Andrea Nascimben

Andrea Nascimben OSTEOPATIA, EDUCAZIONE NUTRIZIONALE, DIVULGAZIONE SCIENTIFICA

Agire sulle cause e non sul sintomo SEDI DEL CENTRO:
Rho
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DIABETE: PREDISPOSIZIONE GENETICA O FATTORI AMBIENTALI?Uno spunto di riflessione (Scientifica)Il diabete mellito di tipo...
01/03/2026

DIABETE: PREDISPOSIZIONE GENETICA O FATTORI AMBIENTALI?
Uno spunto di riflessione (Scientifica)
Il diabete mellito di tipo 2 viene ancora oggi spesso definito come una “malattia genetica”.

Una definizione rassicurante, ma scientificamente sempre meno sostenibile.

Le evidenze accumulate negli ultimi decenni mostrano che il diabete tipo 2 non è una malattia da errore genetico, bensì una condizione multifattoriale in cui numerose varianti genetiche comuni modulano soglie fisiologiche, mentre è l’ambiente biologico a determinare se e quando tali soglie verranno superate.

I geni associati al diabete non “creano” la malattia, agiscono su funzioni precise:
secrezione insulinica,
risposta dei tessuti all’insulina,
infiammazione cronica di basso grado,
metabolismo epatico del glucosio
gestione del tessuto adiposo viscerale.

Ma nessuno di questi meccanismi diventa patologico in modo automatico, si dice che nessuno dei geni predisponenti è Deterministico.

Il caso più emblematico è il gene TCF7L2, il più studiato e citato in relazione al diabete tipo 2.

Questo polimorfismo riduce l’efficienza della secrezione insulinica glucosio-dipendente.
Tuttavia, studi di intervento sullo stile di vita dimostrano che il rischio genetico associato a TCF7L2 si ridimensiona drasticamente quando il carico glicemico viene ridotto e la sensibilità insulinica migliorata.

Uno studio del 2020 ha mostrato che portatori dell’allele rs7903146, considerato “a rischio”, riducevano significativamente il rischio di diabete gestazionale se aderenti a una dieta mediterranea, confermando che il gene risponde all’ambiente nutrizionale e non agisce in modo autonomo.

Lo stesso principio vale per i geni che influenzano la sensibilità insulinica, come PPARG o IRS1

In questi casi il problema non è la produzione dell’ormone, ma la risposta dei tessuti periferici.
Una meta-analisi recente ha evidenziato che l’impatto dei polimorfismi di PPARG sulla sensibilità insulinica è minimo nei soggetti fisicamente attivi e normopeso, mentre diventa clinicamente rilevante solo in presenza di obesità viscerale e sedentarietà.
Anche i geni coinvolti nella risposta infiammatoria, come IL6 e TNF-α, non generano infiammazione in modo autonomo.

Studi osservazionali e di Mendelian randomization mostrano che le varianti di IL6 aumentano il rischio diabetico solo in presenza di uno stato infiammatorio cronico, mentre restano clinicamente silenti in un ambiente metabolico fisiologico.

In sintesi:
la genetica non è destino, i geni definiscono una semplice predisposizione teorica

È l’ambiente metabolico; alimentazione, attività fisica, stato infiammatorio, composizione corporea, a trasformare quella predisposizione in malattia.

Il gene crea il collo dell’imbuto, l’ambiente decide quanta acqua passerà, quindi potrà decidere di regolamentarle evitando pericolose straripazioni ….

Prima di parlare di “condanna genetica irreversibile”, forse dovremmo chiederci cosa è realmente cambiato negli ultimi 40 anni:
stile di vita, alimentazione, sedentarietà, infiammazione cronica, Non il nostro DNA.

Articolo completo sul sito di SANI e INFORMATI (https://manage.wix.com/dashboard/14b9a000-10f0-4b2a-90dd-ba7221b91021/home?referralInfo=sidebar)

Nel prossimo post: i “famigerati” geni del diabete, spiegati senza mitologia genetica
Al prossimo spunto di Riflessione (Scientifica)
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“STO MOLTO MEGLIO, MA NON POSSO PIU’ “SGARRARE” ?La mail del sabato Ogni Settimana condividiamo una testimonianza arriva...
28/02/2026

“STO MOLTO MEGLIO, MA NON POSSO PIU’ “SGARRARE” ?
La mail del sabato
Ogni Settimana condividiamo una testimonianza arrivata da persone che decidono di seguire il nostro percorso motorio-Nutrizionle o da chi ci segue sui Social e decide di scriverci dopo aver attraversato il consueto labirinto di esami, visite specialistiche plurime, prescrizioni e tentativi a vuoto.
Quella che vi pubblico oggi è uno dei tantissimi feedback che riceviamo, in questo caso è quello ricevuto due mesi dall'inizio del percorso Motorio-Nutrizionale.

“Buonasera dott. Nascimben
al primo controllo di metà novembre fatto in Videoconferenza mi era stato detto di continuare ancora un mese con piano nutrizionale della Fase-1 per normalizzare l 'intestino non ancora ben regolare , e ridurre le alzate notturne per urinare.

In questo mese la situazione è migliorata ancora !

Adesso il mio intestino e' regolare e quotidiano , la sveglia notturna e' sporadica , la lingua rosa e non più bianca a chiazze come prima.

Permane solo un leggero gonfiore sporadico,
Reflusso e acidità di stomaco assenti !! (dopo anni)

In questi giorni di festa seppur in minime quantità ho assaggiato, affettati , lasagne e panettone . Ho voluto anche mettere alla prova dopo 3 mesi di corretta alimentazione, stomaco e intestino: è andato tutto bene, ma ieri e oggi un po' di reflusso e acidita' leggeri sono arrivati. E Normale questo ?
Non devo mai piu' sgarrare mi dice il mio stomaco !!
Grazie e a presto, Angela”
La paziente, in questo caso, si dimostra felice e soddisfatta per i risultati che è riuscita ad ottenere, ma la domanda che si pone è:
“ma non potrò più mangiare “cibo saporito” ? (cioè quello truccato abilmente dall industria alimentare)
Quello che solitamente dico è una cosa molto semplice

Più prolungato sarà il periodo di corretta nutrizione , maggiore saranno i risultati conseguiti sul piano microbico intestinale, ovvero sempre più prossima sarà la condizione di EUbiosi, e conseguentemente più stabili saranno i risultati clinici registrati.

Detto ciò, qualche deroga al percorso, introducendo un po 'di junk food, è possibile farlo a patto che sia saltuario e che vi sia stata una stretta aderenza al percorso nutrizionale di almeno 3 mesi.

Vi sono persone che dopo aver applicato poche settimane pretendono di poter tornare a riprendere le medesime abitudini pregresse, ma come provo loro ripetere, una simile pratica non potrà che portare, gradualmente, il sistema biologico verso il punto di ripartenza.

Questo per un semplice motivo:
si starà progressivamete ripristinando IL PRECEDENTE MICROBIOTA DISFUNZIONALE e altrettanto disfunzionali saranno le funzioni biologiche che andranno ad esprimersi
in conclusione, facciamo pure qualche "SGARRO” a patto di:

1- far trascorrere almeno 3-4 mesi di stretta aderenza al piano nutrizionale
2-che la deroga sia occasionale e non consuetudine

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AUTISMO, INTESTINO E METABOLOMICA, una stretta correlazione.Uno spunto di Riflessione (scientifica)Quando si parla di di...
25/02/2026

AUTISMO, INTESTINO E METABOLOMICA, una stretta correlazione.
Uno spunto di Riflessione (scientifica)
Quando si parla di disturbo dello spettro autistico (ASD) si tende, comprensibilmente, a concentrare tutto sul cervello.

L’autismo è una condizione del neurosviluppo con una base genetica importante e complessa. Tuttavia, negli ultimi quindici–vent’anni, la letteratura scientifica ha progressivamente mostrato che fermarsi esclusivamente alla dimensione neurologica significa trascurare una parte rilevante della fisiologia di molti bambini nello spettro.

Uno dei dati più solidi riguarda la frequenza dei disturbi gastrointestinali.

Meta-analisi pubblicate su Pediatrics (McElhanon et al., 2014) e revisioni sistematiche più recenti su Nutrients (Leader et al., 2022) evidenziano che i bambini con ASD presentano una prevalenza significativamente maggiore di stipsi, diarrea, dolore addominale, reflusso e gonfiore rispetto ai coetanei senza malattia

Non si tratta di un dettaglio clinico marginale:

la presenza di sintomi gastrointestinali è stata associata a maggiore irritabilità, disturbi del sonno e intensificazione di alcune manifestazioni comportamentali.

Non perché l’intestino “causi” l’autismo, ma perché l’infiammazione cronica e il discomfort viscerale modulano il comportamento attraverso l’asse intestino–cervello.

La domanda che gli esperti stanno cominciando a porsi non è più soltanto quali batteri siano presenti, ma quali metaboliti vengano prodotti.

Gli studi metabolomici hanno evidenziato dei sottogruppi di bambini con ASD identificando alterazioni in metaboliti fenolici come il p-cresolo, e composti indolici, modificazioni nel metabolismo degli aminoacidi aromatici ed altri biomarkers compatibili con uno stato di stress ossidativo aumentato (Gevi et al., 2016; Mussap, Noto, Fanos, 2016).

Questo passaggio è cruciale, perché la metabolomica consente di osservare l’esito finale dell’interazione tra :
Genetica, dieta e microbiota.

La metabolomica misura, in modo dettagliato, i metaboliti, fornendo una fotografia dello stato funzionale attuale dell’organismo.

In questo contesto si inseriscono i lavori della scuola del Prof. Vassilios Fanos, che hanno sottolineato come nell’ASD possano emergere firme metaboliche derivate dall’interazione tra ospite (siamo noi) e microbiota (la popolazione microbica che alloggia nel nostro intestino)

In sostanza la genetica indica una predisposizione, il metaboloma racconta cosa sta accadendo in quel momento nei circuiti biochimici della persona.

Alcuni studi hanno inoltre suggerito che, in sottogruppi selezionati, possano essere presenti alterazioni della barriera intestinale, con correlazioni nel profilo metabolico urinario (De Magistris et al., 2010; Piras et al., 2022).

Non significa che tutti i bambini nello spettro presentano un’aumentata permeabilità intestinale, pur tuttavia, quando presente, questo elemento contribuisce allo sviluppo di un quadro infiammatorio ( e metabolico) che probabilmente meriterebbe attenzione.
A TUTTO CIÒ SI AGGIUNGE UN ASPETTO SPESSO SOTTOVALUTATO MA ESTREMAMENTE CONCRETO:
LA NUTRIZIONE QUOTIDIANA.

Molti bambini con ASD presentano una selettività alimentare marcata, con diete monotone, scarso apporto di fibra e rischio di carenze micronutrizionali come ferro, vitamina D, zinco o omega-3.

Questo non è un dettaglio secondario, perché l’alimentazione influenza direttamente il microbiota, la motilità intestinale, il metabolismo energetico e lo stato infiammatorio sistemico.

La posizione scientificamente equilibrata non è affermare che l’autismo nasca solo ed esclusivamente dall’intestino, ma nemmeno sostenere che l’intestino non abbia alcun ruolo.

La letteratura indica che, in una quota significativa di soggetti nello spettro, esiste un asse intestino–metabolismo clinicamente rilevante e biologicamente misurabile con analisi dei metaboliti urinari (metabolomica) .

Ignorarlo significa perdere un’opportunità di migliorare la qualità di vita dei bambini nello spettro.

Affrontarlo con rigore significa integrare pediatria, neurologia, nutrizione e metabolomica in un modello fisiologico coerente.

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UNA DONNA ATTENTA, ANALITICA PER NATURA… E UN INTESTINO CHE CHIEDEVA ATTENZIONEIl caso della settimana Liviana 48 anni, ...
23/02/2026

UNA DONNA ATTENTA, ANALITICA PER NATURA… E UN INTESTINO CHE CHIEDEVA ATTENZIONE
Il caso della settimana
Liviana 48 anni, psicoterapeuta.
Per formazione osserva, analizza, collega.

Quando ci incontriamo per la prima volta in videoconferenza, il suo volto trasmette insieme rigore e curiosità: vuole capire, cosa le sta succedendo.

E soprattutto come poter riprendere in mano la propria fisiologia, senza dipendere da protocolli che fino a quel momento non avevano funzionato affatto.

Negli ultimi 5–6 anni il suo intestino si è trasformato in un problema crescente:
stitichezza sempre più ostinata, feci caprine, due-tre giorni senza evacuare, seguiti da giorni con feci poltacee. Gonfiore, flatulenze, sensazione costante di mancato svuotamento puntuali. Le emorroidi con lieve sanguinamento.

Un quadro che lentamente si era introdotto così stabilmente nella sua quotidianità, energia, stabilità emotiva.

Nel primo incontro, il racconto è lucido, impostato, quasi “clinico”: come ci si aspetta da una mente abituata ad analizzare tutto.

Disturbi a livello gastroesofageo con fastidio faringeo, sapore amarognolo-metallico, acidità al cavo orale seppur non in forma continuativa. La lingua patinata biancastra/verdognola.

Riferisce di cistiti post-coitali (3-4 all’anno). Secchezza vaginale, puntualmente, trattata localmente, con risultati solo transitori. Un’infezione recente l’ha costretta all’ennesimo ciclo antibiotico.

Le cefalee seppur non ricorrenti si presentano con 4-5 episodi al mese.
Completa il quadro una dermatografia occasionale e forme pruriginose su gambe, addome e braccia.

Al termine dell'Anamnesi ci congediamo, con la mia rituale promessa che nei giorni a seguire riceverà il piano Motorio-Nutrizionale.
Attiviamo il percorso.
Al Controllo che pianifichiamo a 6 settimane, Liviana appare diversa.
Il volto è più disteso, più fiducioso. Ascolta con attenzione le mie spiegazioni.

Inizio a porre le domande per redigere la nuova Anamnesi, iniziando dalla funzionalità intestinale.
Le chiedo cosa sia cambiato.
Lei , con soddisfazione, risponde: “sto molto meglio. Vado in bagno quasi tutti i giorni”
Un solo episodio settimanale di mancata evacuazione. Le prime feci non sono più caprine, solo un po’ asciutte, le successive sono normoconformate. Il gonfiore è nettamente ridotto.

A livello gastro-esofageo, percepisce ancora una lieve acidità, ma solo in forma occasionale.

“Le cefalee? “ , le chiedo: “Scomparse” , mi risponde.

Il prurito? “si è ridotto pian , piano, e adesso non lo percepisco praticamente più” .

Le chiedo delle ricorrenti cistiti: Nessun episodio accaduto in queste 6 settimane.

Queste le sue risposte.

Un corpo che sta recuperando, pezzo dopo pezzo, la sua fisiologia.
Al Secondo Controllo, dopo circa 3 mesi dall'inizio del percorso Nutrizionale, in buona sostanza mi conferma i risultati pregressi ed anzi mi informa di ulteriori spunti di miglioramento in ambito digestivo .

Chiedo “Come va l’intestino?”, lei sorride: “Va davvero molto bene” dice con soddisfazione.
Evacuazione quotidiana, Feci normoconformate, nessuna altra sintomatologia tipica delle alterazioni dell’alvo.
E tutto ciò senza farmaci: solo nutrizione seguita con rigore, metodo e consapevolezza.

Sul fronte gastroesofageo: “Non è rimasto praticamente nessun disturbo”; nessun sintomo suggestivo di reflusso.

Anche i fenomeni infettivi uro-genitali si conferma l'assenza di episodi di infezione
“I Pruriti?” , chiedo alla paziente: “non li ho più percepiti”, mi dice Liviana.

Stessa conferma proviene dai fenomeni cefalalgici: “non si sono mai presentati”.
Questo caso non racconta una “guarigione miracolosa”, né l’azione di una molecola risolutiva.
Racconta qualcosa di molto più semplice, e per questo spesso ignorato.

Quando si rimuovono gli stimoli che mantengono l’intestino in stato di allerta,
quando si ristabilisce un equilibrio motorio e nutrizionale rispettoso della fisiologia,
il sistema biologico smette di difendersi e ricomincia a funzionare.

L’intestino torna a muoversi, a digerire, a comunicare correttamente.
Il reflusso si spegne perché non ha più motivo di esistere.
Le manifestazioni extra-intestinali si riducono perché non vengono più alimentate a monte.
Nessun farmaco.
Nessuna soppressione del sintomo.

Solo la rimozione delle cause che impedivano al corpo di fare ciò per cui è programmato.
Il metodo Motorio-Nutrizionale non “cura”: riporta le condizioni affinché la fisiologia possa riemergere.
E quando questo accade, il miglioramento non è settoriale, ma sistemico.
Questo è ciò che osservo.
Ed è per questo che continuo a raccontare casi come questo.
Al prossimo caso

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PERCHÉ L’ABLAZIONE NON RISOLVE SEMPRE LA FIBRILLAZIONE ATRIALEUno spunto di Riflessione (Scientifica)Molti pensano che l...
22/02/2026

PERCHÉ L’ABLAZIONE NON RISOLVE SEMPRE LA FIBRILLAZIONE ATRIALE
Uno spunto di Riflessione (Scientifica)
Molti pensano che la fibrillazione atriale (FA) sia solo un “difetto elettrico del cuore”, in realtà, sempre più studi mostrano che in molti pazienti la FA è l’effetto finale di un disequilibrio del sistema nervoso autonomo che nasce… nell’intestino (Chen et al., Circulation 2014; Shen & Zipes, Circ Res 2014)

Cuore e apparato digerente sono collegati dallo stesso “cablaggio” nervoso:

Nervo Vago,
Sistema simpatico
e gangli autonomici controllano sia la motilità intestinale sia l’attività elettrica dell’atrio.

Quando il microbiota è alterato, ci sono fermentazioni, gonfiore, reflusso e/o infiammazione intestinale, l’intestino entra in uno stato di “allerta biologica” (Cryan et al., Physiol Rev 2019; Zhou et al., Int J Cardiol 2021).

Questo stato viene trasmesso al cervello attraverso il nervo vago e da lì ritorna al cuore sotto forma di un segnale neurovegetativo instabile. Negli atri, questo segnale modifica:

il periodo refrattario delle cellule
la velocità di conduzione elettrica
l’automatismo delle vene polmonari

Il risultato è un tessuto atriale più facile da far fibrillare
PERCHÉ LE VENE POLMONARI SONO IL PUNTO DEBOLE
Le vene polmonari non sono solo “tubi che portano sangue”, nel loro tratto finale contengono muscolo cardiaco vero, altamente sensibile ai nervi e all’infiammazione.
È lì che nascono la maggior parte degli impulsi anomali che scatenano la Fibrillazione Atriale (Lin et al., J Am Coll Cardiol 2008).

Per questo l’ablazione isola elettricamente queste zone.
C’È UN LIMITE
L’ablazione può spegnere i trigger, ma non spegne il sistema nervoso che li riattiva; è la recidiva che frequentemente si registra. (Verma et al., N Engl J Med 2015)

Se il microbiota resta alterato, se l’intestino continua a mandare segnali di pericolo, il nervo vago e il sistema simpatico continueranno a:

Accorciare in modo dis-omogeneo il periodo refrattario e a rallentare la conduzione atriale
rendere instabile l’atrio.

In altre parole, si cura l’effetto, non la causa (aimè cattiva abitudine della medicina sintomatica )
ecco perchè dico che

LA FIBRILLAZIONE ANDREBBE VISTA COME PROBLEMA NEURO-GASTRO-CARDIACO
In molti casi la fibrillazione atriale non è una malattia del cuore isolata, ma una aritmia di natura neurovegetativa con eziologia intestinale.

Finché l’asse intestino–cervello rimane in allarme, il cuore continuerà a ricevere un segnale elettricamente instabile, questo spiega perché, dopo una prima fase di miglioramento, la Fibrillazione Atriale può tornare anche dopo un’ablazione tecnicamente perfetta.

Se l’origine dell’instabilità atriale è un disequilibrio neuroenterico, allora diventa evidente una cosa:
non può esistere una vera stabilità elettrica del cuore senza una stabilità biologica dell’intestino (Cryan et al., Physiol Rev 2019)

L’eubiosi non è un concetto “digestivo”, è uno stato di regolazione neuro-immuno-metabolica che determina:

quanto il nervo vago è stabile,
quanto il sistema simpatico è reattivo,
quanto l’atrio è elettricamente stabile (tre facce della stesso poligono)
ECCO PERCHÈ È INELUDIBILE RICERCARE UN MICROBIOTA IN EQUILIBRIO.
perchè riduce la produzione di metaboliti irritanti,
normalizza la distensione intestinale,
abbassa l’attivazione vagale patologica,
spegne l’infiammazione di basso grado,
e ristabilisce la corretta modulazione dei canali ionici atriali, ovvero corretta conduzione elettrica al cuore
(Zhou et al., Int J Cardiol 2021)
In questo contesto, l’alimentazione non è una “dieta”, ma uno strumento di neuromodulazione e per concretizzare è necessario:

1- seguire un'alimentazione ricca di fibre fermentabili e non fermentabili
2- polifenoli,
3- grassi antinfiammatori,
4- ridotte proteine animali e le giuste quantità di carboidrati a basso indice glicemico

Una modalità nutrizionale che non serve solo a “stare meglio con l’intestino”, ma è essenziale per spegnere la sorgente del segnale che destabilizza il cuore; il dis-equilibrio microbico.

L’ablazione può isolare un trigger, ma solo l’Eubiosi può ristabilire l’ordine del sistema biologico
Al prossimo spunto di Riflessione
Il presente contenuto ha finalità esclusivamente divulgative e non sostituisce in alcun modo la valutazione del medico curante o dello specialista.
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ALIMENTAZIONE ANCESTRALE, UN METODO CHE PROGRESSIVAMENTE COINVOLGE…La Mail della SettimanaOgni Sabato condividiamo una t...
21/02/2026

ALIMENTAZIONE ANCESTRALE, UN METODO CHE PROGRESSIVAMENTE COINVOLGE…
La Mail della Settimana

Ogni Sabato condividiamo una testimonianza arrivata dalle persone che seguono il Percorso Motorio Nutrizionale o che decidono di scriverci dopo aver attraversato il consueto labirinto di esami, visite specialistiche plurime, prescrizioni e tentativi a vuoto.

il caso di oggi è il feedback a 3 settimane di uno dei nostri pazienti
“Buongiorno Dott. Nascimben

Seguo appassionatamente le sue dirette perché mi infondono sicurezza sul metodo ed è tragicomico sentire come rispondono i medici a certe problematiche, complimenti, continui così.

Dopo tre settimane ho notato miglioramenti importanti nella digestione.

Il bruciore lo avverto quasi solo la sera dopo cena; durante il giorno o non si presenta o è molto più gestibile. Se mi sdraio dopo pranzo, perché mi sono alzata alle 6:30 e sono stanca, non ho più quel peso e quel gonfiore terribile: è già molto.

Evacuazioni una o due al giorno, la conformazione cambia:
alcuni giorni più facile, altri un po’ più impegnativa. Il problema principale restano i gas: la prima settimana era tutto sotto controllo, poi un leggero peggioramento.

Ci sono giorni in cui sto molto meglio e ammetto di essermi concessa qualche sgarro; a Pasqua, ad esempio, ma ho avvertito subito la differenza. Mi sto appassionando a questo tipo di cucina……………. e sto limitando molto la carne.

I farmaci non me la sento ancora di scalarli perché non sento ancora in pieno equilibrio. Di notte mi sveglio ancora, ma durante il giorno però mi sento più riposata.

Spero di trovare presto stabilità e non lasciarmi andare agli sgarri per l’entusiasmo. Ho ricominciato anche la piscina ….Quando devo fissare il controllo?
Grazie infinite.”

LA MIA RISPOSTA

“Buongiorno,
Direi ottimo decorso.

Tutto ciò che descrive sono segni espliciti di ripristino graduale del sistema digerente, a partire dall’intestino.
I legumi li assuma tutti i giorni in piccole quantità, con progressione, così come suggerito nel piano nutrizionale, tollerando un leggero gonfiore (stiamo rimodulando l’intero patrimonio Microbico, non è cosa da poco.....)

Un cordiale saluto
Dott. Nascimben”
La fisiologia, quando viene rispettata, parla chiaro. Sempre.
Alla prossima Mail

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“DOPO 10 ANNI E UNA FILA INFINITA DI SPECIALISTI… MI TROVO ANCORA ALLO STESSO PUNTO: INTESTINO BLOCCATO E REFLUSSO”Il ca...
16/02/2026

“DOPO 10 ANNI E UNA FILA INFINITA DI SPECIALISTI… MI TROVO ANCORA ALLO STESSO PUNTO: INTESTINO BLOCCATO E REFLUSSO”
Il caso della settimana
Cristina ha 53 anni. La sua prima frase, appena il collegamento in Videoconferenza si apre, è una sintesi perfetta della sua storia:

“Dopo aver sentito un’infinità di specialisti, dopo 10 anni, sono ancora allo stesso punto"

E mentre lo dice, dietro la stanchezza percepisco un’altra cosa: una perfetta lucidità ; altro che : "è tutto nella sua testa, è solo STRESS"

Una donna che ha sofferto, ma che vuole capire, e che oramia è pronta ( finalmente )a cambiare rotta.

La sua storia inizia nel 2014 con una dispepsia cronica.
Dal 2016 vive “a 80 mg di XXprazolo al giorno”, più procinetici, più antiacidi.

UNA TERAPIA CHE NON CURA NULLA: PLACA, MASCHERA, SPINGE IN AVANTI I PROBLEMI.

Nel 2018 il crollo:
20 kg di peso persi, un decadimento organico violento, stress emotivi familiari che aggravano tutto.
“Ho problemi intestinali da quando ero ragazzina”.

La colonscopia nel 2016 e nel 2022 mostra dolicocolon, Rettocele.
Stipsi cronica con 2-4 gg di assenza evacuativa
Dolore in fossa iliaca destra da molti anni.
Flatulenza ricorrente
Feci dure, irregolari, una dipendenza da lassativi oramai cronica.
Questa è la Cristina che incontro.
Al termine della Anamnesi, ci congediamo con la mia rituale promessa che nei giorni a seguire riceverà il suggerimenti Motori-Nutrizionali .

A distanza di 3 settimane ricevo il primo feedback che in sostanza mi fa presente che con il nuovo approccio nutrizionale si sta trovando bene e che appare come un prosieguo di qualcosa che aveva già iniziato a intraprendere nelle settimane precedenti.

Cristina infatti aveva iniziato ad introdurre i legumi nella sua alimentazione prima ancora di arrivare da me, per istinto, e poi seguendo la nostra Pagina Facebook. Iniziativa che aveva deciso di intraprendere dopo anni di dieta Low FODMAP ( e di relativi peggioramenti ….). Era un tentativo che faceva in solitaria, poiché quasi tutti, tra medici e nutrizionisti, la invitavano a non consumare legumi e ridurre le fibre.
Al controllo, dopo 6 settimane effettive, di Percorso Motorio Nutrizionale ci rivediamo sempre tramite Videoconferenza.

Mi spiega che dopo alcuni giorni di adattamento, l’intestino ha iniziato a cambiare ritmo.

Inizio , dunque, a formulare le domande per aggiornare la Anamnesi e come sempre faccio, inizio dall'aspetto Intestinale.

Quando le chiedo cosa sia rimasto del quadro precedente, lei risponde:

“Non utilizzo più procinetici, né clismi. È un cambiamento enorme” mi dice con soddisfazione sorrtidendo.

Le feci passano gradualmente sono passate da Bristol 1 a Bristol 4.
Le giornate di assenza evacuativa diminuiscono; arrivando ad una evacuazione a giorni alterni (MA SENZA FARMACI o CLISMI ).

Il dolore in FID, che per anni era stato una morsa quotidiana, si riduce come intensità e frequenza.
Per una donna che da anni viveva con l’ansia del fecaloma, è una rivoluzione.

Inizio a porre le domande per quanto riguarda l’aspetto gastroesofageo Cristina , fa una breve pausa e dice:
“Tutto ciò che avevo allo stomaco… sparito”.

Molti si chiedono, aleggiando dubbi:
“ma come è possibile che tutto ciò avvenga, oltretutto in così poco tempo ? “

perchè se si rimette in ordine il sistema intestinale (non il semplice intestino), partendo dal ripristino della condizione di EUbiosi, il sistema smette di rimanere in allarme e la componete nervosa Enterica, che presiede a tutte le funzioni del tratto digerente gradualmente ripristina la sua neurofisiologia.

Quando si arriva a questo lo sfintere esofageo ritorna ad essere ben controllato e l’attività peristaltica ( la più importante funzione intestinale ) si ripristina.

Ecco cosa avviene. E’ ciò che mi piace definire come “EFFETTO DOMINO” , ovvero una lunghissima serie di meccanismi biochimici che si attivano , uno dopo l’altro per ritrovare l’omeostasi cellulare, di tessuto e di organo, è quella che viene definita con un termine unico : FISIOLOGIA .
La dispepsia che la tormentava da quasi 10 anni è svanita con la nutrizione.
Non servivano 80 mg di prazolo.(utile nel presidio)

Serviva solo analisi e rispetto del sistema biologico a partire da quello Intestinale …
PRURITO, GONFIORE, EMICRANIE: UNA DOPO L’ALTRA… SCOMPAIONO

Il prurito al cuoio capelluto, presente da anni, è “sparito tutto”, mi dice.

Il gonfiore post-prandiale, che la terrorizzava (soprattutto dopo la low FODMAP), oggi si presenta solo dopo rari episodi di stitichezza e non è più doloroso.

La respirazione torna libera, l’addome non si “blocca” come avveniva puntuale in precedenza.
Le emicranie, prima collegate con l’irregolarità intestinale, non si sono più presentate.

Il sonno migliora: da risvegli alle 3-4… a risvegli alle 5:30, un cambiamento enorme nella fisiologia del riposo.
E poi la frase che chiude tutto il cerchio:
“Sono davvero contenta dei risultati raggiunti”
IL SECONDO FEEDBACK
Cristina , a distanza di altre 4 settimane (ne sono trascorse 10 in tutto) mi scrive un’email lunga, intensa, precisa.
Dentro c’è tutto il percorso di una donna che finalmente vede il suo corpo rispondere.

Mi dice:
– “Non uso più lassativi”
– “Il gonfiore non mi spezza più il respiro”
– “Il dolore in FID non è null’altro che un occasionale e leggero fastidio”
– “La frutta la mangio tranquilla. Senza paura”
– “I legumi li tollero benissimo. A volte esagero un pò...”
– “Ho superato la paura di stare male dopo un pasto”

e aggiunge, riferendosi al gastroenterologo :
“Perché invece di dirmi ‘prenda il Macrogol’, nessuno mi ha detto, semplicemente, di mangiare i legumi?”

E conclude con una frase che vale più di qualsiasi indicatore clinico:

“Non ho ottenuto questi risultati in 6 mesi di low FODMAP, Li ho ottenuti in poche settimane con i suoi suggerimenti nutrizionali.”,
ignorando forse ancora che la causa del suo progressivo peggioramento intestinale era dovuto anche all’adozione di questo (innaturale) modo di alimentarsi.

Cristina è uno dei casi che mostrano, in modo quasi didattico, la differenza tra sintomo e causa.
Tra protocolli farmacologici ripetuti ad oltranza… e un corpo che chiede solo di essere ricondotto nella sua normale biologia.

LA NUTRIZIONE NON CURA: RIPRISTINA CIÒ CHE È STATO INTERROTTO.
Al prossimo Caso Clinico

La presente esposizione ha finalità esclusivamente divulgative; non descrive diagnosi né terapie mediche, non sostituisce il parere del medico e si basa su osservazioni fisiologiche e su percezioni riferite dalla stessa persona


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IL MIO EXCURSUS

SANI E INFORMATI - ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE

Un Excursus di vita

Questo magnifico albero può essere interpretato come una grande opportunità per comprendere le origini delle malattie e dunque fornire strumenti potentissimi per anticiparle e contrastarle sul piano eziologico, superando la tradizionale pratica puramente sintomatologica.

La mia presa di coscienza, in merito a quanto fosse importante considerare seriamente la nutrizione e quanto l’uso sistematico di chimica (in particolar modo quella di natura farmaceutica) potesse significativamente condurre il paziente verso una progressiva deriva di malattia è uno sviluppo avvenuto nel corso del tempo.