15/01/2026
Anghiari questo dicembre è stato spesso avvolto dalla nebbia. Questa visione che nasconde lo sguardo, permette a volte dei disvelamenti inattesi, quando il paese emerge rivelando tutta la sua bellezza.
Proprio in mezzo a quella nebbia c’è una comunità che permette a uomini e donne di disvelarsi attraverso le parole. Una comunità talvolta non visibile che però emerge. A queste comunità e ad Anghiari la presidente, Stefania Bolletti, rivolge il suo augurio:
La comunità pensante
Sono affezionata a questa definizione della Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari e grata al fondatore, Duccio Demetrio, per averla suggerita.
Sviluppare un pensiero su di sé e sul mondo delle relazioni nel quale viviamo, è un esercizio che costituisce un atto di resistenza contro l'omologazione dilagante e il dissiparsi dei valori insiti nella convivenza civile.
La Libera è una comunità temporanea di persone che insieme, liberamente, riscoprono il potenziale della scrittura e della memoria per raccontarsi e raccontare le storie degli altri, per portare alla luce il non detto o l'indicibile.
Una comunità che nell'esperienza autobiografica si consolida intorno all'idea che possa esistere un luogo nel quale si accendono luci di speranza (intesa come movimento di tensione verso la conoscenza) per continuare il cammino della consapevolezza del proprio esistere.
Una comunità dove la conoscenza si costruisce partendo dall'incontro con la propria esperienza di vita per rimettere in gioco le potenzialità inespresse.
Una comunità che favorisce l'incontro e l'ascolto delle risonanze tra le storie individuali che vengono narrate nello scambio continuo di frammenti dei vissuti.
Una comunità nella quale si sta "diversamente con gli altri", un luogo di partecipazione "che ti fa ricordare, più che dimenticare", come scrive Duccio Demetrio (La sindrome di Anghiari- Archivio LUA).
È in questo luogo comunitario che, anche nel 2025 abbiamo coltivato il piacere della conoscenza che scaturisce dalla riflessione su di sé e dalla rivisitazione della propria memoria come fucina creativa del pensiero.
Continueremo a farlo, e, a chi vorrà mettersi in cammino, apriremo la nostra porta.