28/05/2025
Si è concluso da poco il congresso dell’EABM a Tallinn.
Un’esperienza ricchissima, non solo per gli stimoli scientifici, ma anche per l’ambientazione suggestiva del Kadriorg Palace, oggi museo d’arte, dove è possibile ammirare mostre di artisti europei.
Proprio lì, mi ha profondamente colpito una tela di Bernardo Strozzi: una madre sopraffatta, con tre bambini attorno, uno al seno, uno che reclama attenzione, e un altro ancora aggrappato a lei. È una scena viva, reale, intensa.
Uno sguardo che racconta l’amore, ma anche la fatica, lo sfinimento, il carico invisibile della maternità.
Mi è subito venuta in mente l’immagine della SIP “Allattare è bello”: madre bionda, truccata, riposata, col bebè beato al seno.
È davvero questa la rappresentazione che vogliamo offrire alle madri?
Dove sono le occhiaie, il disordine, il conflitto tra dedizione e bisogno di respiro?
Rischiamo che immagini del genere, invece di motivare, facciano sentire inadeguate le madri reali.
La medicina dell’allattamento ha bisogno di verità, formazione e ascolto.
E questo congresso lo ha ribadito forte: serve un linguaggio onesto, alleato, che non idealizzi, ma sostenga davvero.
Questa superficialità nel comunicare la maternità può ferire, scoraggiare, far sentire sole le madri proprio nel momento in cui avrebbero più bisogno di sentirsi accolte e comprese.