Andrea Nascimben

Andrea Nascimben OSTEOPATIA ed EDUCAZIONE NUTRIZIONALE

Rimuovere le cause della malattia SEDI DEL CENTRO:
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IRREGOLARITA’ INTESTINALE                                                                                               ...
04/01/2026

IRREGOLARITA’ INTESTINALE Uno spunto di Riflessione (Scientifica)

Quello che chiamiamo comunemente regolarità dell’alvo Dipende da una rete complessa di riflessi viscerali, coordinati dal sistema nervoso enterico, quello para e orto simpatico e modulati dal microbiota.

L’intestino non è un tubo che si svuota quando è pieno, ma un sofisticato organo sensoriale e neuroattivo che decide quando spingere, quando rallentare e quando fermarsi in base ai segnali che riceve dalla parete, dai contenuti luminali, dal microbiota e dal sistema nervoso centrale.
Prima di proseguire, è fondamentale chiarire cosa si intende per distensione intestinale, perché il termine può trarre in inganno.

In fisiologia viscerale, distensione non significa rilassamento ma stiramento della parete.
Quando feci, gas, liquidi o eccessi fermentativi del microbiota aumentano il volume interno, la parete intestinale viene messa in tensione. Questa tensione è il principale segnale letto dal sistema nervoso enterico attraverso specifici meccanocettori (mioenterici e sottomucosi)

L’intestino legge anche cosa c’è nel lume intestinale ma anche quanto la sua parete viene stirata. In un intestino elastico e ben nutrito dal microbiota, questa distensione è tollerata. In un intestino disbiotico o infiammato, anche una distensione modesta viene letta come eccessiva.

I riflessi intestinali servono a una cosa fondamentale: coordinare i tempi, ovvero coordinare digestione, assorbimento, fermentazione ed evacuazione in modo che l’organismo non venga sovraccaricato.

Quando mangiamo, la distensione dello stomaco e l’arrivo dei nutrienti attivano riflessi che mettono in movimento l’intestino più distale (il colon) . È il motivo per cui, fisiologicamente, dopo il pasto il colon diventa più attivo. Questo meccanismo serve a “fare spazio” a ciò che sta arrivando dall’alto. È un riflesso utile, ordinato, governato da mediatori come acetilcolina, serotonina e ormoni digestivi come gastrina e colecistochinina.

Allo stesso tempo, l’intestino possiede riflessi opposti, ovvero quelli che frenano. Se il tenue o il colon sono distesi, irritati o in difficoltà, vengono attivati circuiti che rallentano lo stomaco, riducono lo svuotamento gastrico e segnalano al cervello che il sistema è sotto stress. È qui che compaiono nausea, pienezza precoce e senso di blocco digestivo.

Questo non è un errore del nostro organismo, ma una risposta protettiva, mediata dal sistema nervoso autonomico, dalla serotonina e da neuropeptidi inibitori.

In un sistema sano, una distensione acuta attiva riflessi propulsivi e porta all’evacuazione, mentre in un sistema disfunzionale, la stessa distensione attiva riflessi inibitori. È qui che nasce gran parte delle irregolarità dell’alvo.

La disbiosi gioca un ruolo centrale in tutto questo, perché un microbiota simbiotico produce peptidi antimicrobici, acidi grassi a corta catena che nutrono la mucosa e modulano correttamente i riflessi enterici. In questo contesto l’intestino sa quando spingere e quando fermarsi.

Quando il microbiota è impoverito o alterato (Disbiotico), vi è eccesso fermentativo “vuoto” aumentano i gas e metaboliti irritanti (PAMPs ). La parete diventa più rigida e più sensibile. I riflessi perdono coordinazione e il transito diventa irregolare, alternato, imprevedibile.

Numerosi studi evidenziano come gli SCFA generati dalla fermentazione della fibra da parte del microbiota influiscano sul transito intestinale, sulla barriera mucosale, sull’infiammazione e sulla motilità (Effects of Dietary Fibers on Short-Chain Fatty Acids and Gut Microbiota Composition in Healthy Adults, systematic review, 2022 )

L’irregolarità dell’alvo, nella maggior parte dei casi funzionali, è fondamentalmente un problema di alterazione del normale dialogo tra parete intestinale e sistema nervoso enterico, tra microbiota e mucosa, tra intestino e cervello.

Ripristinare la regolarità significa lavorare su questo dialogo, non forzarlo con ausili (clisma, procinetici, lassativi), ma piuttosto ridurre la distensione mal tollerata, ricostruire un microbiota simbiotico, abbassare l’infiammazione di basso grado, restituendo elasticità alla parete intestinale.

A questo punto entra in gioco un elemento decisivo, spesso sottovalutato: la nutrizione moderna.
Le diete contemporanee sono sempre più caratterizzate da cibi “vuoti”, poveri di fibre alimentari e ricchi di carboidrati raffinati e proteine animali di bassa qualità. Questa combinazione non nutre il microbiota simbiotico, al contrario, lo impoverisce.

La carenza cronica di fibre sottrae al microbiota il suo principale substrato energetico, i batteri benefici diminuiscono, si riduce la produzione di acidi grassi a corta catena, aumentano fermentazioni disordinate di tipo proteico, con produzione di gas e metaboliti irritanti, il risultato è una disbiosi funzionale (Dietary Fiber Intake and Gut Microbiota in Human Health, J. Fu et al., 2022 )

In un clima disbiotico, ovvero proinfiammatorio, il sistema intestinale a volte accelera troppo, a volte non spinge affatto. L’alvo diventa irregolare, alternato, imprevedibile. Non perché l’intestino sia “debole” o “sbagliato” , ma perché il sistema di controllo è stato privato dei suoi regolatori biologici (fibre alimentari, microbiota simbiotico, normale dialogo tra le componenti neuro-Immuno-endocrine intestinali)

Ripristinare la regolarità significa ricostruire questo dialogo, ovvero restituire fibre alimentari vere, nutrire un microbiota simbiotico, ridurre la fermentazione disordinata e permettere alla parete intestinale di tornare elastica, tollerante e non più infiammata (Effects of Dietary Fibers on Gut Function 2025)

Solo quando i riflessi tornano a svolgere la loro funzione fisiologica, ovvero coordinare e non difendersi , l’intestino torna ad essere regolare.
Al prossimo spunto di Riflessione

FIDUCIA AD OLTRANZA NELLA MEDICINA DEL FARMACOLa Mail della settimanaQuesto non è un testo per convincere.È un testo per...
03/01/2026

FIDUCIA AD OLTRANZA NELLA MEDICINA DEL FARMACO
La Mail della settimana
Questo non è un testo per convincere.
È un testo per chi ha già iniziato a dubitare.

È una rubrica che prevede, ogni sabato, la pubblicazione di una mail ricevuta da persone che ci scrivono dopo anni di percorsi medici frammentati, fatti di visite, esami, specialisti e farmaci, spesso senza un reale esito clinico.
Non per polemica, ma per riflettere su ciò che queste storie raccontano.
Buona lettura
“Buongiorno dottore, mi chiamo ###XX Gabriele e soffro di esofago ipersensibile, bocca urente, fame d’aria con episodi di pancreatite acute… da circa 20 anni.
Ho fatto varie cure senza successo.

Già in cura dal prof. ###X (Bologna) e dal prof. ###XX (Verona), volevo valutare altre terapie.
Grazie”
Questa è stata la mia risposta:

“L’esofago ipersensibile è una definizione funzionale: non vi sono lesioni strutturali, ma una ipersensibilizzazione dei circuiti dolorifici.
Le terapie comunemente proposte per questo quadro sono, ancora una volta, inibitori di p***a, antidepressivi, miorilassanti.

Ciò che raramente viene affrontato è il sistema intestinale nel suo complesso, non come sede del sintomo, ma come leva per modulare la sensibilizzazione centrale.

Quando si sentirà pronto a passare dal consumo di un principio attivo a un ruolo attivo nel proprio riequilibrio biologico, potremo approfondire.”
Cosa si può trarre da questa missiva?

Dopo vent’anni di cure, specialisti, protocolli e tentativi farmacologici, qualcosa finalmente si incrina, inizia a sorgere il dubbio.

Il dubbio che l’ennesima molecola non possa risolvere ciò che non è mai stato davvero analizzato.

Il dubbio che il problema non sia locale, non sia riducibile a un singolo organo, ma riguardi un assetto sistemico alterato.

Il dubbio che affrontare un disturbo complesso in modo settoriale sia, spesso, una rassicurazione più che una cura.
Colpisce quanto a lungo le persone siano disposte a seguire indicazioni ripetitive e superficiali, purché arrivino da una medicina percepita come autorevole.

E colpisce, per contrasto, quanto sia difficile ottenere fiducia quando si propone un cambio di prospettiva, quando si suggerisce che il percorso terapeutico debba agire sul terreno biologico e non limitarsi a silenziare un sintomo.

Non è raro osservare pazienti che, dopo poche settimane di intervento nutrizionale, si sentano frustrati se tutto non è già risolto, se il miglioramento non è immediato, se il sintomo non viene spento con la stessa rapidità apparente di un farmaco.
Si dimentica spesso che quel beneficio rapido era, nella maggior parte dei casi, solo un mascheramento.

Un trucco efficace sul sintomo, ma sterile sul piano eziologico.

La medicina del sintomo continua a esercitare un potere rassicurante, quasi ipnotico.

Forse perché cambiare molecola è più semplice che cambiare prospettiva.

Forse perché diventare protagonisti del proprio riequilibrio biologico richiede tempo, responsabilità e consapevolezza.
Noi siamo qui per questo:
per aiutare prima a comprendere, e solo dopo a intraprendere un percorso reale.
Non per tutti, ma solo per chi è pronto.

Alla prossima mail





REFLUSSO, PAVIMENTO PELVICO, COLITI, DIABETE : EPIFENOMENIUna semplice Riflessione di inizio annoOggi, primo giorno dell...
01/01/2026

REFLUSSO, PAVIMENTO PELVICO, COLITI, DIABETE : EPIFENOMENI
Una semplice Riflessione di inizio anno
Oggi, primo giorno dell’anno, ho sentito il bisogno di mettere per iscritto una riflessione, non un bilancio, non un augurio formale, ma un invito al pensiero che vorrei rivolgere a tutti , e in modo particolare, a chi si occupa di salute, a chi ogni giorno incontra persone alla ricerca di una fisiologia perduta.
Sempre più spesso emerge una domanda, semplice solo in apparenza:

può la medicina continuare a definirsi tale se rinuncia, quasi strutturalmente, a una valutazione sistemica degli eventi patologici?

Può dichiararsi efficace se raramente si interroga sull’origine dei fenomeni che osserva, limitandosi a classificarli, etichettarli, contenerli ?
Se vogliamo davvero comprendere ciò che accade nel corpo umano, dovremmo sempre collocare ogni evento biologico, anche quello che definiamo “patologico” , all’interno di una logica evoluzionistica.
Nulla avviene per caso: ogni risposta dell’organismo esiste perché, in un determinato contesto ambientale, rappresenta una forma di adattamento.

Oggi, invece, quando compaiono i sintomi, diventa più importante fare una diagnosi che comprendere.

Scrivere “ipertono del pavimento pelvico”, “sofferenza del nervo pudendo”, “disfunzione funzionale” è davvero utile?
Fornisce strumenti operativi reali?
Oppure ci rassicura solo perché assegna un nome a ciò che non vogliamo più indagare?
Forse sarebbe più onesto riconoscere che ciò che osserviamo è l’espressione di uno stato di allerta biologica, che nella stragrande maggioranza dei casi ha una genesi intestinale.

Dentro di noi risiede un mondo microbico complesso, organizzato in più regni biologici, che dialoga costantemente con il sistema di controllo immunitario e nervoso.

Quando questo equilibrio si altera, il sistema di sorveglianza non può rimanere indifferente.
La risposta neuro-immune arriva sempre: può essere violenta se l’evento è acuto, oppure moderata ma persistente quando la condizione di pericolo rimane latente e irrisolta.

Che alcuni segnali neurali risultino più attivi di altri, che emergano pattern distonici, che una struttura venga più “nominata” di un’altra, ha un’importanza relativa.

Ciò che conta è che il sistema rimanga vigile, pronto a difendersi.
Se la soglia di pericolosità biologica proveniente dall’universo microbico intestinale si alza, il sistema self si adatta entrando in protezione.

Questo meccanismo lo ritroviamo nelle coliti, nelle rettocoliti ulcerose, nelle distonie del pavimento pelvico, dove il coinvolgimento del nervo pudendo ( tanto citato quanto sovraesposto), rappresenta solo una delle tante vie di espressione del segnale alterato.

Molte altre strutture nervose partecipano allo stesso processo, ma non vengono considerate semplicemente perché non presidiano distretti “sensibili”.

Lo stesso vale per il reflusso gastroesofageo, per quello pilorico, per le dismotilità gastriche ed esofagee, per le discinesie, l’acalasia, le beanze cardiali.

Che cosa sono, se non il prodotto di una alterazione del segnale del sistema nervoso enterico?
Che importanza può avere una risalita acida di fronte a un potenziale pericolo microbico sistemico?
Biologicamente, quasi nessuna.
Il passaggio terapeutico realmente ineludibile dovrebbe essere il ripristino dell’equilibrio di quel sistema.

Eppure continuiamo a fare il contrario: invece di valutare l’eziologia dell’ampio corredo sintomatologico e agire sul piano sistemico, anche a livello “esterno-interno”, (ovvero nel lume intestinale), assumiamo una compressa, confidando che un principio attivo, scendendo nei visceri, rimuoverà magicamente le cause

Ignoriamo, ancora una volta, che le cause sono prevalentemente ambientali, ovvero quale mondo microbico abbiamo costruito dentro di noi.

La molecola può modulare il sintomo, ma non modifica il terreno biologico disfunzionale…..
La visione sistemica è il vero traguardo, e per raggiungerla è necessario collocarsi in una prospettiva evoluzionistica.
Infiammazione, alterazioni del segnale nervoso, disfunzioni neuromuscolari, squilibri del sistema nervoso centrale, fino alle alterazioni dell’umore e ai dismetabolismi, non sono errori né fatalità genetiche.

Sono epifenomeni di adattamento all’ambiente.
Il sistema biologico possiede un’intelligenza evolutiva estremamente raffinata.

Ciò che noi definiamo “malattia” rappresenta spesso la risposta più efficiente a un contesto che sta diventando incompatibile con la nostra fisiologia.

Anche il diabete di tipo 2, ancora oggi descritto come “malattia moderna” , quasi ineluttabile, non è altro che una forma estrema di adattamento a un ambiente infiammatorio, a un clima ematico-cellulare in deriva glicolitica, ed una chiara origine intestinale.

Carichi glucidici abnormi, sedentarietà, ipotonia, iperalimentazione: tre condizioni che nulla hanno a che fare con la storia della nostra specie. Per milioni di anni l’essere umano ha vissuto in lunghi periodi di restrizione calorica, e rari periodi di abbondanza energetica.

Il nostro sistema biologico è stato plasmato per quel contesto, non per un surplus cronico e continuo.
Eppure continuiamo a intervenire su un sistema in deriva con l’ennesimo composto di sintesi, escludendo completamente i fattori ambientali e concentrandoci su una biochimica sempre più ristretta (e fallimentare).

Basterebbe fermarsi, valutare il contesto in cui il paziente vive, indagare lo stile di vita, la funzionalità intestinale (le DISbiosi), il terreno biologico nel quale vive.

Così sarebbe possibile affrontare i dismetabolismi con un’efficacia reale, fino al ripristino della fisiologia, ma si persevera a non voler osservare, a non voler intraprendere, si continua imperterriti nella semplicistica prescrizione

L’auspicio, oggi, più che mai concreto, è che la strada
Motorio-Nutrizionale torni a essere riconosciuta per ciò che realmente rappresenta, non un supporto, non un contorno, ma il più potente strumento per ridare equilibrio al microbiota, ridurre gli stati di allerta infiammatoria e ristabilire una fisiologia non solo intestinale, ma profondamente sistemica.
Non è una visione alternativa, è una strada percorribile, attuale, già disponibile, l’unica davvero eziologica.
Serve solo il coraggio di imboccarla.
Buon inizio a tutti
dott Nascimben Andrea

L’inizio di un nuovo anno è, da sempre, un tempo favorevole alla riflessione. Un momento in cui fermarsi, osservare il p...
31/12/2025

L’inizio di un nuovo anno è, da sempre, un tempo favorevole alla riflessione.

Un momento in cui fermarsi, osservare il percorso compiuto.
Nella vita non si avanza mai tutti alla stessa velocità.
C’è chi è vicino al traguardo, chi lo intravede appena, chi ha dovuto rallentare e chi, per un tratto, si è fermato del tutto.
È una dinamica naturale, inevitabile. Ed è giusto che sia così.
C’è sempre spazio per rimettere ordine, riconsiderare le priorità e ripartire con maggiore consapevolezza.
Non serve la fretta: serve continuità.
Anche fatta di piccoli passi, purché siano costanti.
È in questo modo che, nel tempo, prendono forma i risultati che contano davvero, quelli che progressivamente delineano un nuovo quadro di salute.
Le pause, gli inciampi, perfino lo smarrimento non sono parentesi da cancellare, ma eventi possibili in un percorso di cambiamento
Ciò che conta è non perdere il senso profondo del perché si è iniziato.
Con questo spirito auguro a ciascuno un nuovo anno sereno, capace di portare energia, chiarezza e una rinnovata determinazione.
Ci ritroveremo lungo la strada, pronti a ripartire, con la consapevolezza che ogni percorso autentico richiede tempo, pazienza e responsabilità.

Un caro saluto
Dott. Andrea Nascimben

ESOFAGO IPERSENSIBILE: l'ennesima definizione                                                                           ...
31/12/2025

ESOFAGO IPERSENSIBILE: l'ennesima definizione Uno spunto di Riflessione (Scientifica)

L’esofago ipersensibile non è una patologia strutturale né una malattia da acido. È una condizione funzionale in cui il dolore nasce da una alterazione del segnale nocicettivo.

Nel cosiddetto "esofago sensibile", vi è l'assenza di lesioni mucosali, ciò che è alterato è la soglia percettiva, ovvero i recettori sensoriali esofagei risultano iperattivi e trasmettono segnali dolorifici sproporzionati rispetto allo stimolo.

Un ruolo centrale è svolto dai canali ionici TRPV1, presenti sui nocicettori viscerali che rispondono a stimoli acidi, chimici e termici. Questi canali non segnalano il danno, ma la minaccia di danno.

In condizioni di infiammazione cronica di basso grado la loro soglia di attivazione si abbassa, rendendoli reattivi anche a stimoli fisiologici come un reflusso acido minimo. L’acido cloridrico non è quindi la causa della malattia, ma un semplice trigger di un sistema già sensibilizzato (ancora una volta dobbiamo parlare di malattia 2ambientale" , ovvero un sistema biologico in cronica allerta)

L’iperattivazione del sistema simpatico rafforza questo assetto, aumentando l’eccitabilità neuronale e fissando il pattern dolorifico, mentre a livello centrale il segnale viene poi amplificato e stabilizzato attraverso la centralizzazione del dolore nei circuiti talamo-limbici, tipici delle condizioni di dolore cronico funzionale.

L’origine di questo processo non è esofagea, ma enterica.
Non è affatto un caso che questi pazienti presentino quasi sempre irregolarità dell’alvo, gonfiore, dolori migranti, dolenzie muscolo-fasciali, talvolta vescica iperattiva o disfunzione del detrusore. È l’espressione clinica di un intestino disfunzionale e spesso disbiotico che alimenta uno stato infiammatorio cronico, abbassa la soglia del dolore e mantiene attivi i circuiti nocicettivi.

Le terapie comunemente proposte, dagli inibitori di p***a protonica agli antidepressivi fino ai miorilassanti, agiscono a valle, ovvero sul sintomo. Possono modulare la percezione, ma non risolvono l’origine del problema.

La vera leva terapeutica è il ripristino della fisiologia intestinale, l'unico intervento in grado di ridurre l’infiammazione di fondo, spegnere l'iper attivazione dei nocicettori e favorire una progressiva desensibilizzazione centrale.

È però un percorso che può essere intrapreso solo quando la persona decide di smettere di essere un PASSIVO CONSUMATORE di un principio attivo, scegliendo al contrario di divenire, finalmente, PROTAGONISTA del proprio riequilibrio biologico.

Al prossimo spunto di Riflessione Scientifica

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“SPILLI NEL GLANDE”, (disturbi invalidanti a livello uro-genetilale), INSONNIA: COSA SUCCEDE QUANDO L’INTESTINO CONTROLL...
29/12/2025

“SPILLI NEL GLANDE”, (disturbi invalidanti a livello uro-genetilale), INSONNIA: COSA SUCCEDE QUANDO L’INTESTINO CONTROLLA L’INTERO SISTEMA PELVICO E NESSUNO LO VEDE. Un caso Clinico
Carlo ha 50 anni e quando apre il collegamento lo capisco subito: è un uomo provato, stanco, che ha bussato a troppe porte senza trovare risposte.

La prima frase che mi dice è netta:

“Dottore… ho problematiche urologiche davvero invalidanti.”

Non è una frase detta per enfatizzare. È un grido trattenuto da anni.

Da tempo vive con una serie di sintomi così particolari che chiunque farebbe fatica persino a raccontarli:

nicturia con risvegli multipli, un detrusore ispessito, stenosi uretrale, dolore rettale, ipertono a***e, quella sensazione lancinante di “spilli” al glande, e soprattutto quella condizione assurda , e devastante ,che lui definisce “pre-orgasmo che dura ore”, in forma parossistica, incontrollabile.

A tutto questo si aggiungevano spasmi ai piedi, ipersensibilità dei genitali, stanchezza cronica, difficoltà evacuativa, giorni di assenza dell’alvo, feci caprine, sensazione di mancato svuotamento.
Un corpo in iperattività nervosa continua.

E dopo gastroenterologi, andrologi, urologi, endocrinologi… nulla era cambiato.
Anzi: tutto peggiorava.

Cominciamo il percorso, Dopo tre settimane mi manda una mail importante.

Scrive:

“La mia situazione è notevolmente migliorata.
Sto seguendo rigidamente il "protocollo"

Vado in bagno quasi ogni giorno, anche se a volte il volume non è eccezionale.
La terza settimana è andata meglio: evacuazione quotidiana (tranne ieri e oggi)
Sono dimagrito 3 kg.

La frequenza minzionale è tornata normale: di notte a volte non mi alzo neppure una volta.
Il disturbo più angosciante , formicolio ai piedi, tensione dello sfintere, ipersensibilità del glande, non è scomparso ma si è affievolito moltissimo.
Ha una cadenza matematica: un giorno sì, un giorno no”

Gli rispondo con estrema chiarezza, perché a volte il paziente non si rende conto della portata del cambiamento:

“Forse non ha ancora piena consapevolezza di ciò che sta facendo e dei risultati che sta ottenendo.

Parliamo di oltre 4 anni di disordini urogenitali e in 20 giorni il suo sistema biologico sta dimostrando una forza dirompente nel voler ripristinare la fisiologia. Dovrebbe esserne esterrefatto.

Non responsabilizzi il riso, le mele o le noci: la biologia non funziona così.
prosegua perchè staandando benissimo”

Mi risponde subito:

“Dottore, sono basito positivamente. In 20 giorni sto molto meglio.
Mi stupisco dei ‘luminari’ che mi hanno visitato in tutti questi anni”
Al controllo successivo, Carlo è un’altra persona.

L’alvo è regolare, le feci ben conformate; "vado benessimo, tutti i giorni", dice con stupore
La sensazione di mancato svuotamento è scomparsa.

La condizione di pre-orgasmo parossistico quasi del tutto sparita, e si presenta solo nella giornata ( prevedibilissima) in cui manca l’evacuazione.

Gli “spilli” al glande spariti , "non si sono più presentati", riferisce il paziente.
La minzione continua si è ridotta in modo significativo.
Il sistema urogenitale ha smesso di vivere in iperattività.

I risvegli notturni ci sono ancora, ma ridotti.

La stanchezza cronica si allenta. L’energia torna; "mi sento molto più nergico"

Poi, dopo un altro mese, mi scrive un'ulteriore mail:

“I sintomi neurologici al pene, ano e piede sinistro sono quasi scomparsi: compaiono lievi una volta a settimana. La frequenza minzionale è accettabile.
Ho notato che quando lo svuotamento non è perfetto, lo stimolo aumenta.

L’alvo è quasi sempre regolare, mattina e pomeriggio. Le feci a volte un po’ dure.
Può capitare una volta a settimana di non riuscire a defecare”
Un uomo che viveva da anni prigioniero di sintomi ingestibili sta recuperando "ritmo peristaltico" , ovvero la sua esatta Fisiologia.

Carlo non aveva un problema “urologico”, o “neurologico”, o “prostatico”, aveva un intestino disregolato che comandava , da "dietro le quinte ", l’intero sistema pelvico e autonomico.

Quando l’alvo recupera la sua Fisiologia, abeneficiarne è l intero Sistema Biologico

La nutrizione non “cura”:; restituisce al corpo la possibilità di funzionare.
E quando lo fa… il risultato non è mai piccolo.

È una rivoluzione silenziosa, un cambiamento lento, ma progressivo ...

Se ti hanno detto che “è tutto nella tua testa” mentre il tuo perineo brucia, punge, si blocca, sappi che non sei tu il problema....

Quando l’intestino torna coerente, l’intero sistema pelvico ritrova la normalità: non è magia, è semplicemente neurofisiologia.
Un caro saluto di salute a
Al prossimo caso
-cefalea -intestinale
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OSTEOPOROSI: ATTIVITÀ MOTORIA E NUTRIZIONE (una terapia ignorata)                Uno spunto di riflessione (scientifica)...
28/12/2025

OSTEOPOROSI: ATTIVITÀ MOTORIA E NUTRIZIONE (una terapia ignorata)
Uno spunto di riflessione (scientifica)
L’osteoporosi non è una semplice “perdita di calcio”, è l’esito di uno squilibrio biologico profondo tra costruzione e distruzione dell’osso, tra stimolo adattativo e infiammazione cronica.
L’osso è un tessuto vivo, in continuo turnover, regolato da segnali meccanici, ormonali e immunitari.
Quando lo stato infiammatorio diventa cronico, aumenta l’espressione di RANKL (TNF-11), la citochina che stimola la trasformazione dei macrofagi in osteoclasti, favorendo il riassorbimento osseo (Takayanagi, Nat Rev Immunol).
È su questo asse biologico che agiscono i farmaci monoclonali anti-RANKL:
bloccano un mediatore chiave, riducendo la perdita di osso.
Il razionale farmacologico è solido.
Ma la domanda, inevitabile, è un’altra:

Questo stesso asse può essere modulato anche fisiologicamente?

La letteratura risponde in modo sorprendentemente coerente: sì, attraverso la stimolazione meccanica e l’attività fisica adeguata.

Numerosi studi mostrano che l’esercizio, sia acuto sia cronico (quello protratto nel tempo), è in grado di:

1 ridurre l’espressione di RANKL
2 aumentare i livelli di osteoprotegerina (OPG), il “recettore esca” che frena l’attivazione degli osteoclasti e la relativa distruzione dell’osso..
Studi sperimentali su modelli animali dimostrano che esercizio su tapis roulant e stimolazione vibratoria riducono RANKL e aumentano OPG in condizioni osteoporotiche (Zhang et al., Bone; Turner, J Bone Miner Res).

Ma il dato più rilevante arriva dagli studi sull’uomo.

L’esercizio di resistenza e quello di carico (piccoli pesi), determinano un aumento dei livelli sierici di OPG e dei marker di formazione ossea (BAP, ALP).
Parallelamente, si registra una riduzione di RANKL (Lau et al., J Clin Endocrinol Metab; Lombardi et al., Calcified Tissue International).

Negli anziani e nelle donne in post-menopausa, programmi di attività fisica protratti nel tempo mostrano un chiaro spostamento dell’equilibrio verso la protezione ossea rispetto ai soggetti sedentari (Kemmler et al., Osteoporosis International).
Un dato cruciale emerge in forma quasi ricorrente è che in assenza di uno stimolo meccanico sufficiente, il sistema RANKL/OPG rimane sostanzialmente invariato.

In altre parole, l’osso risponde aumentando la sua massa, solo se “capisce” che è necessario farlo.
Dentro questo quadro si inserisce il terzo grande attore, spesso ignorato:

l’Infiammazione sistemica, una condizione che ha una strettissima correlazione con il Nework Intestino-Microbiota.
E’ noto che un’alimentazione pro-infiammatoria, ovvero che conduce il sistema intestinale verso una Disbiosi aumenta TNF-α, IL-1, IL-6 e, di conseguenza, RANKL

Al contrario, una nutrizione rispettosa della fisiologia di specie agisce come potente modulatore epigenetico dello stato infiammatorio, poichè è in grado di riportare il Disequilibrio microbico verso una condizione maggiormente Eubiotica.

Una condizione, ineludibile ,affinchè il sistema Intestinale possa non avvertire più una condizione di "allerta" ( e relativa risposta difensiva proinfiammatoria)

In sintesi:
i monoclonali bloccano RANKL dall’esterno
l’attività fisica lo modula dall’interno
La nutrizione governa il terreno biologico dal quale tutto si sviluppa.
L’osteoporosi non è affatto un evento improvviso, è una risposta biologica di fronte a stimoli sbagliati protratti nel tempo. Invertirli è possibile la letteratura ce lo suggerisce e la clinica ce lo conferma

Al prossimo spunto di Riflessione

ESAMI GENETICI E METABOLOMICI: SONO DAVVERO UTILI?     Uno spunto di Riflessione (Scientifica)Non è raro, nella pratica ...
27/12/2025

ESAMI GENETICI E METABOLOMICI: SONO DAVVERO UTILI?
Uno spunto di Riflessione (Scientifica)
Non è raro, nella pratica clinica, che i pazienti mi sottopongano i cosiddetti “esami genetici”.

Si tratta, nella maggior parte dei casi, di valutazioni effettuate tramite tampone buccale, orientate alla ricerca di alcune decine di geni ritenuti, almeno teoricamente, associati a malattie o condizioni patologiche.

Questi test vengono spesso proposti con l’intento di “approfondire”, e per il paziente, quella parola “approfondire” assume un significato molto potente: specificità, unicità, precisione.

L’idea implicita è quella di ottenere finalmente una fotografia intima e personale, qualcosa che “parla solo di me”, capace di guidare un percorso realmente su misura; il famoso vestito sartoriale.

In fondo, la domanda è legittima:

«Che cosa può esserci di più preciso del mio stesso genoma?»
Eppure, la realtà biologica è profondamente diversa
Genetica: quando ha senso e quando no

In ambito oncologico, ad esempio, l’identificazione di una specifica alterazione genetica può avere un significato diagnostico e terapeutico, non predittivo.

In questi casi si parla di mutazioni somatiche, acquisite nel corso della vita, che modificano in modo concreto una proteina, un recettore o un trasduttore di segnale.
Qui la genetica non “predice” un rischio: descrive una realtà già presente, utile per orientare terapie mirate (ad esempio inibitori specifici di una proteina).

Ma questo scenario non è sovrapponibile alla ricerca di polimorfismi comuni o fattori genetici di rischio moderato nella popolazione generale.

In quel contesto, il significato clinico cambia radicalmente.

I “rischio genetico”, da solo, dice poco perché la maggior parte delle varianti genetiche analizzate nei test commerciali ha un effetto debole se non nullo perché altamente dipendente dal contesto ambientale.

Il genoma contiene le informazioni scritte nel DNA e pertanto definisce le potenzialità che potrebbe esprimere ma non i risultati.

in altre parole conoscere i geni non dice nulla se un enzima è attivo se una via è accesa o se un pathway è sovraccarico , il genoma lo potremmo considerare come una dettagliata mappa stradale ma non sappiamo il traffico che avverrà il quella mappa .

Gli esami genetici fotografano esattamente questa condizione, ovvero come i nostri genitori ci hanno predisposti, ma come questo ampio corredo di geni poi funzionerà non sappiamo nulla.

Se vogliamo avere una lettura dinamica ovvero come il nostro genoma si sta esprimendo dobbiamo andare a ricercare i metaboliti che l’attività genica produce. E’ come se andassimo a cercare le tracce che questa attività lascia.

La metabolomica rappresenta dunque, una fotografia funzionale e dinamica del fenotipo cioè come i geni stanno effettivamente lavorando in quel dato momento ; non descrivono il genoma in sé ma l’esito finale dell’espressione genica e delle interazioni con l’ambiente.

Nutrizione, microbiota, stress psico-fisico, infiammazione (e farmaci ), rappresentano i fattori che potremmo definire globalmente come“ambientali” ovvero quei fattori in grado di modulare la funzionalità genetica attraverso meccanismi EPigenetici (metilazione, acetilazione, deacetilazione), vale a dire senza modificare la struttura fisica del codice genetico ma solo la sua espressione.

In sintesi la Genetica fotografa una condizione statica, il potenziale, la Metabolomica urinaria descrive una condizione dinamica la realtà biologica in atto, è come dire la tastiera del pianoforte è il codice genetico, la musica che emetterà dipenderà non dai tasti ma da quale uso se ne farà.
Al prossimo spunto di Riflessione

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IL MIO EXCURSUS

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Un Excursus di vita

Questo magnifico albero può essere interpretato come una grande opportunità per comprendere le origini delle malattie e dunque fornire strumenti potentissimi per anticiparle e contrastarle sul piano eziologico, superando la tradizionale pratica puramente sintomatologica.

La mia presa di coscienza, in merito a quanto fosse importante considerare seriamente la nutrizione e quanto l’uso sistematico di chimica (in particolar modo quella di natura farmaceutica) potesse significativamente condurre il paziente verso una progressiva deriva di malattia è uno sviluppo avvenuto nel corso del tempo.