10/02/2026
Con il suo esordio nella narrativa, Claire Lynch si afferma come una nuova voce nel panorama della narrativa LGBTQ+ inglese, trattando temi universali come identità, appartenenza e relazioni familiari con uno stile elegante, misurato seppur con una temperatura emotiva elevata, senza cadere mai nel patetico.
Questo romanzo parla di come l’inadeguatezza legale e pedagogica del sistema di tutela dei minori negli anni ’80 abbia distrutto un rapporto madre-figlia. E’ l’anno 1982, Dawn ha solo ventitré anni, ma ha già una figlia, Maggie, un marito, Heron, e un futuro semplice ma stabile. Durante una giornata qualsiasi, Dawn conosce Hazel, una donna che le fa provare qualcosa di sconosciuto, così confessa tutto al marito. Heron non è un uomo cattivo, è piuttosto un uomo banale e limitato. Si rivolge ad un legale e si tutela in una cosa standard che è tutelata dalla legge dell’epoca. E la giustizia di quel tempo prevede che la figlia stia con il padre e non veda più la madre, considerata dalla legge, aprioristicamente in quanto omosessuale, inadeguata e deviante. Maggie cresce credendo di essere stata abbandonata dalla madre finchè non rinviene tra le scartoffie del padre il fascicolo del divorzio, scoprendo che in realtà la figura della madre le è stata alienata.
Il romanzo si muove su due piani temporali: quello di Maggie ed Heron, figlia e padre oggi, e quello di Dawn ed Hazel negli anni ’80 avvicinando cose che sembrano agli antipodi, si fa molta fatica a decostruire la realtà odierna per entrare in quella realtà che, seppure non così lontana nel tempo, è così diversa, quasi inimmaginabile. Oggi la situazione è cambiata non solo dal punto di vista legale, ma anche pedagogico. La cultura nei confronti dei bambini si è radicalmente modificata: sapere da dove vieni è diventato un diritto inalienabile, difatti si dice ai bambini fin da piccolissimi che sono stati adottati e oggi è sempre più facile per i figli di fecondazione assistita risalire ai genitori biologici.
Una storia che è un dramma difficile da dimenticare e una denuncia spietata contro l’omofobia che costringeva le donne lesbiche a rinunciare al loro ruolo di madri e di persone perché giudicate diverse.