Associazione Lotta Tumori - ALT Prostata

Associazione Lotta Tumori - ALT Prostata Obiettivo: prevenzione dei tumori della prostata. Eta' > 40 aa ( familiarita') - 45 aa

DISFUNZIONE ERETTILE  dopo RRP.NERVE SPARINGPrima del 1980 la prostatectomia radicale era associata a complicanze severe...
13/11/2015

DISFUNZIONE ERETTILE dopo RRP.
NERVE SPARING

Prima del 1980 la prostatectomia radicale era associata a complicanze severe:
sanguinamento, impotenza nella quasi totalità dei casi ed incontinenza severa tra il 10 ed il 25% dei casi.

Oggi la migliore conoscenza dell’anatomia chirurgica ha contribuito in maniera determinante al miglioramento della tecnica chirurgica e conseguentemente dei risultati.
In pazienti ben selezionati i tassi di potenza e continenza riportati, dopo tecniche nerve sparing, sono del 62-86% e 92-95% rispettivamente .
Va tenuta in considerazione la possibilità che queste tecniche, che per definizione sono meno demolitive di altre, possano comportare un aumento del riscontro di malattia residua e quindi di recidiva locale di malattia.

I pazienti con malattia prostatica poco differenziata, estensione apicale della malattia, tumore palpabile intra-operatoriamente non sono suscettibili di tecniche nerve-sparing .

In generale dalla letteratura emergono le seguenti considerazioni:

* il recupero della potenza si correla con l’età, lo stadio clinico e patologico, la tecnica chirurgica;
* con l’avanzare dell’età il recupero della funzione sessuale è migliore nei pazienti in
cui sono stati preservati entrambi i fasci neurovascolari;
* i pazienti che hanno un migliore recupero della funzione sessuale sono quelli più giovani e con neoplasia intraprostatica;

Criteri di selezione per RRP nerve-sparing:
- Età < 65 aa
- PSA < 10 ng/dl
- Gleason score < 7
- < 20% di neoplasia per singolo prelievo bioptico
- < 1/3 di prelievi bioptici interessati da neoplasia
- T1-T2
- Potenza pre-operatoria conservata e documentata (questionario).

Della D.E. ( Disfunzione Erettile) post chirurgico si parlera' in seguito con una sezione dedicata alla riabilitazione Andrologica dopo Prostatectomia Radicale.

COMPLICANZE  intra-operatorie, precoci e tardive .La prostatectomia radicale è considerata un intervento di chirurgia ma...
13/11/2015

COMPLICANZE intra-operatorie, precoci
e tardive .

La prostatectomia radicale è considerata un intervento di chirurgia maggiore e come tale non scevro da complicanze.

Le complicanze dell’intervento di prostatectomia radicale si possono suddividere
in tre gruppi:

* intraoperatorie
* postoperatorie precoci (fino a 30 giorni dopo l’intervento chirurgico)
* postoperatorie tardive (dopo 30 giorni dall’intervento chirurgico).
La Tabella seguente riassume le complicanze più frequentemente riportate dopo
prostatectomia radicale.

Tabella
Mortalità e complicanze a 30 giorni dall’intervento di RRP

MORTALITÀ fra lo 0.48% e lo 0.66%.

COMPLICANZE
Ovviamente le complicanze sono legate all' eta' e alle condizioni cliniche pre operatorie del pz.
Tutte (20.40%)
Cardiache dal 2.8% al 5.6%
Respiratorie dal 2.5% al 3.8%
Vascolari 2 % circa
Ferita 5.0%
Genitourinarie 8% circa
Miscellanea
medica (3%)
Miscellanea
chirurgica (5%)

COMPLICANZA INCIDENZA
• Mortalità peri-operatoria 0.0-2.1
• Sanguinamento maggiore 1.0-11.5
• Perforazione rettale 0.0-5.4
• Trombosi Venosa Profonda 0.0-8.3
• Embolia Polmonare 0.8-7.7
• Linfocele 1.0-3.0
• Stravaso urinario, fistole urinose 0.3-15.4
• Lieve stress incontinence 4.0-50.0
• Severa stress incontinence 0.0-15.4
• Impotenza 29.0-100.0
• Stenosi del collo vescicale 0.5-14.6
• Stenosi ureterali 0.0-0.7
• Stenosi uretrali 2.0-9.0

Ma ribadiamo che le incidenze riportate in letteratura sono oltremodo variabili.

RRP- Prostatectomia radicale della prostata.Aspetti favorevoli:* offre la possibilità di eseguire una linfadenectomia pe...
13/11/2015

RRP- Prostatectomia radicale della prostata.

Aspetti favorevoli:
* offre la possibilità di eseguire una linfadenectomia pelvica stadiante sfruttando la
stessa incisione;
* prevede riferimenti anatomici più familiari all’urologo;
* consente, al bisogno, una maggiore estensione dei limiti chirurgici.

Aspetti sfavorevoli:
* difficoltà talvolta di controllare il complesso venoso dorsale con notevoli perdite ematiche;
* confezionamento della anastomosi vescico-uretrale ( foto) talora impreciso per la difficoltà di passare agevolmente i fili di sutura a livello distale (specie sul contorno posteriore);
* possibilità talora problematica di compiere un intervento con tecnica “nervesparing”, per la non facile visualizzazione dei tronchi nervosi in prossimità dell’apice prostatico e dell’uretra.

PROSTATECTOMIA RADICALE RETROPUBICA (RRP)L’intervento viene effettuato attraverso una incisione mediana che va dall’ombe...
13/11/2015

PROSTATECTOMIA RADICALE RETROPUBICA
(RRP)

L’intervento viene effettuato attraverso una incisione mediana che va dall’ombelico alla sinfisi pubica; superati i piani muscolari si procede solitamente alla linfoadenectomia pelvica di stadiazione, quindi si procede alla prostatectomia radicale le cui fasi si possono
riassumere nei seguenti punti:
1) sezione dei legamenti pubo-prostatici
2) legatura del complesso venoso dorsale
3) sezione dell’uretra
4) mobilizzazione della prostata delle vescicole seminali e sezione dei vasi deferenti
per via retrograda (durante questo step la tecnica può modificarsi in funzione
dell’intento nerve sparing o meno)
5) sezione della giunzione prostato-vescicale
6) eventuale ricostruzione del collo vescicale
7) posizionamento del catetere vescicale ed anastomosi vescico-uretrale.

TERAPIA CHIRURGICA DEL CARCINOMA DELLA PROSTATAGli approcci chirurgici, open e non, maggiormente utilizzati a livello in...
09/11/2015

TERAPIA CHIRURGICA DEL CARCINOMA DELLA PROSTATA
Gli approcci chirurgici, open e non, maggiormente utilizzati a livello internazionale e su cui è possibile ottenere informazioni scientificamente valide sono:
- prostatectomia radicale retropubica
- prostatectomia radicale perineale
- prostatectomia radicale laparoscopica

TERAPIA CHIRURGICA Con il termine di PROSTATECTOMIA RADICALE si intende l’asportazione in blocco di prostata e vescicole...
09/11/2015

TERAPIA CHIRURGICA
Con il termine di PROSTATECTOMIA RADICALE si intende l’asportazione in blocco di prostata e vescicole seminali e la successiva anastomosi vescico-uretrale. Viene solitamente preceduto da una linfadenectomia pelvica.
L’intervento di “prostato-vesciculectomia radicale” venne descritto per la prima volta all’inizio del 20° secolo da Young che utilizzò l’approccio perineale. Qualche anno dopo Memmelaar e Millin pubblicarono per la prima volta la loro esperienza con la prostatectomia radicale retropubica . Nel 1982, Walsh e Donker descrivono in dettaglio l’anatomia del “complesso venoso dorsale” ed il decorso dei “fasci neurovascolari” dando l’avvio all’era della “prostatectomia radicale nerve-sparing”.
Ad oggi l’intervento di prostatectomia radicale è l’unico trattamento per CaP localizzato che ha mostrato, in uno studio prospettico randomizzato con un follow-up medio di 8.2 anni, una riduzione della mortalità globale e tumore-specifica, una riduzione del rischio di metastasi e della progressione locale di malattia, rispetto al trattamento conservativo .
Indicazioni all’intervento
L’obiettivo della chirurgia del CaP è l’eradicazione della malattia.
La selezione del paziente dipende da stadio clinico, aspettativa di vita, condizioni psico-fisiche.
In generale è ritenuto candidabile ad intervento di prostatectomia radicale con intenti curativi il paziente con neoplasia clinicamente localizzata (≤T2b), con aspettativa di vita di almeno 10 anni e condizioni generali soddisfacenti.
Un rigido criterio di età probabilmente non è accettabile alla luce anche del prolungamento della vita media.
Gli approcci chirurgici, open e non, maggiormente utilizzati a livello internazionale e su cui è possibile ottenere informazioni scientificamente valide sono:
- prostatectomia radicale retropubica
- prostatectomia radicale perineale
- prostatectomia radicale laparoscopica
- prostatectomia

PROGRESSIONE MALATTIA DURANTE TERAPIA ORMONALE. La ricomparsa od il peggioramento della malattia durante un trattamento ...
02/11/2015

PROGRESSIONE MALATTIA DURANTE TERAPIA ORMONALE.

La ricomparsa od il peggioramento della malattia durante un trattamento ormonale sia esso primario o effettuato alla ripresa di malattia dopo chirurgia o radioterapia, rappresentano la progressione di malattia.

Il periodo di androgeno-dipendenza nei pazienti con malattia localmente avanzata o metastatica trattati con ormonoterapia ha una durata mediana di 14-30 mesi . La malattia progredisce ad una fase ormono-indipendente che è resistente alla castrazione ma può ancora essere sensibile a manipolazioni ormonali di secondo livello. Successivamente la malattia non risponde più ad ulteriori manipolazioni ormonali e diviene quindi ormonorefrattaria cioè resistente alla castrazione ed a tutte le altre terapie ormonocorrelate .
I pazienti con malattia ormono – indipendente/refrattaria presentano diversi quadri clinici associati alla diversa estensione di malattia:
incremento isolato del marcatore (PSA), associato o meno a diffusione sistemica di malattia,
progressione radiologica (malattia misurabile ossea o viscerale con aumento numerico o dimensionale di lesioni già esistenti)
progressione clinica (peggioramento del performance status, del dolore e di sintomi da ostruzione urinaria).

Diverse manipolazioni ormonali sono possibili al momento della progressione di malattia: aggiunta dell’antiandrogeno nei pazienti in terapia con solo LHRH-analogo, “antiadrogen withdrawal” se i pazienti erano in terapia con blocco androgenico massimale (BAM), utilizzo sequenziale di vari farmaci ad attività antiandrogenica.
Qualunque trattamento ormonale di 2a linea produce risposte obiettive scarse e poco durature. Però alcuni pazienti che progrediscono durante ablazione androgenica possono trarne un certo beneficio con risposte del PSA del 14-75%, risposte cliniche dallo 0 al 25% e rare risposte obiettive.

TRATTAMENTO CR. P. ORMONO-DIPENDENTE
Trattamento del carcinoma prostatico ormono-indipendente.
La sospensione degli antiandrogeni, quando il paziente è in blocco androgenico massimale (“antiandrogen withdrawal response”), oppure l’introduzione dell’antiandrogeno, quando il paziente è in trattamento con il solo LH-RH analogo, rappresentano abitualmente le prime modifiche terapeutiche.
L’ antiandrogen withdrawal syndrome (AAWD) è un fenomeno che si verifica in circa il 25% dei casi a distanza di qualche settimana dalla sospensione dell’antiandrogeno in corso.
La sospensione della flutamide (“flutamide withdrawal syndrome”) in pazienti trattati con blocco androgenico massimale (BAM), è associata ad un declino dei valori di PSA in circa il 50% dei pazienti e beneficio clinico in una percentuale di pazienti molto variabile con una durata mediana della risposta di circa 4 mesi.
E’ largamente accettato che una parte dei pazienti, il cui tumore (androgeno-indipendente) risponderà all’AAWD, beneficeranno di un decremento dei valori del PSA e miglioramento clinico delle durata di alcuni mesi.

Antiandrogeni.
Antiandrogeni steroidei.
Negli ultimi anni praticamente abbandonati per tossicità cardiocircolatoria.

Antiandrogeni non steroidei.
Agiscono tramite inibizione competitiva del recettore androgenico nei confronti del testosterone.
I più utilizzati sono flutamide, bicalutamide e nilutamide ( Non in commercio in Italia).
Flutamide.
Una tossicità significativa è rara; il sintomo più frequente è la diarrea. E’raccomandabile un periodico controllo degli enzimi epatici.
Somministrata alle dosi di 750 mg/die
Bicalutamide.
La bicalutamide, utilizzata in seconda linea, determina una riduzione del PSA> 50% nel 20-24% dei casi soprattutto nei pazienti trattati in prima linea con flutamide o non trattati con precedente antiandrogeno
E’ un trattamento orale e ben tollerato (vampate di calore 23%; nausea 21%).

Progestinici.

Inibitori sintesi androgeni.
Circa il 10% degli androgeni circolanti sono di origine surrenalica. Corticosteroidi, aminoglutetimide e ketoconazolo agiscono su questa sintesi.

Estrogeni.
L’attività degli estrogeni è duplice: agiscono come feed-back negativo a livello ipofisario inibendo l’asse ipofisi-gonadi ed esplicano una citotossicità diretta sulle cellule di carcinoma prostatico.
Il dietilstilbestrolo (DES) somministrato alle dosi di 1mg/die produce risposte di PSA nel 26-66%. Tali risposte sono comunque di breve durata e gli effetti cardiovascolari hanno una frequenza dal 10 al 30% .

Dopo aver schematicamente elencato i Farmaci di 2^ linea maggiormente utilizzati nella terapia de cr. prostatico possiamo fare delle considerazioni conclusive:
Pur in presenza di risposte di PSA e cliniche, nessuno studio, a tutt’oggi ha dimostrato un beneficio di sopravvivenza con l’uso di questi trattamenti che comunque restano
costosi e con potenziali effetti negativi sulla qualità di vita nei pazienti asintomatici.

Mantenimento deprivazione androgenica.
L’osservazione che anche nel carcinoma prostatico ormonorefrattario la crescita neoplastica può essere stimolata da ormoni androgeni di origine esogena, indica che una popolazione di cellule androgeno sensibile è verosimilmente presente.
Infatti il recettore androgenico, seppur mutato, può restare attivo nei pazienti con carcinoma della prostata ormonorefrattario e quindi la soppressione gonadica dovrebbe essere mantenuta.

Sintesi e raccomandazioni
Non esiste una definizione condivisa su cosa si intenda per seconda linea ormonale. La commissione propone che si intenda come seconda linea ogni variazione rispetto al trattamento iniziale.

La sospensione dell’antiandrogeno (AAWD) determina un declino dei valori di PSA in circa il 50% e beneficio clinico in una percentuale di pazienti molto variabile con una durata mediana della risposta di circa 4 mesi.
Flutamide come terapia di seconda linea determina circa il 15% di risposte obiettive.
Flutamide come terapia di seconda linea non determina aumento della sopravvivenza.
La bicalutamide, come terapia di seconda linea, determina una riduzione del PSA> 50% nel 20-24% dei casi
L’impiego a basse dosi di corticosteroidi conferisce un miglioramento delle condizioni soggettive e del dolore e riduzione del PSA >50% dal 30 al 60% dei pazienti
Basse dosi di Ketoconazolo associato a corticosteroidi determinano circa il 30% di risposte di PSA senza impatto sulla sopravvivenza globale
AAWD è proponibile in pazienti asintomatici con un aumento del PSA prima dell’impiego della chemioterapia.
Il blocco androgenico massimale è un trattamento appropriato alla progressione in corso di monoterapia ormonale.
La somministrazione di Ketoconazolo potrebbe essere un’ opzione terapeutica per differire l’inizio della chemioterapia per la malattia ormonorefrattaria

LA SINDROME METABOLICA IN ADTIl monitoraggio della funzionalità cardiovascolare, dell’assetto lipidico, della funzionali...
02/11/2015

LA SINDROME METABOLICA IN ADT

Il monitoraggio della funzionalità cardiovascolare, dell’assetto lipidico, della funzionalità midollare dovrebbe essere previsto nei pazienti in ADT ( Terapia di Deprivazione Androgenica).

In considerazione del rischio cardiovascolare, i pazienti devono essere sensibilizzati ad assumere una dieta appropriata e a praticare un regolare esercizio fisico adeguato.

TERAPIA MEDICA DEL CARCINOMA DELLA PROSTATADalla scoperta ad inizio anni 40 sullo sviluppo iniziale testosterone-dipende...
20/10/2015

TERAPIA MEDICA DEL CARCINOMA DELLA PROSTATA

Dalla scoperta ad inizio anni 40 sullo sviluppo iniziale testosterone-dipendente della neoplasia prostatica, la terapia primaria di tale malattia in fase avanzata (non suscettibile di terapia radicale) è stata la soppressione androgenica (castrazione – ADT/ Terapia di Deprivazione Androgenica) medica o chirurgica.
Tale terapia, ad inizio anni 80 venne perfezionata con l' aggiunta di un antiandrogeno ottenendo con la castrazione di fatto un Massimo Blocco Androgenico (MAB o CAB/Blocco Androgenico Combinato).
L’utilizzo storico degli estrogeni è ormai stato completamente abbandonato perché, a fronte della comprovata efficacia e basso costo, la tossicità (specialmente cardiovascolare e tromboembolica) risultava elevata.
Tuttavia, poiché da lavori storici, era stata evidenziata una equivalenza di efficacia fra dietilstilbestrolo (DES) ed orchiectomia bilaterale, risulta evidente che tali storici trattamenti sono ancora oggi il termine di paragone a cui qualunque trattamento deve paragonarsi.

I trattamenti iniziali standard attualmente proponibili sono i seguenti :

1. Orchiectomia bilaterale• . Efficace nel determinare una rapida (95% dopo circa 3-4 ore) e duratura caduta del testosterone sierico (

ESISTONO FARMACI CHE RIDUCONO IL RISCHIO DI CaP ( Carcinoma Prostatico)?Non ci sono evidenze che supportino l’implementa...
01/10/2015

ESISTONO FARMACI CHE RIDUCONO IL RISCHIO DI CaP ( Carcinoma Prostatico)?

Non ci sono evidenze che supportino l’implementazione della chemioprevenzione con farmaci o nutrienti anche se molti studi sono in corso ed alcuni in fase di sperimentazione.

A tal proposito riportiamo alcuni studi effettuati su FINASTERIDE E DUTASTERIDE , farmaci oggi utilizzati nell IPB, che stanno mettendo in discussione il ruolo della chemioprevenzione nel Tumore della prostata.

Tumore alla prostata e prevenzione: Finasteride e Dutasteride associati ad aumento dei tumori di alto grado
L’FDA ( Food and Drug Administration ) ha informato gli operatori sanitari che la sezione Avvertenze e precauzioni delle schede tecniche degli inibitori della 5-alfa reduttasi ( 5-ARI ) è stata rivista per includere le nuove informazioni di sicurezza circa l'aumentato rischio di diagnosi di una forma più grave di tumore della prostata.
La decisione dell’FDA si basa sull’analisi di due studi: PCPT e REDUCE.

Il PCPT era uno studio randomizzato, in doppio cieco, placebo-controllato, multicentrico, che ha riguardato 18.882 uomini d’età di 55 anni o superiore, con un normale esame digitale rettale e livelli di PSA inferiori o uguali a 3 ng/mL.
Gli uomini a più alto rischio di sviluppare il cancro alla prostata, come gli uomini con precedenti biopsie della prostata che hanno mostrato una neoplasia prostatica intraepiteliale ad alto grado, sono stati esclusi dallo studio.
Lo studio ha confrontato l'uso della Finasteride 5 mg ( n=9.423 ) rispetto al placebo ( n=9.459 ) per la riduzione del rischio di tumore alla prostata.
Il trattamento è stato continuato per sette anni dopo la randomizzazione o fino alla diagnosi di cancro alla prostata, all'inizio del trattamento per iperplasia prostatica benigna con un 5-ARI, o alla comparsa di effetti collaterali inaccettabili.
Il protocollo dello studio specificava che l’ecografia transrettale della prostata e la biopsia a sestante dovevano essere eseguite dopo l’innalzamento del livello di PSA o dopo un esame rettale digitale anormale nel corso dello studio.
Tutti i partecipanti che non avevano in precedenza diagnosi di cancro alla prostata sono stati sottoposti a ecografia transrettale e biopsia della prostata a sestante, dopo aver completato 7 anni di studio.
I risultati dello studio PCPT hanno mostrato che gli uomini nel braccio Finasteride avevano un rischio complessivo inferiore del 26% di avere diagnosi di tumore alla prostata rispetto al braccio placebo ( p

CLASSI DI RISCHIO E FATTORI PROGNOSTICINella programmazione terapeutica e di follow-up è indicato avvalersi delle classi...
01/10/2015

CLASSI DI RISCHIO E FATTORI PROGNOSTICI
Nella programmazione terapeutica e di follow-up è indicato avvalersi delle classi di rischio

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