01/02/2026
📍RITORNO A BETLEMME📍: testimonianze dalla sede della Misericordia in Terrasanta.
Ricordando la storica partecipazione della Misericordia di Arezzo alle primissime attività della Misericordia in Terrasanta appena fu inaugurata nel 2013-14, nonché ad una delle ultime missioni del 2019 prima della sospensione del periodo Covid protrattasi fino al 2024/25, siamo lieti di comunicare oggi l’esito di una prima nuova missione nella sede di Betlemme in seguito alla sua riapertura dell’anno scorso.
A questa missione, svoltasi a cavallo tra il Natale 2025 e il capodanno 2026, hanno preso parte tre persone: i due volontari della Misericordia di Arezzo Sara Duchi (già rettore del Magistrato della Confraternita con ruolo di Comandante della Compagnia Attiva) e suo marito Enrico Benigni; e la volontaria della Misericordia di San Giovanni Valdarno, Sabrina Foti. Seguono foto e testimonianze dei tre. (Mentre è in preparazione uno speciale per il prossimo numero di “GialloCiano”, in uscita ad aprile p.v.; nonché un più esteso servizio sul web).
Va sottolineato che la riapertura della sede della Misericordia in Terrasanta, a Betlemme, ha determinato il rinnovo della possibilità per ogni Misericordia d’Italia di recarvisi con propri operatori, per settimane programmate di servizio presso gli istituti che sul luogo si occupano di assistenza a varie categorie particolarmente svantaggiate, tra cui soprattutto bambini soli con disabilità psico-fisiche e anche anziani, infermi, ammalati.
I volontari che vogliono essere protagonisti di questo importante progetto, già dallo scorso anno possono nuovamente dare la loro disponibilità per recarsi a Betlemme, anzitutto informandosi presso la propria Misericordia di appartenenza e nel sito istituzionale di Confederazione nazionale delle Misericordie d’Italia, o infine anche compilando il form disponibile a questo link: https://bit.ly/ProgettoBetlemme2025.
Ed ecco un condensato estratto dal molto narrato che i tre hanno messo a disposizione appena rientrati.
Sabrina ci parla di ciò che salverebbe maggiormente di tutti i momenti trascorsi nella missione e di quel che più le è rimasto dentro:
«Salverei gli occhi che si illuminavano alla vista della nostra divisa giallo-ciano quando entravamo nel salone dei bambini, pieni di gioia e curiosità. Momenti difficili sono stati vedere progetti fermi, come l’area nuova per farli giocare più liberi, bloccati dalla situazione e dalla guerra vicina, e sapere che alla fine avrei dovuto lasciarli lì, con tutte le difficoltà della loro quotidianità.»
«Sono stata qui a Betlemme almeno una decina di volte anche per periodi più lunghi e ogni volta è stata un’emozione diversa che non si può descrivere se non la vivi. Questa volta però aveva qualcosa di diverso, era la prima volta con la Misericordia. Camminare per le strade della città, essere presenti la notte di Natale nella basilica della Natività indossando la divisa della Misericordia ed essere riconosciuti è stata una grande opportunità; da quando sono bambina sogno di vivere la notte di Natale lì dove è nato tutto. E quest’anno il mio desiderio si è realizzato. Quando ho visto i biglietti sul tavolo della Casa della Misericordia avevo le lacrime agli occhi. Grazie a Edoardo (il coordinatore delle Misericordie – n.d.r.) che ci ha accolti e fatto questo regalo.»
«Una scena che mi porterò per sempre nel cuore: una bambina down di circa 5-6 anni che spingeva la carrozzina di una donna per “farla camminare”. L’amore non conosce limiti, e vedere così tanta forza e dolcezza in un gesto così piccolo mi ha commossa profondamente. In un contesto segnato da conflitti e tensioni, questi bambini, spesso orfani o fragili, affrontano la vita con una forza sorprendente; e ogni gesto d’amore diventa ancora più prezioso, soprattutto per noi che troppo spesso diamo tutto per scontato.»
Mentre Sara ed Enrico, praticamente all’unisono e considerando che pure loro sono già stati lì in precedenza, vanno a ruota libera…fino a questa conclusione, che attiene sempre a ciò che rimane in fondo al cuore appena fatta questa esperienza:
«E poi resta il dopo.
La nostalgia che arriva all’improvviso: dei bambini, delle suore, dei profumi del mercato, delle strade di Betlemme. Resta la consapevolezza di essere stati un trio perfetto, in sintonia totale, legati da qualcosa che va oltre il viaggio. Resta quella domanda fatta in cerchio, dopo pranzo, semplice e profondissima: “perché scegliere di passare il Natale qui, lontano da casa?”
La risposta non sta nelle parole. Sta negli occhi dei bambini, nelle mani sporche di farina, nei sorrisi scambiati per strada, nell’alba nel deserto.
Sta in quella sensazione precisa: essere esattamente dove dovevi essere.
Non è un viaggio facile, vuoi per la situazione geopolitica, vuoi per il servizio nell'Istituto dei bambini anche con gravi disabilità... ma è un viaggio che lascia tanto dentro e non vedi l'ora di poter tornare.
Consigliamo a tutti di fare questa esperienza almeno una volta»