07/04/2026
Avete mai fatto un viaggio in un Paese di cui non conoscete la lingua e le usanze?
In quel contesto, potreste sentirvi sopraffatti dai rumori, confusi dai gesti della gente o potreste interpretare male un cartello stradale. Siete "sbagliati"? No, siete solo in un ambiente che non parla la vostra lingua madre.
L'Autismo è molto simile a questo.
Spesso fa paura perché lo vediamo come un comportamento "strano" o incomprensibile. Ma la verità è che non c'è nulla di rotto da riparare: c'è solo una distanza comunicativa da colmare.
🔍 Cosa vediamo vs. Cosa succede davvero
Spesso ci fermiamo alla superficie, ma dietro ogni comportamento c'è un motivo:
- Il "capriccio" al supermercato? Spesso non è mancanza di educazione, ma un sovraccarico sensoriale. Immaginate se ogni lampadina emettesse un ronzio elettrico assordante e i colori degli scaffali vi urlassero in faccia.
- Il silenzio o il rifiuto dello sguardo? Non è mancanza di affetto. Per molte persone neurodivergenti, guardare negli occhi è come ascoltare una musica a volume troppo alto: distrae dal contenuto delle parole.
- La ripetizione dei gesti? È il loro modo di ritrovare l'equilibrio in un mondo che si muove troppo velocemente.
🤝 Dalla "diagnosi" alla "conoscenza"
Come psicologa, vedo ogni giorno famiglie preoccupate perché non riescono a "raggiungere" i propri cari. Ma il segreto non è forzarli a ve**re nel nostro mondo "tipico". Il segreto è imparare noi qualche parola della loro lingua.
Capire l'autismo significa smettere di chiedersi "Perché fa così?" con giudizio, e iniziare a chiedersi "Cosa sta provando?" con curiosità.
Quando smettiamo di vedere l'autismo come un disturbo da temere e iniziamo a vederlo come un modo diverso di processare la realtà, accade qualcosa di magico: la paura scompare e inizia il dialogo.
✨ Qual è la cosa che ti ha sempre spaventato o incuriosito di più dell'autismo? Scrivilo qui sotto, proviamo a tradurla insieme.