CENTRO FERTILITA e CENTRO ECOGRAFICO

CENTRO  FERTILITA e CENTRO ECOGRAFICO STERILITA' MASCHILE E FEMMINILE, ISTEROSALPINGOGRAFIE, SPERMIOGRAMMI..ECOGRAFIE 3/4D ( 23°/ 28° se

Consulenze relative a
Sterilità femminile : indagini ormonali - isterosonografia per pervietà tubarica - monitoraggio ovulazione - induzione all'ovulazione ed inseminazione - preparazione FIVET ed ICSI - ecografie 3D/4D per valutazione morfologia uterina ed eventuali anomalie
Sterilità maschile:visite andrologiche - spermiogrammi - spermiogrammi con capacitazione - dosaggi ormonali - ecodopller scrotale

17/05/2021

SI AVVISA LA CLIENTELA CHE A PARTIRE DAL 01 GIUGNO LA DOTT.SSA VALESTRA, DOPO TANTI ANNI DI LAVORO, CESSERA' LA SUA ATTIVITA' E CHIUDERA' IL CENTRO; NEL FRATTEMPO ENTRO IL 31 MAGGIO PER EVENTUALI QUESITI O PER CHI AVESSE BISOGNO DI RINNOVARE ALCUNE PRESCRIZIONI MEDICHE E' PREGATO DI LASCIARE UN MESSAGGIO IN SEGRETERIA AL N. 015352023, QUALORA FOSSIMO IMPOSSIBILITATI A RISPONDERE.

UN CARISSIMO SALUTO A TUTTI.
STUDIO MEDICO DOTT.SSA NICOLETTA VALESTRA

Le malattie sessualmente trasmissibili (MST) rappresentano un serio problema sanitario, sociale ed economico in tutto il...
16/04/2021

Le malattie sessualmente trasmissibili (MST) rappresentano un serio problema sanitario, sociale ed economico in tutto il mondo. Nonostante la scoperta di antibiotici e vaccini accanto allo sviluppo di programmi di prevenzione e controllo delle malattie, le MST rimangono una causa significativa di sintomatologia acuta e cronica con possibile coinvolgimento nell'infertilità sia femminile sia maschile [1].
Accanto alle comuni infezioni sessualmente trasmesse, come la sifilide, la clamidia e la gonorrea, i cui agenti eziologici sono batteri, e la tricomoniasi, infezione causata dal protozoo Trichomonas, è noto che anche le infezioni virali croniche possono infettare il liquido seminale umano ed essere considerate un fattore di rischio nella fertilità maschile [2], essendo il 15-20% dei soggetti infertili di sesso maschile a essere affetto da infezione del liquido seminale [3].

BENEFICI DEL CORTISONE NELLA P.M.A.Nonostante i progressivi miglioramenti delle tecniche di procreazione medicalmente as...
09/04/2021

BENEFICI DEL CORTISONE NELLA P.M.A.

Nonostante i progressivi miglioramenti delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) il rischio di insuccesso è ancora molto elevato. Si definisce “fallimento ripetuto dell’impianto” la mancata gravidanza dopo tre tentativi di transfer di embrioni di buona qualità e “poliabortività” nel caso di tre o più aborti ripetuti. In questi casi si procede con approfondite indagini.
II cortisone è un ormone corticosteroide prodotto dalla ghiandole del surrene con proprietà antinfiammatorie e immunomodulanti. Il farmaco, estremamente economico, viene rapidamente assorbito a livello intestinale; la sua azioneantinfiammatoria, che si differenzia da quella dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), agisce bloccando la sintesi delle prostaglandine proinfiammatorie, che sono le responsabili della regolazione della temperatura corporea, di eritema, edema e aumentata sensibilità al dolore e la sintesi dei leucotrieni proinfiammatori che determinano la broncocostrizione.
per valutare potenziali cause genetiche, infettive, endocrinologiche, coagulatorie, anatomiche e immunologiche.

IL NOSTRO CENTRO AUGURA FELICE PASQUA A TUTTI I BIMBI E LE MAMME DEL MONDO
30/03/2021

IL NOSTRO CENTRO AUGURA FELICE PASQUA A TUTTI I BIMBI E LE MAMME DEL MONDO

30/03/2021

La crioconservazione del tessuto ovarico.
La criobiologia studia gli effetti delle temperature criogeniche sulla materia vivente e ha lo scopo di crioconservare nel tempo l’integrità strutturale e fisiologica di cellule e tessuti. Le temperature criogeniche vengono realizzate mediante l’utilizzo di azoto liquido, gas inerte, liquefatto, alla temperatura di –196,5 °C. L’obiettivo della criobiologia è di preservare cellule e tessuti che potranno successivamente essere utilizzati per applicazioni cliniche e di ricerca.

La crioconservazione del tessuto ovarico e dei gameti (ovociti e spermatozoi) sono strategie biomediche fondamentali per la preservazione della fertilità.

La preservazione della fertilità è un tema clinico che negli ultimi decenni sta emergendo notevolmente, in quanto è sempre più elevato il numero di pazienti in età fertile che rischiano di divenire sterili per molteplici motivi. Una delle patologie più rilevanti in questo contesto è il cancro.

Grazie alla diagnosi precoce di alcuni tumori e al netto miglioramento delle terapie antitumorali, il tasso di sopravvivenza delle pazienti oncologiche è fortemente aumentato. Ciò comporta che donne in età fertile che hanno avuto un cancro possono sperare, nel loro futuro, di concepire e diventare madri. Questo ha posto l’attenzione sulle conseguenze a lungo termine dei trattamenti antitumorali ai quali vengono sottoposte, e ha sollevato il problema del mantenimento della funzionalità gonadica dopo la guarigione.

L’effetto gonadotossico dei trattamenti antitumorali (chemio- e radioterapia) sul potenziale riproduttivo è noto da molto tempo [1] e può comportare una soppressione parziale o totale della fertilità. L’entità del danno gonadotossico dipende da vari fattori, come: età della paziente, tipo, grado e stadio del tumore, dosaggio e durata della somministrazione dell’agente chemio- e/o radioterapico.

Nelle donne in età fertile i trattamenti antitumorali possono compromettere o interrompere la funzionalità ovarica attraverso una massiccia riduzione del numero dei follicoli, inducendo così infertilità e menopausa precoce. Invece, nelle bambine prepuberi la chemio e/o radioterapia possono comportare una successiva assenza del menarca. Per migliorare la vita di queste pazienti è necessario l’utilizzo di tecniche di crioconservazione per preservare la loro fertilità.

Tra queste tecniche le più standardizzate sono la crioconservazione di ovociti, embrioni e blastocisti, che vengono eseguite nella maggior parte dei laboratori di procreazione medicalmente assistita ormai da quarant’anni. L’applicazione di queste tecniche ha una durata complessiva di circa 2-3 settimane e richiede una fase iniziale di stimolazione ovarica attraverso la somministrazione di gonadotropine, farmaci che inducono la crescita multipla dei follicoli. La crioconservazione di ovociti, embrioni o blastocisti ha un’elevata efficienza dal punto di vista sia biologico sia clinico e non sono più considerate tecniche sperimentali [2].

Tuttavia, esistono dei limiti nell’applicazione di queste tecniche nelle pazienti oncologiche prepuberi e anche nelle pazienti oncologiche in età fertile che non possono sottoporsi a una stimolazione ovarica per la necessità di iniziare immediatamente il trattamento radio/chemioterapico, oppure per la presenza di un tumore ormone-sensibile (ad es. carcinoma mammario), in quanto la stimolazione ovarica con estrogeni potrebbe causare un peggioramento del tumore primario.

In queste tipologie di pazienti una valida alternativa per la preservazione della fertilità è la crioconservazione del tessuto ovarico e il suo successivo trapianto. A oggi risulta essere ancora una tecnica sperimentale, ma ha il vantaggio di non richiedere una stimolazione ovarica e ha la potenzialità di preservare sia la funzione riproduttiva sia quella ormonale. Inoltre, poiché può essere effettuata in qualsiasi momento del ciclo mestruale, consente di evitare il ritardo nell’inizio del trattamento chemio/radioterapico.

Per l’asportazione del tessuto ovarico la paziente deve sottoporsi a un intervento laparoscopico durante il quale vengono prelevati pezzi di corticale dell’ovaio che contengono un gran numero di follicoli primordiali e quindi un gran numero di ovociti. A seguito dell’intervento per via laparoscopica, la biopsia ovarica viene trasportata nel laboratorio di criobiologia all’interno di un contenitore sterile contenente una soluzione tamponata. In questa fase è di fondamentale importanza la sincronizzazione tra la sala operatoria e il laboratorio di criobiologia, al fine di ridurre al minimo i tempi tra il prelievo del tessuto e la sua crioconservazione. Una volta giunta al laboratorio di criobiologia la biopsia ovarica viene tagliata in piccoli frammenti e congelata. Il metodo maggiormente applicato per congelare il tessuto ovarico è lo slow freezing (congelamento lento) che, attraverso l’utilizzo adeguato di crioprotettori (sostanze usate per proteggere i tessuti biologici dai danni prodotti dal congelamento), presenta un grado di sopravvivenza follicolare del 70-80% [3]. Una volta congelato il tessuto ovarico viene conservato in contenitori pieni di azoto liquido fino allo scongelamento e al successivo reimpianto nella paziente dopo la completa remissione della patologia neoplastica.

La crioconservazione del tessuto ovarico presenta però alcune criticità, in quanto essendo un sistema cellulare eterogeneo per forma, dimensioni e fisiologia è estremamente sensibile ai processi di congelamento/scongelamento. Questo problema viene in parte risolto grazie all’applicazione dello slow freezing, protocollo di crioconservazione ottimale per preservare l’integrità strutturale e fisiologica di tutte le componenti cellulari del tessuto ovarico.

Un ulteriore problema è costituito dal possibile danno ischemico a cui va incontro il tessuto ovarico dopo il reimpianto. A causa dei fenomeni di ischemia il tessuto ovarico è soggetto a infiammazione e stress ossidativo, per questo è importante l’utilizzo degli antiossidanti durante il congelamento/scongelamento. Inoltre il tempo di riperfusione (ritorno del flusso ematico) risulta critico per la sopravvivenza dei follicoli, per cui è fondamentale accelerare la neoangiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni) oltre a garantire una corretta conservazione dei vasi nel tessuto scongelato [4,5].

Dopo la completa remissione della patologia neoplastica il tessuto ovarico viene scongelato e può essere reimpiantato in un sito ortotopico o in un sito eterotopico.

Nel trapianto ortotopico il tessuto viene reinserito nella sua sede originaria, ossia all’intero della cavità pelvica sull’ovaio rimanente o nell’ambiente uterino. Il trapianto ortotopico può teoricamente permettere concepimenti spontanei se il resto dell’apparato riproduttivo non ha subito danni, in quanto ripristina sia la funzione ormonale sia quella riproduttiva.

Nel trapianto eterotopico il tessuto è posizionato in una sede differente da quella originaria, solitamente facilmente raggiungibile per il recupero di ovociti, come per esempio l’avambraccio o in una tasca sottocutanea addominale [6]. Queste sono sedi riccamente vascolarizzate che favoriscono l’impianto del tessuto ovarico, ma presentano un microambiente differente e non fisiologico per lo sviluppo follicolare che può provocare ripercussioni negative sulla qualità degli ovociti. Il trapianto eterotopico ripristina la funzione ormonale ma ovviamente non permette concepimenti spontanei e dopo aver recuperato gli ovociti si possono applicare soltanto tecniche di procreazione medicalmente assistita. La stragrande maggioranza dei lavori presenti in letteratura afferma che è quasi impossibile l’ottenimento di una gravidanza dopo trapianto eterotopico. Nonostante esso permetta la ripresa della funzionalità ovarica, influisce negativamente sulla qualità degli ovociti e quindi sulla loro capacità di formare embrioni vitali, per cui il trapianto eterotopico è sconsigliato nel caso in cui la paziente sia alla ricerca di una gravidanza.

Dopo il reimpianto del tessuto ovarico (sia ortotopico che eterotopico) la ripresa della funzionalità endocrina ovarica si ottiene nel 90-100% dei casi e avviene dopo 3-6 mesi e può persistere fino a 4-5 anni [7].

Ad oggi sono nati più di 100 bambini dall’autotrapianto ortotopico di tessuto ovarico e circa il 50% è stato concepito spontaneamente, mentre l’altra metà con tecniche di fecondazione assistita. La maggior parte delle gravidanze spontanee insorge nei primi anni dopo il trapianto ma sono state riportate gravidanze spontanee anche dopo 5-6 anni.

Il principale problema di sicurezza nell’autotrapianto di tessuto ovarico nelle pazienti oncologiche è rappresentato dalla potenziale reintroduzione di cellule cancerose. Per questo è di fondamentale importanza una maggiore applicazione di test istologici e molecolari per valutare la presenza di cellule trasformate nel tessuto da reimpiantare. Sono state riportate due recidive di malattia, una in una paziente con tumore dalla cervice e un’altra in una paziente con tumore della mammella che si erano sottoposte ad autotrapianto di tessuto ovarico. Sebbene queste recidive possano non essere dovute al trapianto, è indispensabile prevedere un adeguato screening preoperatorio per escludere un possibile coinvolgimento ovarico e un’attenta analisi istologica sui frammenti di tessuto prima del reimpianto.

Nel 2018, è stata effettuata una revisione dei risultati della crioconservazione e del trapianto di tessuto ovarico su tutti i dati presenti nella letteratura. Complessivamente sono state analizzate 360 procedure di trapianto nelle quali è stato riscontrato il 95% di ripristino della funzionalità ovarica e in totale sono state ottenute 131 gravidanze con 91 nati. In 9 donne è stata diagnosticata una recidiva dopo il trapianto, ma in nessun caso il tumore è stato messo in diretta relazione con il trapianto [8].

Sebbene questa tecnica di preservazione della fertilità sia in rapida diffusione è ancora considerata sperimentale e dovrebbe essere attuata solo in Centri con adeguate competenze di crioconservazione, ma soprattutto in grado di offrire le più sensibili e aggiornate tecniche di analisi istologica e molecolare del tessuto prima del trapianto.

Inseminazione Artificiale (IAD).Da donatore.L’inseminazione artificiale con sperma di donatore si svolge collocando nell...
29/03/2021

Inseminazione Artificiale (IAD).
Da donatore.
L’inseminazione artificiale con sperma di donatore si svolge collocando nell’utero spermatozoi di una banca del seme.
Quando si consiglia?
Inseminazione Artificiale con sperma di donatore
L’inseminazione artificiale con sperma di donatore comporta la collocazione nell’utero degli spermatozoi di una banca del seme. Si tratta di una tecnica semplice ed efficace, poiché il campione di sperma presenta condizioni ottimali di qualità e quantità di spermatozoi, visto che proviene da un donatore.

L’inseminazione artificiale con sperma di donatore è consigliata quando ci sono delle malattie ereditarie dell’uomo, insufficienza testicolare per la produzione di spermatozoi (insufficienza testicolare) o in donne senza un partner maschile.
Fasi
1. Controllo e stimolazione delle ovaie
Le ovaie sono stimolate attraverso la somministrazione di ormoni (follicolo-stimolante FSH e in alcuni casi, luteostimolante LH) e si controlla lo sviluppo del ciclo attraverso gli ultrasuoni fino a comprovare che il numero e le dimensioni dei follicoli è giusto (è necessario solo un follicolo per questa tecnica). È allora che la somministrazione di un altro ormone che imita LH, l’ormone che induce naturalmente l’ovulazione (LH o ormone luteostimolante), provoca la liberazione dell’ovulo.

2. Ottenimento del campione di sperma
Il campione di sperma è ottenuto da un donatore che si è sottoposto ad uno studio medico completo (analisi dello sperma, sangue e urina, esame generale, lo studio delle malattie sessualmente trasmissibili e test psicologici) per garantire la qualità dello sperma e scartare qualsiasi patologia. Tutti i donatori sono maggiorenni e firmano una dichiarazione di consenso e l’anonimato della loro donazione. Lo sperma è congelato prima dell’uso e tenuto inutilizzato per almeno 6 mesi per garantire il periodo finestra per alcune malattie sessualmente trasmissibili.

3. Inseminazione
Il giorno dell’ovulazione si carica il campione di spermatozoi in una cannula sottile e s’inserisce nell’utero tramite iniezione. Si tratta di un processo semplice, indolore e molto simile a qualsiasi visita ginecologica.
Tassi di successo
Come di fronte a qualsiasi altra decisione importante, è conveniente assicurarsi che tutte le informazioni che si ricevono sono state verificate.
I risultati della Clinica Eugin sono stati verificati in modo sistematico da un organismo indipendente: rispecchiano fedelmente le gravidanze di centinaia di pazienti che hanno realizzato il loro trattamento presso il nostro centro.
Si tratta di risultati positivi dell’ormone Beta hCG, misurato dal quattordicesimo giorno dopo il transfer: il primo segnale di una gestazione.
È il primo indicatore del risultato del trattamento: a partire da questo momento, la natura segue il suo corso, come per qualsiasi gravidanza, qualsiasi sia la sua origine.

COS'E' IL PAP TESTIl pap test è un esame che rappresenta la prima fase di screening per una diagnosi precoce del tumore ...
17/03/2021

COS'E' IL PAP TEST
Il pap test è un esame che rappresenta la prima fase di screening per una diagnosi precoce del tumore del collo dell’utero. Le fasi iniziali della patologia, ovvero le lesioni precancerose, sono asintomatiche, e il pap test permette di verificarne la presenza. “Questo prezioso strumento di diagnosi precoce può davvero salvare la vita e a oggi molte donne devono proprio al pap test la loro vita”, sottolinea la dottoressa Bianchini.

Il tumore del collo dell’utero si manifesta principalmente in seguito a un’infezione causata dal virus dell’HPV (Papilloma virus), che si trasmette tramite rapporti sessuali. Nel caso in cui il risultato del primo pap test mostri la presenza delle alterazioni cellulari, non è detto comunque che sia in corso un tumore, perché circa nel 90% dei casi l’organismo è capace di eliminare il virus in autonomia.

Solo nel 5% dei casi l’HPV provoca alterazioni alle mucose che possono poi sfociare in tumori. Dalla comparsa delle lesioni precancerose allo sviluppo del cancro possono passare però fino a dieci anni, un periodo di tempo in cui il pap test rappresenta uno strumento efficace di prevenzione.

Quando va fatto il pap test?
Il consiglio per tutte le donne è quello di sottoporsi al primo pap test nel giro di due anni dall’inizio dell’attività sessuale. Il momento in cui iniziare a sottoporsi al pap test non è quindi legato a un’età specifica della paziente.

Ai soggetti sani si consiglia poi di eseguire il pap test ogni tre anni, con regolarità. Nel caso in cui la paziente sia sottoposta a fattori di rischio, o in passato sia risultata positiva all’HPV, il pap test andrebbe invece svolto ogni anno.

Il pap test non si può effettuare durante il periodo del flusso mestruale, per questo va prenotato tra la comparsa di una mestruazione e un’altra. Se si tratta del periodo periovulatorio, solitamente si preleva anche un quantitativo maggiore di cellule da esaminare. L’esame si può effettuare anche dopo il primo trimestre di gravidanza, poiché il test non rappresenta un rischio né per la madre né per il feto.

È inoltre consigliabile astenersi da rapporti sessuali nei tre giorni precedenti il pap test, poiché spermatozoi residui potrebbero interferire con l’attendibilità del risultato. Allo stesso modo è meglio evitare nei giorni precedenti ovuli e lavande vaginali, che potrebbero nascondere l’esistenza di alterazioni cellulari. I contraccettivi orali e la spirale intrauterina invece non sono controindicati per l’esecuzione del pap test.

Come si svolge il pap test?
Il pap test è un esame che viene svolto durante la visita ginecologica e che dura circa un paio di minuti. Non è un esame doloroso, ma per alcune donne può risultare fastidioso. Funziona in questo modo: lo specialista, tramite un apposito divaricatore a becco d’oca chiamato speculum preleva delle cellule dal collo dell’utero con uno strumento apposito, poco invasivo. Queste vengono fissate su un vetrino per essere inviate ai laboratori che si occupano dell’analisi: per ricevere un referto in genere ci vogliono dai dieci ai quindici giorni.

L’esito del pap-test
Nel caso in cui l’esito del pap test risulti negativo, ciò vuol dire che non sono state individuate alterazioni cellulari dal campione prelevato: l’esame andrà ripetuto a una distanza temporale che va dall’uno ai tre anni.

In caso di riscontro positivo della presenza di anomalie cellulari, si può procedere con l’HPV test, il quale permette di individuare, se presente nel tratto genitale, il DNA del virus. L’esame si svolge come un tampone vaginale e certifica il contagio da HPV, ma non il fatto che si sia sviluppato un tumore.

In Humanitas è possibile eseguire il pap test anche in fase liquida, al posto che su vetrino, una metodologia che rende l’esame ancora più attendibile. Nel caso di esito positivo inoltre questo esame permette di eseguire sullo stesso campione la ricerca del DNA del virus, senza dover procedere a un secondo esame.

L’influenza degli stupefacenti sulla qualità del liquido seminale.L’infertilità rappresenta, ad oggi, una complicata e i...
12/03/2021

L’influenza degli stupefacenti sulla qualità del liquido seminale.

L’infertilità rappresenta, ad oggi, una complicata e importante sfida sanitaria, dato che coinvolge circa il 15% delle coppie in tutto il mondo. Approssimativamente il 50% dei casi di infertilità riconosce una causa maschile [1].

Diversi studi scientifici hanno documentato dati sul declino globale nella qualità del liquido seminale umano negli ultimi decenni [2].
Una possibile spiegazione sulla riduzione della fertilità maschile può essere ricercata tra i fattori ambientali/occupazionali e gli stili di vita [3,4].

In particolare, ma*****na, cocaina, oppiacei (narcotici), metamfetamine e steroidi androgeni anabolizzanti sono esempi di sostanze illecite che esercitano un impatto negativo sulla fertilità maschile, compromettendo a livello ormonale l’equilibrio dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, l'architettura testicolare e la funzione spermatica [5].

Considerata per diverso tempo un tabù sociale, medico, spirituale e anche ricreativo, l’uso di ma*****na è ora sempre più accettato. Ad oggi, l’uso di ma*****na è legalizzato in oltre 30 Stati e in Italia la cannabis è liberamente disponibile per i pazienti come terapia antalgica con obbligo di prescrizione medica dal 2014.

La cannabis, comunemente indicata come ma*****na, deriva dalla lavorazione delle foglie secche e dei fiori della pianta Cannabis sativa. La cannabis ha effetti psicoattivi e fisiologici diversi a seconda della forma (erba, resina, olio) e metodo (ad es. fumo, ingestione, compresse, tinture ecc.) con cui viene consumata [6].

Gli effetti psicoattivi della ma*****na variano dall’euforia alla depressione, dalle allucinazioni all’alterazione della percezione spazio-temporale. Fisiologicamente, abbassa la pressione sanguigna e aumenta la frequenza cardiaca, può compromettere la memoria (a breve termine e funzionante), la concentrazione e alterare la coordinazione psicomotoria. Alcuni studi attribuiscono all’uso cronico di marjuana lesioni e infiammazione delle vie respiratorie, bronchiti e malattie mentali come la schizofrenia, mentre il suo ruolo con scopi terapeutici per nausea e glaucoma, come stimolante dell’appetito e analgesico in stadi avanzati di malattia è stato ben documentato attraverso diversi trial controllati [7].

Il principale composto psicoattivo rilasciato dalla cannabis è il tetraidrocannabinolo (THC), mentre altri cannabinoidi come il cannabidiolo (CBD) e il cannabinolo (CBN), che sono alla base degli effetti terapeutici della ma*****na, non sono così abbondanti e non hanno proprietà psicoattive come il THC [8].

Il sistema degli endocannabinoidi (ECS) è costituito da una serie di sostanze endogene (prodotte dal nostro organismo), enzimi e recettori che si trovano in diversi tessuti umani, tra cui sistema nervoso centrale, nervi periferici, leucociti, milza, utero e testicoli [9]; infatti riveste un ruolo fondamentale in una serie di processi fisiologici e appare profondamente coinvolto nel controllo della funzione riproduttiva.

Gli endocannabinoidi meglio caratterizzati nella specie umana sono l'anandamide (AEA) e 2-arachidonoilglicerolo (2-AG) che agendo sui recettori dei cannabinoidi (CB1 e CB2) imitano alcune delle azioni biologiche dei cannabinoidi (THC) originari della cannabis [10].

In particolare, i recettori CB1 e CB2 sono stati identificati nel cervello, nei testicoli e sugli spermatozoi [11].

La spermatogenesi è un processo finemente regolato dall’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi (HPG).

L’ipotalamo e l’ipofisi sono due ghiandole strettamente collegate tra loro, situate alla base del cranio. L’ipotalamo attraverso la secrezione di neurormoni (GnRH) stimola l’ipofisi a produrre gli ormoni FSH ed LH che a loro volta agiranno sulle cellule testicolari: l’FSH sulle cellule del Sertoli deputate alla produzione di spermatozoi e l’LH sulle cellule del Leydig responsabili della produzione di testosterone [12].

Questa premessa è di fondamentale importanza per capire quanto il sistema degli endocannabinoidi possa influire sulla fertilità. Numerosi studi hanno dimostrato come l’uso cronico di ma*****na porti a una riduzione di LH e di testosterone [13]. Entrambi i recettori CB1 e CB2 sono presenti su tutta la superficie dello spermatozoo, che è costituito da una testa (con la regione acrosomiale), un corpo e una coda [14].

Diversi studi hanno documentato l'effetto della cannabis sui vari parametri seminali. Una diminuzione della concentrazione di spermatozoi è stata osservata sia sugli esseri umani sia sugli animali, e la riduzione era inversamente proporzionale alla quantità di ma*****na assunta [15].

Anche la motilità, progressiva e in loco, la percentuale di spermatozoi vivi e quella con forme morfologicamente sane in numerosi studi in vivo e in vitro risultava ridotta in maniera statisticamente significativa nei soggetti che utilizzavano la cannabis per scopi sia terapeutici sia ricreativi [16,17].

Una menzione a parte riguardo il loro ruolo sulla fertilità maschile la merita la famiglia degli oppiacei. Alcuni, come la morfina e la codeina, sono utilizzati come terapia analgesica, e in particolare l’utilizzo cronico di quest’ultima può portare a dipendenza fisica e psicologica.

Pur essendo difficoltoso, per evidenti problemi legati all’etica, vi sono alcuni studi in vivo e in vitro che analizzano gli effetti legati all’utilizzo di queste sostanze sulla spermatogenesi.

Un recentissimo studio [18] ha analizzato parametri ormonali, seminali e relativi al DNA (acido desossiribonucleico, che costituisce il patrimonio genetico necessario per lo sviluppo e il corretto funzionamento delle attività fisiologiche degli organismi viventi) spermatico dopo esposizione prolungata a codeina, documentando attraverso un meccanismo legato allo stress ossidativo, una riduzione dei valori di testosterone plasmatico, un aumento degli indici di apoptosi (ovvero di morte cellulare programmata), una riduzione della motilità, della vitalità e della capacità fertilizzante degli spermatozoi e infine un aumento degli indici di frammentazione del DNA spermatico (ovvero un aumento della percentuale di spermatozoi che presentano una “rottura” a livello delle due catene di polimeri che costituiscono il DNA, rendendolo inefficace).

L’eroina è un derivato della morfina, una sostanza semisintetica che per le sue proprietà sedative e analgesiche in passato è stata molto usata in medicina, prima di essere proibita a causa dei forti effetti collaterali, allo sviluppo di tolleranza e l’instaurarsi di dipendenza con crisi da astinenza al momento della sospensione della terapia. A seconda del tipo può essere assunta per via inalatoria o iniettiva.

Un lavoro del 2020 [19] ha arruolato 24 volontari con dipendenza da consumo di eroina evidenziando, rispetto a un gruppo di controllo di soggetti fertili, una riduzione della motilità degli spermatozoi e della integrità cromatinica (delle proteine su cui sono avvolti i “filamenti” di DNA).

La cocaina è una sostanza stupefacente che agisce come potente stimolante del sistema nervoso centrale, vasocostrittore e anestetico. È un alcaloide che si ottiene dalle foglie della coca (Erythroxylum coca), pianta originaria del Sud America, principalmente del Perù, della Colombia e della Bolivia.

La cocaina crea dipendenza ed è la seconda droga illegale più utilizzata a livello globale, dopo la cannabis. I sintomi principali sono perdita di contatto con la realtà e sensazioni di felicità o agitazione, mentre i sintomi fisici possono includere battito cardiaco accelerato, sudorazione aumentata e dilatazione delle pupille [20]. Può essere assunta per inalazione in polvere (metodo più diffuso nella società occidentale), aspirazione di fumi o vapori, iniezione endovenoso o sottocutanea.

Per quanto concerne la fertilità il consumo di cocaina è associato a tossicità testicolare e significativa alterazione della spermatogenesi [5]. Un interessante spunto di un recente lavoro sui ratti [21] riguarda le possibili implicazioni dell’utilizzo di cocaina e le alterazioni epigenetiche. L'epigenetica si occupa dello studio di tutte quelle modificazioni ereditabili che portano a variazioni dell'espressione genica senza però alterare la sequenza del DNA. Tali variazioni quindi possono non arrecare “danno” nel soggetto ma hanno potenziali conseguenze nelle generazioni successive.

Le amfetamine sono sostanze psicoattive appartenenti alla classe delle feniletilamine, dagli spiccati effetti stimolanti anche se non propriamente psichedelici. La più nota è l’Ecstasy o M**A (3,4-metilenediossimetanfetamina), un composto semisintetico ottenuto comunemente a partire dal safrolo, uno degli oli essenziali presenti nel sassofrasso, nella noce moscata, nella vaniglia, nella radice di acoro e in diverse altre spezie vegetali [22].

Fisiologicamente, amfetamine ed M**A agiscono sul sistema dopaminergico e serotoninergico influenzando la secrezione del GnRH a livello ipotalamico [23], inoltre è stata riscontrata un’incidenza significativamente più alta delle alterazioni del DNA spermatico, della degenerazione tubulare e dell’edema interstiziale nei testicoli [24].

Gli steroidi androgeni anabolizzanti (AAS, dall’inglese Androgenic-Anabolic Steroids) rappresentano una delle numerose categorie farmacologiche la cui azione si estrinseca a livello della fertilità maschile.

Con il termine di AAS si intendono tutti i derivati sintetici del testosterone, sintetizzati in laboratorio per scopi diversi ma frequentemente “abusati” in ambito sportivo al fine di migliorare la performance atletica, facilitando un aumento della forza e della massa muscolare, e contribuendo al contempo a ridurre la massa grassa [25].

Nell’uomo, l’assunzione di androgeni esogeni, e in particolare di testosterone, induce un feedback negativo sull’asse ipotalamo-ipofisi-testicolo. Questo feedback si manifesta come un ipogonadismo (con eventuale deficit di testosterone e di spermatozoi) derivante dal mancato stimolo alla produzione delle gonadotropine ipofisarie LH e FSH [26]. Il mancato stimolo da parte dell’FSH comporta una soppressione della spermatogenesi, il cui ripristino può richiedere tempi persino superiori ai due anni dalla sospensione degli AAS [27].

Le sostanze stupefacenti sono ormai uso e consuetudine difficilmente eradicabili dalla nostra società. La riduzione della fertilità maschile ha portato alla ribalta le droghe illecite come causa e concausa delle alterazioni seminali. Sebbene sia difficoltoso ottenere dati certi, a causa dell’impossibilità di effettuare indagini in modo prospettico, gli studi in letteratura evidenziano come, dal punto di vista fisiopatologico, sia il disequilibrio dell’asse ormonale sia l’effetto tossico diretto sulle gonadi con conseguente disregolazione della spermatogenesi siano alla base del meccanismo che porta all’alterazione della fertilità maschile. Soprattutto, come spesso accade, se l’uso avviene durante periodi critici dello sviluppo testicolare e durante gli anni in cui si concentra maggiormente l’attività riproduttiva.

Indirizzo

Piazza Vittorio Veneto N. 15
Biella
13900

Orario di apertura

Lunedì 14:30 - 19:30
Martedì 14:30 - 19:30
Mercoledì 14:30 - 19:30
Giovedì 14:30 - 19:30
Venerdì 14:30 - 19:30

Telefono

015-352023

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