Virginia Casillo

Virginia Casillo Esperta in Antiginnastica®, il metodo di lavoro sul corpo di Thérèse Bertherat. https://virginiacasillo.com/

Naturopata certificata .

L’Antiginnastica® è un metodo di benessere originale - ideato dalla fisioterapeuta francese Thérèse Bertherat - che permette a chiunque di conoscersi meglio, di appropriarsi del proprio corpo e di abitarlo. I movimenti proposti sono sottili, precisi e rigorosi. Tengono conto dei pensieri, delle emozioni e degli affetti, sempre nel rispetto dell’integrità della struttura corporea, in particolare delle leggi meccaniche del corpo messe in luce dalla cinesiterapeuta francese Françoise Mézières. Il metodo coinvolge l’essere nella sua totalità, corpo e mente intimamente legati. Quaranta anni dopo la sua creazione, l’Antiginnastica® è conosciuta e praticata in tutto il mondo.

23/02/2026

Che cos’è l’ ? A cosa serve e perché scegliere questo percorso? Ce ne parla , responsabile del marchio che ha da poco pubblicato un nuovo libro su questo incredibile lavoro : ! Buona visione!

L’auricoloterapia e’ una disciplina antica che affonda le sue radici nella Medicina Tradizionale Cinese. Solo grazie al ...
20/02/2026

L’auricoloterapia e’ una disciplina antica che affonda le sue radici nella Medicina Tradizionale Cinese. Solo grazie al dottor Paul Nogier e’ stata però inquadrata scientificamente.Mediante la stimolazione di rappresentazioni specifiche presenti sull’orecchio, l’auricoloterapia è in grado di influenzare precise aree del sistema nervoso centrale affinché recuperino la loro migliore configurazione omeostatica.L’orecchio, in virtù della sua innervazione privilegiata è collegato al cervello in modo bidirezionale ed usufruisce pertanto di un continuo scambio di informazioni lungo una rete che collega orecchio, cervello, organi ed apparati periferici.
In Antiginnastica, durante una seduta , chiediamo alle persone di stimolare alcuni punti riflessi del padiglione auricolare : l’intento può essere quello di approcciarci con delicatezza, partendo dall’orecchio, a muscoli particolarmente contratti oppure quello di calmare l’attività vagale prima proseguire con il lavoro o di stimolare il potenziale di auto guarigione della persona.
Non dimentichiamo anche delle numerose connessioni anatomiche dell’orecchio con la nuca, le spalle o il dorso!
Leggi il carosello per saperne di più!

18/02/2026

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi parliamo di un nervo che non sta mai fermo.. letteralmente. È il nervo oculomotore, il direttore d’orchestra dei movimenti oculari, il custode della pupilla e l’alleato nascosto della nostra visione nitida.

Quando funziona bene, gli occhi si muovono come due telecamere sincronizzate.
Quando soffre.. lo vedi subito. E lo vede anche chi ti guarda.

Dove sta?

Il nervo oculomotore (III nervo cranico) nasce nel mesencefalo, più precisamente nei nuclei oculomotori e nel nucleo di Edinger-Westphal.

Da lì emerge ventralmente dal mesencefalo, attraversa il seno cavernoso, entra nell’orbita attraverso la fessura orbitale superiore, si divide in ramo superiore e ramo inferiore, raggiunge i muscoli oculari che controlla.

È un viaggio breve, ma estremamente importante.

Che cosa fa?

Il nervo oculomotore è misto, con funzioni motorie e parasimpatiche.

Funzione motoria: muove l’occhio.

Innerva il muscolo retto superiore, retto inferiore, retto mediale, obliquo inferiore ed elevatore della palpebra superiore. In altre parole: muove l’occhio in tutte le direzioni, tranne abduzione e depressione-obliqua.

Funzione parasimpatica: controlla la pupilla.

Grazie alle fibre del nucleo di Edinger-Westphal restringe la pupilla (miosi) e controlla l’accomodazione per la visione da vicino.

Un nervo due-in-uno: movimento più pupilla.

Come si lamenta?

La sofferenza del nervo oculomotore si vede.. senza bisogno di strumenti. I segni tipici sono la ptosi palpebrale (la palpebra cade per deficit dell’elevatore), occhio deviato “in fuori e in basso” (perché restano attivi solo il trocleare) e l'abducente), diplopia (visione doppia, soprattutto guardando in alto o medialmente), pupilla dilatata (anisocoria, segno molto importante: perdita della componente parasimpatica) e difficoltà nell’accomodazione (problemi nella visione da vicino).

Molto spesso è presente anche mal di testa o dolore retrobulbare.

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo oculomotore lavora in ogni istante mentre leggi, quando agganci un oggetto con lo sguardo, mentre cambi messa a fuoco tra vicino e lontano, quando guidi, quando segui un movimento rapido e quando tieni aperta la palpebra.

Ogni movimento oculare coordinato.. passa da lui.

Patologie e disfunzioni

Paralisi del III nervo (totale o parziale)
Compressione da aneurisma dell’arteria comunicante posteriore
Neuropatie diabetiche
Sindrome del seno cavernoso
Traumi cranici
Sofferenza del nucleo nel mesencefalo
Ernie transtentoriali (segno di uncus — pupilla dilatata!)

L’oculomotore è uno dei nervi più delicati da valutare.. e più importanti da riconoscere.

Curiosità neurologica

Le fibre parasimpatiche che controllano la pupilla si trovano sulla superficie del nervo. Per questo sono le prime a soffrire nelle compressioni (pupilla dilatata!). Al contrario, nelle neuropatie ischemiche (come nel diabete) la pupilla spesso è risparmiata.

Un dettaglio clinico che salva vite.

Approccio fisioterapico (indiretto)

La fisioterapia non tratta direttamente il III nervo, ma può essere fondamentale nel lavoro sull’equilibrio in pazienti con diplopia, training di compenso oculare, educazione visuo-posturale, integrazione nella riabilitazione neurologica complessa, supporto a strategie di orientamento spaziale.

Il lavoro è sempre interdisciplinare con neurologo, ORL, oculista.

Conclusione

Il nervo oculomotore è il regista dei movimenti oculari. Se è in forma, gli occhi danzano in sincronia. Se si indebolisce, lo spettacolo cambia subito: palpebra che cade, occhio che scappa di lato, pupilla che si dilata.

Un nervo piccolo, ma dal potere.. visibile.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 😁

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

“Ho bisogno di alleggerire le spalle, perché è da troppo tempo che sono cariche di pesi che non ho voluto e non ho chies...
11/02/2026

“Ho bisogno di alleggerire le spalle, perché è da troppo tempo che sono cariche di pesi che non ho voluto e non ho chiesto e poi sotto ci sono le mie ali , ci sono io che ho bisogno di volare”.
Alda Merini

Un lavoro intensivo sulle spalle: alla scoperta della loro muscolatura, della loro architettura ossea, delle rigidità che spesso le costringono troppo in alto. Spalle spesso pesantissime, dolenti che avrebbero bisogno di alleggerirsi , di ritrovare quella libertà di movimento che le contraddistingue quando sono in buona salute.

Solo su prenotazione, sette posti disponibili. INFO IN LOCANDINA 👇

Un movimento per liberare il vostro DIAFRAMMA grazie alla RIFLESSOLOGIA PLANTARE ed all’Antiginnastica.Provate e fatemi ...
06/02/2026

Un movimento per liberare il vostro DIAFRAMMA grazie alla RIFLESSOLOGIA PLANTARE ed all’Antiginnastica.

Provate e fatemi sapere nei commenti! 🦶

👣

04/02/2026

Questa immagine non mostra un esercizio. Mostra come il carico viene incanalato.

Durante l’estensione in carico, la colonna non si muove come un blocco. I segmenti non contribuiscono in modo uniforme: alcuni scorrono molto, altri quasi per nulla. Questo è documentato da studi di cinematica vertebrale e imaging dinamico: la colonna lavora per unità funzionali preferenziali, non per “movimento globale”.

Nel tratto lombare, l’estensione aumenta il contatto faccettale, la pressione posteriore sul disco e la tensione del legamento longitudinale anteriore. Nel tratto toracico, invece, il contributo è spesso minimo se non esiste una reale mobilità costale.

Risultato: stesso gesto, carico concentrato.

Qui sta il punto scientifico che dà fastidio: un movimento ripetuto non distribuisce il carico, lo specializza. Il sistema nervoso non “allena la schiena”. Allena la strategia più economica per ottenere quel gesto.

Se l’estensione avviene sempre tra L4–L5 e L5–S1, il corpo rinforza quella via, riduce la variabilità, aumenta la tolleranza locale.. finché la supera.

Non è teoria: è adattamento tissutale carico-dipendente.
Ecco perché due persone fanno lo stesso esercizio: una migliora, l’altra peggiora.
Non perché l’esercizio sia giusto o sbagliato.
Ma perché il carico cade in punti diversi.

La scienza del movimento oggi è chiara su un punto: il problema non è l’estensione, è la mancanza di variabilità segmentaria sotto carico. Quando un esercizio “funziona sempre”, spesso non sta curando. Sta allenando una compensazione estremamente efficiente.

Questa immagine non va spiegata.
Va capita.
Perché la schiena non si rompe quando si muove.
Si rompe quando si muove sempre allo stesso modo credendo di essere protetta.

Nota finale

Questo contenuto nasce come riflessione tecnica tra fisioterapisti e professionisti del movimento. È normale che alcuni passaggi risultino complessi o poco immediati: non tutto ciò che riguarda il corpo può essere sempre ridotto a slogan semplici senza perdere significato.

La divulgazione ha più livelli. A volte serve semplificare per il grande pubblico, altre volte serve mantenere profondità per chi lavora clinicamente ogni giorno con il dolore delle persone.

Questo contenuto non è rivolto solo ai fisioterapisti o a chi opera in ambito clinico, ma anche a chi, pur non occupandosi direttamente di dolore, entra in contatto con queste persone e propone movimento o esercizi. In questi casi il rischio è concentrarsi sulla forma del gesto, perdendo di vista il contenuto: carico, contesto, risposta individuale.

La riflessologia  plantare arrivo’ in Occidente  grazie a William Fitzgerald. William Fitzgerald si laureò in medicina a...
02/02/2026

La riflessologia plantare arrivo’ in Occidente grazie a William Fitzgerald. William Fitzgerald si laureò in medicina all’Università del Vermont.Dal 1902 iniziò a studiare la RIFLESSOLOGIA PLANTARE iniziando a sperimentarla sui suoi pazienti. Essendo un otorinolarigoiatra, il suo intento era utilizzarla come antidolorifico, ossia al posto di effettuare l’anestesia.Divise il corpo in dieci linee immaginarie che partono dalla testa e arrivano agli arti superiori ed inferiori: 10 linee come 10 sono le dita di mani e piedi. Secondo la sua teoria chiamata da lui “TERAPIA ZONALE”trattando un punto in digito-pressione sulle dita, esercitava un’azione diretta sull’organo corrispondente di quella linea.
La pressione di tali punti prese il nome di MASSAGGIO ZONALE. Fitgerald per stimolare tali punti utilizzava pettini ed altri attrezzi e fu in seguito la fisioterapista Eunice Ingham ad utilizzare invece la pressione del pollice. Ella negli anni ‘30 elaborò più dettagliatamente la teoria di Fitzgerald, focalizzando appunto l’attenzione sul piede e sulla sua stimolazione facendo pressioni con le dita delle mani.La riflessologia plantare quindi si basa sulla conoscenza del sistema nervoso, in quanto i punti riflessogeni sono collegati a determinati organi tramite le vie nervose. T. Bertherat, la creatrice dell’Antiginnastica, lavorava nel suo studio fisioterapico a stretto contatto con operatori shiatsu e riflessologi ed anche lei conosceva molto bene le riflessologie e le loro applicazioni. Nel nostro percorso formativo queste conoscenze ci sono state tramandate. Come esperte, studiamo la Riflessologia ed utilizziamo durante le sedute numerosi punti riflessi: questo ci consente di approcciarci con delicatezza alle parti del corpo, senza partire immediatamente dal contatto diretto con la zona di nostro interesse che potrebbe essere estremamente infiammata o sensibile. Nei prossimi post passeremo assieme in rassegna alcuni dei punti che usiamo molto in Antiginnastica.

“Possiamo raccontare il corpo attraverso le sue ossa più piccole e gli organi più nascosti ma per avere una visione d’in...
28/01/2026

“Possiamo raccontare il corpo attraverso le sue ossa più piccole e gli organi più nascosti ma per avere una visione d’insieme e’ importante avvicinarsi e poi allontanarsi. Bisogna coltivare la consapevolezza del didentro del corpo . Non solo l’anatomia, la fisiologia e la patologia, comunque utili e non solo ai medici, ma anche la storia, i simboli , le fantasie, le letterature e le leggende dei nostri organi” .

V. Lingiardi
Corpo, Umano.

Durante le sedute di Antiginnastica la vita “onlife”, come chiamerebbe Lingiardi la nostra quotidianità fatta di iper connessione continua, si spezza. Il ritmo torna ad essere quello dei sogni : emerge un altro corpo. Il corpo politico, emozionale, immaginifico, culturale. Ci troviamo immersə così in un aspetto di noi che va oltre la realtà anatomica ed anche animica: un aspetto che attiene nel contempo alla nostra storia personale, privata ed alla nostra storia evolutiva. Siamo neonatə ma anche serpenti o scimmie, contemporaneamente. E questo genera , movimento dopo movimento e seduta dopo seduta, INCANTO.

̀

Indirizzo

Via Settetermini 109
Boscoreale
80041

Telefono

+393333868067

Sito Web

http://www.virginiacasillo.com/

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