Dott.ssa e Naturopata psicosomatico Federica Zanca

Dott.ssa e Naturopata psicosomatico Federica Zanca per prezzi e orari appuntamenti contattare telefonicamente nr:3464937317

Craniosacrale e Liberazione della zona cervicale
Riflessologia Plantare Integrata
Dien Chan
Digitopressione Dinamica
Hot stone
Metamorfica
Ipnosi
Massaggio olistico
Counselor
Thetahealing
Cristalloterapia
Lettura registri Akashici
Percorsi alimentari

06/02/2026

QUELLO CHE NON ELABORI, IL CORPO LO REGISTRA

(Di Patrizia Coffaro)

Quando si parla di corpo ed emozioni bisogna stare molto attenti a non banalizzare, perché non è che se uno è arrabbiato allora ha il fegato malato e se è triste ha i polmoni che soffrono. Non funziona così, e dirlo in quel modo è una semplificazione che non aiuta nessuno. Però esiste una cosa che, volenti o nolenti, si ripete con una precisione quasi certosina... alcune emozioni, quando vengono vissute per anni senza essere elaborate, trovano sempre gli stessi distretti corporei su cui scaricarsi.

Il fegato, per esempio, è l’organo che gestisce. Gestisce tossine, ormoni, farmaci, carichi metabolici... è l’organo che non si lamenta, che lavora anche di notte, che regge finché può. E guarda caso è quasi sempre sotto pressione nelle persone che vivono una rabbia costante ma trattenuta, una frustrazione cronica, un senso di ingiustizia che non ha mai trovato uno sfogo reale. Non parlo della rabbia urlata, quella che esplode e finisce lì. Parlo di quella che viene ingoiata per anni perché non è il caso, perché devo essere superiore, perché tanto non cambierebbe nulla. Quel tipo di rabbia non sparisce. Diventa tensione interna, rigidità, irritabilità, stanchezza profonda. E il fegato, che è fatto per reggere carichi, se la prende tutta. Poi magari uno si concentra solo sull’alimentazione o sugli integratori, ma finché quella rabbia resta lì sotto traccia, il fegato continuerà a lavorare in sovraccarico.

Lo stomaco è un’altra storia ancora. Lo stomaco è il luogo dove qualcosa entra e deve essere trasformato. Non solo il cibo, ma anche quello che ci succede nella vita. Le persone con stomaco sensibile, gastrite, nodo allo stomaco, nausea senza causa apparente, spesso sono persone che hanno vissuto ingiustizie, sensi di colpa, accuse implicite o esplicite. Persone che si sono sentite dire, in un modo o nell’altro, che il problema erano loro. E allora iniziano a ruminare dentro, a chiedersi se hanno sbagliato, se potevano fare diversamente, se esagerano. Lo stomaco in questi casi non è debole, è sovraccarico di cose che non riesce a digerire. E non c’è tisana che tenga se una persona continua a ingoiare situazioni che le fanno male.

L’intestino tenue, invece, lavora sulla selezione. Decide cosa entra e cosa va lasciato andare. Quando una persona vive in uno stato di allerta continua, con paura del futuro, bisogno di controllare tutto, incapacità di fidarsi, questo tratto del sistema digerente va in tilt. Non discrimina più bene, assorbe male, si infiamma facilmente. È come se il corpo dicesse... se tu non sai più cosa è sicuro e cosa no, non lo so nemmeno io. E non è un caso che molte persone con disturbi dell’intestino tenue abbiano una mente che non si ferma mai, sempre proiettata avanti, sempre a cercare di prevenire qualcosa.

Il colon parla un linguaggio ancora diverso. Il colon riguarda il lasciare andare e qui entrano in gioco i lutti, gli attaccamenti, le storie che non finiscono mai davvero. La stitichezza cronica, per esempio, non è solo una questione di fibre o acqua. Spesso è il segnale di una persona che trattiene, che fatica a chiudere capitoli, che rimane agganciata a ciò che è stato anche quando non c’è più. Il colon non ama il cambiamento brusco, ama i ritmi, ama la regolarità. Ma soprattutto soffre quando si vive con la paura del vuoto.

I reni sono un capitolo delicato, perché parlano della paura più profonda, quella legata alla sopravvivenza. Non la paura razionale, ma quella di fondo, ce la farò, sarò al sicuro, avrò un appoggio. Le persone con reni affaticati spesso sono persone che hanno vissuto a lungo senza sentirsi sostenute, che hanno dovuto cavarsela da sole, che non si sono mai concesse il lusso di mollare. Il corpo, a un certo punto, presenta il conto.

Il cuore e i polmoni entrano in gioco quando il dolore è affettivo. Perdite, separazioni, mancanza di gioia, tristezza trattenuta. Non quella dichiarata, ma quella che si tiene per andare avanti. Il respiro si accorcia, il petto si chiude, il cuore si affatica. Non perché la persona è fragile, ma perché ha smesso di nutrirsi emotivamente.

E poi ci sono le ghiandole, la tiroide, le surrenali. La tiroide soffre spesso in chi non riesce a esprimersi, in chi si è adattato troppo, in chi ha rinunciato alla propria voce. Le surrenali cedono in chi vive da anni in modalità emergenza, sempre responsabile di tutto, sempre in allerta, sempre a reggere più di quanto sarebbe umano.

Il punto, e qui voglio essere molto chiara, è che il corpo non si ammala per caso e non si ammala per punire. Si ammala perché registra... registra quello che non viene detto, quello che non viene visto, quello che viene sopportato troppo a lungo. E quando non c’è più spazio per tenere tutto dentro, lo manifesta dove può.

Capire queste correlazioni non serve a colpevolizzarsi. Serve a smettere di fare guerra al corpo e iniziare a chiedergli... cosa stai cercando di dirmi da anni? Perché quando fai questa domanda sul serio, senza retorica e senza frasi fatte, il corpo di solito risponde e lo fa in modo molto più onesto di quanto siamo abituati ad ascoltare.

XO - Patrizia Coffaro

05/02/2026
03/02/2026

BENESSERE A cura di Federica Zanca “Castanea sativa ossia castagno dolce” E’ un albero spontaneo delle zone a clima temperato; cresce nei boschi aperti su di un terreno soffice e media…

13/01/2026

LA MANO NON MENTE

(Di Patrizia Coffaro)

Nel lavoro olistico serio la mano non viene mai considerata un semplice strumento di contatto. Non è una superficie neutra o un dettaglio secondario del corpo. La mano è una mappa viva, un’interfaccia sofisticata tra il sistema nervoso e il resto dell’organismo, un luogo dove il corpo registra ciò che vive, ciò che trattiene e ciò che non riesce più a compensare.

Nelle tradizioni di riflessologia, nella medicina orientale e in molte pratiche terapeutiche integrate, il palmo è da sempre osservato come un riflesso del corpo intero. Ma qui è importante chiarire subito un punto fondamentale, perché è proprio da qui che nascono molti equivoci. Le immagini più diffuse mostrano nella mano cervello, cuore, polmoni, fegato, stomaco, intestino, colonna vertebrale e sistema cardiovascolare. Quelle mappe non sono sbagliate, ma sono semplificate. Servono a spiegare un concetto, non a descrivere tutta la complessità del sistema.

La verità è che nella mano non troviamo solo gli organi principali, ma una rappresentazione riflessa di quasi tutti i sistemi del corpo, esattamente come nel piede, con una differenza sostanziale, la mano parla molto più il linguaggio della regolazione che quello della struttura.

La mano non è una mappa anatomica... è una mappa funzionale. Questo significa che nella mano non leggiamo solo il fegato come organo, ma il fegato come funzione metabolica, come capacità di detossificazione, come asse energetico e neuro-ormonale. Non leggiamo solo l’intestino come tubo digerente, ma come sistema immunitario, come barriera, come centro di comunicazione con il cervello. Non leggiamo solo il cuore come p***a, ma come organo profondamente influenzato dal sistema nervoso autonomo e dallo stato emotivo.

Ed è qui che entra in gioco un altro aspetto spesso trascurato: le due mani non raccontano la stessa cosa. Destra e sinistra riflettono gli stessi sistemi, ma da due prospettive diverse. La mano destra parla prevalentemente della funzione fisica, dell’uso, del fare, dello sforzo nel mondo esterno. È la mano che racconta come il corpo lavora, come sostiene il carico, come compensa sul piano muscolare, strutturale e funzionale. Quando una zona riflessa sulla mano destra è dura, dolente o poco elastica, spesso il messaggio riguarda un sovraccarico reale, un adattamento forzato, un fare troppo che il corpo sta portando avanti da tempo.

La mano sinistra, invece, è la mano della regolazione interna. Qui il linguaggio cambia completamente, la mano sinistra parla di sistema nervoso autonomo, di stress cronico, di emozioni trattenute, di allerta costante. È la mano che racconta se il corpo riesce ancora a spegnere il sistema simpatico o se vive stabilmente in modalità sopravvivenza. Una sensibilità marcata sulla mano sinistra non indica quasi mai un problema meccanico, ma una difficoltà di autoregolazione.

Questo è il motivo per cui limitarsi a dire che nella mano troviamo cervello, cuore, polmoni, fegato, stomaco e intestino è riduttivo. Nella mano troviamo anche il sistema nervoso centrale e autonomo, il sistema endocrino, il sistema linfatico, l’asse immunitario, la regolazione ormonale, la risposta allo stress, la capacità di recupero. Troviamo reni e surreni non solo come organi, ma come regolatori dei liquidi, dell’energia e della risposta adattativa. Troviamo tiroide e ipofisi come centri di comando, non come semplici ghiandole.

La mano è straordinariamente utile proprio nei quadri in cui la medicina tradizionale spesso fatica a inquadrare il problema, stanchezza cronica, ipersensibilità, disturbi funzionali, infiammazione di basso grado, sintomi vaghi ma persistenti, persone che hanno tutto a posto negli esami ma non stanno bene. Perché la mano intercetta la disregolazione prima che diventi patologia conclamata.

Quando il corpo è sotto stress prolungato, quando il sistema nervoso non trova più una vera fase di riposo, quando l’organismo vive in uno stato di adattamento forzato, questo si riflette chiaramente nel palmo. Il tessuto cambia, la sensibilità aumenta, alcune zone diventano reattive. Non perché ci sia una diagnosi, ma perché l’equilibrio si è spostato.

E qui è fondamentale essere chiari e onesti: la riflessologia non fa diagnosi e non sostituisce la medicina. Chi promette il contrario sta banalizzando una disciplina complessa. La riflessologia, quando è praticata con competenza, è uno strumento di lettura e di supporto. Permette di osservare lo stato del sistema in quel momento, di capire dove l’organismo sta perdendo regolazione, di accompagnare il corpo verso una risposta parasimpatica più funzionale.

La stimolazione delle mani non cura un organo. Modula il sistema nervoso, favorisce il rilassamento, migliora la comunicazione interna, sostiene i meccanismi di autoregolazione. La mano è potentissima perché è densamente innervata. Parlare alla mano significa parlare al cervello e parlare al cervello significa influenzare tutto il corpo.

La vera terapia non è cercare il punto giusto come se fosse un interruttore. È leggere il sistema, rispettarne i tempi, capire se il corpo sta chiedendo intervento o semplicemente ascolto. La mano, in questo senso, è una porta sottile ma estremamente eloquente. Racconta ciò che viviamo, ciò che tratteniamo e ciò che non siamo riusciti ancora a integrare.

La riflessologia autentica non lavora per organi isolati. Lavora per connessioni, per assi, per sistemi che dialogano continuamente tra loro... ed è per questo che una buona lettura delle mani non parte mai dalla domanda che organo hai, ma da una domanda molto più profonda... dove il sistema sta perdendo equilibrio.

XO - Patrizia Coffaro

08/01/2026

Il tuo cervello ascolta ogni parola che dici.
E ogni lamentela lo riscrive come se avesse subito un trauma.

Le neuroscienze lo confermano: bastano 60 secondi di pensieri negativi per inondare il corpo di cortisolo, restringere l’ippocampo e rafforzare i circuiti della paura.
È il motivo per cui “sfogarsi” non è innocuo, ma un danno cerebrale nascosto.

Ogni volta che ti lamenti, l’amigdala, il sistema d’allarme del cervello, si attiva come se ci fosse un pericolo reale.
Anche quando non c’è.
Il risultato? Una cascata di cortisolo che può alterare per ore umore, concentrazione e chiarezza mentale.

E la ripetizione fa il resto: i neuroni che si attivano insieme si collegano tra loro.
Più ti lamenti, più il cervello si abitua alla negatività.
L’ippocampo (memoria e apprendimento) si restringe, mentre la corteccia prefrontale, il centro delle decisioni e del pensiero lucido, si spegne.
È lo stesso schema osservato nei traumi e nel PTSD.

E non finisce qui: la lamentela è contagiosa.
Bastano 3 minuti ad ascoltare qualcuno che si sfoga per attivare i tuoi neuroni specchio e copiare il suo stato di stress.
Ecco perché certi incontri ti lasciano svuotato: il cervello rispecchia la tensione dell’altro.

Il ciclo funziona così:
Lamentela → Cortisolo → Paura → Stanchezza → Altre lamentele.

Ma la buona notizia è che il cervello può riprogrammarsi.

La gratitudine inverte il processo: favorisce la crescita dell’ippocampo, abbassa il cortisolo e rafforza i circuiti della resilienza.
Ogni volta che scegli la riconoscenza al posto della negatività, stai letteralmente allenando il cervello alla pace e alla chiarezza.

La prossima volta che senti il bisogno di lamentarti:
Fermati. Riformula. Ringrazia.
Il tuo cervello ascolta ogni parola che dici.
E quelle parole costruiscono (o distruggono) la tua mente.

👉 Segui per scoprire altre ricerche spiegate in modo semplice e chiaro.

Fonti:
McEwen, B. S., 1998.
Protective and damaging effects of stress mediators.
New England Journal of Medicine.

Sapolsky, R. M., 2000.
Glucocorticoids and hippocampal atrophy in neuropsychiatric disorders.
Archives of General Psychiatry.

Hatfield, E., Cacioppo, J. T., & Rapson, R. L., 1994.
Emotional Contagion.
Cambridge University Press.

Indirizzo

Bovolone
37051

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa e Naturopata psicosomatico Federica Zanca pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dott.ssa e Naturopata psicosomatico Federica Zanca:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram