23/11/2025
Mi salva la gentilezza fuori moda,
quella che fa bene e basta.
Mi salva chi mi guarda negli occhi
quando il mondo guarda altrove.
Mi salva la luce che non si vanta,
quella che brilla piano.
Mi salva il silenzio che ascolta,
le parole che scelgono di non ferire,
l’abbraccio che non aggiusta,
ma tiene.
Mi salva la bellezza fragile delle crepe,
quelle che lasciano passare luce, acqua e vento.
Mi salva un errore tenuto in braccio,
una paura che impara il nome dell'amore,
un sogno che, seppur ferito,
continua a bussare.
Mi salva lo stupore,
quell’antica ostinata meraviglia
che mi fa inginocchiare il cuore
davanti a un cielo troppo grande,
davanti a qualcuno che mi guarda davvero.
Mi salva la verità che non grida,
che arriva scalza, mi trova stanca e infinitamente viva.
Mi salva la memoria delle mani,
quelle che hanno costruito, curato, pregato.
Quelle che, instancabilmente,
continuano a sentire.
Mi salva il coraggio gentile di chi piange,
perché nelle lacrime si scioglie l’orgoglio,
e torna limpida la vista.
Mi salva la fiducia,
quella cieca, quella bambina, quella gioiosa.
Mi salva il semplice.
Il piccolo.
Il quasi niente.
Mi salva una finestra aperta,
un profumo che sa di casa, ovunque io sia.
La luce di un abbraccio.
La gioia del frivolo che sa di profondo bene.
Svegliarmi in giorno qualunque, felice.
L’improvviso suono di un pensiero di luce.
Fare un respiro profondo
e sentire di aver ingoiato il cielo.
Essere in pace con se stessi.
Stare in silenzio, restare in ascolto.
(cit. Faber poco...🙊poi io)