12/02/2026
PRĀṆĀYĀMA – LE FOGLIE
(respiro, cervello, coscienza)
Il prāṇāyāma non è solo una tecnica respiratoria, ma uno stato di integrazione che nasce quando il corpo, attraverso la pratica degli āsana, ha raggiunto stabilità, estensione e quiete.
Patañjali afferma (Yoga Sūtra II.49):
tasmin sati śvāsa-praśvāsayor gati-vicchedaḥ prāṇāyāmaḥ
Quando quella stabilità è presente, il prāṇāyāma è l’interruzione del movimento di inspirazione ed espirazione.
Questo sūtra chiarisce che il prāṇāyāma non precede l’āsana, ma ne è una conseguenza naturale. Solo quando il corpo è educato il respiro diventa sottile; solo quando il respiro è sottile l’intelligenza si quieta.
Nel processo respiratorio il cervello ha un ruolo centrale.
Con l’inspirazione si espande e si orienta in avanti, come una foglia che si apre alla luce; con l’espirazione si ritrae e si raccoglie, come una foglia che ritorna al ramo.
Quando il respiro è trattenuto in modo non maturo, il cervello si irrigidisce e il corpo perde sensibilità; la postura diventa un’azione puramente muscolare.
Lo yogi utilizza l’espirazione per svuotare le cellule, affinché il cervello si distenda e l’intelligenza si diffonda uniformemente nel corpo.
L’“interruzione” di cui parla Patañjali non è un arresto forzato, ma una sospensione naturale in cui il flusso respiratorio si placa spontaneamente.
Questo è il vero kumbhaka:
non trattenere il respiro,
ma mantenere l’io in uno stato di elevazione in cui corpo, respiro e coscienza sono unificati.
Filosoficamente, l’inspirazione è il movimento dell’io verso l’esterno (pravṛtti-mārga);
l’espirazione è il movimento di ritorno (nivṛtti-mārga), il riassorbimento verso l’ātma.
Nel kumbhaka questi due movimenti si armonizzano:
abhyāsa e vairāgya, pratica e rinuncia, cessano di essere opposti.
Come le foglie continuano a nutrire l’albero anche quando sono immobili, così il respiro, nella quiete, continua a sostenere la vita.
In questo stato la colonna vertebrale genera un’energia che si diffonde in tutte le direzioni e produce il jīvāmṛta, l’elisir di lunga vita.
Il prāṇāyāma diventa così il ponte tra il corpo disciplinato dagli āsana e la coscienza resa limpida dalla quiete del respiro.