06/04/2026
Il divertimento non è un’aggiunta alla vita.
È una delle sue forme più autentiche.
Eppure impariamo presto a metterlo da parte.
A prendere sul serio il dovere, la responsabilità, il sacrificio.
A costruire esistenze piene di impegni ma spesso povere di piacere.
Mettiamo in cima ai nostri valori il lavoro, l’amore, la famiglia, la salute.
E facciamo bene.
Ma quasi mai riconosciamo al divertimento lo stesso statuto.
Come se fosse qualcosa di leggero, accessorio, persino sospetto.
Per molti, in profondità, il piacere porta con sé un’ombra.
Una traccia antica: se ti diverti troppo, stai sbagliando, stai "peccando".
Se provi piacere, stai eccedendo.
"Pensa alle cose serie invece di dedicarti al superficiale."
È qui che si spegne il Dionisiaco.
Quella dimensione vitale, istintiva, corporea, che ha a che fare con l’ebbrezza di esserci, con il fluire dell’energia, con il sentirsi vivi senza dover sempre controllare, misurare, contenere.
E allora il divertimento si riduce, si controlla, si rimanda.
Si vive, ma trattenendo il respiro.
Eppure il divertimento è energia che circola.
È il segno che siamo in Contatto con la vita.
Che qualcosa dentro di noi si muove, risponde, vibra.
Non riguarda solo ciò che facciamo,
ma come lo "abitiamo".
Ci si può divertire lavorando, parlando, creando, incontrando, etc.
Ci si può divertire vivendo.
Non è superficialità.
È "Presenza" piena, a sé stessi e alla Vita.
Il Dionisiaco, in questo senso,
è Contatto con la propria energia vitale.
È lasciarsi attraversare dall’esperienza senza anestetizzarla, senza irrigidirla.
Quando manca, qualcosa si irrigidisce.
La vita diventa funzione, prestazione, tenuta.
Si va avanti, ma senza gusto.
E allora a volte, si cerca altro.
Lo sballo, l’eccesso, l’anestesia.
Per per smettere di sentire o per sentire qualcosa, finalmente.
Ma quello non è divertimento.
È una caricatura del Dionisiaco.
È distanza da sé.
Il divertimento vero non allontana, avvicina.
Non spegne, accende.
Non riempie un vuoto: nasce quando quel vuoto inizia ad essere abitato.
Forse dovremmo reimparare a prendere il divertimento come una cosa seria.
A riconoscerlo come parte della nostra salute, della nostra integrità.
Non come un premio dopo tutto il resto.
Ma come un modo di stare al mondo.
Come una responsabilità "Etica" verso la vita che siamo.
Fabrizio Quattropani