16/10/2025
Un paio di giorni fa ho pubblicato una storia in cui mostravo la mia colazione con i pancakes di zucca; dopo qualche minuto mi è arrivato in Direct un audio (ciao C. 😘) che sostanzialmente diceva: ma che voglia hai?!
Come di consueto con questa persona, c’è stato uno scambio sereno e divertente, che però mi ha fatto riflettere su quello che questa storia significava per me e di come dall’altra parte potesse essere recepita da chi la vedeva.
Se per me era semplicemente la condivisione di un momento della giornata, di un cibo che avevo particolarmente gradito, di una cosa - cucinare - che spesso (ma non sempre) mi piace fare, magari di un’idea di come potrebbe essere usata la zucca, mi rendo conto che si tratta della mia intenzione e che nel contesto dei social e della spinta costante alla performance il recepito può essere molto diverso.
Intorno al cibo abbiamo costruito una serie di paletti, giudizi, restrizioni, vincoli che non hanno nulla a che fare con la salute (fisica e mentale) e con la funzione del cibo per la nostra fisiologia e nella nostra quotidianità.
I pancakes sono dunque indispensabili a colazione? No, ma quella mattina, per me, rappresentavano la migliore risposta ai miei bisogni, che non devono essere necessariamente o solo nutrizionali. La risposta ai propri bisogni può tranquillamente essere una tazza di latte e biscotti, e va benissimo così.