Abitare il corpo

Abitare il corpo Aver cura del corpo per guarire l'anima; Ascoltare l'anima per guarire il Corpo...

Non mi stancherò mai di spiegare che per essere liberi bisogna avere tempo: tempo da spendere nelle cose che ci piaccion...
21/03/2026

Non mi stancherò mai di spiegare che per essere liberi bisogna avere tempo: tempo da spendere nelle cose che ci piacciono, poiché la libertà è il tempo della vita che se ne va e che spendiamo nelle cose che ci motivano.
Mentre sei obbligata a lavorare per sopperire alle tue necessità materiali, non sei libera, sei schiava della vecchia legge della necessità.
Ora, se non poni un limite alle tue necessità, questo tempo diventa infinito.
Detto più chiaramente: se non ti abitui a vivere con poco, con il giusto, dovrai vivere cercando di avere molte cose e vivrai solo in funzione di questo.
Ma la vita se ne sarà andata via…
Oggi la gente sembra non accorgersene e si preoccupa soltanto di comprare e comprare e comprare, in una corsa infinita…

Pepe Mujic

Una donna cade a terra. Urla, si contorce, smette di parlare.Le dicono che l'ha morsa una tarantola. E l'unico modo per ...
19/03/2026

Una donna cade a terra. Urla, si contorce, smette di parlare.

Le dicono che l'ha morsa una tarantola. E l'unico modo per salvarsi è ballare — senza fermarsi — finché il veleno non esce dal corpo con il sudore.

Siamo nel Salento. Parliamo di un rito che si è ripetuto per secoli.

Ogni anno, intorno al 28 giugno, le tarantate convergevano nella ca****la di San Paolo a Galatina. Lì, al ritmo frenetico della pizzica, danzavano per ore. A volte per giorni interi. Chi si fermava, si credeva, moriva.

Il rito aveva un nome preciso: tarantismo. E sembrava — a guardarla da fuori — una storia di veleni e guarigioni miracolose.

Spoiler: non era niente di tutto questo.

Nel giugno 1959, l'etnologo Ernesto De Martino arrivò nel Salento con una spedizione multidisciplinare: psichiatri, psicologi, il rinomato etnomusicologo Diego Carpitella, sociologi, un medico. Un team di ricerca come raramente si era visto per un fenomeno considerato folklore locale.

Ciò che trovarono smontò secoli di credenza popolare.

Il veleno della tarantola locale — la Lycosa tarantula — era quasi innocuo per l'essere umano. La maggior parte dei morsi era simbolica, o addirittura immaginata. Non c'era nessun veleno da espellere.

E allora perché quella danza funzionava?

De Martino pubblicò i risultati in un libro diventato riferimento obbligato negli studi antropologici: La terra del rimorso, uscito nel 1961. La sua tesi era radicale per l'epoca.

Le tarantate — quasi sempre donne, quasi sempre contadine — non stavano combattendo un veleno fisico. Stavano elaborando qualcosa di molto più difficile da espellere: lutti irrisolti, traumi, tensioni sessuali e sociali che il contesto rurale del dopoguerra non permetteva di esprimere in nessun altro modo.

La danza era la valvola. Il rituale era il contenitore. La comunità era il testimone necessario.

Senza quella struttura collettiva — la musica, i colori, la ca****la, la data fissa — l'elaborazione non avveniva. Il corpo aveva bisogno di una cornice culturale per poter crollare e rialzarsi.

De Martino lo chiamò "fenomeno storico-religioso con autonomia simbolica". Tradotto: non era ignoranza stupida. Era una tecnologia psichica sofisticatissima, costruita nei secoli da una comunità senza accesso a nessun'altra forma di cura.

La tarantola era solo il pretesto.

La danza non curava il veleno. Curava quello che il veleno rappresentava.

In breve:
Per secoli nel Salento le 'tarantate' danzavano freneticamente per giorni credendo di dover espellere il veleno di un ragno.
Nel 1959 De Martino scoprì che il veleno della tarantola locale era quasi innocuo e il morso spesso simbolico.
La danza era terapia psicologica collettiva: un modo per elaborare traumi, lutti e tensioni represse in un contesto rurale senza altra forma di cura.

17/03/2026

Il 99% delle persone pur respirando, respira male: l'ossigeno che entra non viene usato dal corpo ma sprecato. Questa insufficienza di ossigeno porta sintomi fisici (infiammazioni, stanchezza, dispnea, asma,...) e mentali (ansia, insonnia, poca concentrazione,...)
Imparare a respirare è necessario per vivere bene!

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Puoi partecipare all'incontro di gruppo del 24 marzo a Cn o prenotare un incontro individuale per valutare il tuo Respiro e conoscere quello efficace

Ti è facile farti aiutare? chiedere aiuto?Quando il corpo è malato, quali pensieri ed emozioni prevalgono in te? accetta...
06/03/2026

Ti è facile farti aiutare? chiedere aiuto?
Quando il corpo è malato, quali pensieri ed emozioni prevalgono in te? accettazione o ingiustizia?
Hai paura di sentirti un peso? ..

La Malattia porta dipendenza fisica e impotenza emotiva... ci si può preparare ad eventualmente viverle con piu' serenità possibile?

Puoi osservare, oggi, come vivi il Dolore in quei periodi di fatica fisica in cui il corpo è meno energico, meno abile.
Puoi osservare come ti senti a chiedere aiuto, a farti accudire, anche solo all'idea.

Può capitare la vita ci porti ad essere accuditi o ad accudire...imparare l'amore anche in quella forma è allenamento prezioso fin da oggi.

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Ti è facile farti aiutare? chiedere aiuto?Quando il corpo è malato, quali pensieri ed emozioni prevalgono in te? accettazione o ingiustizia?Hai paura di sent...

" Se viviamo senza consapevolezza, se ci perdiamo nel passato o nel futuro, se permettiamo che i desideri, la rabbia e l...
27/02/2026

" Se viviamo senza consapevolezza, se ci perdiamo nel passato o nel futuro, se permettiamo che i desideri, la rabbia e l'ignoranza ci trasportino qua e là, non riusciremo a vivere profondamente ogni momento della nostra esistenza. Non saremo in contatto con ciò che accade nel momento presente e le nostre relazioni con gli altri saranno povere e superficiali.
Ci sono giorni in cui ci sentiamo vuoti, stanchi e tristi, in cui non siamo veramente noi stessi. In giorni come questi, anche se tentiamo di essere in contatto con gli altri, i nostri sforzi sono vani. Più tentiamo, più sbagliamo. Quando ciò accade, dovremmo smettere di cercare di stare in contatto con ciò che è esterno, e tornare in contatto con noi stessi, tornare a 'essere soli'. Dovremmo chiudere la porta alla società, tornare a noi stessi e praticare il respiro consapevole, osservando profondamente cosa avviene dentro e intorno a noi. Accettiamo tutti i fenomeni, salutiamoli, sorridiamo loro. Basterà fare cose semplici, come la meditazione camminata e seduta, lavare i panni, pulire il pavimento, preparare il tè e pulire il bagno in consapevolezza. Se faremo queste cose, recupereremo la ricchezza della nostra vita spirituale ".

~ Thich Nhat Hanh
" Respira! Sei vivo"

20/02/2026









La Sessualità si esprime in molto molti, diversi nel corso della vita per forma e intensità
Conoscerli è conoscere se stessi
Sii nella CURIOSITÀ di te ;)

19/02/2026
Sembriamo matte...forse un po' lo siamo!Siamo appassionate, di vita e del nostro lavoro :) Proponiamo incontri "Sessuali...
15/02/2026

Sembriamo matte...forse un po' lo siamo!
Siamo appassionate, di vita e del nostro lavoro :)

Proponiamo incontri "Sessualità&Perineo" e serate a tema per esplorare il tabù e farne risorsa ❤️‍🔥

Avanti donne, siate curiose!

Prox incontro: giovedì 26 febbraio alle 20 a Borso San Dalmazzo Yoga Nilaya di Valeria Pretato

Info: 349 610 0716

“La verità è che avevo paura.Quando ho ricevuto la diagnosi, il mondo non si è fermato. Si è fermato solo il mio respiro...
13/02/2026

“La verità è che avevo paura.
Quando ho ricevuto la diagnosi, il mondo non si è fermato. Si è fermato solo il mio respiro. “Cancro al colon-retto, stadio avanzato.” In quel momento non pensi alla carriera, alla fama, ai set. Pensi a tua moglie. Pensi ai tuoi figli. Pensi al tempo, quello che hai avuto e quello che forse non avrai.

All’inizio ho affrontato tutto in silenzio. Volevo capire. Volevo proteggere la mia famiglia prima ancora di proteggere me stesso. Ho iniziato le cure con disciplina, con concentrazione, con la speranza concreta che la medicina e la forza di volontà potessero fare la differenza. Ogni terapia era una promessa: “Sto facendo tutto il possibile.”

Ma la parte più difficile non è stata il dolore fisico. È stata la stanchezza che mi toglieva il ruolo che più amavo: essere padre. Ci sono giorni in cui non avevo la forza di sollevare un figlio, di giocare a terra, di leggere una storia fino alla fine senza fermarmi. E un padre misura se stesso in quei momenti semplici. Quando il corpo ti tradisce, la mente resta lucida e sente tutto.

Ho capito che la malattia non ti chiede solo di combattere. Ti chiede di cambiare. Mi ha costretto a rallentare, ad ascoltare, a restare dentro ogni abbraccio come se fosse il primo e l’ultimo. Prima vivevo i momenti felici come parti di una sequenza. Dopo la diagnosi ho imparato a restare dentro un singolo istante, a sentirlo davvero.

La mia famiglia è stata la mia forza concreta. Mia moglie è stata stabilità quando io vacillavo. I miei figli sono stati luce quando la paura diventava troppo grande. Non posso controllare tutto ciò che accade al mio corpo, ma posso scegliere come amare. Posso scegliere di esserci, anche quando “esserci” significa solo sedersi accanto e respirare insieme.

Non voglio essere ricordato per la malattia. Voglio essere ricordato per la gratitudine. Per l’amore. Per la consapevolezza che la vita, anche quando si accorcia, può diventare più intensa.

Se c’è una cosa che questa esperienza mi ha insegnato è questa: non rimandate l’amore. Non date per scontato il tempo. Non aspettate una diagnosi per dire “ti voglio bene” con tutto voi stessi.”

—James Van Der Beek.

12/02/2026
11/02/2026

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