26/12/2025
Questo è stato il mio Natale.
Un Natale di imprevisti e sorrisi che arrivano senza avviso, del dispiacere nati tra un “non posso venire” e un “non c’è problema, arriviamo noi più tardi”.
Un Natale vivo, reale, ricco di vera presenza.
Un Natale dove il tempo si è dilatato e il cibo, basta per i prossimi due giorni.
Dove gli spätzle si sono asciugati un po’, perché ho scelto la compagnia invece della perfezione.
Dove sì dai... assaggio un pezzettino di rotolo “solo per sentire com’è”.
Dove il panettone senza glutine casalingo con la crema al mascarpone di Chiara è, come sempre, sublime.
Dove i regali si ricostruiscono sul momento, seguendo i gusti, con semplicità, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Un Natale dove manca un biglietto
e M. lo crea dal cartoncino bianco,
con una cura tale da sembrare stampato.
E dopo un confronto intenso, profondo, vero,
nasce finalmente anche la frase spiritosa da scriverci sopra.
Perché quando si incontra la spensieratezza, il sorriso c'è sempre.
Un Natale dove il corpo di C. chiede attenzione,
dove serve un piccolo trattamento,
con il supporto amorevole di mia figlia,
perché la pelle brucia
e vuole raccontare qualcosa di antico, di profondo.
Un Natale fatto anche di un augurio sincero
di gioia e riscoperta
a chi vive nel fastidio della mia presenza.
Un Natale in cui mi sono sentita in pace, davvero,
con tutto e con tutti.
È stato un Natale di scherzi, di cambi di programma,
di “arriviamo tra un attimo”,
ma tutto avvolto da una serenità profonda e da una dolcezza che non chiede spiegazioni.
Perché la gioia di vivere si costruisce così:
sapendo fluire,
scegliendo l’allegria,
portando luce e presenza dentro di sé.
E allora niente e nessuno può rovinarla.
Questo è stato il mio Natale.
Un Natale meraviglioso, vibrante.
Non fatto di eccessi, ma di presenza.
Non di rumore, ma di risonanza.
Ai fornelli, come al solito.
Con le mani nella materia e il cuore aperto.
A trasformare ingredienti in nutrimento,
gesti semplici in atti d’amore incarnato.
È lì che la mia vibrazione prende forma:
nel dare, nel creare,
nel rendere sacro l’ordinario.
Un Natale che non chiede di essere raccontato,
perché si è sentito.
E quella gioi