Studio Oculistico Bellizzi

Studio Oculistico Bellizzi Centro di Oftalmologia in Bari dal 1975 come riferimento per Oftalmopediatria, Strabismi, Ortottica, Neuroftalmologia.

La stenosi del dotto lacrimale neonati :​L'atresia del dotto lacrimale (più propriamente definita dacriostenosi congenit...
26/02/2026

La stenosi del dotto lacrimale neonati :

​L'atresia del dotto lacrimale (più propriamente definita dacriostenosi congenita) è una condizione clinica che interessa circa il 5-20% dei neonati.
La causa principale risiede nella mancata canalizzazione della porzione distale del sistema escretore lacrimale, solitamente a livello della valvola di Hasner (membrana mucosa situata all'apertura del dotto nel meato nasale inferiore).
Generalmente provoca una triade di sintomi/segni clinici: ​1) epifora (lacrimazione eccessiva dovuta al mancato drenaggio), 2) secrezione mucopurulenta (accumulo di detriti nel sacco lacrimale che favorisce la proliferazione batterica), 3) dermatite perioculare (irritazione della cute palpebrale causata dall'umidità costante).
​La letteratura scientifica concorda sul fatto che il massaggio di Crigler, se eseguito correttamente dai genitori/caregiver, porta a una risoluzione spontanea nel 90% dei casi entro il primo anno di vita, divenendo un'ottima strategia terapeutica di tipo conservativo.
​Il massaggio di Crigler è una procedura assolutamente non invasiva di idropressione idrostatica introdotta negli anni '20.
L'obiettivo è generare un gradiente pressorio sufficiente a vincere l'ostruzione membranosa della valvola di Hasner.
Una pressione digitale viene esercitata sul tendine cantale mediale per chiudere i canalicoli superiori e inferiori, impedendo il reflusso del contenuto verso l'occhio: il dito scivola con decisione verso il basso lungo la parete nasale.
L'aumento brusco della pressione idrostatica all'interno del dotto nasolacrimale spinge il fluido contro l'ostruzione distale, provocandone la disostruzione meccanica.
​Per massimizzare l'efficacia, il trattamento deve seguire criteri di frequenza e tecnica rigorosi:
- 4 sessioni al giorno
- 10 compressioni delicate per sessione
- lavaggio delle mani e accurata cura delle unghie per evitare infezioni o abrasioni
- eventuale impiego di gel o pomata antibiotica oftalmica per facilitare il massaggio.

Se l'ostruzione persiste oltre i 10-12 mesi, la probabilità di risoluzione spontanea diminuisce drasticamente.
In questi casi, si rende necessario l'intervento chirurgico di sondaggio del dotto nasolacrimale o, nei casi più complessi, la dacriocistorinostomia.
L'intervento, così come ogni manovra esplorativa e diagnostica, deve essere eseguito da oftalmologi esperti per via della fragilità delle strutture anatomiche, ma soprattutto in ambiente ospedaliero protetto.
​Il massaggio di Crigler rimane il "gold standard" del trattamento conservativo per la dacriostenosi neonatale.
La sua efficacia dipende direttamente dalla compliance dei genitori/caregiver e dalla corretta applicazione della manovra.
Parlane con i nostri specialisti.

Oftalmologia Legale : La chirurgia oftalmica, sebbene caratterizzata da un elevato tasso di successo, presenta rischi in...
23/02/2026

Oftalmologia Legale :

La chirurgia oftalmica, sebbene caratterizzata da un elevato tasso di successo, presenta rischi intrinseci che, in caso di esito sfavorevole, possono dar luogo a contenziosi per responsabilità professionale medica.
La gestione dell'onere della prova è un elemento fondamentale in questi giudizi e si basa su principi legali consolidati, inquadrati principalmente nell'ambito della responsabilità contrattuale (ex art. 1218 c.c.) per la struttura sanitaria e, in determinati casi, per il medico, a seguito dell'introduzione della Legge Gelli-Bianco (L. n. 24/2017).
La Legge Gelli-Bianco ha istituzionalizzato il ricorso a Linee Guida (LG) accreditate (pubblicate dall'Istituto Superiore di Sanità) e, in loro assenza, alle Buone Pratiche Clinico-Assistenziali (BCP) come parametro per valutare la condotta sanitaria.
Uno schema sintetico delle aree critiche di maggiore contenzioso in Oftalmologia Legale.

L'aniseiconia è una condizione che si verifica quando si realizza una differenza di percezione nella dimensione o nella ...
16/02/2026

L'aniseiconia è una condizione che si verifica quando si realizza una differenza di percezione nella dimensione o nella forma di un'immagine tra i due occhi ed è spesso causata da una elevata anisometropia, ovvero una differenza nell'errore di rifrazione.
Quando l'aniseiconia è causata da anisometropia, si parla di aniseiconia ottica.
In età adulta, l'aniseiconia può causare astenopia, mal di testa, diplopia, vertigini, squilibrio, nausea, intolleranza agli occhiali, soppressione oculare e percezione distorta dello spazio.
Si ritiene che uno 0,75% di aniseiconia possa iniziare a causare sintomi, invece dall' 1 al 3% sono presenti sintomi definiti e che oltre lo 5% di aniseiconia sia incompatibile con la visione binoculare.
L'aniseiconia ottica viene predetta calcolando la differenza di ingrandimento tra la lente destra e quella sinistra.
L'aniseiconia si verifica solo quando gli occhi vengono utilizzati contemporaneamente (visione binoculare) ma non si verifica se la visione è soppressa o ridotta, come può accadere nello strabismo alternante e nell'ambliopia o in caso di patologie oculari.
L'aniseiconia è trattata con correzione ottica fin dove possibile (lenti aniseiconiche a tempiale o lenti a contatto speciali) oppure chirurgicamente con chirurgia refrattiva laser, sostituzione di cristallino trasparente e posizionamento di una lente intraoculare artificiale (IOL).
ll New Aniseikonia Test (NAT), comunemente noto come test di Awaya dal nome del suo sviluppatore (Satoshi Awaya) , è una procedura clinica per la misurazione soggettiva dell'aniseiconia; il test sfrutta la dissociazione cromatica per quantificare la disparità dimensionale tra le immagini retiniche dei due occhi con l'uso di occhiali rosso-verdi per dissociare la visione binoculare e una scheda con semicerchi rossi e verdi di diverse dimensioni relative.
Il clinico mostra una serie di coppie in cui uno dei due semicerchi aumenta progressivamente di dimensione (in step dell'1%); il paziente deve indicare la coppia in cui i due semicerchi appaiono di dimensioni identiche.
Se i semicerchi hanno dimensioni diverse percepite, viene formulata una diagnosi di aniseiconia.
Il valore percentuale stampato accanto alla coppia selezionata indica l'entità dell'aniseiconia misurata.
Sebbene sia il test più diffuso in ambito clinico per la sua rapidità, la letteratura medica evidenzia specifiche limitazioni tecniche:
1) il NAT tende a sottostimare l'aniseiconia reale, in particolare, la sottostima è più marcata per l'aniseiconia orizzontale rispetto a quella verticale;
2) il NAT può indurre una risposta di fusione sensoriale diversa rispetto ad altri test, mascherando parte della disparità dimensionale effettiva;
3) la ripetibilità del test è considerata moderata (con limiti di concordanza di circa ±2%), per questo motivo, i risultati devono essere interpretati con cautela, specialmente quando si decide di prescrivere lenti aniseiconiche.
Il test di Awaya copre solitamente un intervallo di misurazione che va dallo 0% al 24%, è quindi particolarmente utile nello screening rapido di pazienti con anisometropia elevata, soggetti post-chirurgia refrattiva o pazienti con patologie maculari (pucker maculare) che riferiscono distorsioni o astenopia persistente; tuttavia esistono metodiche digitali attualmente più avanzate in grado di calcolare con molta precisione il valore dell'aniseiconia.

Il Vision Trainer (Retimax CSO, Italia) combina le più recenti tecniche del biofeedback con le esperienze acquisite nel...
09/02/2026

Il Vision Trainer (Retimax CSO, Italia) combina le più recenti tecniche del biofeedback con le esperienze acquisite nell'esecuzione dei potenziali evocati visivi (PEV).
Lo scopo che si prefigge tale sistema di riabilitazione visiva è quella di migliorare, normalizzare ed incrementare le capacità visive e le abilità ad esse collegate in soggetti affetti da patologie oculari di varia origine e natura, ametropie e problemi di binocularità.
Lo strumento di base su cui si fonda il principio consiste in un dispositivo per la registrazione delle risposte bioelettriche PEV (Potenziale Visivo Evocato) che costituisce un mezzo clinico di indagine delle strutture visive retino-corticali ed in modo particolare, per la diagnosi delle anomalie della visione con sintomatologia poco evidente o in pazienti poco collaboranti.
Il biofeedback acustico correlato all'ampiezza della componente armonica, fornisce al paziente, in tempo reale, la giusta informazione per l'apprendimento del controllo volontario della sua risposta corticale e retinica agli stimoli ai quali viene sottoposto nel corso del trattamento.
Nel Retimax Vision Trainer, trasformando con le opportune tecniche la risposta bioelettrica corticale e retinica in segnale sonoro modulabile, si ha la possibilità di valutare in tempo reale il grado di efficienza della stessa, imparando a controllarla ed a migliorarla gradualmente: tutto ciò si traduce, in termini pratici, in un incremento delle capacità visive del soggetto che si sottopone al training.
L’affermazione “è inutile trattare l’ambliopia nei soggetti adulti” alla luce di recenti studi sia su modelli animali che clinici, oltre l’età plastica visiva (8aa), è da riconsiderare.
Con adeguato trattamento di preferential looking visivo si può modificare o comunque ridurre il rapporto inibizione/eccitazione della corteccia visiva, probabilmente interferendo sul tono di un sistema gaba-adrenergico capace di determinare l’inattivazione dell’occhio ambliope.
Questo significa anche un minore impiego del trattamento occlusivo ortottico penalizzante nei bambini, grazie ad un recupero più immediato e duraturo nel tempo.
Siamo stati tra i primi centri di riferimento nazionali ad introdurre tale metodica nella terapia riabilitativa dell'ambliopia e del post-surgery (strabismo, cataratta, vitreoretina, refrattiva), conseguendo un successo terapeutico nel 70% dei casi trattati.
I nostri specialisti sono a vostra disposizione per i trattamenti di riabilitazione visiva da effettuare in sede, previa valutazione clinica.

I pericoli derivanti dall'uso improprio o non prudente dei puntatori laser:L'esposizione oculare a radiazioni emesse da ...
05/02/2026

I pericoli derivanti dall'uso improprio o non prudente dei puntatori laser:

L'esposizione oculare a radiazioni emesse da puntatori laser rappresenta un'emergenza clinica di rilevanza poiché potenzialmente sono in grado di indurre danni strutturali irreversibili.
Il paziente colpito riferisce tipicamente la percezione di un lampo luminoso improvviso, seguito da una perdita immediata della visione centrale o dalla comparsa di un punto cieco (scotoma).
Diagnosticamente, l'esame del fondo oculare o l'OCT possono rivelare fori maculari, emorragie sottoretiniche o edema maculare.
Il pericolo maggiore risiede nella focalizzazione del raggio sulla fovea, la zona della retina responsabile della visione centrale ad alta risoluzione (maggiore concentrazione di fotorecettori).
L'apparato diottrico dell'occhio, ovvero cornea e cristallino, agisce come una lente d'ingrandimento, concentrando la densità di potenza del laser nel momento in cui raggiunge la retina.
Un puntatore laser di 5mW, apparentemente innocuo, focalizzato per pochi secondi sulla retina può avere una densità di potenza superiore a quella della luce solare diretta.
L'effetto fototermico è immediato.
I laser verdi (532 nm) sono considerati i più pericolosi per due ragioni: in primis perché la retina è estremamente sensibile a questa lunghezza d'onda e quindi la risposta fototermica è immediata, poi perché molti puntatori verdi economici utilizzano lenti per convertire la luce infrarossa in luce verde; se il dispositivo non possiede un filtro IR di qualità, emette un fascio invisibile di infrarossi ad alta potenza.
I laser rossi (630-670 nm) hanno una penetrazione leggermente diversa, ma richiedono potenze superiori per causare lo stesso livello di danno percepito; tuttavia, essendo spesso meno costosi, i circuiti di limitazione della potenza sono frequentemente assenti o inefficienti.
Molti puntatori laser venduti online come "Classe 2" (sicuri) sono stati testati in laboratorio rivelando potenze reali superiori a 50-100mW, rendendoli di fatto armi ottiche di Classe 3R-B e Classe 4 camuffate da giocattoli o strumenti da conferenza.
Per comprendere meglio il danno iatrogeno da puntatori laser sui fotorecettori retinici, si può prendere ad esempio l’effetto altamente dannoso che essi provocano sui sensori (fotodiodi) delle macchine fotografiche (soprattutto le mirrorless di ultima generazione, prive di tendina dell’otturatore); spesso accade infatti che in molti locali pubblici dove si suona dal vivo o nei concerti pop, dei raggi laser impiegati per le scenografie colpiscono rapidamente i sensori delle macchine dei fotografi presenti all’evento, danneggiandole (al momento della riproduzione si notano macchie scure sulle immagini corrispondenti ai pixel del sensore bruciati dal laser).
Immaginate tutto questo sui fotorecettori retinici, molto più densamente concentrati e biologicamente delicati, ma soprattutto non ricostituibili una volta danneggiati.
Pertanto è raccomandata la massima attenzione nell'utilizzo dei vari puntatori laser, valutando bene la classe di potenza e il tipo di emissione al momento dell'acquisto, tenendoli lontano dalla portata dei bambini.

L'intervento di cataratta è una delle procedure chirurgiche più eseguite al mondo, ma la sua complicazione più temuta re...
02/02/2026

L'intervento di cataratta è una delle procedure chirurgiche più eseguite al mondo, ma la sua complicazione più temuta resta l'endoftalmite acuta post-operatoria.
Nei pazienti affetti da blefarite cronica, il rischio infettivo aumenta significativamente a causa delle alterazioni del microambiente oculare.
La blefarite cronica (anteriore o posteriore/MGD) agisce come un serbatoio persistente di agenti patogeni.
I pazienti con blefarite presentano una colonizzazione eccessiva di Staphylococcus epidermidis, Staphylococcus aureus e Propionibacterium acnes sul margine palpebrale.
La disfunzione delle ghiandole di Meibomio (MGD) altera lo strato lipidico, portando a un'infiammazione cronica della superficie oculare che compromette i meccanismi di difesa naturali.
La maggior parte delle endoftalmiti è causata dalla flora batterica del paziente stesso che penetra in camera anteriore attraverso le incisioni corneali.
​La gestione del paziente con blefarite deve iniziare settimane prima dell'intervento per ridurre la carica microbica.
​La blefarite cronica non è una controindicazione assoluta, ma richiede una pianificazione del rischio accurata. Chirurgicamente si deve considerare il paziente con blefarite come un soggetto ad "alto rischio di contaminazione", dove la preparazione della superficie oculare è importante quanto la tecnica chirurgica stessa.
La microesfoliazione palpebrale meccanica (MBE o Blephex) rappresenta una delle innovazioni più significative nel trattamento pre-operatorio dei pazienti affetti da blefarite.
​Mentre l'igiene domiciliare agisce superficialmente, la microesfoliazione è una procedura ambulatoriale "in-office" che mira a eradicare il biofilm batterico e i detriti cheratinici che fungono da terreno di coltura per i patogeni.
​L'obiettivo primario della microesfoliazione prima dell'intervento di cataratta è la bonifica del campo operatorio.
Generalmente é eseguita 7-14 giorni prima dell'intervento; questo intervallo di tempo permette alla superficie oculare di stabilizzarsi dopo la rimozione del biofilm e riduce la flogosi acuta derivante dalla manipolazione.
Studi clinici indicano che una singola sessione di microesfoliazione può essere più efficace di settimane di pulizia manuale domiciliare nel ridurre la popolazione microbica perioculare.
Rivolgiti pure ai nostri specialisti prima di affrontare un intervento di cataratta in caso di blefarite cronica.

Oftalmologia & Arte:La teoria secondo cui Amedeo Modigliani (Livorno 1884 - Parigi 1920) soffrisse di astigmatismo è una...
29/01/2026

Oftalmologia & Arte:

La teoria secondo cui Amedeo Modigliani (Livorno 1884 - Parigi 1920) soffrisse di astigmatismo è una delle speculazioni più affascinanti e dibattute nel mondo della critica d'arte e dell'Oftalmologia.
​Questa ipotesi cerca di dare una spiegazione fisiologica al suo stile inconfondibile: quei colli lunghi, i volti affusolati e le figure verticalmente deformate che lo hanno reso famoso.
​Molti studiosi hanno suggerito che Modigliani non dipingesse in quel modo per una scelta puramente estetica, ma perché vedesse effettivamente il mondo "allungato".
La teoria dell'astigmatismo non è nata con Modigliani, ma con El Greco (pittore del XVI secolo): fu l'oftalmologo German Beritens, nel 1913, a sostenere che le figure allungate di El Greco fossero dovute a un elevato astigmatismo.
Nonostante sia suggestiva, la maggior parte degli storici dell'arte e degli scienziati (tra cui esperti che hanno studiato il "caso El Greco", a cui fu applicata la stessa teoria) tende a scartarla: se Modigliani fosse stato astigmatico, avrebbe visto allungata sia la realtà che la tela su cui dipingeva.
Di conseguenza, i due effetti si sarebbero annullati a vicenda: per dipingere una figura che a lui appariva allungata, avrebbe dovuto dipingerla "normale".
Le figure di Modigliani non sono sempre state così allungate, lo stile si è evoluto progressivamente, influenzato dalla scultura africana, dall'arte greca arcaica e dal manierismo toscano: é una scelta consapevole, non un limite fisico o ottico.
​Il vero motivo dietro i colli allungati è spesso inclinati è da ricercarsi nella ricerca della purezza lineare e della sintesi estrema.
Modigliani cercava di spogliare i suoi soggetti della loro fisicità per metterne a n**o l'anima, spesso lasciando gli occhi senza pupille perché, come diceva lui: "per poter dipingere l'anima, bisogna prima conoscerla".
Una delle poche figure che inizialmente dipingeva senza pupille e in seguito con esse é stata la sua musa preferita Jeanne Hébuterne; famosi infatti sono i suoi plurimi ritratti che l'artista ha realizzato.
L'allungamento è una semplificazione geometrica: il collo diventa una colonna, il volto un ovale perfetto.
("Ritratto di J.Hébuterne con cappello", 1918 olio su tela, collezione privata italiana).

Torcicollo Oculare:Il Torcicollo Oculare è una condizione clinica caratterizzata da un'inclinazione o rotazione anomala ...
26/01/2026

Torcicollo Oculare:

Il Torcicollo Oculare è una condizione clinica caratterizzata da un'inclinazione o rotazione anomala del capo adottata dal paziente per ottimizzare l'acuità visiva o mantenere la visione binoculare singola, pertanto non è un semplice vizio posturale ma un adattamento guidato dal riflesso di fusione sensoriale.
A differenza del torcicollo miogeno (legato al muscolo sternocleidomastoideo), il torcicollo oculare è un meccanismo di compenso motorio a un deficit sensoriale o neuromuscolare.
Le cause principali includono:
• Strabismo paralitico o restrittivo: il capo viene spostato nel campo d'azione del muscolo paretico per evitare la diplopia (es. paralisi del IV nervo cranico o deficit del muscolo obliquo superiore causanti l'inclinazione del capo sulla spalla opposta al lato colpito o nella s. di Brown).
• Nistagmo: il paziente cerca la posizione di blocco o punto neutro, ovvero l'angolo di sguardo in cui l'intensità del nistagmo è minima e la visione è più nitida.
• Vizi di refrazione: astigmatismi elevati non corretti possono indurre inclinazioni della testa per sfruttare l'effetto stenopeico delle palpebre.
• Ptosi palpebrale: un'estensione del collo per liberare l'asse visivo ostruito dalla palpebra cadente.

È importante dal punto di vista clinico distinguere il torcicollo oculare dalle forme ortopediche, la diagnosi oculistica si avvale di attenta valutazione ortottica composta da alcuni fondamentali passaggi:
• Cover Test: per rilevare strabismi latenti o manifesti.
• Test di Bielschowsky: specifico per la diagnosi di paralisi del muscolo obliquo superiore.
• Valutazione della motilità oculare estrinseca in tutte le posizioni di sguardo (duzioni e versioni).
• Scomparsa del torcicollo all'occlusione di un occhio: se il torcicollo scompare bendando un occhio, la causa è quasi certamente di natura oculare.
• Test per la sensorialità: test utili per valutare la fusione e la stereopsi.
Se non trattato precocemente, soprattutto in età pediatrica, il torcicollo oculare può esitare in alterazioni permanenti delle vertebre cervicali e della muscolatura del collo con consequenziali alterazioni di tutta la postura.
Il trattamento è mirato alla risoluzione della causa sottostante, pertanto ci sarà un approccio conservativo in caso di lieve o moderata entità (correzione refrattiva adeguata, utilizzo di prismi, esercizi pleottici) o una soluzione chirurgica agendo sulla muscolatura estrinseca oculare.
Nel 1985 è stata formulata una ulteriore classificazione del torcicollo oculare che ha previsto una suddivisione in base allo stato sensoriale delle forme con Visione Binoculare Singola (VBS) e Visione Binoculare Anomala (VBA) ai fini prognostici (Bellizzi M.).
Dal 2000, inoltre, è stata impiegata presso il Centro Interdipartimentale di Posturologia Uniba la Baropodometria Elettronica per la valutazione delle afferenze posturali nel pre- e nel post-surgery (Bellizzi M.) come primo centro in Italia.

La fotobiomodulazione (PBM) rappresenta una delle frontiere più promettenti per il trattamento dell'Atrofia Geografica (...
22/01/2026

La fotobiomodulazione (PBM) rappresenta una delle frontiere più promettenti per il trattamento dell'Atrofia Geografica (GA), lo stadio avanzato e non essudativo della degenerazione maculare senile (AMD).
A differenza delle terapie farmacologiche, la PBM utilizza lunghezze d'onda specifiche della luce (infrarosso 660nm, 590nm e 850nm) per modulare l'attività cellulare a livello retinico.
La luce viene assorbita dal citocromo c ossidasi mitocondriale nella catena di trasporto degli elettroni e questo stimola la produzione di ATP, migliorando il metabolismo energetico delle cellule dell'Epitelio Pigmentato Retinico (EPR) e dei fotorecettori.
Tale processo riduce i marker pro-infiammatori e la deposizione di drusen, rallentando la progressione delle lesioni atrofiche.
Tuttavia complete evidenze scientifiche non sono ancora disponibili su larga scala e in una minima percentuale di casi non sono da escludersi alcuni effetti secondari o collaterali.
La PBM segue la legge di Arndt-Schulz: se l'intensità o il tempo di esposizione eccedono i parametri ottimali, si può verificare un effetto inibitorio anziché stimolante, potenzialmente accelerando lo stress cellulare anziché ridurlo.
Ad oggi, i dati dei trial clinici (incluso il follow-up a lungo termine di LIGHTSITE III) confermano che la PBM non aumenta il rischio di sviluppare neovascolarizzazione coroideale (CNV), un vantaggio significativo rispetto alle terapie intravitreali attuali.
Sebbene rari nell'applicazione oculare, sono monitorati sempre i potenziali effetti bio-umorali secondari: la stimolazione locale può indurre una lieve modulazione sistemica delle citochine antinfiammatorie, anche se l'impatto clinico rimane circoscritto alla retina trattata.
Circa il 15-20% dei pazienti non mostra benefici funzionali, probabilmente a causa di uno stadio di atrofia troppo avanzato dove la densità mitocondriale residua è insufficiente per innescare la cascata biochimica della PBM.
In questo caso clinico da noi precedentemente seguito e poi trattato con PBM (6 mesi di trattamenti) da altra struttura specialistica, abbiamo verificato in urgenza una accellerazione dell'atrofia geografica con conversione dalla forma secca a quella umida di AMD con emorragia subretinica da sviluppo di CNV (pz. diabetico).
Pertanto è sempre consigliabile affidarsi a specialisti che possono valutare al meglio le condizioni cliniche dei pazienti affetti da GA-AMD e consigliare il migliore percorso terapeutico onde evitare rischi da trattamenti non personalizzati o superficialmente indicati.

L'ambliopia (o occhio pigro) non è solo un deficit funzionale visivo, ma anche una condizione neurologica caratterizzata...
19/01/2026

L'ambliopia (o occhio pigro) non è solo un deficit funzionale visivo, ma anche una condizione neurologica caratterizzata da una ridotta sensibilità al contrasto e una incompleta comunicazione tra retina e corteccia visiva.
Il biofeedback Retimax rappresenta una delle frontiere più avanzate della riabilitazione visiva elettrofunzionale per il trattamento dell’ambliopia, specialmente nei casi in cui le terapie occlusive standard abbiano raggiunto un plateau di efficacia o in pazienti oltre l'età plastica.
​Il sistema Retimax utilizza i Potenziali Evocati Visivi (PEV) in tempo reale per stimolare la neuroplasticità ed al tempo stesso controllare il risultato.
​Il paziente osserva uno stimolo (solitamente un pattern checkerboard invertito) mentre il sistema monitora costantemente l'ampiezza dell'onda P100 dei PEV.
​Quando l'attività elettrica cerebrale del paziente indica una fissazione maculare corretta e un aumento del reclutamento neuronale, il sistema emette un segnale sonoro.
​Questo meccanismo "premia" il cervello quando utilizza correttamente la via visiva deficitaria, rinforzando le connessioni sinaptiche e migliorando la stabilità della fissazione.
​A differenza dell'occlusione ortottica passiva, il biofeedback con Retimax è una terapia proattiva.
Il protocollo standard prevede generalmente 10-20 sedute della durata di circa 20 minuti per occhio con utilizzo di stimoli a frequenze spaziali variabili che si adattano al visus residuo del paziente in modo tale da trasformare una fissazione eccentrica o instabile in una fissazione centrale foveale, aumentando la risoluzione spaziale della corteccia visiva primaria.
Il biofeedback agisce riducendo l'inibizione interoculare mediata dal neurotrasmettitore GABA e potenziando i meccanismi di long-term potentiation (LTP) a livello corticale.
Questo lo rende uno strumento d'elezione per il recupero funzionale nei casi di ambliopia anisometropica e strabica, ma anche per sfruttare al meglio il residuo visivo in molte patologie dell'adulto o della terza età causanti ipovisione.
​L'integrazione del sistema Retimax nei protocolli di riabilitazione visiva permette di passare da un approccio puramente "passivo" (occlusione) a uno "interattivo" e misurabile.
La capacità di monitorare oggettivamente il miglioramento elettrofunzionale garantisce una precisione clinica superiore rispetto ai metodi tradizionali; siamo stati tra i primi centri in Italia ad adottarlo giá dal 2010 con risultati eccellenti in quasi tutti i casi trattati, anche in quelli molto complessi di ambliopie refrattarie alle varie terapie tradizionali.
Affidati ai nostri specialisti per la valutazione e i trattamenti riabilitativi dell'ambliopia.

La papilla di Bergmeister rappresenta il residuo fibroso del tessuto gliale che circonda la porzione prossimale dell'art...
15/01/2026

La papilla di Bergmeister rappresenta il residuo fibroso del tessuto gliale che circonda la porzione prossimale dell'arteria ioidea durante la vita fetale. Clinicamente, si manifesta come una piccola massa di tessuto biancastro, di forma conica o a ciuffo, che emerge dal centro del disco ottico.
​È classificata come una persistenza della vascolarizzazione fetale di tipo benigno e asintomatico, riscontrabile in rare occasioni durante esami del fondo oculare.

Indirizzo

Via Principe Amedeo, 25
Bari
70121

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