Dott.ssa Elena Inselvini dermatologa

Dott.ssa Elena Inselvini dermatologa Pagina nata per divulgare informazioni dermatologiche, di medicina antiaging e del benessere.

Rosacea.. laser Excel V, Cutera
23/02/2026

Rosacea.. laser Excel V, Cutera

23/02/2026

Il 10 febbraio di ogni anno si celebra la Giornata mondiale dei legumi, istituita dalle Nazioni Unite nel 2018 per promuovere uno dei gruppi alimentari più importanti per la salute umana e per la sostenibilità ambientale. L’iniziativa mira ad aumentare la consapevolezza sui numerosi benefici nut...

23/02/2026

🔵Che 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐚𝐩𝐩𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐛𝐨𝐭𝐮𝐥𝐢𝐧𝐨? Dal blefarospasmo alla medicina estetica… per serendipity.
La storia della medicina estetica 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐫𝐮𝐠𝐡𝐞, 𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐛𝐥𝐞𝐟𝐚𝐫𝐨𝐬𝐩𝐚𝐬𝐦𝐨: una contrazione involontaria della palpebra che può impedire di vedere. A ricordarlo è stato Cesare Montecucco, professore emerito all’Università di Padova, durante i nostri eventi scientifici.

🔎 Negli anni ’90, in Italia, pochissimi medici praticavano micro-iniezioni locali. A Bologna, un’anziana paziente fu trattata da un oculista per 37 volte, ogni quattro mesi, riuscendo così a continuare a leggere, vedere e vivere normalmente. Ma accadde qualcosa di inatteso: sparirono anche le rughe perioculari, le cosiddette “zampe di gallina”.

📍 Fu un 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐢𝐩𝐢𝐭𝐲. L’effetto venne notato da un’oftalmologa canadese e studiato insieme al marito dermatologo, dando origine, tra il 1992 e il 1993, a una vera rivoluzione nella medicina estetica del volto.

Non solo, trattando le rughe frontali, circa il 40% dei pazienti con emicrania cronica smise di avere attacchi per mesi, un beneficio oggi approvato dalla Food and Drug Administration.

23/02/2026

Roma, 23 febbraio 2026 (Agenbio) – Il Long Covid potrebbe lasciare tracce nel cervello che ricordano, almeno in parte, quelle tipiche dell’Alzheimer. È quanto emerge da una ricerca condotta alla NYU Langone Health e alla NYU Grossman School of Medicine, guidata dai neurologi Yulin Ge e Thomas W...

14/02/2026
Facciamo chiarezza sugli ormoni bioidentici 
14/02/2026

Facciamo chiarezza sugli ormoni bioidentici 

I nuovi farmaci antiobesità stanno dimostrando numerosi benefici oltre al calo di peso. Questo un ultimo lavoro.
14/02/2026

I nuovi farmaci antiobesità stanno dimostrando numerosi benefici oltre al calo di peso. Questo un ultimo lavoro.

Si allunga la lista dei benefici collegati all'assunzione dei farmaci anti-obesità. (ANSA)

Ecco cosa succedeva..
14/02/2026

Ecco cosa succedeva..

Dopo cinque anni di ricerche, un team internazionale guidato dall'Università Flinders in Australia e dall'Università di Greifswald in Germania ha finalmente chiarito con precisione molecolare cosa succedeva in quei rarissimi casi di trombosi dopo il vaccino AstraZeneca.

Lo studio, appena pubblicato sul New England Journal of Medicine, è uno di quei lavori che ti fa dire "ecco, ora tutto ha senso" e che potrebbe cambiare il modo in cui sviluppiamo i vaccini a vettore virale in futuro.

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2514824?fbclid=IwVERTSAP8GUFleHRuA2FlbQIxMABzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR5TakDPK6iDTl57xYv2gLn46X_xCtkT4wk7ao4TdsnxzG_Wu1ostPiR6W2OhQ_aem_1TaO6Er6dtgHabFZMpjl7g

Facciamo un passo indietro. Nel 2021, durante la pandemia, iniziarono a emergere casi strani di persone vaccinate con AstraZeneca (e in misura minore con Johnson & Johnson) che sviluppavano trombosi in posti davvero insoliti, come il seno venoso cerebrale o le vene addominali, accompagnate da un calo delle piastrine. La sindrome venne chiamata VITT, acronimo di Vaccine-Induced Immune Thrombocytopenia and Thrombosis. Era rarissima, parliamo di circa un caso ogni 200.000 vaccinati, ma quando si verificava poteva essere devastante, con una mortalità significativa.

Da subito gli scienziati capirono che c'era qualcosa di anomalo nel sistema immunitario di queste persone. I pazienti colpiti mostravano anticorpi contro il fattore piastrinico 4, o PF4, una proteina che fa parte del normale meccanismo di coagulazione del sangue. Era come se il corpo confondesse qualcosa del vaccino con una delle proprie proteine e si mettesse ad attaccarla. Il quadro clinico somigliava alla trombocitopenia indotta da eparina, una condizione rara che si vede in alcuni pazienti trattati con questo anticoagulante, ma qui non c'era eparina di mezzo.

Mistero.

Nel 2022, il team di ricercatori aveva già fatto un primo passo importante identificando un fattore di rischio genetico. Le persone che sviluppavano VITT avevano tutte una particolare variante di un gene che codifica per la catena leggera delle immunoglobuline, chiamata IGLV3-21*02 o *03. Sì tratta di un gene comunissimo, ce l'ha dal 40 al 60% della popolazione, soprattutto tra gli europei, ma chiaramente non bastava la sua presenza per sviluppare la VITT, visto che solo una persona su 200.000 veniva colpita. Doveva esserci qualcos'altro.

Ed è qui che arriva lo studio del 2026 a chiudere il cerchio. I ricercatori hanno sequenziato gli anticorpi dei pazienti con VITT, li hanno mappati con la spettrometria di massa ad alta risoluzione, hanno creato versioni ingegnerizzate in laboratorio e le hanno testate in modelli murini umanizzati. Quello che hanno scoperto è affascinante e un po' inquietante allo stesso tempo.

Il colpevole è una proteina virale specifica: la VII, o pVII, che fa parte del nucleo dell'adenovirus usato come vettore nel vaccino. Ha una struttura che assomiglia molto al PF4 umano, ed è qui che sta il problema. Quando il sistema immunitario di una persona con la variante genica IGLV3-21*02 o *03 si trova esposto all'adenovirus del vaccino (o anche a un'infezione naturale da adenovirus, come hanno scoperto in studi precedenti), inizia a produrre anticorpi contro la pVII. Fin qui tutto normale, è esattamente quello che il sistema immunitario dovrebbe fare.

Tuttavia, in rarissimi casi, durante il processo succede qualcosa di pericoloso. In una delle cellule B che producono anticorpi contro pVII avviene una mutazione somatica specifica, chiamata K31E, che cambia un singolo aminoacido nella catena leggera dell'anticorpo, sostituendo una lisina carica positivamente con un acido glutammico carico negativamente.

Sembra un dettaglio minuscolo, ma è sufficiente a cambiare completamente il bersaglio dell'anticorpo. Invece di legarsi alla pVII virale, l'anticorpo mutato preferisce legarsi al PF4 umano, e quando tali anticorpi si attaccano al PF4, attivano le piastrine, innescando sia la formazione di trombi che il "consumo" delle piastrine stesse.

Per dimostrare che la mutazione era davvero la causa, i ricercatori hanno preso gli anticorpi VITT ingegnerizzati e "retromutato" la K31E riportandola alla forma originale K31. Risultato? Gli anticorpi perdevano completamente la loro attività protrombotica sia in vitro che in vivo.

Tale scoperta ha implicazioni importanti per il futuro. Primo, perché ora sappiamo esattamente cosa modificare nei vaccini a vettore adenovirale per evitare il problema. Basta ridisegnare la proteina pVII in modo che non somigli più al PF4 umano, e il problema dovrebbe scomparire. Secondo, perché ci aiuta a capire meglio come funziona l'ipermutazione somatica, quel processo che normalmente serve a rendere gli anticorpi più efficaci contro i patogeni ma che, in circostanze rarissime come quella descritta, può andare storto e creare autoimmunità.

In ogni caso, c'è un punto che mi preme sottolineare, perché c'è ancora molta confusione in giro. Il vaccino di AstraZeneca non era affatto un vaccino scadente o pericoloso. È stato demonizzato da una certa stampa allarmistica che ha fatto terrorismo mediatico senza contestualizzare i numeri. Parliamo di un rischio di circa uno su 200.000, mentre il rischio di trombosi dall'infezione da COVID-19 era da 50 a 70 volte superiore, come ha dimostrato lo studio TREASURE italiano del 2021. Ripeto: esisteva 50-70 volte più probabilità di sviluppare trombosi prendendosi il COVID che vaccinandosi con AstraZeneca.

https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/covid-e-trombosi-chi-si-vaccina-rischia-volte-in-meno-di-chi-si-infetta-lo-studio-italiano/

Il vaccino è stato ritirato perché nel frattempo erano arrivate alternative migliori: Pfizer e Moderna, i vaccini a mRNA, che non solo non davano questo problema (perché non usano l'adenovirus come vettore) ma si erano anche dimostrati più efficaci contro le nuove varianti. In un mercato saturo di vaccini più sicuri ed efficaci, AstraZeneca non aveva più senso commerciale. Punto.

Ma facciamo un esperimento mentale.

Se non ci fossero stati Pfizer e Moderna, se AstraZeneca fosse stato l'unico vaccino disponibile, cosa sarebbe stato più saggio fare? Usarlo eccome, perché avrebbe salvato centinaia di migliaia di vite in più di quante ne avrebbe messe a rischio con la VITT. Al massimo si sarebbe potuta fare un'esenzione per alcune categorie a rischio, se fossero emerse, ma i dati non mostravano neanche questo in modo chiaro. L'unico fattore predisponente era avere l'allele IGLV3-21*02 o *03 più la mutazione somatica K31E, una combinazione talmente rara e imprevedibile che uno screening preventivo non aveva senso.

E ricordiamoci anche che AstraZeneca aveva vantaggi non indifferenti: costava meno, si conservava a temperature di frigorifero normale (non serviva la complessa e costosa catena del freddo necessaria per i vaccini a mRNA), era più facile da produrre e distribuire su larga scala. Per i paesi in via di sviluppo, per le aree remote, per le situazioni di emergenza, è stato un salvavita. Letteralmente.

Questa ricerca dimostra che la scienza, quando le si dà tempo e risorse, riesce a rispondere anche alle domande più complicate. Dal 2021 al 2026, cinque anni di lavoro meticoloso hanno permesso di passare da "vediamo queste trombosi strane" a "ecco esattamente quale proteina virale, quale mutazione genetica, quale aminoacido cambiato causa il problema".

Ora che sappiamo come funziona, possiamo progettare vaccini a vettore adenovirale ancora più sicuri. Stiamo parlando di una tecnologia ancora preziosa perché è versatile, economica, facile da produrre e, come già detto, non richiede la catena del freddo.

La morale della storia? La scienza funziona. I vaccini funzionano. E quando emergono problemi rari ma seri, la risposta giusta non è il panico o la demonizzazione, ma la ricerca seria che identifica cause e soluzioni. Il vaccino AstraZeneca ha salvato milioni di vite durante la pandemia, nonostante il rischio minuscolo di VITT e ora, grazie a questo studio, abbiamo gli strumenti per rendere i vaccini futuri ancora più sicuri.

11/02/2026

11 febbraio 2026
👩🏻‍⚕️ GIORNATA MONDIALE DELLE DONNE E DELLE RAGAZZE NELLA SCIENZA 🔬

Istituita il 22 dicembre 2015 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la giornata riconosce il ruolo fondamentale che le donne e le ragazze svolgono nella scienza e nella tecnologia.
Lo scopo è quello di promuovere un accesso pieno e paritario alla partecipazione alla scienza per donne e ragazze e di combattere il pregiudizio, privo di fondamento scientifico, secondo cui il genere femminile è "meno portato" per queste materie.
Un pregiudizio estremamente dannoso che condiziona il futuro delle ricercatrici.

"Un significativo e persistente divario di genere caratterizza da sempre la partecipazione femminile nelle cosiddette discipline STEM, ossia: Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica. Nonostante tale divario sia più o meno rilevante a seconda dei diversi contesti nazionali, e in molti casi la partecipazione femminile all’educazione universitaria abbia raggiunto livelli significativi, questa tendenza è generalmente riscontrabile in tutto il contesto globale. Per dare un’idea, basti considerare che statisticamente, a livello internazionale, le donne e le ragazze costituiscono solo il 28% dei laureati in ingegneria e il 40 di quelli laureati in informatica e computer science. Passando invece al campo della ricerca, è interessante notare come alla percentuale femminile di ricercatori, stimata intorno al 33,3%, siano garantite di solito borse significativamente inferiori a quelle dei colleghi maschi, tendendo ad avere una vita lavorativa più corta e peggio pagata."
(Fonte: ONU Italia)
.. e io sono profondamente orgogliosa di essere donna, di aver scelto il mestiere di medico e di poter dare il mio contributo alla scienza, ogni giorno ❤

06/02/2026

Oggi, 4 febbraio, è la giornata mondiale CONTRO IL CANCRO

Vediamo in dettaglio i dati del rapporto 2025 della fondazione AIOM.

📊 Principali dati epidemiologici
Nel 2025 in Italia sono stimati circa 390.000 nuovi casi di tumore, un numero stabile rispetto al 2024.
Negli ultimi 10 anni, però, la mortalità per cancro è diminuita del 9%, con cali più evidenti nei tumori del polmone (-24%) e del colon-retto (-13%).
I risultati italiani sono migliori della media europea e si traducono in una maggiore sopravvivenza a 5 anni per i tumori più frequenti.

📊 Sopravvivenza a 5 anni
Mammella: 86% in Italia vs ~83% in Europa.
Colon-retto: 64,2% vs ~59,8%
Polmone: 15,9% vs ~15%

🩺 Prevenzione e screening
Tra il 2020 e il 2024 è aumentata l’adesione ai programmi di screening oncologici (mammografia, sangue occulto nelle feci, screening tumore cervice), con forti recuperi anche nel Meridione.

🚑 Criticità e disuguaglianze
Circa il 15% delle pazienti del Sud si sposta in un’altra regione per la chirurgia al seno, indice tre volte superiore rispetto al Centro-Nord; in Calabria la quota sfiora il 50%.
Persistono inoltre diseguaglianze territoriali nell’accesso alla diagnosi precoce e nella prevenzione primaria (stili di vita, fumo, obesità).

⚠️ Per quanto riguarda la prevenzione primaria e gli stili di vita, persistono fattori di rischio significativi:
Il 24% degli adulti fuma
Il 33% è in sovrappeso e il 10% obeso
Il 58% consuma alcol
Il 27% è sedentario

👉🏻 Il rapporto conferma i progressi nella lotta ai tumori ma evidenzia criticità organizzative e regionali che influenzano l’accesso alle cure e la qualità dell’assistenza. Inoltre, va ricordata l'importanza dell'informazione al fine di fare una corretta prevenzione, sia in termini di stile di vita che di screening.

Fonti nel primo commento.
Rielaborazione grafica con NotebookLM

06/02/2026

Oggi è la Giornata mondiale contro il cancro e colgo l'occasione per riportarvi alcuni dati diffusi recentemente dalla Fondazione AIRC che meritano attenzione.

In Italia nel 2025 sono state registrate circa 390 mila nuove diagnosi di tumore, con una distribuzione che segue pattern ormai consolidati, ma che restano comunque impressionanti nei numeri assoluti. Il tumore alla mammella guida la classifica con 53.686 casi, seguito dal colon-retto con 48.706, dal polmone con 44.831, dalla prostata con 40.192 e dalla vescica con 31.016 casi.

https://www.airc.it/news/numeri-del-cancro-2025

Quello che emerge con chiarezza è la differenza significativa tra uomini e donne nella distribuzione dei tumori. Negli uomini quattro tipi di cancro rappresentano da soli oltre il 58% delle diagnosi totali, mentre nelle donne cinque tipi arrivano a coprire quasi il 60% dei casi. Tale concentrazione su poche forme tumorali ha implicazioni importanti per le strategie di screening e prevenzione, perché significa che concentrando gli sforzi su specifici tumori si potrebbe intercettare una fetta molto rilevante delle diagnosi in fase precoce.

Il dato che però merita particolare attenzione viene dallo studio pubblicato su Nature Medicine coordinato dall'International Agency for Research on Cancer.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41634393/

Analizzando 36 fattori di rischio in 185 Paesi, i ricercatori hanno calcolato che circa il 37,8% dei nuovi casi di cancro nel 2022 era attribuibile a fattori di rischio modificabili. In Italia questa percentuale sale addirittura al 41,7%. Stiamo parlando di quasi la metà dei tumori che potrebbero essere prevenuti intervenendo su comportamenti e fattori ambientali.

Il fumo resta il primo fattore di rischio con il 24,4% dei casi in Italia, seguito dall'esposizione lavorativa al 7,2%, dalle infezioni al 6,9% e il consumo di alcol al 3,5%.

È interessante notare come il quadro stia cambiando, con le donne nei Paesi occidentali che vedono il fumo superare le infezioni da Papillomavirus come principale fattore di rischio, mentre in alcuni contesti l'obesità sta emergendo come minaccia crescente. Un trend che riflette cambiamenti sociali e culturali profondi che hanno impatto diretto sull'epidemiologia oncologica.

La questione degli screening rimane sicuramente centrale.

I dati mostrano che i programmi di diagnosi precoce per colon-retto, mammella, cervice uterina e polmone per i forti fumatori potrebbero ridurre significativamente l'incidenza e migliorare le possibilità di trattamento efficace. Eppure l'adesione resta subottimale in molte aree del Paese. C'è un gap evidente tra la disponibilità di strumenti efficaci e il loro utilizzo effettivo da parte della popolazione.

Colpisce anche il fatto che, nonostante i progressi terapeutici degli ultimi decenni, la maggior parte della riduzione della mortalità derivi ancora da prevenzione e screening piuttosto che dalle cure. Questo non sminuisce l'importanza della ricerca, sulla quale la Fondazione AIRC ha investito oltre 2,5 miliardi di euro in sessant'anni, ma sottolinea quanto margine di miglioramento ci sia ancora sul versante della prevenzione primaria e secondaria.

Dietro i numeri riportati, però, ci sono persone. Ricordiamolo sempre.

390.000 diagnosi significano altrettante vite che cambiano radicalmente, famiglie che si trovano ad affrontare un percorso difficile fatto di paura, speranza, cure, attese. A chi sta combattendo una dura battaglia e a chi gli sta accanto voglio dire che non siete soli. La ricerca va avanti, i trattamenti migliorano, e ogni giorno ci sono storie di persone che ce la fanno. So che è un cammino in salita, che ci sono momenti in cui sembra troppo faticoso, ma la vostra forza e la vostra resilienza sono importanti non solo per voi stessi ma per tutta la comunità scientifica e medica che lavora per trovare soluzioni sempre più efficaci. Ogni paziente che affronta questo percorso contribuisce, anche senza saperlo, al progresso della conoscenza medica. È un valore immenso.

L'approccio scientifico alla prevenzione oncologica è maturo e basato su evidenze solide, ma la traduzione di tali conoscenze in comportamenti concreti e politiche sanitarie efficaci rimane una sfida aperta. Abbiamo gli strumenti, abbiamo i dati, sappiamo cosa funziona. La vera domanda è come colmare il divario tra ciò che conosciamo e ciò che effettivamente facciamo, perché è lì che si gioca la riduzione reale dei tumori evitabili.

Indirizzo

Via Creta 26
Brescia
25124

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 19:00
Martedì 14:00 - 19:00
Mercoledì 14:00 - 19:00
Giovedì 14:00 - 19:00
Venerdì 14:00 - 19:00

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