26/02/2026
"L’inclusione vera non è uno sketch televisivo."
Vorreiprendereiltreno offre un ottimo spunto di riflessione sull'ennesima rappresentazione stereotipata delle persone con disabilità.
E niente...
Anche quest’anno, un’occasione persa.
Nel “momento disabilità” a Sanremo si è ripetuto lo stesso copione: persone adulte con disabilità infantilizzate, magliette con slogan a dir poco discutibili, il solito linguaggio abilista travestito da inclusione.
Eppure non sarebbe difficile fare meglio.
Basterebbe educare – educarci – a cosa significhi davvero includere.
Spiegare, ascoltare, costruire insieme ciò che è giusto.
Invece ancora una volta abbiamo visto:
• Persone con disabilità definite “speciali”, proprio da chi dovrebbe usare parole consapevoli.
• Persone oltre i cinquant’anni chiamate “ragazzi”, perpetuando un’infantilizzazione abilista che dovrebbe essere combattuta.
• Una maglietta con la scritta “sono come te”, esibita come simbolo di uguaglianza ma capace invece solo di rimarcare differenze.
E no, non veniteci a dire:
• “Ma loro erano contenti.”
La contentezza non può diventare una giustificazione, perché, in quel caso, bisognerebbe insegnare anche a loro (e a chi dice di rappresentarli) cosa sia l’inclusione e spiegargli quale dovrebbe essere il modo giusto per arrivarci, trovandolo insieme.
• “Basta polemiche su tutto.”
Queste non sono polemiche ed è riduttivo definirle tali: sono battaglie necessarie.
Sono battaglie di linguaggio, rispetto e dignità.
L’inclusione vera non è uno sketch televisivo.
Non è una passerella emotiva e non è uno slogan.
È rispetto.
È consapevolezza.
È smettere di infantilizzare, etichettare, spettacolarizzare.
Vorreiprendereiltreno
Nella foto un momento dell'esibizione delle persone con disabilità con Laura Pausini sul parco dell'Ariston, con le magliette con la scritta evidenziata "sono come te"