Dott.ssa Jessica Caramia

Dott.ssa Jessica Caramia Psicologa psicoterapeuta SPP specializzata nel trattamento degli adolescenti e degli adulti. Mi occupo di depressione, ansia, problemi emotivo-relazionali

05/02/2026

COME FUNZIONA L’EFFETTO PLACEBO?

Nathan Hill è uno scrittore che fa ricerca e che non lesina in dettagli. La bibliografia è sterminata perché il libro è pieno di letteratura scientifica: per avere il materiale per scrivere questo romanzo va sulla sociologia, la psicologia, l’informatica, la genetica, l’arte, l’agrotecnica e ancora oltre, creando un vero e proprio libro-mondo. Il libro stesso infatti è un ipertesto con link da cliccare per aprire ulteriori finestre a seconda degli interessi personali e io ho deciso di aprire quella sull’effetto placebo.

Ma come funziona davvero l’effetto placebo?

Innanzitutto il placebo è una sostanza priva di principi attivi specifici, ma che viene somministrata come se avesse veramente proprietà curative o farmacologiche. Lo stato di salute del paziente che ha accesso a tale trattamento può migliorare, a condizione che il paziente riponga fiducia in tale sostanza o terapia. Questo miglioramento indotto dalle aspettative positive del paziente è detto effetto placebo.

Ma perché le aspettative agiscono sull’efficacia del placebo?

Nathan Hill lo spiega bene: perché le aspettative creano una narrazione, determinano una forte sensazione di significato e di sostanzialità attorno al placebo. L’effetto placebo è quindi la risposta del cervello alla ricerca di un significato. Una storia può agire con la stessa forza di un farmaco. E così Elizabeth, la protagonista di questo romanzo, inizia a creare esperienze fittizie che provocano reazioni fisiche e psicologiche reali dandosi al mercato delle pozioni d’amore.

Vi auguro una buona lettura e un buon approfondimento del tema!



03/02/2026

Nella seconda fatica di Nathan Hill seguiamo la relazione tra Jack ed Elizabeth nella pulsante Chicago degli anni ’90. I...
02/02/2026

Nella seconda fatica di Nathan Hill seguiamo la relazione tra Jack ed Elizabeth nella pulsante Chicago degli anni ’90. In uno dei quartieri più bohemien della città i due si incontrano e si innamorano dopo una lunga osservazione silenziosa vicendevole da una finestra all’altra (i due sono dirimpettai). Questo inizio romantico era un racconto da cui Hill è partito per costruire il romanzo che ci fa rincontrare la coppia in crisi 20 anni dopo. L’idea di Hill di fermarsi a riflettere su un matrimonio 20 anni dopo l’idillio iniziale è piuttosto inedita dato che generalmente si parla sempre solo dell’inizio. E dopo?

Per Hill è importante soffermarsi, oltre sulla relazione, anche sulle caratteristiche della società americana: attraverso l’analisi di una relazione di coppia, egli analizza la società contemporanea mettendo in luce temi come la gentrificazione, l’ossessione per la ricerca del benessere, l’arte e il mercato dell’arte, le case e il mercato immobiliare, la scena della controcultura che diventa mainstream borghese, i sentimenti e il mercato dei sentimenti perché Wellness alla fine è un posto dove compri i sentimenti con una pillola o uno spray da inalare. Nathan Hill parte quindi dai rapporti umani e familiari per allargare il focus e parlare di ciò che c’è di marcio nella società contemporanea, scrivendo un romanzo che è quasi un trattato di sociologia.

La bibliografia è sterminata: per avere il materiale per scrivere questo romanzo Hill va ovviamente sulla sociologia, ma anche sulla psicologia, l’arte, la finanza, l’informatica mostrando una grande capacità di approfondire alcune tematiche della realtà che viviamo anche da un punto di vista tecnico-scientifico. Wellness diventa così un libro-mondo dove c’è tutto, tutta la vita. Il libro stesso può essere usato dal lettore come un ipertesto con link da cliccare per aprire ulteriori finestre a seconda degli interessi personali.

Una grande epopea delle famiglie e un affresco un po’ spietato della società contemporanea. Nota negativa: la copertina piuttosto respingente e che c’entra poco con il romanzo.

Vi auguro una buona lettura!

28/01/2026

🧠 CHE COS’E’ IL SUPER-IO?

In questo libro interessantissimo, “La vita normale”, Jasmina Reza entra nelle aule di tribunale per seguire alcuni casi, anche casi di efferati omicidi. Tuttavia non si concentra mai nei processi sulla colpevolezza dell’imputato, anzi sta dalla sua parte cercando con curiosità di capirne le motivazioni, e nel farlo ci toglie dal ruolo di giudici, a cui siamo così abituati nella nostra vita quotidiana.

Ma da dove viene questo giudice interiore che ci rende anche così giudicanti nei confronti degli altri?
Oggi ho scelto questo saggio, “L’Io e l’Es” di Sigmund Freud perché è lì che compare per la prima volta il Super-Io come istanza psichica vera e propria. Nel linguaggio comune, il Super-Io è spesso travisato e ritenuto un’istanza superiore, un superuomo. In realtà si tratta di un’istanza interiore che funge da censore interno che giudica gli atti e i desideri del soggetto ed è costituito da un insieme di divieti e comandi che condizionano in vario modo sin dall’infanzia i comportamenti umani.

Questo giudice ha una funzione positiva, come regolatore dei desideri e delle pulsioni umane, ma può anche diventare un tiranno che ci perseguita causando un senso continuo di oppressione e di frustrazione interiore. Come se non fossimo mai adeguati.

Questa istanza censoria può essere anche proiettata all’esterno e allora ci sentiamo perseguitati dai giudizi degli altri oppure diventiamo troppo rigidi e giudicanti nei confronti dei comportamenti altrui.

Vi auguro una buona lettura e un buon approfondimento del tema!


bookstagram

《Crede al bene e al male. È solo una giudice. Non ha imparato a superare le categorie》.
19/01/2026

《Crede al bene e al male. È solo una giudice. Non ha imparato a superare le categorie》.




In un contesto in cui siamo costantemente inondati di narrazioni sulle vite degli altri la Reza si chiede: ma che cos’è ...
15/01/2026

In un contesto in cui siamo costantemente inondati di narrazioni sulle vite degli altri la Reza si chiede: ma che cos’è una vita normale? Cosa c’è dietro? E ci dice che sotto la vita normale spesso ci sono storie drammatiche. Non è sempre facile mettere insieme i due aspetti, normalità ed efferatezza. Così il tribunale diventa per lei un buon punto di partenza per sondare questa duplicità. La Reza entra nelle aule di tribunale, assiste ai dibattimenti e in questo libro raccoglie alcune di queste storie. Nei tribunali c’è la pretesa di vedere i fatti con una presunta oggettività: la Reza smonta questa pretesa, segue certi atteggiamenti sgonfiandoli, ma senza perdere il rispetto per il genere umano. E lo fa benissimo, col grande stile che la contraddistingue. Lei va oltre le categorie di giusto e sbagliato, buono e cattivo, vero e falso, puntando dritta all’umanità delle persone senza giudicarle. Schierandosi dalla parte dell’imputato, fa capire che non è tutto bianco o nero. E’ un’operazione che ci apre molto all’altro e all’incontro con l’altro. Solitamente si dice che da vicino nessuno è normale: sembra che la Reza ci dica il contrario, che da vicino siamo tutti normali, anche chi compie atti efferati. Avvicinandosi, il male diventa banale.

La Reza ha un talento indiscutibile. Innanzitutto lei riesce in un’operazione difficile: chiudere in una frase tanti concetti, a volte alti a volte banali, con un’enorme sintesi stilistica che si presta a tante interpretazioni contemporaneamente. Ha una consapevolezza narrativa enorme.

C’è un’abbondanza di stimoli in questi racconti che non sempre è facile tenere insieme. E’ un libro da leggere piano e da rileggere, sul quale soffermarsi gustandosi le parole e rallentando il ritmo della lettura. Questo è un libro che non può assolutamente essere divorato, va fatto decantare, va pensato con calma. Non è un racconto di fatti, questi racconti sono densi di significato e vanno capiti. E comprendere richiede tempo.

In questo libro c'è tutta la sua lucidità tagliente, il suo dire cose inaspettate. Il suo sguardo intelligente, curioso, insolito e controtendenza è irresistibile.

Vi auguro una buona lettura!

12/01/2026

Questo bellissimo memoir parla dell’accettazione di chi siamo e di chi non saremo mai. L’autore è affetto da una disabilità che gli ha modificato il corpo, ma le disabilità non sono tutte uguali e vi è chi, come Jan Grue, ha una sessualità appetibile ed usuale, mentre c’è chi, come lo scrittore Mark O’Brian, deve rivolgersi alle s*x surrogate.

🧠 Ma chi sono i s*x surrogate?
I s*x surrogate, o assistenti sessuali, sono operatori professionali (uomini o donne) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale che devono avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali “sane” per poter lavorare con persone con vari tipi di disabilità al fine ultimo di renderle il più possibile autonome, sia a livello relazionale che fisico che sessuale. In Italia Maximiliano Ulivieri ha fondato il Comitato Love Giver, un'associazione che offre assistenza alla sessualità ai disabili e che forma gli operatori. L’iter formativo è piuttosto complesso: innanzitutto gli aspiranti operatori vengono sottoposti ad un test psicoattitudinale somministrato da uno psicologo psicoterapeuta. Superato il test, l'operatore viene sottoposto a 200 ore di formazione, fianco a fianco con psicologi, sessuologi, avvocati e medici. Questi ultimi spiegano le varie disfunzioni sessuali legate alle varie patologie. Seguono 100 ore di tirocinio all'interno di associazioni che hanno aderito all'osservatorio nazionale di Love Giver. Dal 2013 oltre 4.000 persone si sono rivolte a Love Giver per chiedere supporto per i propri cari e la maggior parte delle richieste provengono da famiglie con persone affette da autismo. Dopo l'esame del caso, si accede a 8 incontri, che comprendono la fase dell'ascolto e della scoperta del proprio corpo.

Quando si parla di sesso la mentalità si restringe e molto spesso la funzione dei s*x surrogate viene screditata o vista negativamente come ulteriore motivo di ghettizzazione del disabile. Credo invece che l’esistenza di questi operatori sia preziosissima nel percorso di ricerca di una vita piena e felice da parte delle persone affette da diverse disabilità, e ce ne sono tantissime, che interferiscono col funzionamento relazionale e sessuale.

Buon approfondimento!

“La mia vita come la vostra” è un memoir sul lutto di chi non saremo mai, sull’accettazione di quello che siamo e della ...
08/01/2026

“La mia vita come la vostra” è un memoir sul lutto di chi non saremo mai, sull’accettazione di quello che siamo e della vita che non avremo mai.

Affetto fin da bambino da una patologia neuromuscolare che limita i suoi movimenti e abbrevia di molto le sue aspettative di sopravvivenza, almeno sulla carta, l’autore racconta di come si sia riappropriato di sé stesso, in un percorso di ferma autodeterminazione, che l’ha portato a fare carriera in ambito accademico, viaggiare, innamorarsi, diventare padre.

Lungo questo percorso, Jan Grue riflette sull’identità, il tempo, la memoria elaborando il lutto per il corpo che non ha avuto. La sua aspirazione è di essere normale come tutti gli altri, consapevole di non esserlo ma senza rabbia, perché essere arrabbiato tutta la vita significherebbe sprecarla. Parla del suo corpo con grande naturalezza, sebbene sappia che è un corpo cibernetico che non può prescindere dalla sedia a rotelle.

Jan Grue riesce a rendere possibili cose impossibili sulla base di una diagnosi che lo aveva ingabbiato e limitato. Noi siamo convinti che le persone con una disabilità come la sua non possano fare un sacco di cose, allora lui insiste perché vorrebbe dire: io le faccio le cose, ma in altri modi, magari diversi rispetto a come pensate voi.

Questo libro scardina la narrazione della disabilità legata a un certo modo di percepire queste persone. Siamo noi che non vogliamo vedere che una persona con delle disabilità può avere una vita come la nostra. E parliamo di disabilità come se fossero tutte uguali, invece sono tutte diverse: per esempio rispetto alla sessualità egli cita lo scrittore Mark O’Brian che deve necessariamente rivolgersi alle s*x surrogate, mentre Jan Grue ha una sessualità appetibile ed usuale.

L’autore ha uno sguardo deluso e critico nei confronti del mondo, soprattutto sul tema dell’accessibilità. C’è in questo libro un invito rivolto alla società, che deve essere costruita anche sui pochi, trasmettendo quindi un messaggio potente, ma tenero e senza arroganza. L’invito dell’autore su un piano socio-politico è di costruire una società che parta dalle esigenze di tutti, non solo dei più.

Vi auguro una buona lettura!

07/01/2026

In questo romanzo distopico, “contatto senza intimità” l’umanità è costretta a vivere l’esperimento di un’asettica “società senza contatto”, regolata sotto ogni aspetto da un’Intelligenza Artificiale centralizzata. Una società addestrata, in altre parole, all’evitamento di ogni prossimità fisica, ritenuta dannosa. Nessuno scienziato fu in grado di confutare le conclusioni dell’AI e di dimostrare non solo che il contatto fisico non è dannoso, ma che addirittura è fondamentale per uno sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale sano. Probabilmente nessuno aveva letto i libri di Renè Spitz e oggi vorrei servirmi di questo manuale, “l’osservazione diretta del bambino”, per parlarne.

Spitz è uno psichiatra che studiò il rapporto tra madri e bambini durante la prima infanzia.
Mise così a confronto due gruppi di bambini istituzionalizzati: il primo era costituito da figli di donne detenute in un carcere femminile, che avevano la possibilità di dedicarsi personalmente ai loro piccoli. Il secondo comprendeva infanti abbandonati e ricoverati in un brefotrofio. Spitz notò che nel secondo gruppo, malgrado la presenza di operatrici professioniste, i bambini presentavano un quadro clinico preoccupante. Molti di essi non crescevano regolarmente: soffrivano di evidenti ritardi nello sviluppo cognitivo e motorio nonché di un marcato abbassamento delle difese immunitarie. Il 37,3% di essi morì entro il secondo anno di vita.

Com’era possibile tutto ciò? Spitz ne diede la seguente spiegazione: il bambino non ha bisogno solo di cure materiali, ma anche e soprattutto di stabilire con la madre o il caregiver un forte legame affettivo. I sorrisi, le carezze, il tono della voce della madre e anche il contatto fisico col corpo di lei stimolano nel piccolo una reazione positiva assolutamente necessaria per il corretto sviluppo. Se invece questo legame viene a mancare, il bambino si sente abbandonato. Ecco quindi che lo stress emotivo causato dalla mancanza di una reale figura materna si ripercuote sulla maturazione del bambino, dando luogo a una serie di gravi disturbi fisici e psicologici.

Vi auguro una buona lettura e un buon approfondimento del tema!

In questo libro distopico l’autrice taiwanese Lin Hsin-Hui imbastisce un romanzo che si impone come incubo a occhi apert...
02/01/2026

In questo libro distopico l’autrice taiwanese Lin Hsin-Hui imbastisce un romanzo che si impone come incubo a occhi aperti in cui l’umanità si arrende senza condizioni all’intrusivo potere scientifico-tecnologico dell’AI. I temi portanti su cui si concentra sono quelli di libertà e libero arbitrio.

In uno scenario desolato da perenne lockdown, Lin pedina la vita della protagonista, una ragazza costretta a vivere l’esperimento di un’asettica “società senza contatto”, regolata sotto ogni aspetto da un’Intelligenza Artificiale centralizzata. Una società addestrata all’evitamento di ogni prossimità fisica, ritenuta matrice di infelicità. Le sole esperienze relazionali concesse dal potere artificiale sono sintetiche, e ben presto la donna ne diventa dipendente. Ma le esperienze sintetiche non bastano a compensare lo struggente desiderio di contatto che muove la ragazza.

Proprio per assecondare questa necessità, aderisce al programma di ibridazione bio-sintetica che la sincronizza a una metà artificiale, congegnata per instaurare con lei una relazione ideale, tanto simbiotica e coinvolgente quanto asessuata. Per farlo, rinuncia al suo corpo umano che viene rimpiazzato con un corpo sintetico perfetto privo di attributi sessuali, aspetto che consente all’autrice di indagare un mondo in cui le differenze di genere non esistono più.

Tuttavia, con il procedere delle esperienze, il rapporto con l’androide si palesa via via più invasivo, e le poste in gioco di questa "intimità senza contatto" diventano la coscienza e il libero arbitrio della giovane donna. Difatti, utilizzando i dati in suo possesso, l’AI centralizzata conclude che la causa della sofferenza umana risiede nel libero arbitrio. Per raggiungere la felicità e la piena soddisfazione è necessario privare gli esseri umani di questo dannoso fardello.

Attraverso una narrazione ansiogena e incalzante, Lin Hsin-hui ci regala un esordio vigoroso, specchio deformato e plausibile di un mondo preda di un assoluto artificiale che rischia di soppiantare il genere umano. La fantascienza parte sempre dalla realtà per poi andare oltre, parlandoci quindi di un futuro vicino.

Vi auguro una buona lettura!

Indirizzo

Via Toti 7 Bresso
Bresso
20091

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