dott.ssa_raffaella_iannone_

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02/12/2025

L'AMORE NON E' LA RELAZIONE

Noi crediamo che l'amore sia l’avere una relazione.
E facendo così sbagliamo alla grande.
La relazione non è affatto sinonimo di amore.
L'amore non arriva con la persona giusta.
L'amore non finisce quando finisce una relazione.
Ed è importante che una persona non si senta degna d’amore solo quando qualcuno si impegna con lei.
Essenzialmente, l'amore non si attiva quando c'è una persona che consideriamo il nostro o la nostra compagna.

La domanda che ti rivolgo è la seguente:
"Senti amore in te stesso a prescindere dalla relazione? Se c’è qualcuno o meno?”
Questa è la domanda cardine!

Diciamo che l’amore sia un po’ come l’intelligenza o la consapevolezza, vale a dire degli “stati interiori”.
Sorgono dal tuo stesso Essere e possono diventare una tua condizione permanente.

Per afferrare meglio il concetto ti invito a vederli come delle qualità dell’anima.

Rifletti qui:
Se fossi una persona simpatica è perché qualcun altro ti dà la simpatia?
Quindi quando quella persona non c’è tu diventi antipatico?

Altro scenario.

Se sei intelligente, se sei veloce con la matematica per esempio, è perché il maestro ti ha dato l'intelligenza numerica?
Quindi una volta andato via, tu torni incapace con i numeri? Non sai più fare un'operazione e hai bisogno di un altro maestro di matematica?

Immagina di non trovarlo.
Che succederebbe.
O addirittura può capitare che ne trovi uno, ma è restio, non te la vuole dare questa intelligenza.
Cosa vorrebbe dire?
Che non la meriti?

Il maestro o le persone in generale possono condividere qualcosa con te, possono darti il terreno giusto e l'acqua per far crescere il tuo seme, le tue qualità, ma non sono loro a darti la qualità stessa e quindi non possono nemmeno togliertela a loro piacimento.

Le qualità non funzionano così.

Che c’entra con l'Amore, con la felicità?
C’entra perché sono anche loro qualità, lo abbiamo detto.
Il problema è che non le trattiamo da tali.

Partiamo per spedizioni quotidiane alla ricerca di persone che ci diano Amore.

E consumiamo, usiamo, ci buttiamo a piedi pari su qualsiasi cosa pensiamo ci dia felicità.

E poi stiamo male perché non durano mai.

“Non era la persona giusta”, “non ho ancora raggiunto quello che voglio” ci consoliamo.

Ovviamente come nessuno può darci la simpatia o l'intelligenza e poi togliercela, nessuno può darci l'amore e la felicità.

Nessuno ci insegna che l'Amore e la felicità sono qualità nostre come molte altre.
E di solito nessuno è riuscito a svilupparle con un terreno e un nutrimento idoneo.

Quello che fanno le persone è provocarci emozioni, darci attenzioni oppure condividere il loro di amore.
Condividere i propri “stati” con gli altri.
Non ci danno qualcosa.

L’amore presente in una persona come “stato” può, per risonanza, accendere momentaneamente il tuo amore; amore però che non viene dall’altro, ma dal tuo interno.

Il fatto è che, vivendo sempre e soltanto all’esterno di noi stessi, sembra che ogni cosa ci arrivi dagli altri. E questa è una grande menzogna, oltre che un’ inesauribile fonte di sofferenza.

Roberto Potocniak

27/11/2025

Basta: non è tutto narcisismo. Non tutto è manipolazione. A volte è solo umanità ferita.
[...]

Se uno sparisce → narcisista.
Se uno è emotivo → borderline.
Se uno è riservato → evitante.
Se uno sbaglia → manipolatore.
Se uno non risponde → ghosting patologico.

Ma la verità è un’altra, molto più semplice e molto più dolorosa:
molti non sono cattivi. Sono immaturi.
Molti non sono manipolatori. Sono spaventati. Molti non sono narcisisti. Sono confusi.

Oggi lo chiamano ghosting, ma è una parola elegante per dire: “Non reggo il confronto. Non so gestire le mie emozioni. Non so dirti la verità. Quindi scappo.” Esiste il ghosting overt: sparizione totale. Esiste il ghosting covert: presenza intermittente, ambigua, a fasi. Nessuno dei due è una diagnosi. Sono strategie di sopravvivenza emotiva di chi non riesce a sostenere una relazione adulta. Fa male, certo. Ferisce nel profondo. Ma non è sempre malizia.

08/11/2025

Aveva solo diciassette anni.
E un Paese intero le diceva: taci. Piega la testa.
Sposa il tuo stupratore.

Lei, invece, alzò lo sguardo.
E disse no.

Era il 1965, in una Sicilia ancora stretta tra silenzi, onore e paura.
Franca Viola era una ragazza come tante, ma il suo nome sarebbe diventato la linea che divideva due epoche.

Filippo Melodia, ex fidanzato con legami mafiosi, non aveva accettato il rifiuto.
Il 26 dicembre, armato e accecato dalla rabbia, fece irruzione in casa sua.
Colpì la madre.
Rapì Franca e il fratellino di otto anni, Mariano, che cercò disperatamente di difenderla.
Lui fu liberato.
Lei no.

Per otto giorni Franca fu tenuta prigioniera.
Violentata, minacciata, umiliata.
Costretta ad accettare un matrimonio che avrebbe “riparato l’onta”.
Perché la legge — l’articolo 544 del Codice Penale — diceva questo:
uno stupratore poteva evitare il carcere se sposava la sua vittima.
Lo chiamavano matrimonio riparatore.

Ma non riparava nulla.
Nascondeva tutto.
L’onore, dicevano, andava restituito.
Il suo, non quello dell’uomo che l’aveva distrutta.

Quando Franca fu finalmente liberata, tutti si aspettavano che facesse ciò che facevano tutte:
accettare, tacere, piegarsi.
Perché così si faceva.
Così si era sempre fatto.

Ma lei no.

Davanti ai giudici, ai giornalisti, e a un’Italia che la osservava come si guarda un’anomalia, Franca Viola pronunciò parole che nessuno aveva mai osato dire:

“Non ho nulla da riparare. Voglio giustizia.”

Fu uno scandalo, un terremoto morale.
La società la giudicò. La mafia la minacciò.
Ma accanto a lei restò suo padre, un uomo semplice e inflessibile che rispose:

“L’onore non si ripara con un matrimonio. Si perde quando si nega la verità.”

Nel 1966, Filippo Melodia fu condannato a undici anni di carcere.
Era la prima volta che in Italia una donna rifiutava il matrimonio con il suo stupratore — e vinceva.

Ci vollero ancora sedici anni perché la legge cambiasse.
Solo nel 1981, l’articolo 544 fu abolito per sempre.
Ma il vero cambiamento era iniziato quel giorno, in quell’aula, con una ragazza che aveva trovato la forza di dire no.

Franca Viola si sposò anni dopo, per amore, con un uomo libero come lei.
Scelse il silenzio della vita quotidiana, non la gloria dei riflettori.
Ogni volta che le chiedevano se si sentisse un’eroina, rispondeva:

“Ho solo fatto ciò che ogni donna dovrebbe poter fare: scegliere.”

Quel no fu più di una ribellione.
Fu un atto di nascita.
Da quella voce ferma di una ragazza di diciassette anni è nata una coscienza nuova:
che l’onore non è nel silenzio, ma nella libertà.

06/11/2025

Ci sono legami che ti svuotano,
e legami che ti nutrono.
La differenza, spesso, la senti nello stomaco.
Con alcuni puoi parlare per ore,
ma alla fine ti senti più solo di prima.
Con altri bastano due minuti di silenzio
per sentirti a casa.
Non c’entrano i ruoli,
né la durata,
né la frequenza dei messaggi.
C’entra la qualità dello scambio:
se ti senti visto,
se puoi respirare,
se la tua verità non deve chiedere il permesso per esistere.
I legami che nutrono non ti chiedono di cambiare,
ti invitano a fiorire.
Non ti tengono, ti sostengono.
Non ti consumano, ti ricaricano.
E quando ne trovi uno così,
non è fortuna.
Non so se si chiamano amore, amicizia, o destino.
Sono legami d'anima.
So solo che quando li incontri
senti che la vita, per un attimo, ha smesso di chiederti qualcosa
e ha iniziato a darti.
È il segno che finalmente
hai smesso di accontentarti del poco,
e hai iniziato a scegliere ciò che ti fa bene.
E ti basta restare, con tutto quello che sei.
Perché i legami veri non riempiono il tempo: ti riempiono dentro.

Oscar Travino

29/09/2025

Tra le tecniche manipolatorie utilizzate da sfigati e sfigate senza speranza c' è quella di alimentare i lati oscuri delle loro prede ( o quelle che ritengono esser tali) attraverso frasette nosense lanciate qua e là laddove la controparte cerca spiegazioni e chiarificazioni. Non fornire chiarimenti a fronte di domande lecite in una relazione di qualunque tipo, evadere, rispondere a monosillabi e sparire e ricomparire a intermittenza è tipico di chi conduce vite vacue, è portatore/trice di gravi frustrazioni e vorrebbe ardentemente che tutti fossero sfigati/e come lui/lei. Il loro nutrimento è dato prevalentemente dal nostro disagio, dalla nostra rabbia o dalla nostra afflizione. Una volta che riescono a ottenere il loro risultato si sentono appagati perché nel loro micro cervellino pensano di non essere gli unici derelitti sulla faccia della terra.

Comprendere il loro gioco non è difficile. Ripetono gli stessi schemi ciclicamente, quando si sentono più sfigati del solito. È allora che deve scattare la fuga. Il più lontano possibile di modo da non dover dare ancora una volta nutrimento a minus habens. Abbassa le nostre frequenze e ci avvicina a essere come loro: grandissimi, irrecuperabili bimbi/e minkia.

28/09/2025

PARLA NARCISO.
Se Narciso fosse metacognitivo o un elemento ad alto funzionamento si racconterebbe così:
"Sono sposato con una donna da 10/10, una moglie per la vita.
È leale, premurosa, ed è il tipo di partner che la maggior parte delle persone sognerebbe di avere.
Mi ama incondizionatamente, mi sostiene in ogni modo, perdona i miei errori e continua a scegliermi ogni singolo giorno. Mette cuore, tempo ed energia nella nostra relazione, costruendo qualcosa di reale e duraturo.
Ma ecco il punto: sono un narcisista.
Non mi interessano l'amore, la lealtà o il rispetto come a lei. Non voglio provare gratitudine o responsabilità.
Ciò di cui ho bisogno è una costante spinta al mio ego. Quindi, invece di apprezzare la donna da 10/10 che ho, la tradisco.
Trovo una da 2/10 che assomiglia a Shrek, o qualcuno che, in qualsiasi altro contesto, non sarebbe mai adatto a me, perché ho bisogno di sentirmi potente, desiderato e in controllo.
La qualità o la compatibilità dell'altro La persona non conta. Ciò che conta è come mi fa sentire nei miei confronti.
E poi arriva il colpo da maestro della matematica narcisistica: la colpa, mi rifiuto di assumermi la responsabilità.
Invece, distorco tutto in modo che sembri che la colpa sia della moglie da 10/10 che ho già. "Se solo facesse diversamente... se solo fosse più attenta... se solo fosse così..."
Non importa che sia io a tradire la sua fiducia, faccio sembrare che le mie azioni siano giustificate e, in qualche modo, il problema diventa lei."
Narciso non si riconosce, ma sa benissimo ciò che fa.
Sa che mente, manipola e tradisce, ne è pienamente consapevole, sono le sue azioni consapevoli mentre le compie.
Le sa raccontare, sa persino vantarsene, ma soprattutto sa giustificarle e giustificandole, facendo ricadere sugli altri le proprie nefandezze, acquieta la sua ansia.
Quando diciamo che il narcisista è egosintonico, non stiamo dicendo che non sa ciò che fa, anzi!
Un narcisista egosintonico è consapevole delle proprie azioni, ma le considera giustificate e coerenti con la propria immagine di sé come persona superiore o speciale.
Non si sente in conflitto con i propri tratti narcisistici, ma piuttosto li considera parte integrante della propria identità e come tali pretende che tu li accolga e non li giudichi.
Sappi che anche di fronte allo sforzo che malauguratamente dovessi compiere per sottostare a tutti i suoi voleri, bisogni e capricci, ti tradirà ugualmente, perché nulla dipende da te e tu non puoi fare nulla per cambiare le cose.
L'unica strada percorribile è un buon lavoro su di te per staccare la spina di una relazione che umilia ogni parte di te.

19/08/2025

Due cose ti definiscono: la tua pazienza quando non hai niente e il tuo atteggiamento quando hai tutto.(🩷)

16/06/2025
Bella metafora per capire che a volte non dobbiamo né giustificarci e neanche voler sapere per forza il perché di determ...
08/06/2025

Bella metafora per capire che a volte non dobbiamo né giustificarci e neanche voler sapere per forza il perché di determinate azioni nei nostri confronti. Ma solo curare le "ferite" e andare avanti senza voltarsi indietro.
Bisognerebbe imparare a farlo sempre.❤️‍🩹

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