05/01/2026
Tutti coloro che si dicono svegli, dormono.
Chi è sveglio non crede di essere qualcosa ma semplicemente agisce in accordo con il
desiderio che la vita ha per se stessa.
Quindi se dormi, stai sognando: la tua realtà è fittizia e tutto ciò che credi vero è finzione.
Come atterra questa frase nel corpo?
È necessario mettere in discussione tutta la tua vita e l’impianto stesso delle tue credenze, relazioni, valori. Non ti basteranno i tuoi corsi, percorsi, ritiri. Se lavoro su di me senza essere disposta a potenzialmente buttare nel cesso tutta la struttura che ho creato, non voglio davvero svegliarmi. Voglio un aiutino, voglio stare meglio, magari essere felice a volte, trovare un senso decente a questa altrimenti terrificante e violenta esistenza. Non è un processo romantico come ce lo fanno credere. Io non conosco ancora nessuno che, come il Buddha, si sia risvegliato meditando sotto un fico. La mia esperienza è decisamente più cruda.
In tutte le tradizioni antiche esistevano riti di passaggio e momenti di attraversamento in cui la potenziale morte era il fulcro. Si doveva e si deve, in alcune tradizioni contemporanee, essere pronti anche a morire pur di fare quel passaggio importante per diventare realmente se stessi. È proprio questo il punto decisivo: se non rischio la morte, non faccio un salto verticale. Oggi tutti vogliono svegliarsi, ma con il c**o degli altri. Raccontarsi che si sta facendo un rito di passaggio nel proprio comfort con la pellaccia al sicuro è una baggianata new age.
Quando la reale possibilità di deporre la carne si affaccia, tutti diventano materialisti travestiti. da santoni o, peggio, diventano materialisti moralisti. Ma è proprio in quel rischiare di morire e vincere la morte che avviene l’iniziazione.
Il salmo 23 potrebbe essere poeticamente riassunto così:
NELLA VALLE DELLA MORTE
IO CAMMINO
SENZA TEMERE L’OMBRA
PERCHÉ TU SEI CON ME
Tu chi? Non un Dio lontano e idealizzato ma una SENSAZIONE corporea di esserci e di essere parte di Dio. Dio è con me perché io ne sono una parte, e ne sono consapevole fino al midollo.
Essere iniziati in vita significa attraversare la valle della morte ed uscirne più vivi che mai. Come? I miei passi sono guidati dalla fede più grande: quella certezza di conoscere la strada del ritorno alla casa di Dio, che è anche la mia casa.
So nelle ossa che la morte non esiste, che deporrò un giorno la carne ma non morirò mai.
Questo significa essere svegli: fare esperienza che questa vita è un passaggio iniziatico a sua volta. Sapere nel cuore che sopravviverò l’iniziazione di questa incarnazione perché sono un essere eterno in un lungo cammino. Solo così potrò passare la valle della morte camminando con coraggio senza temere l’ombra di Lei.
In un mondo in cui la siccità spirituale dilaga, c’è una grande sete di iniziazione. Senza
iniziazione non cresciamo, non emergiamo dagli abissi più forti e più integri, non compiamo il viaggio dell’eroe.
Oggi le cosiddette iniziazioni vengono proposte in mille colorate salse ma pochissime di queste sono degli accurati passaggi iniziatici in cui l’anima ha fatto un salto e la carne vibra.
L’albero si vede dal frutto e i frutti sono pochi.
È questo il mio desiderio per l’umanità: che possiamo come popolo umano reintegrare i riti iniziatici e di passaggio. Senza questi processi in cui costruiamo la nostra anima e troviamo l’essenza di chi siamo, non cresciamo mai, rimaniamo eterni bambini che mai raggiungono la maturità in un mondo in cui chi governa non si prende assolutamente cura dei suoi figli ma vuole mangiarseli.
Diventare adulti è essenziale e non basta avere 30, 40, 50 anni. Nei tempi che stanno
arrivando solo chi avrà attraversato le iniziazioni della vita e sarà diventato adulto dopo aver attraversato “la valle dell’ombra della morte” potrà discernere, combattere, aiutare, guidare gli altri in questo attraversamento collettivo.
In quest’anno mi dedico a questo.
Ve ne parlerò a suo tempo.
crediti fotografici
Brent Stirton