30/01/2026
Le grandi emozioni si presentano indipendentemente da qualsiasi faticosa disperata intenzione di soffocarle e superarle, perché sono moti costitutivi della condizione umana.
È inaccettabile dunque la ribellione della natura: fino a ieri credevo di poter fare tutto ciò che volevo, la ignoravo, non la consideravo un alter ego col quale colloquiare.
E ho cementificato, urbanizzato, non curato.
L’emozione, a differenza della ragione, ha in sé una spinta inesorabile verso gli altri.
Fragilità, timidezza, ansia, paura sono diverse forme di ricchezza umana.
Forme che bisogna rispettare, interpretare e spiegare ai bambini: "Sì, si può balbettare, essere timidi e insicuri" senza che questi siano elementi da cancellare.
Patologica è invece quella vita infantile nella quale siano soppresse queste forme, o dove i bambini siano invitati a considerare i propri sentimenti come se fossero malattie o disturbi dai quali fuggire.
Non solo insegnanti e genitori sono spesso fonte di anticura, di antieducazione, ma, anche i mass media che esaltano bellezza, forza, sicurezza, freddezza: i migliori sono i più freddi, sordi agli altri perché risucchiati dal raggiungimento della meta che viene loro proposta, fare i temi migliori anche nella vita.
Si vuole dimostrare agli altri che la paura può essere sconfitta.
Un’illusione: la paura resta presente.
I timidi, i fragili capiscono ancora più profondamente i problemi che non hanno magari modo di esprimere proprio perché sono timidi, ansiosi, sottoposti a fatica relazionale.
Non possiamo essere robot, invasi dalla freddezza.
I robot camminano guardando solo al loro domani, recidendo quel ponte levatoio che rende l’umanità densa di significato, mettendo in relazione il mio destino con quello degli altri, di chi soffre, di chi muore.
Mille volte meglio la paura dei ghiacciai dell’indifferenza e della mancanza di sentimenti, che sono preziosi compagni con le loro camaleontiche trasformazioni.
Guardiamoci da tutti coloro che ci aprono autostrade.
Cerchiamo piuttosto i sentieri che aprono vie forse faticose.
Sono i sentieri che ci fanno riflettere.
(Eugenio Borgna - da “Il lato buono della paura”)
Immagine: Opera di Valentino Albin