01/10/2025
Elizabeth Packard non era una ribelle armata di gesti clamorosi, né una donna in cerca di scandalo. Era una moglie, una madre di sei figli, una donna comune dell’America di metà Ottocento. Eppure, proprio la sua normalità divenne la prova più sconvolgente di quanto potesse essere fragile la libertà femminile in quell’epoca.
Siamo nell’America del 1860. Elizabeth era sposata da anni, madre di sei figli, quando suo marito decise di farla rinchiudere in un manicomio. Non perché fosse violenta o instabile, ma per un motivo che oggi ci sembra assurdo: osava pensare con la propria testa. Elizabeth non condivideva le rigide convinzioni calviniste del marito e aveva il coraggio di esprimere idee indipendenti. All’epoca, nello Stato dell’Illinois, la legge permetteva a un uomo di internare la propria moglie senza prove, senza processo, e senza il suo consenso.
Dentro l’asilo, Elizabeth scoprì presto una realtà sconvolgente. Molte delle donne lì rinchiuse non erano affatto “pazze”: erano semplicemente scomode. Erano mogli che avevano resistito, figlie che non si erano piegate, donne che avevano osato sfidare i ruoli soffocanti imposti dalla società. Invece di spezzarla, quell’esperienza rafforzò la sua determinazione. Osservava, prendeva appunti, annotava tutto, aspettando il giorno in cui avrebbe potuto raccontare la verità.
Dopo tre anni, riuscì finalmente a portare il suo caso in tribunale. Il marito cercò di screditarla, descrivendola come instabile. Ma Elizabeth non si lasciò intimidire: parlò con chiarezza, difese il diritto di ogni donna a pensare liberamente e ottenne la libertà. Quella vittoria non fu soltanto personale: fu una dichiarazione pubblica che le donne non erano proprietà, e che le loro voci non potevano essere liquidate come follia.
Ma la sua battaglia non finì lì. Elizabeth iniziò a scrivere libri sulla sua esperienza e a lottare per cambiare le leggi. La sua tenacia portò a riforme che offrirono alle donne maggiori tutele contro internamenti ingiusti e più diritti all’interno del matrimonio.
Il coraggio di Elizabeth brillò in un’epoca in cui sfidare il marito significava rischiare tutto: i figli, la reputazione, persino la libertà. Lei scelse comunque la verità al posto del silenzio.
Elizabeth Packard trasformò la sua ingiustizia personale in un movimento che rese più difficile ridurre altre donne al silenzio come era accaduto a lei.
Piccole Storie.
Elizabeth Ware Packard (1816 – 1897) nacque a Ware, Massachusetts. Sposata con il pastore calvinista Theophilus Packard, ebbe sei figli. Nel 1860 fu rinchiusa ingiustamente in un manicomio dall’uomo stesso, che sfruttò una legge dell’Illinois che permetteva ai mariti di internare le mogli senza processo. Dopo tre anni ottenne la libertà grazie a un processo che vinse con coraggio e lucidità. Da quel momento si dedicò a scrivere libri e a battersi per i diritti delle donne, ottenendo importanti riforme contro gli internamenti arbitrari e a favore della tutela femminile nel matrimonio. Morì nel 1897, lasciando un’eredità di giustizia e coraggio civile.