24/09/2024
Nella landa si celebra l'idillio perduto del dolore e della fatica
Nell'attuale era postmoderna, caratterizzata da comfort senza precedenti, connessioni digitali istantanee e cibo che appare magicamente su scaffali illuminati a Led, un curioso fenomeno si sta facendo strada in città: la nostalgia per l'era preindustriale.
Un velo malinconico sembra ammantare amministratori ed intellettuali organici locali che, cercando nuove vie, guardando indietro, ai tempi in cui il lavoro era genuino ed il dolore fisico una componente quotidiana ineludibile.
Cosa dire a questi personaggi pervasi dal profondo desiderio di riscoprire le gioie della fatica e del sudore? Vadano a lavorare!
Vogliono provare il fascino della fatica infinita? La vivano!
Lascino i luoghi ameni ed inseguano il loro desiderio di svegliarsi all'alba, di spalancare la finestra e annusare l'aria di campagna, frizzantina e intrisa dell’odore acre di letame fresco.
Consumino la colazione davvero autentica da contadini preindustriali a base ti pane raffermo, cipolla e latte appena munto.
Con la schiena irrimediabilmente curva si preparino ad affrontare una giornata di pura fatica. D’altra parte, perché usare un trattore, quando possono gioiosamente piegarsi su un aratro trainato da buoi (animali efficienti e collaborativi), ed ammirarne le terga?
Fuggano, questi cantori arcadi, i moderni strumenti di automazione e tornino al piacere della fatica fisica e ne ascoltino la melodia.
Immagino questi cultori della patata godere dei dolori muscolari post-aratura, del bruciore delle mani intagliate dai legni grezzi degli attrezzi, del sole che cuoce la pelle lentamente mentre scavano la terra con una zappa arrugginita.
Auguro loro questa esperienza totalizzante, capace di forgiare il corpo e, perché no, anche lo spirito, rendendo l’atto del vivere una vera lotta per la sopravvivenza.
Se l’esistenza postmoderna appare loro priva di vere emozioni, tornino al dolore, connettore autentico con la vita; tornino a provare il piacere di passare otto ore piegato a raccogliere grano sotto il sole cocente. Non esiste esperienza più significativa e pura!
Plaudo coloro che, stufi della comodità e delle innovazioni moderne, desiderano tornare all’era in cui la sopravvivenza quotidiana era una sfida epica.
Insomma, se ritengono che la riscoperta del martirio agricolo sia il loro obiettivo, se sentono la vita moderna troppo leggera, questi cantori della landa e della vanga vadano a zappare e non tengano in ostaggio larga parte della popolazione.
Lascino che gli abitanti del presente si emancipino ed esperiscano il piacere della Tecnologia.
Se c’è una poesia nella fatica, se c’è armonia nel dolore fisico, nel quotidiano (e non soltanto alla prossima fiera agricola dedicata al ritorno alla tradizione), questi nostalgici vadano a guidare vacche e smettano di imbonire persone.