Andrea Nascimben

Andrea Nascimben OSTEOPATIA ed EDUCAZIONE NUTRIZIONALE

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UN PROFESSIONISTA DI ALTO LIVELLO CON STITICHEZZA INVALIDANTE: QUANDO L’INTESTINO DI UN UOMO DI 37 ANNI BLOCCA TUTTO    ...
02/02/2026

UN PROFESSIONISTA DI ALTO LIVELLO CON STITICHEZZA INVALIDANTE:
QUANDO L’INTESTINO DI UN UOMO DI 37 ANNI BLOCCA TUTTO Un caso clinico
Giovanni ha 37 anni, vive tra Milano e Londra, lavora nella City e conduce una vita scandita da ritmi frenetici, affidabilità, precisione, alte performance.

Ma quando ci vediamo in videoconferenza Giovanni appare preoccupato del suo stato di salute e sconsolato di non poter più condurre il medesimo e ritmico, stile di vita con lavoro intenso , sport e socialità .

Da Natale 2024 l’intestino ha iniziato a bloccarsi e successivamente il reflusso divenire sempre più insistente.

Stitichezza ostinata, evacuazioni difficili, feci caprine al mattino e poi poltacee, sensazione di mancato svuotamento frequqnte, emorroidi congeste con sangue sulla carta nella fase post evacuativa.

Lingua bianca patinata, eruttazioni continue.
L'appetito è sempre minore.
Il sonno non più ristoratore con numerosi risvegli notturni.

Episodi cefalalgici un paio di volte alla settimana.
Ricorrente il prurito diffusi in particolare al capo.

Un quadro che per mesi è stato ignorato perché “non così grave”, finché non ha iniziato a compromettere lucidità, benessere, energia.

Eppure Giovanni non è il classico paziente con complicazioni pregresse:

nessuna malattia importante, nessun farmaco pesante, nessuna condizione complessa, una vita sana e palestra cinque volte a settimana.

L’unico precedente è un intervento maxillo-facciale importante dopo un errore implantologico.
Al termine dell’anamnesi, ci congediamo con la mia consueta promessa che nei giorni successivi, sarà mia cura inviargli il piano terapeutico Motorio-Nutrizionale.
Dopo tre settimane, Giovanni mi invia un feedback molto preciso, tipico di chi è abituato ad analizzare tutto con metodo.

Scrive:

“buongiorno dottore
l'aggiorno del mio percoso :

La stitichezza è quasi sparita.
Ho notato che se mangio …………, il giorno dopo faccio più fatica.
Con questi cereali invece ……………………., vado benissimo.
Ho perso un po’ di peso e ho più fame, ma immagino sia normale.

Le emorroidi non sanguinano più.
Sento ancora un po’ di gonfiore, ma niente sangue. Mi sento comunque meglio”
Sono i primi chiari segnali che il corpo che si sta riorganizzando, o meglio è il Sistema Intestinale che inizia a recuperare la propria fisiologia, partendo da una cosa molto semplice:
rigenerare un microbiota il più simbiotico possibile …. Questo è il passaggio cruciale.
Al controllo dopo 6 settimane, la trasformazione è ancor più evidente.
All’apertura del collegamento, Giovanni è sorridente.

Inizia a raccontarmi , prima ancora che io possa cominciare con le domande di Anamnesi; è impaziente di comunirmi il suo stato di salute.

Mi dice:

“Lo stimolo all’evacuazione è tornato come una volta. Al mattino, puntuale. È davvero un buon segno”
e conferma di non aver più avuto sanguinamento.

Le feci sono morbide e normoconformate, la sensazione di pieno svuotamento è tornata , in forma pressoché, puntuale.

Le eruttazioni, che prima erano continue e fin dal risveglio, ormai sono scomparse del tutto :
"Mai più avute, assolutamente" mi dice Giovanni .

Lo stato di energia e vitalità sta migliorando progressivamente , un aspetto, questo, che ritrovo in forma pressoché puntuale in tutti coloro che decidono di mantenersi aderenti alle indicazioni nutrizionali per almeno 3 mesi .

Il sonno stabile dalle 22 alle 6 senza risvegli; “mi sento molto più riposato rispetto prima e non ho mai risvegli notturni”.

Il tono fisico intatto, cinque allenamenti a settimana, ma soprattutto zero cefalee, zero pruriti, nessun disturbo associato
"non più avuto nessun epsodio di ceflea in queste ultime 4 settimane .."

Giovanni è uno di quei casi che mostrano chiaramente una cosa:
non serve essere “malati” perché l’intestino entri in sofferenza.
La sua storia ricorda quanto l’intestino sia più intelligente, più sensibile e più influenzabile di quanto crediamo.

Non è un disturbo da gestire a margine perché è un sistema che determina la qualità della nostra vita in forma consistente più di qualsiasi altro ambito anotomico-funzionale del nostro organismo
Se ti consideri “in salute” ma il tuo intestino ti manda segnali sempre più chiari, non aspettare che diventi un problema cronico, la performance non si costruisce solo in palestra o in ufficio, ma in silenzio, ogni mattina, nel tuo tratto digerente.

Al prossimaocaso clinico
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COME FUNZIONA DAVVERO LA MOTILITÀ INTESTINALE                                                                           ...
01/02/2026

COME FUNZIONA DAVVERO LA MOTILITÀ INTESTINALE Uno Spunto di Riflessione (Scientifica)
Quando si parla di intestino, si pensa spesso a un organo che “spinge” o “non spinge”, in realtà, l’intestino funziona attraverso una rete di archi riflessi, locali e a distanza, che servono a coordinare, non semplicemente a muovere.

Quando parliamo di archi riflessi ci riferiamo a sistemi automatici (autonomici) che l’evoluzione ci ha dotato per poter svolgere una serie di funzioni, in questo caso quelle digestive

Tra i riflessi più noti troviamo quello GASTRO-COLICO
Quando mangiamo, la distensione dello stomaco e l’arrivo dei nutrienti attivano segnali nervosi e ormonali che aumentano l’attività del colon. Questo riflesso serve a preparare l’intestino distale all’arrivo del contenuto digerito, favorendo l’evacuazione dopo il pasto. È un meccanismo fisiologico, governato da acetilcolina, serotonina e ormoni digestivi come gastrina e colecistochinina. Quando è iperattivo, può manifestarsi urgenza post-prandiale; quando è ipo-attivo, come stipsi dopo i pasti.

Esiste poi il riflesso COLICO-GASTTRICO meno conosciuto ma clinicamente molto rilevante: quando il colon è disteso, infiammato o sovraccarico, invia segnali di ritorno che rallentano lo stomaco. Lo svuotamento gastrico si riduce, compare senso di pienezza, talvolta nausea. Questo riflesso ha una funzione protettiva:
se “a valle” c’è un problema, il sistema frena “a monte”. È uno dei motivi per cui una stipsi importante può dare nausea anche in assenza di problemi gastrici.

Il riflesso GASTRO-ILEALE entra in gioco subito dopo il pasto, ovvero la distensione gastrica stimola la peristalsi dell’ileo terminale, favorendo il passaggio del contenuto verso il colon. Serve a fare spazio nel tenue e a mantenere fluido il transito. Se questo riflesso è inefficiente, il contenuto ristagna più a lungo, favorendo fermentazione e gonfiore intestinale.

Complementare a questo è il riflesso ILEO-COLICO. Quando l’ileo si distende per l’arrivo del chimo, il colon viene stimolato ad attivarsi. È un riflesso di coordinazione tra intestino tenue e colon, fondamentale per evitare accumuli. Nei sistemi disfunzionali può diventare caotico, contribuendo ad alternanza di stipsi e scariche improvvise. Una condizione che in clinica si riscontra ad altissima prevalenza.

Esiste anche un riflesso di segno opposto, spesso definito COLO-ILEALE.
Quando il colon è eccessivamente disteso per infiammazione, invia segnali che rallentano l’arrivo di nuovo contenuto dall’ileo, favorendo blocco del transito ; è la STIPSI.

A livello più distale troviamo il riflesso RETTO-ANALE INIBITORIO.
Quando il retto si riempie, lo sfintere a***e interno si rilascia automaticamente per consentire la “valutazione” del contenuto. È un riflesso puramente enterico, mediato da ossido nitrico e VIP, fondamentale per la continenza e per l’atto evacuativo. Se alterato, l’evacuazione diventa difficoltosa o disorganizzata.

Accanto al riflesso precedente abbiamo quello RETTO-RETTALE PROPULSIVO, che aumenta la contrazione del retto quando la distensione supera una certa soglia. È il riflesso che genera la spinta evacuativa vera e propria. Se è ipoattivo, il soggetto avverte lo stimolo ma non riesce a evacuare; se è iperattivo, compare urgenza.
Un altro arco riflesso spesso trascurato è quello COLO-VESCICALE
La distensione del colon, soprattutto del sigma e del retto, può stimolare la vescica, aumentando urgenza urinaria e frequenza. Questo spiega perché stipsi e intestino irritabile si associano frequentemente a sintomi urinari, anche in assenza di infezioni.

Esiste anche il riflesso vescico-colico, per cui una vescica piena può inibire temporaneamente l’evacuazione. È un meccanismo di priorità funzionale a livello pelvico, che in condizioni di disfunzione può contribuire a dissinergie del pavimento pelvico.

Alla base di tutti questi circuiti agiscono i riflessi enterici locali, come il riflesso peristaltico e quello di segmentazione.

Il riflesso peristaltico permette la progressione del contenuto lungo l’intestino attraverso una contrazione a monte e un rilasciamento a valle. Il riflesso di segmentazione, invece, serve a trattenere e “impastare” il contenuto per favorire assorbimento e fermentazione controllata. Quando questi riflessi perdono coordinazione, il transito diventa irregolare.
Tutti questi archi riflessi hanno un obiettivo comune: proteggere l’organismo dal sovraccarico e mantenere un flusso ordinato.

Il problema nasce quando il sistema entra in modalità difensiva cronica, spesso a causa di DISBIOSI, CARENZA DI FIBRE, INFIAMMAZIONE di basso grado , tre macro fattori in diretta correlazione tra loro.
In queste condizioni, i riflessi non scompaiono, ma si alterano ; quelli propulsivi si indeboliscono, quelli inibitori diventano dominanti. L’intestino non è più coordinato, ma reattivo.

Comprendere il funzionamento degli archi riflessi intestinali significa quindi capire perché l’intestino non va forzato cronicamente con pratiche innaturali come clisteri, lassativi o procinetici. Questi strumenti, se usati in modo reiterato, non rieducano il sistema, ma ne consolidano la risposta difensiva.

L’intestino va rieducato, non spinto.

Solo quando i riflessi tornano a svolgere la loro funzione fisiologica, coordinare e non difendersi , l'intestino torna a funzionare in modo regolare.
Lo strumento?

Esclusivamente motorio-nutrizionale, ovvero il rispetto della sua fisiologia: movimento adeguato, nutrizione bilanciata, fibre alimentari e microbiota simbiotico (due facce della stessa medaglia)

Al prossimo spunto di riflessione.
UNITI CONTRO REFLUSSO,GASTRITE,ERNIA IATALE,DISTURBI DEL COLON ED ALTRO... Neuroscienze e medicina di Mario Rosanova, neurofisiologo REFLUSSO ESOFAGEO come guarire Medicina Osteopatica Integrata - Dott.ssa Malandra Patrizia Michele Santoro

SOFFERENZE GASTROESOFAGEE: “ODISSEE” ASSOLUTAMENTE RISOLVIBILI!La Mail della Settimana (Rubrica del Sabato)Ogni Sabato c...
30/01/2026

SOFFERENZE GASTROESOFAGEE: “ODISSEE” ASSOLUTAMENTE RISOLVIBILI!
La Mail della Settimana (Rubrica del Sabato)

Ogni Sabato condividiamo una testimonianza arrivata dai nostri pazienti o da chi ci segue e decide di scriverci dopo aver attraversato il consueto labirinto di esami, visite specialistiche plurime, prescrizioni e tentativi a vuoto.

Il caso di oggi , un semplice lettore della pagina, descrive una situazione molto frequente, spesso banalizzata, e pienamente risolvibile.
“Buongiorno dottore,
come posso comunicare con lei?

Sono anni che soffro del cosiddetto nodo alla gola.
Dalla gastroscopia risulta solo un po’ di gastrite.
Penso di mangiare sano anche perché sono uno sportivo, nonostante i miei 67 anni.
Mi può aiutare a eliminare questo fastidio così noioso?
Grazie mille, spero tanto in una sua risposta.”
La mia risposta

“buongiorno
la sensazione di nodo o corpo estraneo in gola è quasi sempre legata a un’infiammazione della mucosa esofagea dovuta ad una ridotta competenza dello sfintere esofageo inferiore.

È un disturbo che ha una base neurovegetativa più che meccanica: quando il sistema autonomico è in Dis-equilibrio, il controllo dello sfintere si riduce e i sintomi compaiono.

La corretta alimentazione, ristabilendo l’Eubiosi intestinale, riporta il corretto controllo del Sistema Neurovegetativo, l'unica modalità per risolvere la questione gastroesofagea in forma definitiva.

Un cordiale saluto

Dott. Nascimben"

Alla prossima Mail
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TACHICARDIA E INTESTINO: QUANDO IL CUORE NON È IL VERO COLPEVOLEUno spunto di RiflessioneCapita a molte persone di viver...
30/01/2026

TACHICARDIA E INTESTINO: QUANDO IL CUORE NON È IL VERO COLPEVOLE
Uno spunto di Riflessione

Capita a molte persone di vivere episodi improvvisi e che spaventano

Il cuore inizia a ba***re forte, compare sudorazione fredda, ci si sente deboli, a volte con tremori… e spesso tutto finisce con una scarica diarroica.

Quasi sempre questi episodi vengono definiti, sbrigativamente, come “ansia” o “attacchi di panico”, iin realtà esiste una spiegazione fisiologica molto più concreta.
Cuore e intestino sono collegati dagli stessi nervi
In particolare dal nervo vago e dalle vie simpatiche.

Quando esofago, stomaco o intestino vengono irritati (reflusso, gas, infiammazione, distensione), inviano segnali di allarme al cervello. Il cervello li interpreta come una minaccia interna e attiva una risposta di emergenza:

Prima aumenta adrenalina e noradrenalina generando tachicardia, sudorazione fredda, pallore
Poi si attiva il nervo vago sull’intestino procurando accelerazione improvvisa della motilità ed in fine diarrea.

Non è un caso se dopo la scarica i sintomi spesso migliorano:
il corpo sta cercando di ridurre la pressione e lo stimolo nocivo che è arrivato a livello gastrico o da un cibo (antigene) o da un messaggere indotto dal cibo.

Anche la debolezza ha una base biologica: durante queste crisi il sangue viene spostato verso i visceri e le catecolamine alterano temporaneamente il tono muscolare.
In questi quadri il cuore raramente è il problema, perchè sta solo rispondendo a un segnale che nasce dal tubo digerente.
Reflusso, ipersensibilità esofagea, disbiosi, stipsi con accumulo fecale o iperdistensione del colon sono tra le cause più comuni , anche quando ECG, Holter e altri esami risultano “normali”

Forse è il momento di cambiare prospettiva perché non tutto ciò che sembra ansia nasce dalla mente.

A volte è l’intestino che sta parlando attraverso il sistema nervoso e capire questo dialogo è il primo passo per intervenire alla radice, partendo proprio dalla nutrizione.

Al prossimo spunto di riflessione

Trovate l'articolo completo sul Blog di sani e Sani e Informati - Associazione di Promozione Sociale al seguente link
https://www.sanieinformati.com/post/tachicardia-e-intestino

REFLUSSO ESOFAGEO come guarire Reflusso Acido (Gastroesofageo) & Disturbi Digestivi UNITI CONTRO REFLUSSO,GASTRITE,ERNIA IATALE,DISTURBI DEL COLON ED ALTRO... Revista CUORE Caro Cuore Tagliuzzare il mondo intorno a noi con fasci di raggi disintegranti

BRUCIORE ALLA LINGUA, DERMATITE, STANCHEZZA CRONICA                                                                     ...
26/01/2026

BRUCIORE ALLA LINGUA, DERMATITE, STANCHEZZA CRONICA Un caso clinico
Da due anni conviveva con un bruciore alla lingua presente 24 ore su 24.
Farmaci, terapie locali, tamponi: nulla aveva risolto.
Anzi, spesso il quadro peggiorava.
Stefania ha 48 anni, vive in Svizzera , lavoro impiegatizio. I
l suo viso è gentile, ma la sua storia clinica non lo è affatto.

Dal 2022 vive con un bruciore alla lingua presente h24.
Un dolore costante, che a volte si estende al palato, alla gola, alla laringe.
Un quadro peggiorato dopo lunghi periodi di stress.

Il tampone mucoso aveva evidenziato Staphylococcus aureus:
le terapie farmacologiche non solo non hanno risolto, ma spesso hanno peggiorato il quadro.
Al punto da essere redarguita dai medici quando decideva di interrompere i farmaci che la facevano stare peggio.

Quando ci incontriamo, Stefania porta con sé un rapporto difficile con il proprio corpo:
ciclo irregolare (frequente spotting), stanchezza cronica dal post-Covid, crampi ai polpacci, difficoltà di concentrazione, sonno instabile, dermatite al volto, macchie rossastre sulle guance, feci poltacee e sensazione di incompleto svuotamento.
Dopo un mese dall’inizio del percorso, mi scrive un feedback che definisce un primi cambiamento.

Mi dice:
“I bruciori sono diminuiti e sono felice di aver scoperto nuovi alimenti. La colazione è diventata il mio momento preferito. L’intestino è regolare, il gonfiore quasi sparito. Il bruciore alla bocca molto migliorato”

Stefania, in realtà, non aveva un problema alla lingua, aveva un sistema biologico in allerta cronica, che utilizzava quel distretto come via di espressione.
La vedo di nuovo due mesi dopo l volto è più disteso, la pelle più uniforme, la voce più sicura.

L’intestino è quotidiano e normoconformato.
Il gonfiore pressocvhè scomparso.
Il bruciore alla lingua migliorato, salvo una recrudescenza nelle ultime settimane, causata da forte stress lavorativo e da piccole deroghe alimentari......

La dermatite ridotta, poi ritorna leggermente negli ultimi giorni per gli stessi motivi legati a questioni lavorative ansiogene.
I crampi ai polpacci persistono, ma meno frequenti.
Nella mia esperienza clinica, quando il piano nutrizionale viene seguito con reale aderenza per almeno 6–8 settimane, anche i sintomi più “atipici” mostrano miglioramenti significativi.

I risultati più stabili si consolidano nel tempo, quando la persona comprende e rispetta i limiti del proprio sistema biologico.

Il corpo parla sempre, il problema è che spesso lo ascoltiamo solo quando urla.

Quando recuperi equilibrio profondo, i sintomi non spariscono “a caso”: ritrovano semplicemente il loro posto naturale. E il corpo, finalmente, torna a dire la verità più semplice di tutte: non vuole farmaci… vuole rispetto del proprio Sistema Biologico .
L’AGGIORNAMENTO :
A distanza di ulteriori 2 mesi circa, ricevo da Stefania un nuovo messaggio.
Qui non c’è solo un aggiornamento clinico:
c’è la prova che, se la persona comprende le necessità del proprio organismo, i risultati non solo si mantengono, ma si amplificano.

Mi scrive:

“Buongiorno dott. Nascimben, in questi due mesi dal precedente controllo ho continuato con costanza a seguire il piano nutrizionale e i miglioramenti sono stati davvero significativi: i bruciori si sono ridotti molto, la mente è più lucida, ho meno pesantezza alle gambe e una sensazione generale di maggiore energia.

Visto l’andamento positivo, credo proseguirò in autonomia.

Le festività saranno un banco di prova, ma cercherò di gestirle al meglio. La ricontatterò per valutare quando iniziare, l’eventuale, integrazione probiotica.

Grazie ancora per il supporto e Buone Feste. Stefania” .
Un messaggio così, dopo 3 mesi di percorso, è un’importante conferma clinica.
Quando la persona comprende che il proprio equilibrio dipende da scelte quotidiane, il miglioramento non è più un evento, ma una traiettoria (quasi inevitabile)

Ed è lì che la fisiologia torna a lavorare con noi, non contro di noi
Un caro saluto di salute a Al prossimo caso
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QUANDO L’URINA È “NEGATIVA”… MA L’INFIAMMAZIONE UROGENITALE È PRESENTE Informazione Scientifica Non è raro leggere un re...
25/01/2026

QUANDO L’URINA È “NEGATIVA”… MA L’INFIAMMAZIONE UROGENITALE È PRESENTE
Informazione Scientifica
Non è raro leggere un referto di un esame urinario così:
"Batteri assenti"
"Urinocoltura negativa"

E sentire dire: “Non c’è nulla”

Ma il sistema biologico difficilmente sbaglia, se i leucociti si attivano, significa che qualcosa li sta stimolando .
PERCHÉ LA COLTURA PUÒ RISULTARE NEGATIVA

Perché molti microrganismi non crescono nei terreni di laboratorio standard
per esempio:
i batteri come i Chlamydia trachomatis, vive dentro le cellule,
il Mycoplasma e Ureaplasma, non hanno parete cellulare, pertanto non vengono identificati negli esami di coltura standard.
Un ulteriore motivo che non viene identificato dall’esame di urinocoltura è una disbiosi urogenitale con flora alterata. Il sistema immunitario li “vede”, ma il laboratorio no

COSA STA SUCCEDENDO DAVVERO ?

Quando le cellule dell epitelio delle nostre vie urinarie (urotelio) sono irritate o colonizzate in modo anomalo (disbiosi), si attivano i recettori dell’immunità innata presenti sull’epitelio, vengono richiamati neutrofili, questi rilasciano l’ Esterasi, con incremento della permeabilità della mucosa, compare bruciore, urgenza minzionale, peso pelvico

Anche se l’urinocoltura è “pulita”
L’esame della Esterasi Leucocitaria non misura i batteri, Misura l’infiammazione, una conoscenza fondamantale per il professionista che sta seguendo il paziente

L’ESAME CHE CAMBIA LA PROSPETTIVA

In questi casi, se voglio avere conferma della presenza del patogeno il test corretto non è la coltura, ma
la PCR su urine del primo getto (NAAT)

Perché analizza il DNA del batterio, individuando anche i microrganismi intracellulari (quelli nascosti)
Si esegue sul primo getto, perché contiene le cellule all’interno delle quali questi patogeni si nascondono
In CONCLUSIONE
E’ bene sapere che non tutto ciò che infiamma si può coltivare e Non tutto ciò che non cresce (in coltura) significa che è assente.

Il sistema Biologico è potente e ci fornisce un'infinità di suggerimenti
Sta a noi imparare ad ascoltarlo e ad attivare gli strumenti giusti.

Se anche tu hai avuto “urine negative” ma sintomi reali, forse non è ansia.
Forse è biologia che chiede attenzione.

Al prossimo spunto di Riflessione Scientifica
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NUOVO VIDEO ONLINEBARRIERA INTESTINALE E MALATTIE - LE FIBRE COME SCUDO BIOLOGICOChe cosa accade davvero nel nostro inte...
22/01/2026

NUOVO VIDEO ONLINE
BARRIERA INTESTINALE E MALATTIE - LE FIBRE COME SCUDO BIOLOGICO

Che cosa accade davvero nel nostro intestino quando mangiamo fibre?
E perché la scienza inizia a guardare le fibre alimentari non come una semplice “parte della dieta”, ma come architetti invisibili della nostra salute?

In questo video entriamo nel cuore di un tema cruciale ma spesso frainteso: come le fibre modellano il microbiota, la barriera intestinale e la nostra risposta immunitaria.

Come è possibile che qualcosa di così “ba***e” come le fibre influisca non solo sul transito intestinale ma anche sulla resistenza agli agenti infiammatori?

Può davvero una dieta priva di fibre spianare la strada a malattie infiammatorie gravi?

Vedremo i risultati di studi scientifici che mostrano:

-come le fibre stimolino la produzione di SCFA (acidi grassi a corta catena)

-come influenzino la struttura fisica della barriera intestinale

-come modulino le cellule immunitarie, favorendo un clima tollerogenico e non pro‑infiammatorio.
La domanda sorge spontanea:
può la fibra non essere solo nutrimento, ma una sorta di “gendarme” biologico contro le malattie?

Vi invito a guardare tutto il video, fino alla conclusione, per scoprire come ciò che mangiamo possa influenzare la nostra salute ben oltre l’apparenza.

Buona visione
Link al Video
https://youtu.be/8td3mOeJ4eU

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Che cosa accade davvero nel nostro intestino quando mangiamo fibre?E perché la scienza inizia a guardare le fibre alimentari non come una semplice “parte del...

A SOLI 34 ANNI : DOLORI MUSCOLARI, FEBBRICOLA E INTESTINO "INSTABILE"                                                   ...
19/01/2026

A SOLI 34 ANNI : DOLORI MUSCOLARI, FEBBRICOLA E INTESTINO "INSTABILE" Un caso clinico
Marco ha 34 anni.
Quando compare sullo schermo in Videoconferenza, alla prima visita, il suo volto è teso, preoccupato.
Porta con sé una storia lunga anni fatta di sintomi che nessuno è mai riuscito a collegare davvero tra loro.

In ANAMNESI, emergonono:
Disturbi gastro-esofagei cronici.
Infezioni ricorrenti, soprattutto nei mesi estivi, con ripetuti cicli antibiotici.
Dolori muscolari diffusi, retrazioni fasciali, dolori articolari.
Febbricola serale.
Emicranie quasi quotidiane.
Pruriti cutanei, cute secca, afte.
Raucedine, lingua urente, dolore retrosternale.
Battiti irregolari dopo i pasti.
Sonno non ristoratore, con frequenti risvegli.

E soprattutto: un intestino che non trova pace......

Feci poltacee alternate a feci dure e asciutte, sensazione di incompleto svuotamento, alvo irregolare.
Negli anni, le risposte ricevute sono sempre state le stesse:

“Colon irritabile”
“Somatizzazione”
“Stress”

Ma il corpo di Marco stava raccontando tutt’altro :

disfunzione intestinale cronica
iperattivazione infiammatoria di basso grado
sovraccarico immunitario
disbiosi e permeabilità
alterazione del dialogo intestino–muscolo–sistema nervoso
Al termine dell'anamnesi, si imposta quindi un piano nutrizionale, motorio e di riequilibrio funzionale, senza alcun farmaco , pochissimi gli integrstori

DOPO 3 SETTIMANE
Marco scrive questa mail:

“Volevo dirle un grazie enorme a lei perché ogni volta che penso al pranzo o alla cena non vedo l’ora di assaggiarlo, prima ero terrorizzato dal cibo”

“Con la pancia sto molto meglio, dolori pochi. Ho tanta flatulenza e ancora le feci non sono sempre uniformi, però vado ogni giorno in bagno, quasi sempre due volte”

“La pelle è migliorata, non è così secca come prima.”

“I dolori muscolari sono migliorati, il mal di testa l’ho quasi dimenticato”

“In più da oggi vedo miglioramenti sulla lingua”

“Il gonfiore c’era nei primi giorni, però prima stavo molto peggio”

“Mi riprendo un po’ il gusto di vivere, finalmemnte, in tranquillità grazie a lei”
CONTROLLO A 6 SETTIMANE

Marco si collega, il volto non è più teso.
Sorride

Intestino :
Evacuazione quotidiana, talvolta anche due volte al giorno.
Solo occasionale la sensazione di incompleto svuotamento.

Sistema gastro-esofageo:
Lingua nettamente migliorata, meno estesa la modalità a cartina geografica. “Dottore, sto molto meglio, la lingua va molto meglio ed anche la pesantezza”
Rimane solo un lieve fastidio ipocondriaco sinistro.

Cefalee:
“Il mal di testa non l’ho quasi più sentito”

Cute:
“La pelle è molto più pulita e meno disidratata”

Tessuti molli:
La tensione muscolo-fasciale è fortemente ridotta.
La febbricola è ormai occasionale.

Sistema cardiovascolare:
Nessun episodio aritmico nelle ultime settimane.

Sonno:
“Sono migliorato moltissimo”
Riposo più profondo, meno risvegli.

Urogenitale:
“Sono migliorato anche qui”

Marco ha ripreso la palestra, ha reintrodotto alimenti funzionali, ha smesso di temere il cibo.
CONCLUSIONE
Questo non è il miglioramento di un sintomo, è il riequilibrio di un sistema biologico.

Quando l’intestino smette di essere un organo isolato e torna ad essere ciò che è davvero, un centro immunitario, metabolico e neuroendocrino, anche muscoli, pelle, cervello, cuore e sonno iniziano a guarire.

Non è magia.
È semplicemente, Fisiologia.

Un caro saluto di salute
Al prossimo caso Clinico
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REFLUSSO : UNA LETTURA DIVERSA DELLA CLINICA E DEL METODO TERAPEUTICO                                                   ...
18/01/2026

REFLUSSO : UNA LETTURA DIVERSA DELLA CLINICA E DEL METODO TERAPEUTICO Uno spunto di Riflessione ( Scientifica)
Il reflusso gastroesofageo viene spesso raccontato come una patologia locale, un problema di acido, di stomaco, di cardias “che non chiude”.

Ma questa è una semplificazione comoda, un pò troppo semplicistica

La letteratura degli ultimi vent'anni ci dice qualcosa di diverso:
la maggior parte degli episodi di reflusso non avviene per eccesso di acido, ma per un’alterazione del controllo neurovegetativo della giunzione esofago-gastrica.

Il meccanismo fisiopatologico più studiato e più frequentemente implicato nel reflusso è il cosiddetto TLESR, il rilasciamento transitorio dello sfintere esofageo inferiore.

Un evento che non è legato alla deglutizione, ma a un riflesso vagale che origina dalla distensione gastrica e viene integrato a livello del tronco encefalico.

Questo non lo diciamo noi: è descritto chiaramente nei lavori di Dent, Holloway, Mittal, ed è oggi considerato il principale meccanismo del reflusso sia nei soggetti sani sia nei pazienti con GERD (Dent et al., Gut; Holloway et al., Gastroenterology).

Tradotto in modo semplice:
il cardias non “cede” perché è debole, ma perché viene fatto rilassare da un riflesso neurale.
A questo punto la domanda diventa inevitabile:
Cosa succede a questo riflesso quando il sistema nervoso autonomo è cronicamente in disequilibrio ?

Diversi studi clinici hanno dimostrato che una quota significativa di pazienti con reflusso presenta una disfunzione del sistema nervoso autonomo, in particolare una riduzione del tono parasimpatico vagale, associata a disturbi della motilità esofagea e a rallentamento della clearance (Tougas et al., American Journal of Gastroenterology).

Altri lavori, utilizzando l’analisi della variabilità della frequenza cardiaca (HRV), hanno mostrato nei pazienti con GERD una chiara alterazione dell’equilibrio simpatico–parasimpatico, con predominanza adrenergica e riduzione dell’attività vagale (Zhang et al., World Journal of Gastroenterology; Ha et al.).

Questo dato è cruciale, perché il tono vagale non è solo antinfiammatorio, ma è anche il principale regolatore fine della motilità esofagea e del tono basale dello sfintere.

Quando il sistema è costantemente orientato verso l’iperattivazione simpatica (per stress psico-emotivo, e segnali enterici di allarme microbico), il controllo parasimpatico perde precisione.

Il risultato non è una paralisi, ma una disorganizzazione funzionale, ovvero più rilasciamenti transitori, meno coordinazione, conseguentemente più reflusso.

A questo si aggiunge il ruolo del sistema nervoso enterico, il cosiddetto metasimpatico.

Oggi sappiamo che il sistema enterico non è un semplice esecutore, ma un centro integrativo che dialoga con il sistema immunitario, con il microbiota, con l’epitelio e con il Sistema Nervoso Centrale.

Studi sperimentali e clinici mostrano che infiammazione intestinale e disbiosi possono alterare la funzione dei neuroni enterici, riducendo l'eccitabilità e modificando la motilità gastro-intestinale (Cirillo et al., American Journal of Gastroenterology; Neunlist et al., American Journal of Physiology - GI).

In altre parole:
un intestino in stato infiammatorio cronico non invia segnali neutrali, ma segnali di Allarme costante, che vengono letti dal sistema nervoso autonomo come una condizione di pericolo.

Questo spiega perché il reflusso raramente è un evento isolato.
Spesso coesiste con stipsi, alvo alterno, gonfiore, difficoltà digestiva, eruttazioni frequenti, ma anche con cefalea, disturbi del sonno, ansia, alterazioni del tono vascolare.

Non è una coincidenza: è un fenotipo neurovegetativo.
E' da queste osservazioni, unite alla pratica clinica quotidiana che proviene la scelta di una terapia che fosse eziologica, ovvero tesa a ripristinare la fisiologia Entero-Microbica

In tale contesto agire sul piano Motorio e ancor più su quello Nutrizionale è non solo utile ma ineludibile, se vogliamo davvero ripristinare ul'EUbiosi intestinale ed un corretto rapporto tra il patrimonio Self e quello microbico

Negli anni, applicando in modo coerente questo metodo, basato su attività motoria moderata e una nutrizione (ancestrale), abbiamo osservato risultati clinici che, pur con la prudenza dovuta a ogni osservazione clinica, non esiterei a definire entusiasmanti.

La grande maggioranza dei pazienti riferisce una riduzione significativa della sintomatologia già nelle prime 4-6 settimane (il bruciore retrosternale, la risalita acida, la sensazione di peso post-prandiale si attenuano progressivamente fino a scomparire..)

Parallelamente, e questo è forse l’aspetto ancor più interessante, migliorano anche sintomi apparentemente “lontani”: la regolarità dell’alvo, il gonfiore, la qualità del sonno, l’emotività.

Non stiamo parlando di una semplice soppressione del sintomo, ma di un vero e proprio “riassetto funzionale”.

Un dato che emerge con una certa regolarità nella pratica clinica, è che molti pazienti, pur arrivando da anni di terapie sintomatiche, riescono progressivamente a ridurre e, nella grande maggioranza dei casi, a sospendere, l’uso di farmaci antisecretivi, con un miglioramento, non solo regionale, ma complessivo dello stato di benessere generale

Questo approccio non pretende di ricondurre ogni passaggio a una spiegazione meccanicistica puntuale; è però coerente con la fisiologia, sostenuto dalla letteratura disponibile e confermato dall’esperienza clinica.

Il reflusso, non andrebbe visto come un nemico da zittire, ma un messaggio esplicito dell’organismo, e quando si interviene sul linguaggio con cui il corpo comunica , in particolare sul sistema enterico (e sulla sua dimensione neuro-microbica) quel messaggio, non ha più motivo di essere emesso.

Al prossimo spunto di Riflessione
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Un Excursus di vita

Questo magnifico albero può essere interpretato come una grande opportunità per comprendere le origini delle malattie e dunque fornire strumenti potentissimi per anticiparle e contrastarle sul piano eziologico, superando la tradizionale pratica puramente sintomatologica.

La mia presa di coscienza, in merito a quanto fosse importante considerare seriamente la nutrizione e quanto l’uso sistematico di chimica (in particolar modo quella di natura farmaceutica) potesse significativamente condurre il paziente verso una progressiva deriva di malattia è uno sviluppo avvenuto nel corso del tempo.