21/01/2026
Andare oltre la trasgressione
Il concetto di “trasgredire” in ambito psicopatologico si riferisce alla tendenza o alla propensione a infrangere norme, regole o limiti sociali, morali o personali. Questa condotta può esprimersi in manifestazioni di comportamento scorretto, impulsività o ribellione patologica. Spesso il trasgredire rappresenta una forma di resistenza alle figure autoritarie o una ribellione ai limiti imposti, come reazione all’ansia o al senso di vuoto. Trasgredire può essere un’evasione temporanea da stati di disagio interno, come ansia o depressione, attraverso comportamenti impulsivi e rischiosi.
Ma perché si trasgredisce? Quando le norme o le regole vengono percepite come ingiuste o oppressive, alcuni possono trasgredire come forma di protesta o di sfida. Persone con tendenza all’impulsività, come in alcuni disturbi psicopatologici, tendono a trasgredire senza riflettere sulle conseguenze. Ciò che può essere considerato trasgressivo in una cultura può non esserlo in un’altra. La trasgressione può rappresentare una forma di rivolta contro situazioni o regole frustranti o ingiuste.
La trasgressione può essere motivata dal desiderio di sentirsi accolti, dalla frustrazione verso le restrizioni o dal bisogno di scoprire e affermare sé stessi. Paradossalmente, la trasgressione può essere un modo per chiamare l’Altro: “mi vedi?”, “mi fermi?”, “esisto per te?”. È una domanda relazionale mascherata.
Nel narcisismo patologico la trasgressione assume una qualità grandiosa: non serve a esplorare il limite, ma a negarlo. Qui il “più” diventa onnipotenza, disprezzo della legge, sadismo sottile verso l’altro. La trasgressione matura non distrugge il limite: lo attraversa, sapendo che esiste.
In psicopatologia la trasgressione non è di per sé patologica. Essa diventa clinicamente rilevante quando smette di essere un’esperienza simbolica e si trasforma in un agito ripetuto, rigido, non mentalizzato. In questi casi la trasgressione non comunica un desiderio, ma regola uno stato interno intollerabile.
Nel linguaggio comune la trasgressione viene spesso confusa con la devianza o con la ribellione deliberata. La trasgressione patologica non nasce dal desiderio di libertà, bensì da un deficit strutturale: il limite non è stato interiorizzato come funzione psichica, ma vissuto come imposizione esterna, minacciosa o umiliante. Trasgredire diventa il solo modo per sentire il limite, anche a costo di distruggere il legame.
La distinzione tra trasgressione agita e trasgressione non agita è clinicamente centrale, perché separa ciò che appartiene al processo di soggettivazione da ciò che segnala un fallimento della funzione psichica del limite.
“Andare oltre” è questo il significato, l’etimologia del termine. Ognuno di noi tenta di fare esperienze nuove, di sperimentarsi in situazioni insolite. Quando si è innamorati, si fanno cose che vanno oltre i consueti comportamenti, scoprendo aspetti di sé e dell’altro sorprendenti.
Oggi trasgredire sembra sempre più un obbligo sociale, un diktat per sentirsi vivi, unici, importanti. Si trasgredisce di continuo: per noia, per mancanza di emozioni e di progetti, per ribellarsi, per mettersi alla prova, per stupire, per
emulazione, per sentirsi giovani, perché è di moda.
“Andare oltre” sembra in molti casi aver perso la sua valenza creativa, perché lo si fa troppo spesso, senza sapere bene perché, e spesso in base a dettami indotti da una società che vende “esclusive” trasgressioni di massa.
La trasgressione sana, quella che rafforza l’autostima, per essere tale non deve mai diventare a sua volta regola. Deve essere unica, la “tua” trasgressione. Se così non è, subentrano inevitabilmente sensi di colpa e crisi di identità, oltre all’esposizione a pericoli e situazioni che non si è in grado di gestire.
Si rischia di deviare dal proprio destino, di vivere male il presente in nome di una vita in continua “corsia di sorpasso”. È quindi necessario sviluppare una maggiore consapevolezza della propria trasgressività, per ridurre i rischi e aumentare il senso di appagamento.
Trovare la “tua” trasgressione non significa fare qualcosa di eclatante o clamoroso, né mettere a rischio la propria vita o quella degli altri. Spesso si tratta di qualcosa che già ti piace fare, ma che puoi fare “di più” o in modo
nuovo.
Non farti influenzare e non renderla un dovere. Se si vive costantemente in
stato di “sorpasso”, il rischio è di raggiungere, anche velocemente, punti realmente pericolosi per la salute psichica (ad esempio nella sessualità) o fisica (ad esempio alla guida).
La trasgressione deve essere episodica e consapevole, affinché mantenga la sua efficacia e rimanga sotto controllo. Coltiva la curiosità: ogni giorno può essere fonte di piccoli momenti trasgressivi che rendono la vita emozionante e creativa.
Come recita un noto principio clinico: “Si agisce ciò che non si può pensare; si pensa ciò che non è più necessario agire”.