01/03/2026
EKA TATTVA ABHYASA – sostenere l’energia
“Una mente confusa dissipa energia.
Una mente raccolta conserva energia.”
B. K. S. Iyengar diceva:
Nel Yoga Sutra I.32, Patanjali scrive:
Tat pratishedhartham eka tattva abhyasah —
per pacificare le fluttuazioni della mente, si pratica su un unico principio
Non è un invito alla rigidità.
È un invito alla raccolta.
Lo vediamo chiaramente nelle posizioni profonde come Sundararajasana o Dwi Pada Viparita Dandasana.
Quando entri in un’estensione intensa, il corpo non mente.
Se la mente è dispersa, se vuole fare troppe cose contemporaneamente, emergono tensioni sottili: nella gola, nel diaframma, negli occhi, nelle mani. Il respiro si accorcia. L’energia si frammenta. La posizione diventa insostenibile.
Non è la difficoltà dell’asana il problema.
È la dispersione.
Eka Tattva Abhyasa significa portare tutta la propria attenzione in una direzione chiara: l’allineamento, il respiro, l’espansione del torace, la stabilità delle gambe. Quando la mente non è divisa, l’energia non si perde in micro-contrazioni inutili.
L’asana diventa sostenibile, non perché sia “facile”, ma perché non stiamo sprecando forza nel conflitto interno.
Questo vale anche fuori dal tappetino.
Viviamo cercando di fare tutto, di essere ovunque, di soddisfare tutti. Ma ogni dispersione ha un costo energetico. La domanda non è quante cose riesci a fare.
La domanda è: la tua energia è integra? Sei centrata prima di distribuire te stessa nel mondo?
Praticare su un unico principio è un atto di maturità.
È scegliere di non dissiparsi.
È scegliere di non frammentarsi.
E allora l’asana non è solo forma.
Diventa educazione dell’energia.
Diventa educazione della mente.
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