25/07/2025
Bisogna sempre comprendere a fondo
Negli ultimi giorni, diverse testate italiane hanno riportato la notizia di uno studio dell’IRCCS “De Bellis” di Castellana Grotte (BA), secondo cui un consumo settimanale di oltre 200 grammi di carne di pollo sarebbe associato a un aumento del rischio di tumori gastrointestinali fino al 127%.
Allarmante, vero? Ma attenzione: è davvero così? 🧐
La ricerca, condotta su poco meno di 5.000 persone residenti nei comuni pugliesi di Castellana e Putignano, ha osservato un’associazione tra consumo di pollo e aumento del rischio di mortalità per patologie oncologiche, in particolare gastrointestinali. Ma quindi è vero⁉️… eh non proprio!
Lo studio è osservazionale e condotto su poco meno di 5.000 persone. Non è uno studio clinico, né può dimostrare un rapporto di causa-effetto. È basato su diari alimentari auto-riferiti, senza controllo sulla veridicità, sulle abitudini di vita o sulla modalità di cottura del pollo (che ha un ruolo fondamentale nella formazione di composti nocivi in gran parte degli alimenti cucinati).
Ogni giorno viene pubblicate uno studio osservazione che associa questo o quell’alimento a possibili rischi o benefici per la salute. Ma bisogna sempre capire di che studi si tratta. Con questo non volgiamo assolutamente minare il lavoro dei ricercatori, ma bisogna comprendere bene ciò che si legge.
Insomma, non basta un singolo studio per cambiare le linee guida. Nella piramide dell’evidenza scientifica, gli studi osservazionali sono utili per generare ipotesi, ma vanno confermati con ricerche più solide, come meta-analisi o trial clinici randomizzati.
E infatti, le review più recenti — come quella pubblicata su Nutrients nel 2019 — mostrano l’opposto! Nessuno dice di esagerare: le linee guida italiane raccomandano fino a 2 porzioni di carne bianca a settimana. Non perché “fa male”, ma per mantenere varietà ed equilibrio.
Anche l’AIRC (Associazione Italiana Ricerca sul Cancro) ha più volte ribadito che non esistono prove solide contro le carni bianche, a differenza delle carni rosse lavorate (come salumi e insaccati), per le quali l’OMS ha identificato un’associazione più chiara con alcune patologie tumorali.