22/12/2025
Verissimo
🔥 𝐒𝐓𝐎𝐌𝐀𝐂𝐎 – 𝐈𝐋 𝐅𝐔𝐎𝐂𝐎 𝐂𝐇𝐄 𝐓𝐑𝐀𝐓𝐓𝐈𝐄𝐍𝐄 𝐈𝐋 𝐒𝐄𝐍𝐒𝐎 🔥
Non è solo bruciore.
È un messaggio che sale.
Non è solo reflusso.
È qualcosa che non ha trovato spazio per scendere.
Non è solo gastrite.
È un fuoco che si è acceso per difendersi.
Lo stomaco non digerisce soltanto il cibo.
Digerisce la vita.
È il primo luogo dove il mondo entra e chiede permesso.
Dove ciò che vivi domanda, in silenzio:
“Posso diventare parte di te?”
Qui non nasce il pensiero.
Qui nasce la fiducia.
Lo stomaco vive sospeso sotto il diaframma come una fiamma custodita dal respiro.
Ogni inspirazione gli dà spazio.
Ogni espirazione gli dà pace.
Ma quando il respiro resta alto,
quando il torace è rigido,
quando la vita viene affrontata in apnea,
lo stomaco perde il suo cielo.
Si comprime.
Si tende.
Si difende.
E allora ciò che dovrebbe andare avanti, risale.
Non per errore.
Per essere ascoltato.
Il reflusso non è una colpa chimica.
È una pressione meccanica ed emotiva.
È qualcosa che bussa dall’interno perché non è stato accolto.
La digestione non ama la fretta.
Non ama il controllo.
Non ama l’obbligo.
Ogni pasto mangiato senza presenza,
ogni emozione ingoiata senza consenso,
ogni scelta fatta contro il proprio sentire
diventa peso gastrico.
Lo stomaco lavora in silenzio.
Accetta quasi tutto.
Ma quando è troppo, quando è sempre troppo,
accende il fuoco della difesa.
La gastrite nasce spesso così.
Non come aggressione,
ma come protezione.
La mucosa si infiamma per creare un confine.
Per dire basta.
Per limitare un contatto vissuto come invasivo.
Il corpo sta dicendo:
“Non riesco più a trasformare ciò che mi stai chiedendo di reggere.”
Ci sono stomaci che non riposano mai.
Vivono in allerta continua.
Sempre pronti.
Sempre contratti.
Sono stomaci di chi anticipa,
di chi trattiene,
di chi non si sente mai completamente al sicuro.
La postura racconta tutto.
Spalle che avanzano.
Sterno che cede.
Addome che non si espande.
È una chiusura sottile.
Una protezione antica.
Il corpo si curva per custodire il fuoco.
Ma un fuoco senza aria non scalda.
Brucia.
Lo stomaco non distingue tra cibo ed emozioni.
Per lui, tutto entra dalla stessa porta.
Una parola non detta resta lì.
Una rabbia trattenuta fermenta.
Una paura ripetuta diventa acidità.
Il tempo dello stomaco è il tempo dell’anima.
Se la mente corre avanti, lui resta indietro.
Se la vita è sempre in tensione, lui smette di fidarsi.
E allora rallenta.
Oppure respinge.
Oppure brucia.
Nel trattamento osteopatico, lo stomaco non viene forzato.
Viene ascoltato.
La mano sente se il tessuto è rigido o elastico.
Se il respiro arriva o si ferma prima.
Se il fuoco è vivo o imprigionato.
Liberare lo stomaco significa restituirgli spazio.
Al diaframma.
Al respiro.
Alla fiducia.
Quando lo stomaco sente spazio, smette di difendersi.
Quando sente sostegno, torna a trasformare.
Quando sente ascolto, si rilassa.
E anche fuori dal lettino, il dialogo continua.
Sedersi davvero mentre si mangia.
Respirare prima di ingerire.
Ascoltare la pienezza, senza sfidarla.
Mettere una mano sull’epigastrio e restare.
Senza correggere.
Senza giudicare.
A volte basta questo
per spegnere un incendio antico.
Lo stomaco è un focolare primordiale.
Non chiede perfezione.
Chiede rispetto.
Non tutto deve essere digerito.
Alcune esperienze vanno lasciate passare.
Alcuni pesi non sono tuoi.
Quando il fuoco torna al suo posto,
la digestione diventa presenza,
il respiro scende,
il corpo si raddrizza senza sforzo.
E la vita, finalmente,
smette di bruciare e comincia a nutrire. 🔥
📍 Ricevo a Ferrara, Imola, Cesena, Padova e Bologna
📞 335 588 4012