25/06/2023
CALPURNIA DI CISSA COME ANTIGONE?
INTRODUZIONE
Nel saggio “Alla ricerca della villa scomparsa” (Vedi “Terre di Novaglia” del 2. Giugno 2020) ho raccontato brevemente la storia della famiglia romana Calpurnii Pisones e la relazione di certi suoi membri con Caska, ovvero Cissa come veniva conosciuta durante l’antichità. Una delle persone appartenenti a questa famiglia, di cui presenza a Cissa è confermata dai ritrovamenti archeologici, si chiamava Calpurnia, figlia di Lucio Calpurnio Pisone Augure, console romano dell’ anno 1 a.C. e nipote di Gneo Calpurnio Pisone, console romano del 23 a.C. Durante il soggiorno di Calpurnia a Caska, la sua famiglia stava passando un periodo difficile: lo zio, accusato nel 19 d.C. dell’omicidio di Germanico (nipote dell’imperatore Tiberio e fratello dell’imperatore Claudio), si suicidò nel 20 d.C., mentre il processo era ancora in corso. Anche il padre di Calpurnia fu accusato del crimine di “maiestas” nei confronti dell’imperatore Tiberio, e morì, secondo lo storico Tacito, prima della fine del processo. Nel saggio sopraindicato ho accennato che Calpurnia fece erigere tre altari a Cissa per onorare la memoria di suo padre e suo zio. Ma il caso, come succede spesso nelle ricerche archeologiche, ci ha regalato una grande e bellissima sorpresa. Due anni fa fu ritrovato un altro altare sacrificale a Caska, eretto sempre da Calpurnia e dedicato a quattro divinità egizie: Iside, Serapide, Osiride e Anubi. La dedica, scolpita sull’altare, viene letta in modo seguente (Vedi immagine 1):
ISIDI MYRIONIMO VICTRICI TERRAE MARISQ(UE) DOMINATRICI SERAPI OSIRI ANVBI INVENTORI ET CVSTODI SACRORVM CALPVRNIA L(UCI) PISONIS F(ILIA) CN(AEI) PISONIS NEPTIS D(ONUM) D(EDIT)
Tradotto in italiano:
“All’Iside di moltissimi nomi, vincitrice, dominatrice di terra e di mare, al Serapide, Osiride, Anubi inventore e custode di sacralità, Calpurnia figlia di Lucio Pisone e nipote di Gneo Pisone dedica il dono”.
Il ritrovamento del quarto altare eretto a Cissa da Calpurnia ebbe, come conseguenza, la revisione delle letture di altri tre altari sacrificali, in particolare del terzo altare, ancora esistente a Caska. Come descritto nell’articolo del gruppo degli studiosi croati (Grisonic et al. VAMZ_55_2022), il terzo altare, invece di essere dedito alla Dea italica Bona Dea e la Dea liburnica Heia (come sostenevano prima certi storici), con la nuova lettura risulta dedito, seppure in modo criptico, alla Dea Iside. Su questa dedica “criptica” torneremo più tardi, adesso cerchiamo di approfondire perché una illustre matrona romana come Calpurnia fece innalzare quattro altari a Cissa e li dedicò proprio alla Dea Iside.
LA DEA ISIDE – LE ORIGINI
“Dea dalle molte facoltà, onore del sesso femminile.
Amabile, che fa regnare la dolcezza nelle comunità,
nemica dell'odio.
Tu regni nel Sublime e nell'Infinito.
Tu trionfi facilmente sui despoti con i tuoi consigli leali.
Sei tu che, da sola, hai ritrovato tuo fratello (Osiride),
che hai ben governato la barca, e gli hai dato
una sepoltura degna di lui.
Tu vuoi che le donne si uniscano agli uomini.
Sei tu la Signora della Terra
Tu hai reso il potere delle donne uguale a quello degli uomini!”
Iside o Isis (Vedi immagine 2), originaria del Delta, fu la Dea egizia della maternità e della fertilità. Divinità in origine celeste, fu figlia di Nut, Dea del cielo, e Geb, dio della terra, sorella di Nefti, Seth ed Osiride, con cui si unì quando ancora erano nel ventre materno, generando Horus.
Regnarono felici sull'Egitto finché Seth, geloso perché sua moglie Nefti si era innamorata di Osiride, con un inganno fece entrare durante un banchetto Osiride in un bara che fece sigillare e gettare nel Nilo.
Iside, disperata, si mise, accompagnata da Anubis, a cercare e ritrovò la bara, ma Seth gliela rubò e smembrò il corpo di Osiride seminando i pezzi in diverse città sulle coste del Nilo. Con l'aiuto della sorella Nefti, Iside cercò e assemblò le parti del corpo di Osiride, riportandolo in vita attraverso la sua acqua sacra. Solo il membro virile non fu trovato e Iside lo sostituì con un fallo d'oro.
Comunque Osiride, vendicato dal figlio Horus e resuscitato da Iside, finì con dominare sul regno dei morti. Per la sua capacità di riportare dalla morte alla vita, Iside era considerata una divinità associata alla magia e all'oltretomba. Aiutò Osiride a migliorare il mondo, ed inventò il sistro, l'agricoltura, il tessere e il ricamare, e istituì il matrimonio.
Plutarco scrisse: “Tra le statue dell’Iside, quelle con le corna sono rappresentazioni della sua luna crescente, mentre quelle vestite di nero i modi occulti e nascosti in cui essa segue il Sole, Osiride, e brama di unirsi con lui. In conseguenza a ciò esse invocano la luna per le questioni amorose e si dice che Iside regna sull’amore.”
IL VOLTO MISTICO DELLA DEA ISIDE
Iside Regina - Apuleio, Metamorfosi:
Io sono la genitrice dell'universo,
la sovrana di tutti gli elementi,
l'origine prima dei secoli,
la totalità dei poteri divini,
la regina degli spiriti,
la prima dei celesti;
l'immagine unica
di tutte le divinità maschili e femminili:
sono io che governo
col cenno del capo
le vette luminose della volta celeste,
i salutiferi venti del mare,
i desolati silenzi degli inferi.
Indivisibile è la mia essenza,
ma nel mondo io sono venerata ovunque
sotto molteplici forme,
con riti diversi, sotto differenti nomi.
Il riferimento all’Iside come “Myrionima” (di "moltissimi nomi" o "10.000 nomi"), presente sull’altare di Calpurnia, alle persone non abituate a questo tipo di venerazione probabilmente sembrerebbe un tantino esagerato. Ma consideriamo per un attimo solo un parziale elenco di tutti questi nomi, messi in fila:
• L'Immortale
• L'Ineffabile Governatrice
• Creatrice del flusso del Nilo
• L'Inventrice (di tutte le cose)
• Raggio di sole
• Madre di Dio
• Colei che tutto cura
• Colei che tutto riceve
• Isis-Aphrodite
• Isis-Astarte
• Isis-Pelagia
• Isis-Euploia
• Isis-Fortuna
• Isis-Hathor
• Isis-Ceres
• Isis-Athena
• Isis-Hera
• Isis-Hestia
• Isis-Hecate
• Isis Ammantata di Nero
• Vascello di salvezza
• Regina del Cielo
• Signora delle due terre
• Colei che Abbraccia la Terra
• Africa
• Distruttrice delle Anime degli Uomini
• Colei che tutto vede
• Agape
• Albula
• La Dea ex Machina
• La Figlia di Nut
• L'Allattante di Horus
• Dictynian Diana
• Amenti (La nascosta)
• La Figlia di Ra
• Il Destino
• L'Ankhet (Donatrice di Vita)
• Anquet (Che Abbraccia la Terra e rende Fertili le Acque)
• La Dinamica
• Arbitro in Questioni di Amore Sessuale
• Aut (suo titolo a Denderah)
• Base del più Bel Triangolo
• Benefattrice del Tuat (Inferi)
• La Figlia di Nut
• Conquistatrice dei Cuori
• Dikaiosyne (giustizia)
• Cornucopia di Tutti i Nostri Dei
• Creatrice della Corona di Ra-Heru
• Figlia di Geb Figlia di Seb
• Figlia di Thoth
• Diadema di Vita
• Sventatrice di Attacchi
• Madre Divina
• L'Una Divana
• Combattente in Netru
• La Dinastia
• La Terra
• Prima Sorgente del Tempo
• Epekoos (Colei che tutti guarisce)
• L'Una Segreta
• Euploia (Datrice di buoni commerci)
• Occhio di Ra
• Horus Femmina
• Femmina Principio di Natura
• Ra Femmina
• Amante del Fuoco
• Prima tra le Muse in Hermopolis
• Libertà
• Fresca Trapunta
• La Fruttifica
• Galactotrouphousa (colei che elargisce il latte di vita)
• La Gentile
• Datrice di Vita
• Dea Gloriosa
• Quindicesima Dea
• Dea di Tutti gli Dei
• Dea dell'Amore e della Magia
• Grande Scrofa Bianca di Eliopolis
• Dea delle Misture
• Dea del Romanzo
• Dea dei Crocicchi
• Dea dell'Alba
• Dea-Madre
• La più Grande degli Dei
• La Grande Pr******ta
• La Grande Dea del Sottosuolo
• Grande Maga che Cura
• Grande Vergine
• Dea Verde
• La Guardiana
• La Guida
• Ascoltatrice di Preghiere
• Hent (Regina)
• Heqet (Grande Maga)
A me personalmente, più che l’elenco stesso, fa impressione la profonda ammirazione da parte dei fedeli verso la figura della Dea, capace di suscitare dei sentimenti a noi sicuramente sconosciuti.
LA DEA ISIDE NELLA RELIGIONE DI ROMA IMPERIALE
Iside, la cui originaria associazione col Dio Osiride fu sostituita dalla Dinastia tolemaica con quella del Dio Serapide, fu dall'epoca tolemaica venerata come simbolo di sposa e madre e protettrice dei naviganti, diffondendosi nel mondo ellenistico, fino a Roma. Grande impulso le dette Cleopatra quando giunse a Roma con Cesare vittorioso che le concesse di edificare vari templi. In breve, il culto conquistò molta gente (Vedi immagini 3 e 4)
A Roma, verso l'88 a.C., era già in funzione un collegio di pastophori: una confraternita di sacerdoti che portavano nelle processioni piccole edicole con le immagini divine della Dea.
Il culto di Iside fu infatti introdotto a Roma nel I secolo a.C., assimilandola talvolta con molte divinità femminili locali, quali Cibele, Demetra e Cerere, e molti templi furono innalzati in suo onore. Il più famoso fu quello di File, l'ultimo tempio pagano ad essere chiuso nel VI sec. Durante il suo sviluppo nell'Impero il culto di Iside si contraddistinse per processioni e feste allegre e ricche, e perché i fedeli potevano entrare e pregare nel tempio, che era infatti molto più grande e ornato all'interno, a differenza degli altri templi pagani. Il culto disponeva di parecchi sacerdoti e sacerdotesse, anche perché diffondevano il culto attraverso la predicazione, pratica in seguito imitata dal cristianesimo.
Apuleio - l’Asino d’oro: alla Grande Madre Iside
"Tu sei santa,
tu sei in ogni tempo salvatrice dell’umana specie,
tu, nella tua generosità, porgi sempre aiuto ai mortali,
tu offri ai miseri in travaglio il dolce affetto che può avere una madre.
Né giorno né notte, per attimo alcuno, per breve che sia,
passa senza che tu lo colmi dei tuoi benefici:
tu per mare e per terra proteggi gli uomini,
allontani le tempeste della vita
e porgi con la tua destra la salvezza,
tu sempre con la mano sciogli le fila
che il destino aggroviglia in nodi inestricabili,
tu calmi le bufere della Fortuna
e poni un freno alle funeste rivoluzioni delle stelle.
Te onorano gli dei del cielo e rispettano quelli dell’Inferno,
tu fai ruotare la terra, dai la luce al sole,
governi l’universo, calchi col tuo piede il Tartaro.
A te obbediscono le stelle, per te ritornano le stagioni,
di te si allegrano i numi, a te servono gli elementi.
Al tuo cenno spirano i venti, offrono il nutrimento le nubi,
germogliano i semi, crescono le primizie.
La tua maestà temono gli uccelli vaganti nel cielo,
le fiere erranti pei monti,
i rettili celantisi nel terreno,
i mostri nuotanti nel mare.
Povero è il mio ingegno nel cantare le tue lodi,
scarso il mio patrimonio nell’offrirti sacrifici,
la mia voce non ha sufficiente ricchezza
per esprimere i sentimenti che m’ispira la tua maestà;
e non riuscirei neppure se avessi mille bocche e altrettante lingue,
neppure se potessi parlare senza stancarmi per tutta l’eternità.
Perciò quel poco che può un tuo fedele ma povero seguace,
io cercherò di farlo: le tue divine sembianze e la santissima tua volontà,
ora che le ho accolte nell’intimo segreto del mio cuore,
le custodirò in eterno e sempre le contemplerò nell’animo mio"
ISIDE E LA VERGINE
Esistono tratti comuni nell'iconografia relativa a queste due figure, ed è ragionevole supporre che già l'arte paleocristiana si sia ispirata alla raffigurazione classica di Iside per rappresentare la figura di Maria. La comunanza in vari dipinti si ritrova per esempio nei tratti delicati ed eterei, nel tenere entrambe in braccio un infante, che è Gesù Bambino nel caso della Madonna ed Horus per Iside. Poi, con affermarsi del Cristianesimo nell’Impero Romano, sotto imperatori come Costantino e Teodosio e con il conseguente rifiuto e p***ecuzione delle altre religioni a Roma e nei domini, i vari templi consacrati ad Iside siano stati riadattati e consacrati come basiliche dedicate alla Vergine, così come a volte modificati i dipinti e le opere raffiguranti la Dea egiziana. Questo ha sicuramente aiutato l'accomunarsi delle due figure a livello iconografico (Vedi immagine 5)
CALPURNIA DI CISSA E IL SUO RAPPORTO CON LA DEA ISIDE
Si è detto prima che a Roma il culto conquistò molta gente, soprattutto le matrone. Ed ecco, proprio come tante altre, anche Calpurnia fu una fedele adoratrice della Dea. Forse diventò, addirittura, una delle sacerdotesse della Dea, e questo si potrebbe desumere da certe indicazioni presenti nella dedica dell’altare di Cissa. Perché siamo arrivati a questa conclusione?
Partiamo anzitutto dalle descrizioni che si riferiscono a queste sacerdotesse:
“Le sacerdotesse della Dea vestivano solitamente in bianco e si adornavano di fiori; a Roma, probabilmente come conseguenza dell'influenza del culto autoctono di Vesta, dedicavano talvolta la loro castità alla Dea Iside. Sull'Appia antica c'è un sarcofago con quattro effigi: sopra quella dei genitori, sotto quella della prima sacerdotessa di Iside, ma al suo fianco non ha una figura maschile, bensì l'umbone solare, il simbolo del maschile interiore ritrovato, dunque casta e senza marito, ma completa del suo maschile in sé stessa.”
E proprio qui, in questa descrizione, troviamo l’evidenza che Calpurnia poteva essere la sacerdotessa: lei non fu sposata. A tale conclusione sono arrivati gli autori del sopracitato articolo VAMZ_55_2022. La loro argomentazione consiste nel fatto che l’iscrizione riporta solo la sua filiazione: L. Pisonis (auguris) filia, Cn. Pisonis neptis. Se fosse stata sposata, ci sarebbe la possibilità che fosse “in manu” a suo marito, che non le avrebbe dato il diritto di possedere nessuna proprietà. Tuttavia, l'assenza del nome del marito chiaramente indica che Calpurnia non era sposata e viveva sotto il potestas del padre.
Come viene spiegata la differente dedica sui due altari (terzo e quarto) eretti a Cissa da Calpurnia? Mentre il quarto altare riporta una chiara dedica alla Dea Iside, il terzo altare contiene una dedica che gli autori dell’articolo definiscono “criptica”, però la associano sempre alla stessa Dea. La ragione perché la dedica fu fatta in modo incomprensibile loro vedono nel fatto che nell’anno 19 d.C. l’imperatore Tiberio proibì i culti egiziani, fece demolire il tempio di Iside e fece gettare nel Tevere la statua della Dea. L’intervento di Tiberio fu drastico verso i sacerdoti, condannati alla crocifissione. Calpurnia, forse fuggita a Cissa proprio a causa di queste p***ecuzioni, per non correre ulteriori rischi fece questa dedica criptica. Però, quando l’imperatore Tiberio morì, il culto della Dea fu di nuovo legalizzato e sull’altare si poteva scolpire il vero nome della Dea.
CALPURNIA E ANTIGONE
Leggendo l’articolo con la storia di Calpurnia, mi è apparso evidente un fatto straordinario: la sua somiglianza con la protagonista della famosa tragedia di Sofocle. Sia Antigone che Calpurnia si confrontano con il potere politico e le leggi dello stato: Antigone con il potere e gli ordini di Creonte, Calpurnia con quelle dell’imperatore Tiberio. Tutte due hanno subito le conseguenze delle condanne pronunciate contro i loro familiari: ad Antigone fu proibito di seppellire il corpo di suo fratello ucciso in guerra, mentre Calpurnia fu costretta a fuggire da Roma e nascondersi in un luogo lontano e sperduto come Cissa anche a causa delle accuse contro suo padre e suo zio. Ciò nonostante, queste donne tenaci non rinunciarono ai loro principi etici e religiosi, e soprattutto alle loro libere scelte, e così facendo difesero le leggi divine contro le leggi umane. Antigone seppellisce suo fratello e viene condannata da Creonte, Calpurnia fa erigere gli altari con i nomi dei suoi familiari sfidando la possibile “damnatio memoriae” dell’imperatore e anche dedicando i suoi altari alla Dea che lo stesso imperatore ha cercato di sradicare dal suolo romano. Ma, in accordo con il panegirico alla Dea che abbiamo riportato all’inizio, Iside, che “trionfa facilmente sui despoti” pare che abbia aiutato Calpurnia di ripristinare il suo culto, almeno nella sua villa a Caska. Ciò è testimoniato, come abbiamo visto, dalla dedica alla Dea, non più criptica ma chiara ed evidente, che Calpurnia fece scolpire sul quarto altare sacrificale.
Esiste anche una differenza importante tra Antigone e Calpurnia. Antigone, “nata per condividere non l'odio, ma l'amore”, non riesce ad accettare le regole di un mondo fatto dagli uomini e si suicida. Calpurnia, memore del tragico destino di suo padre e suo zio, decide di salvarsi e sfuggire ai pericoli, ma non rinuncia ai suoi principi etici e religiosi, onora la memoria dei suoi familiari p***eguitati dal potere e dalle leggi e non ripudia la sua religione. Forse la forza di resistere a Calpurnia viene data proprio dalla Dea Iside, dalla convinzione che la Dea riesce ad offrire “ai miseri in travaglio il dolce affetto che può avere una madre.” Quell’aiuto, insomma, che mancava ad Antigone, “abbandonata dagli uomini e dai Dei”. La storia di Calpurnia poteva finire in una tragedia, ma il destino, e la Dea, hanno deciso diversamente.