DSA

Dott.ssa Roberta Di Bari  Psicologa, esperta DSA Psicologa. Master Erickson di II livello in Disturbi Specifici dell'Apprendimento e difficoltà didattiche.

Mi occupo di valutazione, potenziamento e tutoraggio DSA, training cognitivi e supporto scolastico specialistico.

23/08/2025

Bambini di tre anni in spiaggia, seduti immobili sulla sabbia che invece di essere immersi tra castelli, palette e rastrelli, stanno con gli occhi incollati ad uno schermo.

Famiglie intere al ristorante, immerse in un silenzio innaturale, con sto smartphone acceso, appoggiato ad un bicchiere per tenere incollati i piccoli.
Scene imbarazzanti.

Genitori incapaci di sostenere il peso della presenza, hanno trovato nel digitale il perfetto sostituto della propria responsabilità. Lo smartphone è il nuovo ciuccio, la nuova tata, il nuovo tutto.

Non servono neppure studi (che ci sono) per capire che questo modus operandi porta a modifiche in aree importanti per le funzioni cognitive di ordine superiore. Una sorta di riscrittura fisica del cervello in formazione. Chi lavora nelle scuole può confermare quanto siano in aumento il calo del livello di attenzione, la minore comprensione e la minore capacità di memoria.

Abbiamo generazioni cognitivamente compromesse, incapaci di sostenere la fatica della concentrazione, dell'attesa, del silenzio fecondo.

Ogni minuto che un bambino trascorre davanti a uno schermo è un minuto sottratto alla costruzione di sé. È un minuto in meno di gioco libero, di noia creativa, di scoperta del mondo attraverso i sensi. È un minuto rubato alla formazione delle sinapsi.

Questi genitori che preferiscono la pace artificiale del loro bambino, ipnotizzandolo davanti allo schermo piuttosto che affrontare la fatica educativa di proporre alternative, di essere presenti, dovrebbero abdicare al loro ruolo.

Da Weltanschauung Italia

01/10/2024

Tuo figlio non ti sfida 🤺

Marco, nove mesi, si trova al ristorante con i genitori, seduto sul seggiolino al tavolo.
Ad un tratto afferra il cucchiaio davanti a lui e lo lascia cadere a terra, con un bel tonfo.
Il papà si china a raccoglierlo e lo ripone sul tavolo dicendogli: “Non ti**re il cucchiaio!”
Cosa fa quasi immediatamente Marco?
Afferra nuovamente il cucchiaio e lo tira verso il suolo, osservando il papà.
Marco sta forse sfidando i suoi genitori?

‼️ Fin dalla nascita i bambini sono impegnati giorno dopo giorno nel tentare di comprendere quanto prevedibile sia il mondo in cui vivono elaborando vere e proprie idee ed ipotesi:
“È così che questa cosa funziona?”
“Se il cucchiaio cade ancora, farà un suono diverso?”

Alcune volte siamo proprio noi adulti il centro dei loro “esperimenti”:
“Se lascio cadere il cucchiaio il mio papà reagirà diversamente?”
Il papà dice “Fermo Marco!” E il bambino pensa “Uao! Con questo gesto posso indurre una reazione nel mio papà!”

🍴 Lanciare posate dal seggiolino, svuotare l’intero contenuto di un cassetto, ba***re ripetutamente un oggetto… La maggior parte delle condotte dei bambini piccoli che facilmente tendiamo ad etichettare come “sfide” alla nostra ‘autorità’ non sono in realtà che comportamenti di scoperta, perfettamente motivati e sensati. 🤩
È possibile che tali condotte possano mettere particolarmente a dura prova la nostra pazienza, ma l’importante è cambiare il nostro sguardo ad esse: non capricci, non dispetti, non sfide, ma 🗣️forme di comunicazione, 📣 tanto dei propri bisogni di crescita quanto delle proprie difficoltà.
Sta a noi adulti comprenderlo e aiutare i più piccoli ad adottare condotte più consone ed efficaci.

08/05/2024

Sono pochi i genitori che amano i figli.
Sono molti i genitori che si preoccupano dei figli , che li fanno studiare, che li curano se si ammalano . Che fanno tutto e tutti i loro doveri.
Ce ne sono.
Però questo non vuol dire amare.
Amare è cercare di capire l’altro.
Amare è non dare per assodato che l’altro sia in un certo modo.
Amare un figlio vuol dire accettare che il figlio è diverso da noi, che la pensa in modo diverso da noi e che devo spendere delle energie per poterlo capire e il minimo che posso fare è chiederglielo. Il minimo che posso fare ancora è di consentirgli di contestarmi. Di dirmi ciò che secondo lui con noi non è andato bene.
E se riscontrate che ha ragione, e in genere una ragione ce l’ha se no non sarebbe così dispiaciuto e arrabbiato, potete chiedergli scusa .

G. Tupini
👶🏼 💖 🔂

27/01/2024

Se vogliamo fare didattica della memoria, occorre allargare lo sguardo e collocare la Shoah all'interno di un percorso, come il punto terminale di un tragitto di odio, di propaganda, di violenza incanalata, di politica razzista.
Un percorso che nello spazio e nel tempo è stato ben più ampio e ancor più devastante di quello che viene rappresentato solitamente.

🕎 M. Corradini
ebraista e scrittore

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=764523209047547&set=a.568407528659117&type=3⬇️ ⬇️ ⬇️ ⬇️
05/12/2023

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=764523209047547&set=a.568407528659117&type=3
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📸📖 Se tu sottolinei io non leggo: in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, Sapienza lancia un'iniziativa che intende informare studenti, docenti e, più in generale, tutti gli utenti delle biblioteche riguardo quanto sia importante e necessario non sottolineare i libri in un'ottica di accessibilità

La sottolineatura diventa una barriera visiva per persone con disabilità visive o DSA (tra le quali ipovedenti, non vedenti, dislessici ecc.), poiché non permette ai software di lettura automatica di funzionare correttamente

[L'iniziativa "Se sottolinei io non leggo" e il progetto di Terza missione verranno inoltre promossi domenica 10 dicembre alla Fiera nazionale della piccola e media editoria "Più libri, più liberi"

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01/12/2023

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Un mio caro amico, quando era giovane, ha vissuto un momento di grande difficoltà psichica ed è stato ricoverato presso un reparto di psichiatria.

Da allora, uno psichiatra ed uno psicoterapeuta lo aiutano a comba***re contro le voci che lo perseguitano, affollando la sua mente.

Pochi giorni fa, mentre eravamo a cena insieme, si è fatto improvvisamente tutto serio e mi ha chiesto: come pensi di aiutare le persone a guarire, se tu sei sempre stato sano?

La domanda è meno stramba di quanto potrebbe apparire superficialmente. È chiaro che un cardiologo, un fisiatra o un otorino, non curano esclusivamente le patologie delle quali soffrono loro stessi - o delle quali hanno sofferto. Ma è altrettanto chiaro che non si occupano della psiche umana.

Gli ho risposto che il disagio mentale non è una questione binaria, di tutto o di niente, di bianco o di nero, ma è, per lo più, uno “spettro dimensionale”.

Vuol dire che tutti, nella nostra vita, abbiamo sperimentato una forma di dipendenza da qualcuno o qualcosa di nocivo di cui proprio non riuscivamo a fare a meno, fossero anche “solo” i troppi caffè, l’ultimo bicchiere dopo l’ultimo o le si*****te.

Tutti, almeno una volta, siamo tornati sui nostri passi per essere “davvero sicuri” di aver chiuso il rubinetto del gas, la porta di casa o la macchina; tutti abbiamo avvertito la sensazione perturbante di vivere fuori dalla realtà, di non essere noi stessi, di esserci smarriti nel più profondo labirinto dei nostri pensieri.

Ma queste esperienze sono state lievi, passeggere o comunque non così forti da impedirci di “andare avanti”.

La salute mentale non è una faccenda di tutto o di niente, ma una questione di gradi, di intensità. Dove un terapeuta non arriva con l’esperienza diretta, supplisce con lo studio.

E con l’empatia.

Rabbia, Dolore, Paura… i demoni contro cui combattiamo sono sempre gli stessi, dalla notte dei tempi.

Ma nella nostra natura non c’è davvero nulla di così sbagliato, forte e malvagio, da non poter essere accolto, compreso ed infine curato.

Con dedizione, scienza ed amore

1.12.2023

Chi guarda fuori sogna.
Chi guarda dentro si sveglia.

25 novembre: giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne. 👠
25/11/2023

25 novembre: giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne. 👠

18/11/2023

Quando si parla di educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole molti storcono il naso. Invece serve a questo!
Serve ad insegnare e a educare alle emozioni, al rispetto, al rapporto di libertà con gli altri.
Serve a distinguere l’amore dal possesso.
Serve ad evitare ancora un altro femminicidio, un’altra Giulia, un altro “lo sapevamo tutti”.

‼️
27/10/2023

‼️

Noi dislessici abbiamo un problema di automatizzazione. Vuol dire che io so fare le moltiplicazioni senza problemi, ma se mi chiedi di ripetere a memoria una tabellina o una parte di essa in pochi secondi allora ciò rientra nell'automatismo, non nel ragionamento.
Più si va avanti nella scuola più l'automatismo diventa marginale e la capacità di ragionamento diventa sempre più importante.
È per questo motivo che ho avuto più problemi alle medie che a ingegneria.
Un abbraccio
JACK

Altri post sulla dislessia su:
https://www.instagram.com/giacomocutrera/


26/10/2023

Agli adulti piacciono i numeri.
Quando raccontate loro di un nuovo amico, non vi chiedono mai le cose importanti.
Non vi dicono: «Com'è il suono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Le loro domande sono: «Quanti anni ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Solo allora pensano di conoscerlo.

Antoine de Saint-Exupéry - Il piccolo principe

🤩🧠https://www.raiplay.it/video/2023/10/Andrea-Antonello-con-il-padre-Franco---Ballerino-per-una-notte---Ballando-con-le-...
24/10/2023

🤩🧠

https://www.raiplay.it/video/2023/10/Andrea-Antonello-con-il-padre-Franco---Ballerino-per-una-notte---Ballando-con-le-Stelle-21102023-5faacc33-592d-472b-8d95-01356855cdb7.html?fbclid=IwAR2jXtyvH_UvcCUAgVWvUBrgALwKcVEk1Cu5bNua5-BCgXdvyB2tzbMO1D4_aem_AaVqqCYGbXK-1Nz-NUxy0DWXn6uIPNdq8vj8v8PKFMT4LtXyaHqsSx0HWUakU2yFDBk

Andrea Antonello, un ragazzo autistico di trent'anni: ad accompagnarlo in questa speciale avventura che lo vedrà cimentarsi in una performance sulle note di "Vent'Anni" di Massimo Ranieri, sarà il padre Franco, che racconterà la sua storia fatta di resilienza, di determinazione ma soprattutto di ...

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