21/10/2020
Dall'articolo - Quel che mi interessa qui sottolineare è che il “non poter contare” delle persone con sofferenza psichica rende la loro condizione di vita sovrapponibile a quella di quanti, uomini e donne, vivono nelle nostre società avanzate governate da sistemi democratici. E qui si pone la questione del rapporto tra manicomio e democrazia, rapporto che, per anni, in molti e molte abbiamo praticato sostenendolo come contraddittorio, come se l’uno, il manicomio, negasse l’essenza stessa dell’altra, la democrazia. Tuttavia, forse, questa contrapposizione è solo fittizia, un filo sotterraneo lega manicomio e democrazia: la democrazia ha bisogno del manicomio, anche se, certamente, non è vero il contrario, e ciò, al di là delle riflessioni che seguono e dei dubbi che propongo, rende comunque giusta e corretta la sua negazione. Come psichiatra impegnata sin dall’inizio nella pratica della deistituzionalizzazione, ho sempre pensato che la mia fosse una pratica di allargamento dei confini della democrazia […]. Lettura questa che, alla luce di quanto è accaduto in questi ultimi anni, appare, forse, un po’ troppo trionfalistica: se, infatti, l’obiettivo che ci si era proposti, la chiusura del manicomio, è stato raggiunto, sorge però il dubbio che ciò sia stato possibile perché il concetto stesso di democrazia sia in una crisi profonda, e, di fatto, nei paesi dove pure è nata vengono continuamente a restringersi spazi di democrazia e gli stessi diritti dei cittadini e delle cittadine. Una legge ha sancito la fine del manicomio e il diritto alla parola della persona con sofferenza psichica è ormai riconosciuto, contemporaneamente, però, anche la democrazia mostra oggi i suoi limiti, in quanto non è più in grado di svolgere il suo mandato di governo se non restringendo gli spazi di libertà e di partecipazione del popolo. Nasce quindi una domanda che sento la necessità di condividere perché tocca le questioni dell’oggi, rispetto alle quali è necessario ancora costruire risposte collettive frutto dell’incontro di punti di vista diversi per competenze, pratiche ed età. Ecco dunque la questione: davvero esiste opposizione tra manicomio e democrazia? Il manicomio non si era costituito come necessario in quanto luogo di reclusione delle persone che alla democrazia non potevano partecipare in quanto definiti, per decisione scientifica, incapaci? E infine: non è stato proprio il manicomio che, attraverso questa sua funzione, ha permesso alla democrazia di crescere e stabilizzarsi?
Oggi, in ospedale, si vive in modo doloroso la negazione della propria fisicità da parte dell’organizzazione ospedaliera, che si declina sulla cancellazione dei corpi e sulla riduzione della sofferenza umana, cioè della malattia, non a [...]