11/03/2026
L'esperienza trentennale di Asia e del suo nucleo fondatore ha al suo centro l'esperienza del singolo che improvvisamente si risveglia al fatto d'esistere - fatto prima avvertito come ovvio e scontato.
Il niente deve irrompere e rompere l'ovvietà del fatto di ritrovarsi ad esistere.
Il conte Karlfried von Dürckheim mi raccontò personalmente di persone che si rivolsero a lui dopo eventi di tal genere vissuti in guerra.
Particolarmente significativo è il caso di un soldato che correva all'attacco alla baionetta.
Trovatosi nella terra di nessuno, tra le due trincee contrapposte, s'accorse che stava cadendo su di lui un grossa granata di cannone.
Tentare di scappare sarebbe stato inutile, sia per i pochi secondi di tempo a disposizione che per la stazza della granata.
Tra pochi istanti, si disse, sarò annientato.
Fermo, paralizzato, guardava la granata cadere… ancora un istante e poi la fine.
Ma la granata cadde e, difettosa, non esplose.
Il niente, però, aveva parlato, svelando il prodigio dell'essere.
Il soldato si risvegliò in una dimensione surreale, gli parve di essersi materializzato in quell'istante e di non aver mai saputo cosa significasse esistere.
Ma egli non sapeva tradurre bene in significati chiari ciò che gli era accaduto interiormente; visse stranito e isolato, cosicché fu internato in ospedali psichiatrici per reduci.
Però ciò che sentiva non poteva essere compreso certo da psichiatri; il Satori non si insegna all'Università.
Finché un giorno qualcuno gli suggerì di parlare col conte von Dürckheim, adepto dello zen, residente nella Foresta Nera, in Germania.
Questi gli disse, con lacrime di gioia, che, in realtà, quanto gli era accaduto faceva di lui uno dei pochi uomini davvero sani al mondo.
Tale evento può accadere anche in meditazione, opportunamente stimolato e desta il praticante a ciò che veramente egli è: un miracolo.
Approfondire, contemplare, condividere e celebrare tale consapevolezza diventa il senso della vita che ci resta.
Questo è il cuore di Asia.
Franco Bertossa
(👨🎨 opera di Giovanni Soccol)